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L’euro digitale è uno di quei temi che, a prima vista, sembra roba da addetti ai lavori. Poi però ti ci scontri nella vita vera: quando paghi con carta al bar, quando fai un bonifico istantaneo, o quando ti chiedi se tra cinque anni useremo un wallet pubblico oltre alle solite app.
Oggi l’euro digitale non esiste ancora come strumento disponibile per tutti. Sul fronte politico, a fine 2025 il Consiglio UE (19 dicembre 2025) ha adottato la sua posizione negoziale su euro digitale e tutela del contante: nel 2026 il punto è chiudere il quadro normativo e capire come si farà.
Per capire la differenza tra pagamenti di oggi (carte, bonifici, app) e scenari come l’euro digitale, può essere utile confrontare conti e carte con ecosistemi completi come Fineco, Trade Republic e Scalable Capital.
Partiamo dal punto fermo: l’euro digitale, nei documenti ufficiali, è un progetto di CBDC retail (central bank digital currency per il pubblico). Tradotto: una forma di euro emessa nell’ambito dell’Eurosistema, pensata per l’uso quotidiano come mezzo di pagamento, non come strumento di investimento.
Probabilmente, l'acronimo CBDC potrebbe farvi ricordare lo yuan digitale (e-CNY) e non avreste tutti i torti, dato che anche l’e-CNY nasce come moneta digitale di banca centrale, distribuita con un’architettura a due livelli (banca centrale + operatori) e progettata per funzionare in modo integrato con i sistemi di pagamento esistenti. Le differenze, tuttavia, sono molteplici.
Per l'euro digitale, nel 2026 siamo ancora nel cantiere: la BCE sta lavorando all’architettura e alla governance (chi fa cosa, chi gestisce il rapporto con l’utente, quali standard tecnici), mentre l’UE deve completare la cornice legislativa avviata con la proposta della Commissione del 28 giugno 2023. In pratica: senza legge UE non si va al lancio.
Un dettaglio importante, spesso trascurato: l’impostazione più discussa è un modello intermediato. Il cittadino userebbe un wallet/app tramite banca o provider di pagamento, mentre la moneta resterebbe una passività della banca centrale. Quindi pubblica nella natura, ma distribuita tramite intermediari nell’uso.
Nella visione BCE l’euro digitale affianca contante e strumenti privati, con due obiettivi pratici: avere un pagamento digitale pubblico paneuropeo e mantenere opzioni resilienti anche offline.
Qui conviene ragionare per casi pratici, perché è lì che si capisce tutto.
Nella pratica, oggi l’esperienza di pagamento passa soprattutto da banche online e app bancarie. L’euro digitale, se arriverà, giocherà su un piano diverso: wallet pubblico + limiti dedicati.
Qui, se vuoi evitare confusione, basta una regola: chi emette e chi garantisce.
Se la tua domanda è cos'è l'euro digitale, la risposta è: una forma digitale dell’euro pensata per pagare, non un token speculativo.
Se lo immagini come una nuova app della BCE, rischi di capire male.
L’impostazione più probabile è intermediata: l’euro digitale sarebbe moneta pubblica, ma l’esperienza d’uso (app/wallet, assistenza, onboarding) passerebbe da banche e prestatori di servizi di pagamento. È anche uno dei nodi su cui le prossime riunioni BCE andranno a lavorare dopo la fase di preparazione avviata il 1 novembre 2023: definire standard tecnici, ruoli degli intermediari e regole operative.
Questo modello serve a evitare che l’euro digitale diventi un conto BCE per tutti, e a mantenere compatibilità con il mondo reale (identificazione, antifrode, customer care).
Ad oggi, per gestire pagamenti e liquidità con un’infrastruttura completa (conto + carte + app), valuta la carta di credito Fineco.
Esempio concreto: pensa a un pagamento in viaggio con rete instabile o a un disservizio temporaneo. Non è l’uso quotidiano standard, ma è uno scenario che i progettisti considerano proprio per resilienza.
Infatti, offline non significherà senza regole, ma più semplicemente senza connessione al momento del pagamento. Le regole antiriciclaggio e antifrode restano un pilastro, ma l’architettura cerca di minimizzare la circolazione dei dati.
Questo è il punto che spesso spunta quando si parla di euro digitale rischi. Perché se il wallet diventasse un posto dove accumulare grandi cifre, potresti spostare depositi fuori dalle banche in modo troppo facile.
Per evitare che l’euro digitale venga usato come deposito alternativo su larga scala, la discussione ruota attorno a:
Detto senza tecnicismi: il wallet sarebbe pensato per pagare in modo semplice, mentre il conto resterebbe il serbatoio principale.
Se c’è una domanda che nel 2026 resta centrale è questa: quanta privacy avrà davvero? Qui conviene distinguere tra architettura e percezione.
In modalità offline, l’obiettivo dichiarato è un’esperienza più vicina al contante: dati della transazione visibili solo alle parti coinvolte.
In modalità online, entrano in gioco controlli simili ai pagamenti digitali attuali (antifrode, antiriciclaggio). Il punto, però, è che il progetto nasce come infrastruttura pubblica e non come servizio commerciale basato sulla profilazione dei pagamenti.
La privacy totale tipo contante e i controlli tipo sistema bancario tirano in direzioni opposte. Il design finale sarà un compromesso e, molto probabilmente, sarà uno dei fattori che deciderà l’adozione reale.
Oggi è corretto dirlo senza giri di parole: non c’è una data certa per il lancio dell'euro digitale.
Però ci sono tappe chiare:
Quanto al quando davvero, in alcuni materiali informativi si cita lo scenario di un’eventuale emissione anche nel 2029, ma solo se la normativa venisse adottata prima e se le decisioni finali andassero in quella direzione. È uno scenario condizionato, non un calendario scolpito nella pietra.
Qui è facile scivolare nel teorico. Proviamo a restare pratici.
Impatto sui cittadini
Impatto su imprese e merchant
Impatto sulle banche
Per muoversi in un contesto in cui convivono contante, carte e innovazioni (come l’euro digitale), valutare soluzioni che uniscano pagamenti e gestione del denaro in modo semplice.