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Regressione lineare multipla (MLR): cos’è, formula e come si interpreta

La regressione lineare multipla (MLR) stima una variabile dipendente a partire da due o più variabili indipendenti con il metodo dei minimi quadrati. È affidabile solo se rispetta linearità, omoschedasticità, normalità dei residui e assenza di multicollinearità.
Regressione lineare multipla: formula, coefficienti e assunzioni

Indice

La regressione lineare multipla (MLR) estende la regressione semplice al caso in cui più cause concorrono a spiegare lo stesso fenomeno. Il modello stima l'effetto di ogni variabile tenendo costanti le altre, ed è questo a renderlo utile in finanza per isolare l'impatto di un singolo fattore su un rendimento o su un prezzo.

In questa guida trovi la formula, l'interpretazione dei coefficienti, le assunzioni che il modello deve rispettare prima di essere letto e gli indicatori con cui si misura la qualità della stima.

Per riprodurre gli esempi di questa guida serve una piattaforma da cui esportare serie storiche e lavorare sui grafici.

Cos'è la regressione lineare multipla (MLR)?

La regressione lineare multipla è una tecnica statistica che stima il valore di una variabile dipendente a partire da due o più variabili indipendenti. Il legame è lineare nei parametri: ogni variabile entra nel modello moltiplicata per un coefficiente e i contributi si sommano.

Il risultato non è una previsione puntuale, ma un valore atteso. Attorno a quel valore resta sempre una componente di errore che raccoglie tutto ciò che le variabili scelte non riescono a spiegare.

Differenza tra regressione lineare semplice e multipla

Nella regressione semplice una sola variabile x spiega la y e la relazione si rappresenta con una retta su un piano. Con due esplicative la retta diventa un piano, con tre o più un iperpiano che non si può disegnare.

La differenza sostanziale però è un'altra. Spiegare con una sola variabile un fenomeno che ne ha diverse produce la cosiddetta distorsione da variabili omesse: il coefficiente della variabile inclusa assorbe l'effetto di quelle escluse e risulta sistematicamente sbagliato.

Variabile dipendente e variabili indipendenti

La variabile dipendente (o di risposta) è il fenomeno che si vuole prevedere o spiegare: un rendimento, un prezzo, un rating creditizio. È l'esito osservato, il cui valore dipende da una combinazione di altri fattori.

Le variabili indipendenti (o esplicative) sono i fattori che si presume influenzino la risposta. In un modello multiplo sono due o più e ognuna contribuisce con un peso diverso alla previsione del valore atteso.

Ad esempio, per prevedere il rendimento di un'azione (variabile dipendente) si possono usare come esplicative l'andamento dell'indice di mercato, i tassi d'interesse e la volatilità attesa.

La selezione delle esplicative è la parte più delicata del lavoro. Variabili ridondanti o fortemente correlate tra loro non aggiungono informazione e destabilizzano le stime dei coefficienti.

La formula della regressione lineare multipla

Formula della regressione lineare multipla con più variabili

Dove:

  • Yᵢ: variabile dipendente osservata sull'unità i.
  • β₀: intercetta, cioè il valore atteso di Y quando tutte le esplicative valgono 0.
  • β₁ … βₚ: coefficienti di regressione, uno per ogni variabile indipendente.
  • εᵢ: termine di errore casuale (residuo), che raccoglie ciò che il modello non spiega.

Come si interpretano i coefficienti di regressione

Ogni coefficiente si legge «a parità di tutto il resto». Se β₁ vale 0,8 in un modello che spiega il rendimento di un titolo con quello dell'indice, un punto in più dell'indice si associa a 0,8 punti in più del titolo, tenendo fermi gli altri fattori.

Il segno indica la direzione della relazione, la grandezza la sua intensità. Attenzione però alle unità di misura: coefficienti espressi su scale diverse non sono confrontabili tra loro se non dopo una standardizzazione delle variabili.

L'intercetta ha un significato economico solo quando il valore zero è plausibile per tutte le esplicative. Nei modelli finanziari β₀ è quasi sempre un parametro tecnico e non va interpretata come un rendimento di base.

Il metodo dei minimi quadrati ordinari (OLS)

I coefficienti si stimano quasi sempre con i minimi quadrati ordinari (OLS, ordinary least squares), il metodo che sceglie i valori di β capaci di minimizzare la somma dei quadrati degli scarti tra valori osservati e valori previsti.

Il teorema di Gauss-Markov garantisce che, se le assunzioni del modello reggono, lo stimatore OLS è il più efficiente tra quelli lineari e corretti. Quando un'assunzione salta, quella garanzia decade e servono stimatori alternativi come i minimi quadrati generalizzati o ponderati.

