OPAS Poste-TIM chiusa all’85,823%: cosa succede ora alle azioni TIM?

Indice
L’OPAS di Poste Italiane su TIM è chiusa: alla data di pagamento del 2 ottobre Poste arriverà all’85,823% del capitale di Telecom Italia. È abbastanza per controllare nettamente la società, ma non per raggiungere il 90%, la soglia che avrebbe aperto una strada molto più diretta verso l’acquisto delle azioni residue e il delisting.
I risultati definitivi pubblicati il 29 settembre mostrano che nella riapertura dei termini sono state conferite 409.981.599 azioni TIM, pari al 19,196% del capitale. Sommando il periodo ordinario, complessivamente è stato portato in adesione circa il 65,719% di TIM.
A queste azioni si aggiunge il 20,104% che Poste possedeva già. Dal 2 ottobre la partecipazione complessiva salirà quindi a 1.832.941.911 azioni, pari all’85,823% del capitale.
Per chi non ha aderito la domanda adesso non è più se accettare l’offerta. Il punto è capire cosa succede alle azioni TIM rimaste in portafoglio, quanto sarà liquido il titolo e se Poste cercherà un’altra strada per arrivare al delisting.
TIM resta quotata su Euronext Milan. Se vuoi acquistare o vendere il titolo con un intermediario in regime amministrato, Fineco permette di operare sulle azioni italiane direttamente dal Conto Trading.
Telecom Italia SpA (TIT.MI)
- Prezzo
- 5.612
- Variazione
- -0.225 (-3.85472%)
- Intervallo giornaliero
- 5.579 — 5.835
- Intervallo 52 settimane
- 4.656 — 8.19
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Risultati definitivi dell’OPAS Poste-TIM
I dati definitivi cambiano poco rispetto al conteggio provvisorio del 25 settembre, ma chiudono formalmente la fase delle adesioni.
| Dato | Risultato definitivo |
|---|---|
| Quota TIM già posseduta da Poste | 20,104% |
| Adesioni nel periodo ordinario | 46,523% del capitale |
| Adesioni nella riapertura | 19,196% del capitale |
| Totale conferito all’OPAS | circa 65,719% |
| Quota complessiva di Poste dal 2 ottobre | 85,823% |
| Soglia del 90% | Non raggiunta |
| Pagamento della riapertura | 2 ottobre 2026 |

Rispetto ai risultati provvisori sono state contabilizzate 23.923 azioni TIM in più nella riapertura. È una differenza irrilevante sul piano strategico: Poste resta poco più di quattro punti percentuali sotto il 90%.
Cosa succede alle azioni TIM di chi non ha aderito?
Chi non ha aderito conserva le proprie azioni TIM. Non c’è una vendita automatica e, con Poste ferma sotto il 90%, non si attivano le procedure collegate al superamento di quella soglia.
TIM resta quindi quotata su Euronext Milan.
La situazione, però, è molto diversa rispetto a prima dell’OPAS. Dal 2 ottobre l’85,823% del capitale sarà nelle mani di Poste e solo il 14,177% resterà fuori dalla sua partecipazione. Questo dato non coincide necessariamente con il flottante effettivamente disponibile sul mercato, ma rende bene l’idea di quanto si sia ristretto lo spazio lasciato agli altri azionisti.
Per chi mantiene TIM ci sono quindi due elementi da seguire. Il primo è la liquidità: con meno azioni disponibili gli scambi possono ridursi e il prezzo può diventare più sensibile agli ordini di acquisto e vendita. Il secondo è il futuro societario, perché il mancato raggiungimento del 90% non cancella l’obiettivo di integrare TIM nel gruppo Poste.
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TIM sarà delistata dopo l’OPAS?
Non automaticamente. Poste non ha raggiunto il 90%, quindi l’OPAS non porta direttamente alle procedure previste per acquistare le azioni rimaste sul mercato in caso di superamento di quella soglia.
Il delisting, però, resta uno degli scenari da monitorare. Fin dal lancio dell’offerta Poste aveva indicato come obiettivo l’acquisizione dell’intero capitale di TIM e la revoca delle azioni dalla quotazione.
Il mancato raggiungimento del 90% significa semplicemente che questo risultato non è arrivato attraverso l’OPAS. Poste dovrà ora decidere se mantenere TIM quotata oppure valutare in futuro altre operazioni societarie compatibili con una maggiore integrazione del gruppo.
Tra le ipotesi discusse dal mercato c’è anche una futura fusione, ma al 30 settembre 2026 non è stata annunciata una struttura definitiva per il delisting. Per l’azionista TIM rimasto nel capitale è quindi più corretto parlare di scenario possibile che di esito già deciso.
Hai aderito all’OPAS? Cosa ricevi il 2 ottobre
Per le adesioni raccolte durante la riapertura dei termini, il pagamento è previsto il 2 ottobre 2026.
Per ogni azione TIM conferita, Poste riconosce:
- 1,97 euro in contanti;
- 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane.
Per regolare le adesioni della seconda finestra Poste emetterà 89.375.988 nuove azioni. Dopo l’emissione, il capitale di Poste sarà rappresentato da 1.612.089.986 azioni ordinarie.
Le azioni Poste ricevute non hanno naturalmente un valore fisso: dal momento dell’assegnazione seguono l’andamento del titolo Poste Italiane in Borsa come tutte le altre azioni ordinarie.
Quanto vale il corrispettivo ricevuto dagli azionisti TIM?
L’offerta è ormai chiusa, quindi il vecchio confronto tra prezzo di TIM e valore dell’OPAS non serve più a decidere se aderire. Resta però utile per capire il valore economico delle azioni Poste ricevute.
