Fisher Investments Italia analizza le vendite in pareggio

Fisher Investments Italia sa bene che la volatilità negativa può portare gli investitori ad assumere decisioni d’investimento che non avrebbero altrimenti preso. Forse è per questo motivo che alcuni investitori, dopo aver attraversato una fase di mercato ribassista (ossia un calo generalizzato e prolungato del mercato azionario di almeno il 20% dovuto al deterioramento dei fondamentali), scelgono di vendere le azioni una volta recuperati i precedenti massimi o raggiunto qualche altro livello arbitrario. Aspettano che i mercati abbiano recuperato il terreno perso, anche solo parzialmente, e poi vendono le proprie posizioni.

Tuttavia, le ricerche di Fisher Investments Italia sulla storia dei mercati indicano che questo comportamento può rivelarsi controproducente per gli investitori che puntano a una crescita a lungo termine.

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Vendere durante il pareggio è una buona idea?

Secondo l’esperienza di Fisher Investments Italia, alcuni investitori che hanno mantenuto i loro investimenti durante una fase di ribasso del mercato cedono alla tentazione di vendere quando le azioni tornano in pareggio, ossia ai precedenti massimi o a qualche arbitrario livello di valore del portafoglio.

Per quale motivo? Sopportare le fasi di contrazione del mercato può essere emotivamente difficile e molti investitori non vogliono ripetere l’esperienza. Gli studi di finanza comportamentale indicano che il dispiacere per una perdita si percepisce con un’intensità due volte maggiore rispetto alla gioia di un guadagno della stessa portata, al punto che siamo disposti a compiere scelte affrettate pur di avere l’illusione di poter evitare altre perdite.

Questa sensazione può spingere molti a vendere nel punto di pareggio, considerato un buon momento per disinvestire e per non subire una perdita significativa del valore del portafoglio, oltre che per evitare l’eventuale negatività futura.

Le conseguenze della vendita nel lungo termine

Ma questo comportamento può avere conseguenze per gli investitori con un orizzonte di lungo termine, poiché le analisi della storia del mercato di Fisher Investments Italia dimostrano come i nuovi mercati rialzisti (lunghi periodi di quotazioni azionarie generalmente in rialzo) tendono a superare nettamente i precedenti massimi. Si consideri ad esempio la fase rialzista iniziata dopo il mercato Orso del 2007-2009. Le azioni globali hanno iniziato a scendere a metà giugno 2007, toccando i minimi agli inizi di marzo 2009. Una nuova fase rialzista è iniziata e le azioni sono salite del 115,2%, recuperando i precedenti massimi a fine febbraio 2013. Ma le azioni hanno continuato a salire, guadagnando un ulteriore 140,1% sino alla fine del mercato Toro nel febbraio 2020. Oppure si considerino gli inizi di giugno 1990 (Fisher Investments Italia utilizza l’indice S&P 500 americano, in dollari, a scopo illustrativo, data l’ampia disponibilità di dati storici.) Inizialmente, le azioni statunitensi sono scese rapidamente, toccando un minimo in pochi mesi. Poi, una nuova fase rialzista ha prodotto un guadagno del 26,6%, superando i precedenti massimi circa sette mesi dopo. E anche in questo caso il mercato rialzista è proseguito e le azioni USA sono salite del 410,6% nel complesso, raggiungendo un livello nettamente superiore al punto di pareggio. Se un investitore avesse venduto in pareggio, avrebbe rischiato di lasciarsi scappare parti importanti di queste fasi di rialzi.

Un’altra considerazione: utilizzando sempre l’indice statunitense S&P 500 per via della sua lunga serie di dati, il rendimento annualizzato a lungo termine delle azioni è pari al 10,0%, tenendo conto delle fasi ribassiste e di quelle rialziste. Prima del 2022, la durata delle fasi di ribasso dell’S&P 500 è stata in media di circa 24 mesi, con azioni in calo del -39%. I mercati rialzisti, invece, durano mediamente 60 mesi, con un rendimento di circa il 178%. Secondo Fisher Investments Italia, rimanere nel mercato è fondamentale nel lungo periodo, perché consente di beneficiare di tassi di crescita composti (ossia di realizzare un guadagno sui rendimenti passati).

