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La recensione di Fisher Investments Italia sulle peculiarità della spesa per i consumi

consumer spending

Fisher Investments Italia recensisce numerosi indicatori economici noti e ha riscontrato che spesso le vendite al dettaglio ricevono molta attenzione nelle pubblicazioni finanziarie. Molti commentatori che seguiamo considerano questo parametro come un indicatore della spesa per i consumi. Noi siamo tuttavia dell’avviso che questa interpretazione presenti delle limitazioni e che per gli investitori sarebbe utile comprendere in modo più approfondito le differenze tra vendite al dettaglio e consumi delle famiglie in senso lato.

Vendite al dettaglio

Le vendite al dettaglio catturano l’attenzione per diversi motivi. Dai dati recensiti da Fisher Investments Italia è emerso che la maggior parte delle principali economie pubblica un rapporto mensile, che permette di effettuare un confronto regolare e puntuale tra i vari Paesi. Gli Stati Uniti sono uno dei rari Paesi a pubblicare un rapporto mensile sulla spesa per i consumi. Dal momento che la maggior parte degli altri Paesi pubblica questo dato con cadenza trimestrale nell’ambito del rapporto sul prodotto interno lordo (PIL, una misura dell’attività economica elaborata dai governi), alcuni commentatori che seguiamo considerano i dati mensili sulle vendite al dettaglio come un indicatore anticipatore dei trend di spesa. A nostro avviso, il commercio al dettaglio rappresenta tra l’altro una misura intuitiva, poiché è facile monitorare l’attività nei centri commerciali: un passatempo economico a cui tutti abbiamo partecipato.

Benché riflettano davvero una parte della spesa per i consumi (ne parleremo più avanti), le vendite al dettaglio presentano delle limitazioni. Dal punto di vista della misurazione, molti indicatori non vengono corretti per l’inflazione, il che significa che i rapidi aumenti dei prezzi possono distorcere in una certa misura i risultati. Alcuni Paesi (come il Regno Unito e il Canada) ovviano a questo problema riportando i volumi delle vendite, che riflettono meglio la quantità di merci vendute al dettaglio rispetto al valore di tali merci, tuttavia rimangono una minoranza, in base alle recensioni di Fisher Investments Italia delle pubblicazioni sui dati economici. Inoltre, alcune agenzie di statistica non forniscono dati mensili destagionalizzati, preferendo basarsi sui tassi di crescita da un anno all’altro. Nonostante la loro utilità, i raffronti delle vendite su base annua possono risultare distorti a causa di eventi verificatisi l’anno precedente (come ad esempio un calo occasionale delle vendite), rendendo difficile riconoscere le tendenze più recenti.

I limiti delle vendite al dettaglio

A nostro avviso, tuttavia, il più grande limite delle vendite a dettaglio è che riflettono in generale un sottoinsieme delle spese per beni, mentre la spesa per consumi è costituita per la maggior parte da servizi (1). Negli Stati Uniti, infatti, le vendite al dettaglio includono i servizi di ristorazione, ma non gli altri servizi. Anche la maggior parte degli altri indicatori si concentra principalmente sui beni. Ad esempio, l’indice delle vendite al dettaglio britannico include le vendite di negozi di alimentari, grandi magazzini, negozi di prodotti non alimentari, negozi di abbigliamento e calzature, vendite al dettaglio al di fuori di negozi e carburante per autovetture (2). L’indicatore delle vendite al dettaglio dell’Unione Europea compilato da Eurostat è simile, rilevando le vendite di prodotti alimentari e non alimentari, attrezzature domestiche e beni ricreativi e culturali, tra gli altri (3). Pur dando un’indicazione dell’andamento del settore delle vendite al dettaglio, questa misura non fornisce un quadro completo della spesa per i consumi complessiva, secondo Fisher Investments Italia.

Consideriamo la spesa delle famiglie britanniche per l’anno fiscale terminato a marzo 2024. Le maggiori categorie sono state alloggi (18%), trasporti (14%) e attività ricreative e culturali (12%) (4). Alcune di queste categorie includono beni (ad es. veicoli a motore o attrezzature sportive), tuttavia in molti casi si tratta di servizi (ad es. affitti di alloggi, manutenzione di veicoli o eventi sportivi) (5). La scomposizione è simile nell’Unione Europea, dove quasi la metà della spesa delle famiglie è ripartita su tre categorie: alloggi (23,6%), alimenti e bevande non alcoliche (13,2%) e trasporti (12,7%) (6). Negli Stati Uniti, i servizi rappresentano quasi il 70% della spesa per i consumi personali, mentre i beni costituiscono circa il 30% (7).

