Minare criptovalute: come funziona, quanto si guadagna e se conviene nel 2026

Indice
Minare criptovalute significa partecipare attivamente al funzionamento della rete blockchain mettendo a disposizione potenza di calcolo in cambio di una ricompensa in monete digitali. Anche se se ne parla da anni, il mining resta per molti un concetto poco chiaro. Come nascono le criptovalute? Chi le “crea”? E, soprattutto, conviene ancora minare criptovalute nel 2026?
In questa guida vediamo come funziona il mining di criptovalute, quali risorse servono e quanto si guadagna davvero, numeri alla mano: quanto produce oggi un singolo ASIC, quanta elettricità consuma e sotto quale tariffa l’operazione smette di essere in perdita.
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Cosa significa minare criptovalute?
Esistono due modi per acquisire criptovalute:
- Acquistarle
- Estrarle
Il mining di criptovalute (o “estrazione”) è il processo attraverso il quale vengono create nuove monete digitali e convalidate le transazioni all’interno di una blockchain.
Ogni volta che un utente effettua un’operazione, i cosiddetti minatori mettono a disposizione la potenza di calcolo dei propri dispositivi per risolvere complessi problemi matematici e registrare in modo sicuro la transazione sulla rete.
Come ricompensa per questo lavoro di convalida, i minatori ricevono una determinata quantità della criptovaluta che stanno minando, ad esempio Bitcoin (BTC) o Litecoin (LTC). È un meccanismo fondamentale per mantenere decentralizzata e sicura la blockchain, poiché non esiste un’autorità centrale che gestisce il sistema.
Significato mining crypto
In sintesi, minare criptovalute significa contribuire al funzionamento della rete, verificando transazioni e creando nuovi blocchi, ottenendo in cambio una ricompensa in token.
Tuttavia, si tratta di un’attività che richiede attrezzature potenti, energia elettrica e competenze tecniche, motivo per cui non è sempre accessibile a tutti.
Come funziona il mining di criptovalute
Per capire come funziona il mining di criptovalute, bisogna partire dal principio: ogni transazione effettuata sulla rete blockchain deve essere verificata e registrata. Questo compito è affidato ai minatori, che utilizzano la potenza dei propri computer (CPU, GPU o ASIC) per risolvere complessi calcoli crittografici.
Il processo si basa sul meccanismo di Proof of Work (PoW), ovvero una “prova di lavoro” computazionale che serve a garantire che le transazioni siano valide e non duplicabili. Quando un minatore riesce a risolvere il problema matematico, il suo nodo aggiunge un nuovo blocco alla blockchain, ricevendo in cambio una ricompensa in criptovaluta.
Nel dettaglio, il minatore passa i dati del blocco nella funzione SHA-256 cambiando ogni volta un numero casuale chiamato nonce, finché il risultato non scende sotto la soglia fissata dal protocollo. Non esistono scorciatoie matematiche: è forza bruta, e vince chi prova più combinazioni al secondo.
Esempio pratico: nel caso del mining Bitcoin, ogni volta che un minatore valida un blocco (circa ogni 10 minuti) ottiene una ricompensa in BTC, oltre alle commissioni sulle transazioni incluse nel blocco stesso. Questo sistema mantiene la rete sicura e incoraggia la partecipazione dei minatori.
Ricompensa per blocco e halving: quanto rende un blocco oggi
La ricompensa non è fissa: si dimezza circa ogni quattro anni con l’halving di Bitcoin. Dopo il dimezzamento di aprile 2024 il premio è sceso da 6,25 a 3,125 BTC per blocco, e il taglio successivo è atteso per il 13 aprile 2028.
Con 144 blocchi generati ogni 24 ore, la rete distribuisce quindi circa 450 BTC al giorno (451,83 BTC nella media rilevata il 7 settembre 2026), più le commissioni sulle transazioni: intorno a 0,013 BTC per blocco, poco più di 1.000 dollari. È l’intera torta che tutti i minatori del mondo si dividono.
Difficoltà di rete e hashrate: perché minare è sempre più difficile
Il protocollo ricalibra la difficoltà ogni 2.016 blocchi, circa due settimane, per mantenere l’intervallo di 10 minuti. Più potenza entra in rete, più la difficoltà sale: al 7 settembre 2026 il parametro vale 127,45 T, con un hashrate medio settimanale di 941 EH/s e un ulteriore rialzo stimato del 4,3% al prossimo aggiustamento.
Tradotto: la rete calcola 941 milioni di miliardi di hash al secondo. Anche con l’ASIC più efficiente in commercio, un hash rate individuale rappresenta oggi meno di tre parti su dieci milioni del totale. È questo, non il prezzo del Bitcoin, il vero ostacolo per chi mina in casa.