Ad esempio, ipotizziamo un investimento di 10 mila euro che produca un rendimento annuo del 7%. Dopo un anno, si ottengono 700 euro. Mantenendo il rendimento e il capitale investiti l’anno successivo e ipotizzando ancora un guadagno del 7%, alla fine del secondo anno il capitale ipotetico sale a 11.449 euro e il rendimento annuale a 749 euro. Si noti che il secondo anno, anziché 700 euro, si ottengono 749 euro. I 49 euro in più sono il rendimento del reinvestimento dei rendimenti del primo anno. Questi guadagni aggiuntivi possono essere modesti inizialmente, ma si accumulano nel tempo e possono produrre risultati straordinari. Con un ipotetico rendimento annuale del 7% e senza prelievi, otterremmo un investimento più che decuplicato in 35 anni. Ma anche con un tasso dimezzato rispetto all’ipotetico 7% il capitale triplicherebbe. Questi, a nostro avviso, sono dati significativi, soprattutto con una prospettiva a lungo termine.

Conclusioni

Per numerosi investitori che necessitano di una crescita del capitale nel lungo termine per finanziare i propri obiettivi, questi guadagni composti si rivelano di fondamentale importanza. Nel tempo infatti, possono contribuire a superare l’inflazione (ossia l’aumento generalizzato dei prezzi nell’economia) e ad accumulare abbastanza denaro da produrre reddito per la pensione, per finanziare viaggi, aiutare i familiari o per qualsiasi altro scopo. Pertanto, a nostro avviso è ragionevole pensare che quando gli investitori acquistano azioni in quest’ottica la loro intenzione iniziale non sia quella di restare nel mercato nella fase di ribasso, tornare in pareggio e poi disinvestire. Secondo Fisher Investments Italia è più probabile che il loro obiettivo iniziale sia ottenere rendimenti di mercato a lungo termine. Crediamo dunque che sia importante mantenere un atteggiamento disciplinato e restare focalizzati sull’obiettivo che ci si era prefissati. Ciò può aiutare gli investitori a evitare errori comportamentali come la vendita in pareggio.

NOTE

1.  “The Effect of Myopia and Loss Aversion on Risk Taking: An Experimental Test,” Richard H. Thaler, Amos Tversky, Daniel Kahneman e Alan Schwartz, The Quarterly Journal of Economics, maggio 1997. “Prospect Theory: An Analysis of Decision Under Risk,” Daniel Kahneman e Amos Tversky, Econometrica, marzo 1979.

2.  Fonte: FactSet, all’11/04/2023. Rendimento dell’indice MSCI World con dividendi netti, in euro, dal 15/06/2007 al 09/03/2009.

3. Ibid. Rendimento dell’indice MSCI World con dividendi netti, in euro, dal 09/03/2009 al 28/03/2013. 

4. Ibid. Rendimento dell’indice MSCI World con dividendi netti, in euro, dal 28/03/2013 al 19/02/2020.

5. Ibid. Rendimento totale dell’indice S&P 500, dal 16/07/1990 all’11/10/1990. Valori espressi in dollari USA. Le fluttuazioni valutarie tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.

6. Ibid. Rendimento totale dell’indice S&P 500, dall’11/10/1990 al 13/02/1991. Valori espressi in dollari USA. Le fluttuazioni valutarie tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.

7. Ibid. Rendimento totale dell’indice S&P 500, dal 13/02/1991 al 24/03/2000. Valori espressi in dollari USA. Le fluttuazioni valutarie tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.

8. Fonte: FactSet, all’11/04/2023. In base all’indice S&P 500 (rendimento totale annualizzato), dal 31/12/1925 al 31/12/2022. Valori espressi in dollari USA. Le fluttuazioni valutarie tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.

9. Fonte: FactSet, all’11/04/2023. Indice S&P 500 (dividendi esclusi), dal 09/09/1929 al 31/03/2023. Valori espressi in dollari USA. Le fluttuazioni valutarie tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.

10. Fonte: FactSet, all’11/04/2023. Indice S&P 500 (dividendi esclusi), dal 09/09/1929 al 31/03/2023. Valori espressi in dollari USA. Le fluttuazioni valutarie tra il dollaro e l’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.

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Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’esattezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti.

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