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OPAS Poste Italiane su TIM chiusa: adesioni oltre il 75%. Cosa succede ora?

L’OPAS Poste-TIM si è chiusa il 25 settembre. Alla vigilia dell’ultima giornata Poste controllava circa il 75,6% di TIM: ora si attende il dato finale per capire la distanza dal 90%, soglia chiave per il possibile delisting.
OPAS Poste Italiane su TIM: cosa è successo e quali sono le implicazioni per gli investitori

Indice

Si è chiusa il 25 settembre 2026 la riapertura dei termini dell’OPAS di Poste Italiane su TIM, dopo mesi di attesa, un rilancio del corrispettivo e una forte accelerazione delle adesioni nelle ultime giornate. Alla vigilia della chiusura definitiva dell’offerta, Poste era arrivata a controllare circa il 75,6% del capitale di Telecom Italia. Ora l’attenzione si sposta sul risultato finale e, soprattutto, sulla distanza dalla soglia del 90%, livello che potrebbe aprire la strada al delisting di TIM da Piazza Affari.

La partita, quindi, non riguarda più soltanto il successo dell’operazione, ormai sostanzialmente acquisito, ma il suo esito finale. Per gli azionisti TIM che non hanno aderito all’offerta il punto centrale diventa ora un altro: cosa succede alle azioni TIM rimaste in portafoglio? La risposta dipenderà innanzitutto dalla partecipazione definitiva raggiunta da Poste e dall’eventuale attivazione delle procedure previste oltre determinate soglie di capitale.

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OPAS Poste-TIM: le ultime notizie del 25 settembre 2026

La riapertura dei termini dell’OPAS si è conclusa il 25 settembre. L’ultimo dato consolidato disponibile prima della giornata finale riguarda la chiusura del 24 settembre: secondo i dati diffusi da Borsa Italiana, le azioni complessivamente apportate all’offerta erano salite al 55,47% del capitale di TIM, equivalenti al 69,4294% delle azioni oggetto dell’OPAS.

Sommando il pacchetto già posseduto da Poste, la partecipazione complessiva raggiungeva quindi circa il 75,57%.

La crescita delle adesioni nelle ultime settimane è stata notevole. Al termine del periodo ordinario, l’11 settembre, erano state conferite all’offerta 993,6 milioni di azioni TIM, pari al 46,523% del capitale della società e al 58,230% delle azioni oggetto dell’offerta. Considerando il 20,104% che Poste possedeva già, la partecipazione complessiva era arrivata al 66,627%.

Con la riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre, Poste ha quindi guadagnato ulteriori punti percentuali di TIM. Il dato definitivo dell’ultima giornata permetterà di stabilire fin dove si sia spinta l’adesione e, soprattutto, quanto Poste si sia avvicinata alla soglia del 90%.

DataQuota complessiva di TIM detenuta da Poste
Prima dell’OPAS20,104%
11 settembre 202666,627%
21 settembrepoco oltre 67%
24 settembrecirca 75,57%
25 settembredato definitivo in attesa di comunicazione

Per chi ha aderito durante la riapertura dei termini, il pagamento del corrispettivo è previsto il 2 ottobre 2026.

Come funziona l’OPAS di Poste Italiane su TIM

L’operazione lanciata da Poste è una offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria. A differenza di una normale OPA pagata interamente in denaro, il corrispettivo è composto da una parte cash e da una parte in azioni.

Dopo il raggruppamento 1:10 delle azioni TIM diventato efficace il 15 giugno 2026, per ogni azione TIM portata in adesione Poste riconosce:

  • 1,97 euro in contanti;
  • 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione.

La componente cash iniziale era pari a 1,67 euro, ma il 7 settembre Poste ha deciso di aumentarla di 0,30 euro per azione, lasciando invariato il rapporto di concambio in azioni Poste Italiane. La società ha inoltre specificato che il nuovo corrispettivo sarebbe stato quello finale e che non erano previsti ulteriori rilanci.