Cosa serve per minare criptovalute
Minare Bitcoin con una CPU o una scheda grafica non è più possibile in modo competitivo da oltre un decennio: il calcolo SHA-256 è oggi dominio esclusivo dei circuiti ASIC, progettati per fare solo quello. Ecco cosa serve davvero per mettere in funzione una macchina.
| Elemento | A cosa serve | Ordine di grandezza |
|---|---|---|
| Miner ASIC | Eseguire il calcolo SHA-256 | 3.000–6.000 € per una macchina di fascia alta |
| Alimentazione elettrica | Tenere l’ASIC acceso 24 ore su 24 | 3–3,7 kW continui per singola macchina |
| Software di mining | Collegare la macchina alla rete o alla pool | Gratuito (firmware del produttore, CGMiner) |
| Wallet | Ricevere e custodire le ricompense | Gratuito |
Il consumo è il vincolo più sottovalutato: 3,6 kW continui equivalgono a un forno elettrico sempre acceso, con una potenza impegnata che eccede i 3 kW del contatore domestico standard italiano. A questo si aggiungono oltre 70 dB di rumore e il calore da dissipare, ragione per cui gli ASIC vivono in container e non in appartamento.
Le ricompense vanno versate su un indirizzo che controlli tu: se non vuoi lasciarle su una piattaforma di terzi, vale la pena confrontare i migliori wallet per la custodia di Bitcoin prima di avviare la macchina.
Per convertire in euro quanto estratto serve invece un conto su un exchange: la guida su come scegliere un exchange sicuro spiega quali requisiti verificare.
Come minare criptovalute: le tre modalità a confronto
Minare criptovalute non significa più soltanto avere un computer acceso che lavora in autonomia: il settore si è evoluto e oggi esistono modalità molto diverse per partecipare al processo di estrazione, con livelli di investimento e complessità differenti.
| Modalità | Investimento iniziale | Rischio principale |
|---|---|---|
| Hardware proprio in solitaria | Alto (macchina + impianto) | Può non trovare mai un blocco |
| Mining pool | Alto (stessa macchina) | Commissione della pool, 1–3% |
| Cloud mining | Basso (canone) | Controparte non regolamentata |
Mining in solitaria con hardware proprio
Il mining con il proprio hardware rimane la forma più tradizionale e diretta di estrazione, ma anche la più impegnativa. Per partecipare in autonomia servono:
- Macchina di mining dedicata (rig o per esempio USB Bitcoin miner ASIC), capace di generare un alto hash rate;
- Connessione Internet stabile;
- Fonte di energia a basso costo;
- Software di mining aggiornato per la moneta scelta.
Il vantaggio è l’indipendenza totale: tutte le ricompense derivanti dal mining vengono inviate direttamente al wallet personale del minatore. Lo svantaggio è statistico: con una sola macchina la probabilità di chiudere un blocco è talmente bassa che si può minare per anni senza incassare nulla.
Mining pool: potenza di calcolo condivisa
La pool aggrega l’hashrate di migliaia di partecipanti, prova a chiudere blocchi come un unico grande minatore e ridistribuisce le ricompense in proporzione al lavoro conferito da ciascuno. È il motivo per cui oggi quasi nessun minatore lavora in solitaria: si rinuncia al premio pieno ma si incassa ogni giorno, invece di aspettare un evento raro.
Il prezzo di questa regolarità è una commissione, in genere fra l’1% e il 3% delle ricompense, più la dipendenza dall’infrastruttura di un terzo. Al 7 settembre 2026 risultano attive 17 pool sulla rete Bitcoin, con Foundry USA e AntPool a guidare la classifica per blocchi trovati: una concentrazione che resta uno dei punti critici più discussi del modello Proof of Work.
Cloud mining: noleggiare hashrate (e come evitare le truffe)
Il cloud mining è la soluzione più accessibile per chi vuole minare criptovalute senza possedere direttamente l’hardware. In pratica, l’utente noleggia potenza di calcolo da un’azienda specializzata che gestisce tutto il processo di estrazione nei propri data center.
L’investitore paga un canone periodico o un contratto di durata definita, ricevendo in cambio una quota proporzionale delle criptovalute estratte.
Questa formula elimina la necessità di acquistare macchinari costosi, occuparsi della manutenzione o sostenere i costi energetici, ma richiede attenzione nella scelta del provider: il settore del cloud mining è ancora poco regolamentato e non mancano truffe o contratti poco trasparenti.
Tre segnali valgono più di ogni recensione: un rendimento garantito è matematicamente impossibile, perché difficoltà e prezzo variano ogni giorno; un contratto che non dichiara l’hashrate acquistato in TH/s e il costo dell’energia addebitato non è verificabile; e una società che non pubblica sede legale e ragione sociale non offre alcuna tutela contrattuale.
Come iniziare a minare criptovalute passo a passo
Se dopo i conti la strada resta interessante — tipicamente perché hai accesso a energia molto economica o autoprodotta — la sequenza operativa è questa.