La formula è:
1,97 € + (0,218 × prezzo di Poste Italiane)
Poste Italiane SpA (PST.MI)
- Prezzo
- 23.97
- Variazione
- -0.07 (-0.29118%)
- Intervallo giornaliero
- 23.74 — 24.24
- Intervallo 52 settimane
- 19.28 — 29.48
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La parte in contanti resta fissa a 1,97 euro. La componente azionaria cambia invece ogni giorno insieme alla quotazione di Poste.
Chi ha ricevuto le nuove azioni mantiene inoltre i normali diritti economici del titolo. Secondo il calendario societario di Poste, l’acconto sul dividendo 2026 ha data di stacco il 23 novembre, record date il 24 novembre e pagamento previsto il 25 novembre.
Come viene tassata l’adesione all’OPAS Poste-TIM?
Per una persona fisica che detiene le azioni al di fuori dell’attività d’impresa, l’adesione all’OPAS comporta fiscalmente una cessione. L’eventuale plusvalenza è quindi normalmente soggetta all’aliquota del 26%.
Nel caso Poste-TIM è emerso però un aspetto particolare legato al valore fiscale attribuito al concambio. Alcuni intermediari hanno applicato il criterio del valore normale richiamato dalla risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 537/2020.
In alcuni casi documentati, il valore fiscale di realizzo delle azioni TIM è risultato vicino a 9,63 euro per azione, mentre alle nuove azioni Poste è stato attribuito un prezzo fiscale di carico vicino a 35,15 euro.
Il risultato può sembrare controintuitivo: una plusvalenza fiscale più elevata su TIM può comportare più imposte nell’immediato, mentre il maggiore prezzo di carico delle azioni Poste può produrre una minusvalenza se queste vengono successivamente vendute a un prezzo inferiore.
Il trattamento concreto può dipendere da come l’intermediario ha registrato l’operazione. Chi ha aderito dovrebbe quindi controllare il prospetto fiscale ricevuto e verificare sia il valore di realizzo attribuito alle azioni TIM sia il nuovo prezzo di carico delle azioni Poste.
Perché Poste ha comprato TIM?
Per Poste l’operazione non è soltanto finanziaria. Il progetto punta a integrare telecomunicazioni, cloud e servizi digitali di TIM con la rete distributiva, i pagamenti, le assicurazioni, la logistica e gli altri servizi del gruppo Poste.
L’obiettivo dichiarato è costruire una piattaforma più ampia, capace di vendere più servizi alla stessa base di clienti e di condividere infrastrutture e investimenti tecnologici.
Poste stima circa 700 milioni di euro di sinergie annue a regime. Il dato sarà uno dei punti più importanti da verificare nei prossimi esercizi: l’acquisizione avrà creato valore solo se una parte significativa di queste sinergie verrà effettivamente realizzata senza aumentare eccessivamente costi e complessità.
Il nuovo piano industriale della realtà integrata è atteso nel primo trimestre del 2027. Sarà quello il momento in cui il mercato potrà valutare con maggiore precisione struttura del gruppo, governance, investimenti, sinergie e ruolo futuro di TIM.
Come si è arrivati all’85,823% di TIM
Poste possedeva già il 20,104% di TIM prima dell’offerta. L’OPAS è partita il 20 luglio 2026 e inizialmente prevedeva, dopo il raggruppamento delle azioni TIM, un corrispettivo di 1,67 euro in contanti più 0,218 azioni Poste per ogni titolo conferito.
La svolta è arrivata la sera del 7 settembre. Poste ha aumentato di 0,30 euro la componente cash, portandola a 1,97 euro, e ha rinunciato alla condizione che subordinava l’efficacia dell’offerta al raggiungimento del 66,67% del capitale.
Il periodo ordinario si è chiuso l’11 settembre con 993.596.322 azioni portate in adesione, pari al 46,523% del capitale. Sommando la quota già posseduta, Poste era arrivata al 66,627%.
La riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre ha aggiunto altre 409.981.599 azioni, portando la partecipazione finale all’85,823% alla data di pagamento del 2 ottobre.
OPAS Poste-TIM: le prossime date da seguire
| Data | Evento |
|---|---|
| 2 ottobre 2026 | Pagamento delle adesioni raccolte nella riapertura e partecipazione Poste all’85,823% |
| 11 novembre 2026 | CdA Poste sui risultati al 30 settembre |
| 12 novembre 2026 | Presentazione risultati Poste Q3 e 9M 2026 |
| 23 novembre 2026 | Stacco dell’acconto sul dividendo Poste 2026 |
| 25 novembre 2026 | Pagamento dell’acconto sul dividendo Poste |
| Primo trimestre 2027 | Atteso il piano industriale della realtà integrata Poste-TIM |
La fase delle adesioni è quindi terminata. Da qui in avanti le variabili più importanti non sono più il numero di azioni consegnate all’offerta, ma la liquidità residua di TIM, la governance, la realizzazione delle sinergie e l’eventuale percorso verso il delisting.
OPAS Poste-TIM: cosa significa per chi possiede ancora TIM?
Il risultato definitivo lascia TIM in una situazione particolare: Poste la controlla con oltre l’85% del capitale, ma il titolo resta quotato.
Chi ha mantenuto le azioni continua quindi a partecipare direttamente all’evoluzione di TIM, ma lo fa in una società con un azionista dominante e con una quantità di capitale disponibile sul mercato molto più ridotta rispetto a prima dell’OPAS.
Non esiste al momento un obbligo per il piccolo azionista di vendere. Allo stesso tempo, non si può escludere che la struttura societaria cambi ancora nei prossimi mesi. Per questo il focus si sposta dall’offerta appena conclusa alle decisioni che Poste prenderà sull’integrazione e sul futuro della quotazione.
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