Fisher Investments Italia: Non uscite dal mercato azionario per gli interventi delle banche centrali

Ogni volta che la Federal Reserve (Fed) – la banca centrale degli Stati Uniti – sembra pronta ad aumentare o ridurre i tassi d’interesse, gli investitori ripetono sempre lo stesso mantra: “non combattere la Fed”. Questo detto si basa sulla convinzione degli investitori che quando la Fed (o qualsiasi banca centrale) innalza i tassi d’interesse, le azioni risultano penalizzate. Per contro, le azioni beneficerebbero di una riduzione dei tassi da parte delle banche centrali. In base a questo detto gli investitori sbaglierebbero a vendere azioni in concomitanza con un taglio dei tassi o ad acquistarle quando i tassi sono in aumento.

Capire il rapporto tra i cambiamenti di politica monetaria e i rendimenti azionari è particolarmente importante per gli investitori di oggi, perché la Fed e altri istituti sono in procinto di aumentare i tassi d’interesse per la prima volta da anni. Fisher Investments Italia ritiene che i mercati siano troppo complessi per poter essere previsti accuratamente da semplici frasi fatte di questo tipo. Ecco perché suggeriamo di diffidare di questo proverbio, dal momento che la storia non supporta l’idea che i rialzi dei tassi siano una catastrofe per le azioni.

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La storia riporta scarse prove attendibili

Se “non combattere la Fed” fosse una strategia di trading affidabile, i dati storici evidenzierebbero una forte correlazione inversa tra le oscillazioni dei tassi delle banche centrali e i rendimenti azionari (ossia aumento dei tassi e calo delle azioni, e viceversa). È possibile testare un’ipotesi di mercato o un arguto motto finanziario consultando i rendimenti storici. In assenza di tale test, gli investitori non possono davvero determinare se una particolare strategia sia efficace o sia solo una congettura.

Fortunatamente, testare la massima “non combattere la Fed” è semplice. Ad esempio, la Fed ha continuato a tagliare i tassi statunitensi dal 2001 al 2003; tuttavia, le azioni globali sono crollate in quel periodo. Seguendo la logica di questo vecchio adagio, il momento in cui la Fed ha ridotto i tassi avrebbe rappresentato una buona occasione per acquistare azioni – ma così non fu. Analogamente, la Fed ha innalzato i tassi 17 volte tra il 2004 e il 2006, ma il mercato rialzista dell’epoca non ne ha risentito.

Anche in un’ottica di più lungo termine, vi sono scarse prove che “non combattere la Fed” sia una strategia di investimento affidabile. La figura che segue mostra i rendimenti azionari globali nei mesi successivi ai primi rialzi dei tassi d’interesse dall’inizio degli anni Settanta. In media, i rendimenti azionari sono stati positivi nella maggior parte dei periodi di 6, 12 e 18 mesi che hanno seguito un primo rialzo dei tassi.

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Figura: Rendimenti dell’MSCI World in seguito agli aumenti dei tassi da parte della Federal Reserve americana

Data del primo Rialzo6 Mesi12 Mesi18 Mesi
16 July 19714.1%13.5%24.9%
16 August 1977-1.5%15.0%17.3%
21 October 1980-1.0%-13.3%-16.3%
27 March 1984-0.9%8.8%17.9%
16 December 198634.7%14.6%30.2%
29 March 1988-1.2%11.1%22.1%
04 February 19940.3%-2.9%10.3%
30 June 199914.4%11.0%-1.6%
30 June 200410.1%8.1%18.4%
16 December 2015-2.4%5.2%15.3%
Media5.6%7.1%13.8%
Fonte: Dipartimento di ricerca di Fisher Investments, FactSet, al 17/11/2017. I rendimenti sono espressi in dollari USA. Le fluttuazioni delle valute internazionali possono incidere sui rendimenti.