- Scegli la criptovaluta, perché determina l’algoritmo e quindi l’hardware: SHA-256 per Bitcoin, Scrypt per Litecoin, RandomX per Monero.
- Verifica la redditività prima di comprare, incrociando hashrate della macchina, difficoltà di rete corrente e la tua tariffa effettiva in €/kWh.
- Acquista l’hardware dal produttore o da un rivenditore autorizzato, controllando che il modello sia ancora in produzione e non a fine ciclo.
- Predisponi l’impianto: linea elettrica dedicata e dimensionata, ventilazione o immersione, e un locale in cui il rumore non sia un problema.
- Iscriviti a una pool e configura il software con l’indirizzo dello stratum, il tuo indirizzo di pagamento e un nome identificativo del worker.
- Monitora e ricalcola: temperature, hashrate effettivo e margine vanno riverificati a ogni aggiustamento della difficoltà, ogni due settimane circa.
Quanto si guadagna minando criptovalute?
Il calcolo è aritmetica, non previsione. Per il calcolo va utilizzato un ASIC aggiornato al 2026. L’ANTMINER S23 Hyd. raggiunge fino a 580 TH/s con un’efficienza dichiarata di 9,5 J/TH, ma richiede raffreddamento a liquido e un’infrastruttura non domestica.
Quella macchina rappresenta 2,9 decimilionesimi dell’hashrate globale, quindi le spetta la stessa frazione delle ricompense: circa 0,0039 BTC al mese, ovvero poco meno di 270 € di ricavo lordo mensile con Bitcoin intorno ai 79.000 dollari. È il tetto: da qui si può solo sottrarre.
| Tariffa elettrica | Costo mensile energia | Margine mensile |
|---|---|---|
| 0,05 €/kWh (impianto industriale low cost) | 133 € | +136 € |
| 0,15 €/kWh (utenza industriale italiana) | 399 € | −130 € |
| 0,25 €/kWh (utenza domestica italiana) | 665 € | −396 € |
La soglia di pareggio cade a circa 0,10 €/kWh: sopra quel prezzo l’energia costa più del Bitcoin che produce, e il margine diventa negativo prima ancora di contare l’ammortamento della macchina, la commissione della pool e le imposte. Nessuna tariffa italiana, domestica o industriale, si avvicina a quella soglia.

Conviene minare criptovalute nel 2026?
Per un privato residente in Italia la risposta è no, e non per una questione di prezzo del Bitcoin: la tariffa italiana vale due volte e mezza la soglia di pareggio. Anche un rialzo consistente della criptovaluta verrebbe riassorbito, perché a ogni aumento del prezzo entra in rete nuova potenza di calcolo e la difficoltà sale di conseguenza.
Il mining conviene ancora, e resta un’industria da miliardi, là dove l’energia è marginale o di scarto: gas flaring, idroelettrico eccedentario, servizi di bilanciamento della rete. È il motivo per cui l’attività si è concentrata in Texas, Paraguay, Etiopia e Paesi nordici, e non nelle case dei singoli appassionati.
Vantaggi del mining di criptovalute
- Possibilità di ottenere criptovalute senza comprarle direttamente
- Contribuisce alla sicurezza e decentralizzazione della rete blockchain
- Partecipazione diretta al funzionamento delle blockchain
- Remunera l’energia in eccesso o di scarto, altrimenti non valorizzabile
- Possibilità di unirsi a mining pool per condividere risorse
Svantaggi del mining di criptovalute
- Fuori mercato in Italia: soglia di pareggio a 0,10 €/kWh
- Hardware costoso e soggetto a rapida obsolescenza
- Competizione crescente con grandi mining farm
- Difficoltà di rete che sale a ogni aumento dell’hashrate
- Impatto ambientale sempre più discusso e criticato
Consumi energetici e impatto ambientale
Con 941 EH/s di hashrate, la rete Bitcoin assorbe fra 110 e 165 TWh all’anno a seconda dell’efficienza media del parco macchine: fra un terzo e la metà dell’elettricità consumata dall’Italia.
Il dato va letto con un caveat che il dibattito pubblico spesso salta: il consumo dipende dalla potenza installata, non dal numero di transazioni, e una quota crescente arriva da fonti rinnovabili o da energia che sarebbe stata comunque dissipata. Resta un’impronta rilevante, ma la sua composizione è molto meno omogenea di quanto suggeriscano i totali aggregati.
Come si tassano i guadagni da mining in Italia?
È l’aspetto che quasi nessuna guida affronta, e che invece cambia il conto finale. La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha portato l’aliquota sulle cripto-attività dal 26% al 33% a partire dal 1° gennaio 2026, eliminando anche la vecchia soglia di esenzione di 2.000 euro.
