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Quanto guadagna davvero un trader?

Indice
Nel dibattito su quanto guadagna un trader, il punto che crea più confusione è uno: spesso si mescolano tre mondi diversi (stipendio, bonus, profitti da capitale proprio). E quando si confondono le categorie, anche le cifre diventano poco utili.
Ti faccio già uno spoiler su quello che leggerai: non esiste uno stipendio fisso valido per tutti. Un trader può guadagnare come dipendente (salario + bonus), come prop/partner di una firm (percentuale sui risultati) oppure come indipendente (profitto o perdita sul proprio capitale). E nel trading a leva (es. CFD) la statistica è dura: tra il 74% e l’89% dei conti retail perde denaro.
Quanto guadagna un trader: i 3 scenari più comuni
| Profilo | Come guadagna | Ordine di grandezza (indicativo) | Nota pratica | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Trader dipendente (banca/SGR/istituzionale) | Stipendio + bonus | In Italia, le stime retributive pubbliche per ruoli “da trader mostrano valori medi intorno a ~52.000 €/anno (con range tipico ~35.500–77.500 €/anno). | Bonus e variabile possono cambiare tutto. | ||||
| Prop/firm / performance-based | Profit split su risultati | Dipende da capitale allocato, regole e performance | Non è stipendio: è legato ai risultati e alla disciplina. | ||||
| Trader indipendente/retail | Profitto/perdita su capitale proprio | Non esiste una media affidabile; per i CFD molti conti chiudono in perdita | Non si può parlare propriamente di un'entrata mensile fissa. |
| Profilo | Come guadagna | Ordine di grandezza (indicativo) | Nota pratica |
| Trader dipendente (banca/SGR/istituzionale) | Stipendio + bonus | In Italia, le stime retributive pubbliche per ruoli “da trader mostrano valori medi intorno a ~52.000 €/anno (con range tipico ~35.500–77.500 €/anno). | Bonus e variabile possono cambiare tutto. |
| Prop/firm / performance-based | Profit split su risultati | Dipende da capitale allocato, regole e performance | Non è stipendio: è legato ai risultati e alla disciplina. |
| Trader indipendente/retail | Profitto/perdita su capitale proprio | Non esiste una media affidabile; per i CFD molti conti chiudono in perdita | Non si può parlare propriamente di un'entrata mensile fissa. |
Quanto guadagna un trader dipendente
Qui ha senso parlare di stipendio. Le stime retributive pubbliche più citate per chi fa trading in Italia indicano una media intorno a 52.000 €/anno, con un range tipico 35.500–77.500 €/anno (variabile inclusa o esclusa a seconda della fonte). Per alcune città (es. Milano) compaiono anche stime intorno a ~60.402 €/anno come ordine di grandezza.
- Cosa fa realmente la differenza in questi casi: seniority, desk (rates, FX, commodities, equity), responsabilità, e soprattutto la componente variabile.
Prop/firm: guadagni legati alla performance
Qui non c’è uno stipendio standard: in genere il modello è basato su percentuale dei risultati, con regole precise (limiti di perdita, obiettivi, risk management).
È una via intermedia tra dipendente e indipendente che per molti è proprio uno dei motivi per evitare il prop firm trading: può offrire struttura, ma resta performance-based.
Qual è il guadagno di un trader indipendente/retail?
Questo è il caso più cercato quando si digita quanto guadagna un trader, ma anche il più difficile da misurare.
Il motivo è semplice: i risultati dipendono da capitale, rischio assunto, costi, psicologia e mercato. E sulle forme più diffuse di trading a leva (CFD) ESMA riporta che tra il 74% e l’89% dei conti retail perde denaro.
Quindi, se cerchi una cifra mensile fissa, la risposta più onesta è: non esiste.
Da cosa dipendono i guadagni di un trader
Se c’è una cosa che abbiamo imparato osservando tanti percorsi diversi (e tanti errori ricorrenti), è che nel trading non conta solo quanto investi: conta soprattutto come gestisci rischio, costi e decisioni giorno dopo giorno. E queste sono le variabili che, nel concreto, spostano davvero il risultato.
- Capitale e dimensione della posizione (è matematica: con poco capitale anche un buon mese “pesa” poco).
- Rischio per operazione e gestione del drawdown (quanto puoi perdere senza saltare).
- Orizzonte temporale (scalping/intraday ≠ swing/position).
- Costi (spread, commissioni, finanziamento overnight, slippage).
- Metodo replicabile (non “colpi”, ma processo).
- Psicologia (overtrading e indisciplina sono tra i killer principali).
Ora, sapete che un trader può guadagnare più o meno a seconda del livello di profitto o di successo che ha negli investimenti. Bene, la domanda allora è: come posso arrivare ad essere tra i migliori trader italiani? Un trader di successo, oltre ad avere una buona strategia o la capacità di crearla, ha queste caratteristiche nella sua personalità:
- Recupero dopo una fase negativa: non inseguire il mercato per “rifarsi”.