Le assunzioni della regressione lineare multipla

Prima di leggere i coefficienti bisogna verificare che il modello sia legittimo. Le assunzioni che seguono non sono formalità accademiche: violarle rende p-value e intervalli di confidenza inaffidabili, anche quando l'R² sembra eccellente.

Le cinque assunzioni della regressione lineare multipla

Linearità della relazione

Si assume che la variabile di risposta dipenda linearmente dai parametri del modello. Se il grafico dei residui contro i valori previsti mostra una curvatura sistematica, la specificazione scelta è sbagliata.

La soluzione non è abbandonare la regressione, ma trasformarla. Logaritmi, radici o termini quadratici rendono lineare una relazione che nei dati grezzi non lo è.

Normalità e omoschedasticità dei residui

Non basta che i residui siano piccoli. Devono distribuirsi normalmente attorno allo zero e avere la stessa varianza per ogni combinazione delle esplicative, condizione che in statistica si chiama omoschedasticità.

La normalità si verifica con un grafico Q-Q o con il test di Shapiro-Wilk; l'omoschedasticità con i test di Breusch-Pagan o di White. In presenza di eteroschedasticità si ricorre a errori standard robusti.

Assenza di multicollinearità tra le variabili indipendenti

Quando due esplicative sono strettamente correlate, il modello fatica ad attribuire l'effetto all'una o all'altra: entrambe risultano non significative anche se, inserite da sole, spiegherebbero bene la risposta.

L'indicatore standard è il VIF (variance inflation factor). Valori sopra 5 segnalano un problema da valutare, sopra 10 una multicollinearità grave che impone di eliminare una variabile o di combinarle in un indice sintetico.

Esiste anche un controllo rapido che non richiede calcoli: osservare se i coefficienti già stimati diventano instabili quando si aggiunge una nuova variabile al modello.

Indipendenza degli errori e numerosità campionaria

Gli errori devono essere indipendenti tra loro. Nelle serie storiche finanziarie la condizione salta spesso, e il test di Durbin-Watson — con valori attorno a 2 in assenza di autocorrelazione — è il controllo minimo da eseguire.

Sulla dimensione del campione la regola pratica più diffusa chiede da 10 a 20 osservazioni per ogni variabile indipendente. Con numeri più bassi la potenza statistica crolla e aumentano gli errori di secondo tipo, cioè le variabili rilevanti scartate per errore.

Una formula più precisa è quella proposta da Green (1991) su Multivariate Behavioral Research: almeno 50 + 8m osservazioni per testare il modello nel suo insieme, dove m è il numero di esplicative, e 104 + m per valutare i singoli coefficienti.

Trattamento delle osservazioni anomale

Gli outlier vanno identificati prima di interpretare i risultati, perché poche osservazioni estreme possono ribaltare il segno di un coefficiente. Gli strumenti standard sono la distanza di Cook e i residui studentizzati.

Non tutti gli outlier si eliminano. A volte sono errori di inserimento dei dati e vanno corretti; altre volte sono osservazioni legittime — un crollo di mercato, un'operazione straordinaria — che il modello deve poter descrivere.

Come si valuta un modello: R², R² corretto e p-value

Un modello stimato non è ancora un modello valido. Questi sono gli indicatori che compaiono nell'output di qualsiasi software statistico e che vanno letti insieme:

IndicatoreCosa misuraCome si legge
Quota di varianza di Y spiegata dal modelloTra 0 e 1; cresce sempre aggiungendo variabili
R² correttoCome R², ma penalizza le variabili inutiliScende se una variabile non aggiunge potere esplicativo
Test FSignificatività complessiva del modellop-value < 0,05: almeno un coefficiente è diverso da zero
Test t sui βSignificatività del singolo coefficientep-value < 0,05: la variabile contribuisce alla stima
AIC e BICConfronto tra modelli alternativiVince il modello con il valore più basso

L'errore più comune è scegliere il modello con l'R² più alto. Aggiungendo variabili l'R² non può che salire, anche quando quelle variabili sono solo rumore: il confronto va fatto sull'R² corretto oppure su AIC e BIC.

Vale poi il criterio della parsimonia. A parità di capacità predittiva, il modello con meno esplicative è più semplice da interpretare e generalizza meglio fuori dal campione su cui è stato stimato.