In realtà, le azioni possono aumentare o diminuire indipendentemente dal fatto che i tassi d’interesse si stiano muovendo al rialzo o al ribasso. Inoltre, anche l’entità e le tempistiche delle variazioni dei tassi delle banche centrali contano. Ad esempio, benché le ampie oscillazioni dei tassi in un breve periodo possano far vacillare i mercati, è probabile che a lungo termine le oscillazioni graduali – del più o del meno 0,25%, 0,5% o addirittura 1,0% – non incidano significativamente sulle azioni in senso positivo o negativo.

Le decisioni delle banche centrali vanno contestualizzate

Anche le differenze tra la decisione sui tassi d’interesse e le aspettative degli investitori possono influire sull’impatto della politica monetaria sui mercati. Un ottimo esempio di come una banca centrale abbia agito in maniera opposta alle aspettative degli investitori è l’intervento della Banca Centrale Europea (BCE) nel secondo trimestre del 2011. La BCE ha aumentato i tassi a breve termine dall’1% all’1,5% in appena un paio di mesi. Questo sviluppo inatteso ha spaventato gli investitori e frenato i prestiti, il che ha rallentato l’attività economica della regione e aggravato la recessione europea.  

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Essere attenti ma non miopi

Benché “non combattere la Fed” non sia un mantra dell’investimento del tutto affidabile, anche ignorare completamente le decisioni delle banche centrali potrebbe penalizzare gli investitori. Fisher Investments Italia ritiene che sia prudente tenere a mente le decisioni di politica monetaria, dato il loro enorme impatto potenziale quando gli istituti di emissione attuano brusche svolte.

Non ridurre le oscillazioni dei tassi d’interesse a un unico dato. È bene considerare il contesto pertinente che riflette le dimensioni, l’entità e l’andamento tendenziale delle variazioni dei tassi. Anche il contesto dei catalizzatori economici, politici e legati al sentiment che fanno da sfondo alle oscillazioni dei tassi è sempre più significativo. Le decisioni di politica monetaria delle banche centrali sono importanti, ma si iscrivono sempre in una prospettiva più ampia.

La maggior parte degli investitori a lungo termine e delle persone che risparmiano in vista della pensione ha bisogno di una crescita analoga a quella delle azioni per raggiungere i propri obiettivi di investimento. Pertanto, deve poter rimanere investita in tutte le condizioni di mercato. Se si scommette e si cerca di scegliere il momento adatto in cui investire – cercando o meno di “combattere” le politiche delle banche centrali o seguendo altre strategie – spesso è più probabile che i risultati a lungo termine vengano penalizzati e che gli obiettivi finanziari vengano compromessi.   

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Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Italia è iscritta con il n° 182 nell'“Elenco delle Imprese di Investimento autorizzate in altri Stati UE con succursale in Italia”, tenuto dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (“Consob”), e al Registro delle Imprese di Parma (numero di iscrizione e codice fiscale: 97838750152; partita IVA: 02903080345; numero REA: PR-276048).

Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Italia e Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Italia o Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all'accuratezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti. L’investimento nei mercati finanziari comporta il rischio di perdita e non è possibile garantire il rimborso totale o parziale del capitale investito. Le performance passate non sono una garanzia né un indicatore affidabile di performance future. Il valore degli investimenti e i relativi rendimenti sono soggetti alle fluttuazioni dei mercati finanziari mondiali e dei tassi di cambio internazionali.

L’investimento nei mercati azionari comporta un rischio di perdita e non è possibile garantire il rimborso totale o parziale del capitale investito. Le performance passate non sono una garanzia di performance future. Le fluttuazioni valutarie potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del valore dei rendimenti. Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Italia e non deve essere considerato come una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né come una rappresentazione della sua performance o di quella dei suoi clienti. Non si forniscono garanzie che Fisher Investments Italia manterrà queste opinioni, che possono cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’accuratezza delle previsioni qui formulate. Non tutte le previsioni passate o future sono state o saranno altrettanto accurate quanto quelle qui contenute.

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