- Pazienza e coerenza: un metodo ha bisogno di tempo e campioni sufficienti.
- Disciplina: il piano serve proprio quando l’emotività spinge a fare altro.
- Razionalità: un mese buono o cattivo non definisce il valore del processo.
- Approccio professionale: diario operativo, misurazione, revisione periodica.
Detto con delle parole un po' poetiche ma assolutamente vere, un trader “bravo” non è quello che vince sempre: è quello che riesce a restare lucido quando non va bene.
Quanto capitale serve per vivere di trading? Un esempio
Se l’obiettivo è generare un reddito per vivere di trading, conviene ragionare al contrario:
- Spese mensili (es. 1.800 €)
- margine di sicurezza (imprevisti, mesi negativi)
- tasse e costi
- = risultato da produrre in modo regolare (che nel trading è la parte più difficile).
È per questo che molti professionisti insistono prima su gestione del rischio, poi su “quanto guadagno”. Anche perché la probabilità di perdita nel retail a leva è alta.
Per i principianti, è anche utile esplorare i migliori simulatori di trading, che permettono di praticare e acquisire esperienza senza rischi. In ogni caso, gli aspetti che controlliamo sempre prima di scegliere una piattaforma di trading:
- autorizzazioni e trasparenza (anche sulle avvertenze di rischio)
- struttura dei costi (spread/commissioni/overnight)
- strumenti di gestione del rischio (stop, protezioni, margin)
- piattaforma (stabilità, app, ordini, report)
- disponibilità di conto demo per testare davvero
Per approfondire piattaforme e condizioni operative (inclusa demo e strumenti), può essere utile confrontare ActivTrades, XTB, e Capital.com.
Quanto guadagna un trader in Italia
In Italia, la tassazione del trading risponde a una regola generale, per cui le plusvalenze e i redditi diversi di natura finanziaria sono assoggettati a imposta sostitutiva del 26% (per le casistiche tipiche dal 1° luglio 2014 in poi). Ci sono eccezioni importanti, come alcuni titoli di Stato che beneficiano dell’aliquota 12,5%.
Dal punto di vista operativo, spesso si distingue tra:
- Broker con regime amministrato (intermediario come sostituto d’imposta)
- Regime dichiarativo (compilazione in dichiarazione, es. Quadro RT)
A partire da questo, c'è poi da considerare che il guadagno mensile nel trading può variare enormemente a seconda di vari fattori, tra cui:
- L'ammontare del capitale investito: più alto è il capitale, più elevato potrebbe essere il guadagno potenziale.
- L'esperienza del trader: i trader professionisti più esperti tendono a guadagnare di più perché comprendono meglio i mercati e sanno come gestire i rischi. Naturalmente i trader principianti non possono aspettarsi guadagni esorbitanti.
- Il tipo di mercato e di strumenti con cui si fa trading online: alcuni mercati e strumenti possono offrire maggiori opportunità di guadagno rispetto ad altri.
- Il tempo dedicato al trading: il trading può essere un'attività a tempo pieno o part-time, e questo può influire sui potenziali guadagni.
Detto questo, è anche importante sfatare il mito per cui è necessario avere un grande capitale per iniziare a investire. In realtà, investire piccole somme è possibile e anzi consigliato se si è alle prime armi, perché banalmente minore investimento equivale, almeno in una fase iniziale, a minore perdita.
Trader vs investitore: differenze pratiche
Qui vi riassumiamo una differenza tra investimento e trading per orizzonte temporale, strategia, rischio e obiettivi.
| Aspetto | Trader | Investitore | |||
|---|---|---|---|---|---|
| Orizzonte | Breve/medio (giorni–mesi) | Lungo (anni) | |||
| Strumenti/approccio | spesso analisi tecnica, gestione tattica | spesso analisi fondamentale, asset allocation | |||
| Rischio | più elevato e frequente | più diluito nel tempo | |||
| Obiettivo | sfruttare movimenti di prezzo | costruire ricchezza nel tempo |
| Aspetto | Trader | Investitore |
| Orizzonte | Breve/medio (giorni–mesi) | Lungo (anni) |
| Strumenti/approccio | spesso analisi tecnica, gestione tattica | spesso analisi fondamentale, asset allocation |
| Rischio | più elevato e frequente | più diluito nel tempo |
| Obiettivo | sfruttare movimenti di prezzo | costruire ricchezza nel tempo |
Per concludere e mettere un punto sul tema, sulla domanda quanto guadagna un trader preferiamo essere diretti: online circolano troppe promesse e troppe scorciatoie. La realtà è che, per la maggior parte delle persone, il trading non è uno stipendio: è un’attività con risultati variabili, costi reali e un carico psicologico alto. E quando entra la leva, il rischio cresce rapidamente, come ricordano anche le avvertenze UE.
Se invece l’obiettivo è imparare sul serio, la strada sensata è costruire processo (demo, regole di rischio, metrica), e solo dopo parlare di soldi.
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