Inoltre, la maggior parte della spesa per i servizi tende ad essere meno volatile. Non oscilla tanto quanto altre importanti categorie economiche, quali esportazioni e importazioni o investimenti aziendali, secondo le recensioni di Fisher Investments Italia sui dati storici. In presenza di condizioni economiche impegnative, i consumatori sono meno propensi ad acquistare un bene costoso come un cappotto nuovo (il cui acquisto rientra nelle vendite al dettaglio), ma è improbabile che smettano di pagare l’affitto o di acquistare i medicinali di cui hanno bisogno. A nostro avviso, da un punto di vista macroeconomico, la spesa per i consumi non è il fattore economico decisivo che molti pensano che sia.

Fisher Investments Italia ritiene che le vendite al dettaglio rivestano maggiore importanza per i settori dei beni di consumo voluttuari e dei beni di prima necessità. Analizzare i trend di vendita può aiutare a valutare se il sentiment nei confronti di queste categorie sia troppo ottimista o troppo pessimista rispetto alla realtà. Comprendere la differenza tra le vendite al dettaglio e le spese più generali può inoltre aiutare a contestualizzare l’interpretazione dei rapporti mensili sulle vendite al dettaglio quando la stampa cerca di trarre conclusioni generali sull’economia (e quindi, implicitamente, sulle prospettive per i mercati azionari).

Ad esempio, sulla base delle notizie finanziare recensite da Fisher Investments Italia, i commentatori reagiscono spesso in modo eccessivo ai dati sulle vendite al dettaglio. Nel Regno Unito, alcuni esperti hanno attribuito la continua crescita delle vendite al dettaglio alle iniziative di sconto, il che implica, a nostro avviso, una debolezza della spesa più generale. Tuttavia, nonostante i numerosi dibattiti sugli sconti all’inizio del 2025, le spese nazionali interne delle famiglie britanniche sono cresciute per cinque trimestri consecutivi fino al secondo trimestre del 2025 (ultimi dati disponibili al momento della redazione del presente documento), trainate dai servizi (8). Analogamente, negli Stati Uniti, un argomento ricorrente nel 2025 era che il calo delle vendite al dettaglio dipendeva dall’impatto negativo dei dazi sulla spesa per consumi generale. Le vendite al dettaglio sono effettivamente diminuite su base mensile ad aprile e a maggio 2025, forse per via dell’incertezza legata ai dazi, ma le spese per i consumi personali più ampie sono perlopiù cresciute fino al terzo trimestre del 2025 (9).

Benché le vendite al dettaglio ricevano molta attenzione, comprendere che la loro importanza economica è spesso sopravvalutata può aiutare gli investitori a mantenere un atteggiamento disciplinato nell’analizzare i dati.

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Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Ireland Limited, una società a responsabilità limitata costituita in Irlanda, è iscritta, insieme alla sua denominazione commerciale Fisher Investments Europe, al Companies Registration Office (“”Registro delle imprese””) irlandese con i numeri 623847 e 629724. Fisher Investments Europe è regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda e ha sede legale presso: 2 George’s Dock, 1st Floor, Dublin 1, D01 H2T6 Irlanda Fisher Investments Europe affida una parte degli aspetti dell’attività giornaliera di consulenza di investimento e gestione di portafoglio e delle funzioni di trading alle proprie affiliate. 

Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’esattezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti.

NOTE:

1. Fonte: Bureau of Economic Analysis, Office for National Statistics ed Eurostat, all’11/12/2025. Sulla base della recensione degli indicatori delle spese per consumi personali e delle spese delle famiglie di USA, Regno Unito e Unione Europea.

2. Fonte: Office for National Statistics, all’11/12/2025.

3. Fonte: Eurostat, all’11/12/2025.

4. Fonte: Office for National Statistics, al 12/12/2025. Spesa delle famiglie in percentuale della spesa totale in base alla classificazione COICOP per l’anno fiscale 2024.

5. Ibid.

6. “Household Consumption by Purpose”, Staff, Eurostat, all’11/12/2025.

7. Fonte: Bureau of Economic Analysis, all’11/12/2025.

8. Fonte: FactSet, al 12/12/2025.

9. Fonte: FactSet, all’11/12/2025.

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