A cosa serve la regressione lineare multipla nell'analisi finanziaria

In finanza la MLR serve a scomporre un risultato nei fattori che lo determinano. Le applicazioni più frequenti sull'analisi di mercato sono cinque:

  • Stimare il rendimento di un'azione a partire dall'andamento dell'indice di riferimento (es. S&P 500), dai tassi d'interesse e dalla volatilità di mercato.
  • Valutare il prezzo equo di un titolo in funzione di variabili fondamentali come utili per azione (EPS), flusso di cassa operativo e leva finanziaria.
  • Scomporre la performance di un portafoglio tra i fattori di rischio a cui è esposto: è la logica dei modelli multifattoriali, dai tre fattori di Fama e French (1993) in poi.
  • Costruire modelli di scoring del rischio di credito su indicatori aziendali come il rapporto debito/patrimonio o la variabilità degli utili.
  • Misurare l'impatto delle variabili macroeconomiche — PIL, inflazione, tasso di disoccupazione — su un singolo asset o su un intero mercato.

Esempio pratico: stimare il rendimento di un'azione

Ipotizziamo di voler spiegare il rendimento mensile di un titolo italiano con tre esplicative: il rendimento del FTSE MIB, la variazione del rendimento del BTP decennale e un indice di volatilità attesa.

Stimato su cinque anni di dati mensili, il modello restituisce tre coefficienti. Quello sull'indice ha un'interpretazione nota a chiunque faccia analisi: è il coefficiente beta del titolo, cioè la sua sensibilità al mercato.

Con la sola variabile di mercato si ottiene il modello di mercato, la cui pendenza è il beta del titolo; per leggere la stima nella forma del CAPM servono i rendimenti in eccesso rispetto al tasso privo di rischio, non i rendimenti grezzi. Aggiungendo tassi e volatilità si passa a un modello multifattoriale che spiega una quota maggiore della varianza.

Restano poi da completare le diagnostiche: residui, multicollinearità fra tassi e volatilità, autocorrelazione. Lo stesso percorso vale quando si vuole usare la regressione lineare nel trading direttamente sulle serie di prezzo.

Per costruire questi modelli servono serie storiche esportabili e strumenti di analisi grafica: sono funzioni che le piattaforme dei principali broker mettono a disposizione nei conti ordinari.

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Regressione multipla, multivariata e non lineare: le differenze

I tre termini vengono spesso usati come sinonimi, ma descrivono modelli diversi per numero di variabili e per obiettivo:

ModelloVariabili dipendentiVariabili indipendenti
Regressione lineare semplice11
Regressione lineare multipla12 o più
Regressione multivariata2 o più1 o più
Regressione non lineare11 o più

La regressione multivariata serve quando si vogliono spiegare simultaneamente più risultati correlati fra loro, tipicamente in analisi macroeconomiche o aziendali con più indicatori di performance.

La regressione non lineare, invece, si usa quando la relazione non è rappresentabile con una retta. È più flessibile ma più difficile da stimare e, con campioni ridotti, tende a sovra-adattarsi ai dati.

Quando l'obiettivo non è prevedere ma capire quanto un risultato cambia al variare di un'ipotesi, lo strumento adatto è piuttosto l'analisi di sensibilità, che non richiede la stima di un modello statistico.

Come fare una regressione lineare multipla con Excel, Python o R

Il calcolo non richiede software specialistico né competenze di programmazione avanzate. Le tre strade più usate sono queste:

  • Excel: attivare il componente aggiuntivo Strumenti di analisi e usare la funzione Regressione, che restituisce coefficienti, R², R² corretto e test F.
  • Python: la libreria statsmodels (funzione OLS) fornisce l'output diagnostico completo; scikit-learn è preferibile quando l'obiettivo è la previsione più che l'inferenza.
  • R: la funzione lm() è lo standard, affiancata da vif() del pacchetto car per la multicollinearità e dai grafici diagnostici di plot().

Qualunque sia lo strumento, l'ordine di lavoro non cambia: esplorare i dati con grafici di dispersione, controllare le correlazioni tra esplicative, stimare il modello e validare le assunzioni prima di leggere i coefficienti.

In sintesi, la regressione lineare multipla spiega una variabile a partire da più fattori e misura il contributo di ciascuno a parità degli altri. La sua affidabilità però dipende interamente dalle assunzioni del modello: linearità, omoschedasticità, normalità dei residui e assenza di multicollinearità.

Chi la usa per decisioni di investimento dovrebbe partire da una specificazione semplice, controllare i grafici diagnostici e aggiungere variabili solo quando migliorano l'R² corretto. Un modello parsimonioso e validato batte quasi sempre uno complesso stimato senza verifiche.

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Domande frequenti sulla regressione lineare multipla