Questo passaggio è stato decisivo per l’andamento delle adesioni all’OPAS Poste TIM. Prima del rilancio i conferimenti procedevano lentamente; nelle ultime sedute del periodo ordinario hanno invece registrato una forte accelerazione, fino a consentire a Poste di arrivare al 66,627% già l’11 settembre e di superare successivamente il 75% durante la riapertura dei termini.

Quanto vale l’OPAS Poste su TIM?

Il valore dell’offerta non è fisso, perché una parte del pagamento viene effettuata tramite azioni Poste Italiane. La formula da utilizzare è molto semplice: Valore OPAS per azione TIM = 1,97 € + (0,218 × prezzo azione Poste Italiane)

Per esempio, considerando i 25,71 euro a cui Poste Italiane aveva chiuso la seduta del 24 settembre, il valore teorico del corrispettivo era: 1,97 + (0,218 × 25,71) = circa 7,57 euro per azione TIM.

TIM aveva chiuso la stessa seduta a 7,441 euro, con un differenziale di circa l’1,8% rispetto al valore teorico dell’OPAS.

La componente variabile dell’offerta è importante per comprendere il significato economico dell’operazione: chi ha aderito non riceve infatti semplicemente un prezzo prestabilito in contanti, ma una combinazione di liquidità e azioni Poste Italiane.

Perché Poste ha rilanciato l’offerta

Il rilancio dell’8 settembre ha rappresentato il vero punto di svolta dell’operazione. Pochi giorni prima della chiusura iniziale, le adesioni rimanevano contenute e Poste ha deciso di intervenire contemporaneamente su due fronti.

Da un lato ha aggiunto 30 centesimi alla componente cash, portandola da 1,67 a 1,97 euro. Dall’altro ha rinunciato alla precedente condizione che subordinava l’efficacia dell’offerta al raggiungimento del 66,67% del capitale.

In pratica, Poste si è impegnata ad acquistare le azioni validamente conferite anche qualora la soglia dei due terzi non fosse stata raggiunta. Il mercato ha reagito rapidamente e il prezzo di TIM si è sostanzialmente riallineato al valore teorico dell’offerta.

Alla fine la soglia del 66,67% è stata praticamente raggiunta già l’11 settembre, con Poste al 66,627%, e successivamente superata durante la riapertura.

Perché Poste vuole TIM?

L’OPAS non è soltanto un’operazione finanziaria. Poste ha costruito il progetto attorno all’integrazione tra i propri servizi finanziari, assicurativi, logistici e digitali e le attività di TIM nelle telecomunicazioni, nel cloud e nei servizi destinati a imprese e Pubblica Amministrazione.

Poste considera TIM un elemento capace di rafforzare ulteriormente il proprio modello di “platform company” e prevede di presentare il piano industriale della nuova realtà integrata nel primo trimestre del 2027.

Secondo le indicazioni comunicate dalla società, l'operazione potrebbe generare circa 700 milioni di euro di sinergie annuali, grazie soprattutto alla convergenza tra telecomunicazioni, cloud, servizi digitali, pagamenti, assicurazioni e distribuzione.

Il Consiglio di amministrazione di TIM, già il 18 luglio, aveva inoltre giudicato all’unanimità il corrispettivo allora previsto congruo dal punto di vista finanziario, valutando positivamente anche il razionale industriale dell’operazione. Il successivo aumento della componente cash ha ulteriormente migliorato i termini economici rispetto a quelli analizzati inizialmente dal board.

OPAS Poste TIM: perché il 90% è diventato il numero da osservare

Superato il 66%, il vero spartiacque è ora il 90% del capitale di TIM.

Il documento dell’offerta prevede infatti che, qualora Poste superi il 90% ma rimanga sotto il 95%, entrino in gioco le procedure previste dall’articolo 108 del TUF. Poste ha già dichiarato di non voler ripristinare un flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni in questo scenario.

Il superamento del 90% renderebbe quindi molto più concreto il percorso verso la revoca delle azioni TIM dalla quotazione su Euronext Milan.

Se la partecipazione dovesse raggiungere almeno il 95%, potrebbero invece trovare applicazione anche il diritto di acquisto delle azioni residue e le relative procedure previste dalla normativa sulle offerte pubbliche.