Per il mining il trattamento dipende da come si svolge l’attività. Se è occasionale, la ricompensa rientra fra i redditi diversi dell’articolo 67 del TUIR e va dichiarata al valore di mercato del momento in cui entra nella tua disponibilità. Se è abituale e organizzata — più macchine, impianto dedicato, continuità — si configura come reddito d’impresa, con partita IVA e obblighi contabili.
Attenzione al doppio momento impositivo, chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare 30/E del 27 ottobre 2023: il mining genera materia imponibile due volte, prima all’incasso della ricompensa e poi sull’eventuale plusvalenza quando la converti.
Vanno inoltre indicate nel quadro RW le cripto-attività detenute. Per il quadro completo vale la pena approfondire la tassazione delle criptovalute prima di avviare qualsiasi macchina.
Quali criptovalute si possono ancora minare nel 2026?
Dopo il passaggio di Ethereum alla Proof of Stake, avvenuto con il “Merge” del settembre 2022, molte blockchain hanno abbandonato i sistemi di estrazione tradizionali. Tuttavia, nel 2026 esistono ancora alcune criptovalute minabili tramite la Proof of Work, anche se con potenzialità economiche inferiori rispetto al passato.
Tra le più note troviamo Litecoin e Dogecoin utilizzano l’algoritmo Scrypt e vengono minati soprattutto con ASIC dedicati; Monero utilizza RandomX ed è progettato per favorire il mining tramite CPU.
Litecoin e Dogecoin condividono lo stesso algoritmo Scrypt e vengono spesso estratti insieme in merged mining, mentre Monero resta l’unica delle tre minabile con una CPU, grazie all’algoritmo RandomX progettato per resistere agli ASIC.
Questi progetti, pur meno redditizi del Bitcoin, vengono spesso scelti da piccoli minatori per diversificare o per partecipare a reti meno competitive. Chi vuole partire dal caso più accessibile può seguire la procedura specifica per come minare Litecoin.
Tuttavia, anche per le altcoin vale la stessa regola: i margini di profitto dipendono dal costo dell’energia, dalla difficoltà di rete e dal valore di mercato della moneta estratta. La soglia di pareggio cambia moneta per moneta, ma la logica del calcolo resta identica.
Alternative al mining: staking, ETN e trading crypto
Con la crescente difficoltà e i costi energetici elevati, molti investitori preferiscono oggi alternative al mining di criptovalute, che permettono di ottenere rendimenti in modo più semplice e sostenibile. Ecco le tre principali opzioni disponibili:
- Staking crypto: consiste nel bloccare una certa quantità di criptovalute (come Ethereum, Cardano o Solana) su una rete Proof of Stake per contribuire alla sua sicurezza e ricevere in cambio ricompense periodiche. Lo staking consente di ottenere ricompense partecipando al funzionamento di reti Proof of Stake, ma non è assimilabile a un conto deposito: capitale e rendimento restano esposti al rischio della criptovaluta e del protocollo.
- Yield farming: si basa sull’utilizzo della finanza decentralizzata (DeFi). Gli utenti depositano le proprie crypto in protocolli che offrono liquidità ad altri investitori, ottenendo in cambio token premio o interessi. Offre rendimenti potenzialmente elevati, ma anche rischi maggiori, legati alla volatilità e alla stabilità dei protocolli.
- Trading automatizzato: grazie a bot o strategie di copy trading, è possibile sfruttare la volatilità del mercato crypto senza impegnarsi nel mining o nella gestione manuale delle operazioni. È una soluzione sempre più popolare tra chi cerca un approccio più dinamico ma con un controllo del rischio più chiaro.
La differenza sostanziale è la struttura di costo: il mining ha costi fissi in euro e ricavi in criptovaluta, uno sbilanciamento che lo rende fragile a ogni discesa del mercato. Le alternative espongono al medesimo prezzo senza il rischio operativo dell’hardware e della bolletta.
Se preferisci investire in criptovalute in modo regolamentato, puoi farlo su piattaforme che consentono di acquistare e detenere crypto in modo semplice e sicuro.
In alternativa puoi replicare l’andamento del Bitcoin senza custodia diretta, con gli strumenti quotati in borsa di cui parliamo nella guida su come investire in ETN su Bitcoin.
Il mining è un’attività industriale la cui redditività dipende soprattutto dal costo dell’energia, ma anche da prezzo della criptovaluta, difficoltà di rete, efficienza dell’hardware e costi operativi.
Se l’obiettivo è esporsi alle criptovalute, il mining domestico è la via più costosa e meno prevedibile per arrivarci. Acquisto diretto, staking ed ETN danno la stessa esposizione senza hardware né bolletta, e con un trattamento fiscale più semplice da gestire. Il mining resta una scelta sensata solo per chi disponga di energia marginale o autoprodotta a costo quasi nullo.