Per questo il dato definitivo delle OPAS Poste TIM adesioni assume ora un significato ancora più importante: non si tratta più di stabilire se Poste abbia ottenuto il controllo di TIM, ormai molto ampio, ma quanto si sia avvicinata alle soglie che potrebbero accelerare il delisting di Telecom Italia.

Conveniva aderire all’OPAS di Poste su TIM? Cosa cambia ora per chi non ha aderito

“Conviene aderire all’OPAS di Poste su TIM?” è stata una delle domande più cercate dagli azionisti durante il periodo dell’offerta. Con la chiusura del 25 settembre non è più possibile aderire, ma resta importante comprendere le conseguenze delle due scelte per valutare cosa potrebbe succedere da ora in avanti.

La decisione dipendeva innanzitutto dal prezzo di carico dell’investitore, dall’orizzonte temporale e dalla volontà di trasformare una parte della propria esposizione a TIM in azioni Poste Italiane.

Chi ha aderito all’OPAS Poste su TIM ha ceduto le proprie azioni TIM ricevendo il corrispettivo previsto dall'offerta: 1,97 euro cash e 0,218 azioni Poste per ogni titolo conferito.

Questo significa abbandonare l’esposizione diretta a Telecom Italia senza però uscire completamente dal mercato azionario, perché una parte significativa del valore viene trasferita in azioni Poste.

L’azionista passa quindi da una partecipazione in un gruppo focalizzato prevalentemente su telecomunicazioni e servizi digitali a una partecipazione in un gruppo più diversificato, che dopo l’operazione controllerà anche TIM.

Aderire all’OPAS o vendere TIM direttamente in Borsa: quale era la differenza?

Durante il periodo di adesione esisteva anche una terza possibilità: vendere le azioni TIM direttamente sul mercato.

La differenza principale era evidente. Chi vendeva in Borsa riceveva il controvalore interamente in denaro al prezzo disponibile in quel momento; chi aderiva all’OPAS riceveva invece il mix tra cash e azioni Poste stabilito dall’offerta.

Vendita TIM sul mercatoAdesione OPAS
Incasso interamente cash1,97 € + 0,218 azioni Poste
Prezzo definito dal mercatoValore variabile con il titolo Poste
Regolamento ordinario dell’operazionePagamento il 2 ottobre per la riapertura
Nessuna esposizione successiva a PosteSi diventa azionisti Poste
Possibili commissioni del brokerCondizioni definite dall’offerta

Per confrontare le due alternative non bastava quindi mettere il prezzo TIM a confronto con 1,97 euro: bisognava sempre aggiungere il valore di mercato delle 0,218 azioni Poste.

Se segui TIM, Poste Italiane o altre società quotate su Borsa Italiana, puoi confrontare piattaforme e strumenti disponibili per operare sui mercati azionari con Fineco, XTB o BG Saxo.

Cosa succede alle azioni Poste ricevute con l’OPAS?

Le azioni Poste assegnate agli aderenti sono azioni ordinarie di nuova emissione e hanno le stesse caratteristiche dei titoli Poste già negoziati su Euronext Milan.

Per chi ha aderito nel periodo ordinario, il pagamento è avvenuto il 18 settembre; per le adesioni raccolte nella riapertura dal 21 al 25 settembre la data prevista è invece il 2 ottobre 2026.

Poste ha inoltre precisato che gli azionisti TIM che ricevono azioni Poste attraverso l’offerta hanno diritto all’acconto sul dividendo relativo all’esercizio 2026 previsto, secondo il calendario dei dividendi della Borsa Italiana, in pagamento il 25 novembre 2026.

Cosa succede se Poste non raggiunge il 90%?

È uno degli scenari più interessanti dopo la chiusura dell’OPAS TIM Poste Italiane.

Se Poste dovesse terminare l’offerta con una partecipazione compresa, per esempio, tra il 75% e il 90%, avrebbe comunque un controllo molto ampio di TIM, ma non scatterebbe la procedura legata al superamento della soglia del 90%. TIM resterebbe quindi, almeno inizialmente, quotata a Piazza Affari con un flottante più ristretto.

Questo scenario potrebbe cambiare sensibilmente il modo in cui il titolo viene negoziato: una quantità minore di azioni liberamente disponibile sul mercato può tradursi in una liquidità inferiore e, in alcune circostanze, in movimenti di prezzo più accentuati.

D'altra parte, gli azionisti rimasti nel capitale continuerebbero a partecipare direttamente alla futura evoluzione industriale di TIM all’interno del gruppo controllato da Poste.

Cosa succede se Poste supera il 90%?

Il quadro cambia sensibilmente. Il superamento della soglia del 90% rende centrale l’obbligo di acquisto previsto dall’articolo 108 del TUF. Poste ha già dichiarato nel documento dell’offerta di non voler ripristinare un flottante sufficiente nel caso in cui si presenti questo scenario.

Di conseguenza, il raggiungimento del 90% renderebbe molto più concreto il processo di uscita di TIM dalla Borsa.

Ed è proprio per questo che il risultato definitivo della giornata del 25 settembre è ora così importante. Alla vigilia della chiusura Poste era al 75,57% circa del capitale e servivano ancora oltre 14 punti percentuali per raggiungere il 90%.

Solo il dato definitivo permetterà di capire quanto l’ultima giornata di adesioni abbia ridotto questa distanza.

Come sono cambiate le azioni TIM durante l’OPAS?

L’andamento del titolo mostra quanto il mercato abbia progressivamente incorporato il valore dell’offerta.

Alla chiusura del 24 settembre TIM valeva 7,441 euro. Nell’ultimo anno il titolo risultava in rialzo di oltre il 70%, mentre nei sei mesi precedenti aveva guadagnato più del 23%.

L’aumento del corrispettivo deciso da Poste a settembre ha contribuito a ridurre rapidamente lo sconto tra la quotazione di TIM e il valore teorico dell’OPAS. L’8 settembre, subito dopo il rilancio, TIM era arrivata a 7,62 euro contro una valutazione teorica dell’offerta vicina a 7,66 euro in quella seduta.

Da quel momento il prezzo del titolo ha continuato a muoversi molto vicino al valore implicito dell’offerta, proprio perché il rapporto di concambio lega direttamente il valore dell’OPAS all’andamento in Borsa di Poste.

OPAS Poste TIM: le date da ricordare

Il calendario dell’operazione permette di capire meglio a che punto siamo:

DataEvento
22 marzo 2026Annuncio dell’OPAS
15 giugno 2026Raggruppamento TIM 1:10
20 luglioInizio adesioni
7 settembrePoste aumenta la componente cash di 0,30 €
11 settembreFine del periodo ordinario
18 settembrePagamento delle prime adesioni
21 settembreInizio riapertura dei termini
25 settembreChiusura definitiva della riapertura dei termini
2 ottobrePagamento delle adesioni della riapertura
Primo trimestre 2027Atteso il nuovo piano industriale integrato

OPAS Poste su TIM: cosa succede adesso

Terminata la raccolta delle adesioni, il primo elemento da monitorare è naturalmente la quota definitiva raggiunta da Poste.

Se il gruppo resterà sotto il 90%, l’attenzione del mercato si sposterà soprattutto sul futuro industriale di TIM, sulla governance della società e sull’integrazione con Poste. Se invece arriverà oltre quella soglia, il dossier delisting diventerà immediatamente più concreto.

Nel medio periodo il passaggio più importante sarà però la presentazione del piano industriale congiunto attesa nel primo trimestre 2027. Sarà allora possibile valutare con maggiore precisione le sinergie, la struttura finanziaria del nuovo gruppo, le politiche di remunerazione degli azionisti e il ruolo che TIM avrà all’interno dell’ecosistema Poste.

La OPAS Poste Italiane su TIM entra quindi adesso nella sua fase successiva. La raccolta delle adesioni è terminata, ma sarà il risultato definitivo del 25 settembre a stabilire quale sarà il prossimo capitolo: TIM ancora quotata con Poste come azionista dominante oppure un’accelerazione verso il delisting.

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FAQ sull’OPAS Poste Italiane su TIM