L’impatto dell’aumento delle quotazioni energetiche sui mercati azionari

L’aumento dei prezzi dell’Energia registrato a settembre e ottobre ha fatto emergere il timore che i costi più sostenuti avrebbero indebolito la crescita economica globale e i rendimenti azionari. Sebbene l’aumento delle quotazioni energetiche non sia certamente un fattore favorevole per i consumatori, ciò non significa che sia necessariamente uno svantaggio anche per i mercati azionari.

impatto dell’aumento delle quotazioni energetiche sui mercati azionar

Secondo Fisher Investments Italia i mercati hanno probabilmente già scontato l’effetto dell’aumento dei prezzi per via della loro capacità di guardare avanti. Dal nostro punto di vista, le carenze dovrebbero essere più drastiche o durature di quanto ci si aspetti per causare un mercato ribassista globale (un calo del mercato causato dai fondamentali economici, di entità pari o superiore al 20%). In effetti, i dati raccolti dal primo aumento dei prezzi in autunno suggeriscono che le carenze energetiche potrebbero non essere così nefaste come inizialmente temuto, il che potrebbe rivelarsi un fattore rialzista per i mercati azionari da qui in avanti.

Approfondimento sugli aumenti dei prezzi dell’Energia

I prezzi dell’Energia erano già piuttosto elevati all’inizio del 2021 quando le economie hanno iniziato a riaprire dopo i lockdown e la domanda repressa dava prova di essere più forte del previsto. La debole produzione eolica e le basse scorte di gas naturale si sono andate ad aggiungere ai già elevati costi energetici in estate e in autunno, facendo così emergere la preoccupazione che il vecchio continente potesse non avere energia sufficiente a riscaldare le case e gli uffici durante l’inverno. Secondo l’Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), i venti deboli hanno fatto sì che la produzione eolica dell’Unione Europea subisse un netto calo nel 2021, come mai accaduto negli ultimi decenni[i].

La carenza di energia eolica in Europa ha incrementato la domanda di gas naturale che stava già subendo ammanchi nelle scorte. A fine novembre, la disponibilità di gas dell’Europa era circa il 23% inferiore a quella registrata nello stesso periodo dell’anno scorso[ii] e, naturalmente, i prezzi riflettono queste carenze. Tuttavia, la paura era al culmine ad ottobre, quando i future a breve termine del gas “Dutch TTF” (il benchmark europeo) hanno toccato quota 100 € per megawatt orario il 5 ottobre, in netto rialzo rispetto ai 15 € di fine 2020[iii]. A peggiorare la situazione ci si è messa la Russia che ha limitato la fornitura di gas naturale all’Europa con l’obiettivo di mettere pressione all’UE e spingerla ad approvare il canale di produzione Nord Stream 2 dalla Russia alla Germania.

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Nel frattempo, gli aumenti dei prezzi del gas hanno spinto i diversi Paesi a cercare alternative nel petrolio e nel carbone. I prezzi del greggio Brent alla fine ha raggiunto i 74 € al barile il 23 novembre, in aumento del 77% dall’inizio dell’anno[iv]. Anche i prezzi del carbone sono saliti alle stelle in Cina, che seppur non ufficialmente, ha bloccato le importazioni di carbone dall’Australia per via di una controversia politica.

I mercati rispondono all’aumento delle quotazioni

La teoria economica indica che quando si verifica un eccesso di domanda e una scarsità di offerta (ossia carenze nell’approvvigionamento) i prezzi tendono a salire. Sebbene le carenze siano difficili da affrontare a breve termine, i prezzi più elevati allargano i margini di profitto dei produttori, il che si rivela un incentivo efficace ad aumentare la produzione. I dati recenti dimostrano che è proprio quello che sta avvenendo.

La politica, in particolare rispetto alla fornitura di gas dalla Russia all’Europa, sembra rimandare una soluzione imminente alla carenza di gas naturale del continente. La risposta dell’Europa e di altri acquirenti interessati, come la Cina e il Regno Unito, per colmare il gap, è stata finora quella di affidarsi a fonti energetiche alternative. La Cina ha implementato la produzione interna di carbone, abbassando i prezzi del carbone termico del 52,7% dal 20 ottobre al 10 novembre[i]. Inoltre, a novembre 2021, il carbone copriva circa il 15% della domanda energetica europea, un incremento minimo rispetto al 10% del primo trimestre del 2021[ii].

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Negli Stati Uniti, è l’estrazione petrolifera di scisto l’alternativa scelta per affrontare l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Il numero di impianti petroliferi negli Stati Uniti è salito dai 172 di metà agosto 2020 ai 450 del 5 novembre 2021[iii]. La produzione totale di petrolio negli Stati Uniti si sta avvicinando ai 12 milioni di barili al giorno (bpd), un dato vicino al record pre-pandemia a quota 13 milioni di bpd[iv]. Queste sostituzioni, insieme al miglioramento della produzione eolica in Europa hanno parzialmente aiutato il benchmark dei prezzi del gas naturale, scesi del 18% dal picco di ottobre al 30 novembre.

La situazione è ancora in divenire e Fisher Investments Italia ritiene che valga la pena monitorarla da vicino, tuttavia, i dati sembrano indicare che le economie globali si stiano adattando al contesto attuale e che l’offerta stia gradualmente risalendo al livello della domanda.

Un potenziale fattore rialzista per gli investitori

Non sottovalutiamo l’effetto che l’aumento delle quotazioni energetiche possono avere sugli individui e sulle imprese. Tuttavia, ciò che conta per gli investitori a lungo termine è che la situazione sia migliore delle attese, poiché è questo che influisce positivamente sui corsi azionari.

I mercati azionari sono lungimiranti. Quando gli investitori valutano i possibili risultati e negoziano azioni in base alle loro aspettative, di fatto attribuiscono un prezzo a queste proiezioni sui mercati. I mercati azionari si muovono sulla base della differenza tra la realtà e le aspettative. Sebbene le aspettative possano risultare errate, come è già accaduto, i timori paventati dai media come l’aumento dei prezzi dell’Energia tendono ad essere già efficacemente riflessi sui prezzi azionari. I mercati avevano già scontato i possibili esiti negativi quando i prezzi energetici sono balzati alle stelle a settembre e inizio ottobre. Se la realtà economica si rivela migliore anche solo di poco rispetto a quanto temuto (come suggeriscono i dati), si potrebbe creare un effetto sorpresa positivo probabilmente favorevole per le azioni. Secondo Fisher Investments Italia, andando avanti gli investitori a lungo termine dovrebbero focalizzarsi sui loro obiettivi a lungo termine e resistere alla tentazione di assumere decisioni di investimento impulsive e potenzialmente dannose. L’aumento delle quotazioni energetiche potrebbe incidere pesantemente a livello personale ma ciò non dovrebbe intaccare la strategia di investimento a lungo termine che si è scelto di attuare.

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[i] Fonte: FactSet, al 10/11/2021. Prezzi del carbone termico cinese, in CNY, dal 20/10/2021 al 10/11/2021.

[ii] “Big Winners From Natural-Gas Crunch: Coal Power Plants in Europe”, Joe Wallace, The Wall Street Journal, 17/11/2021.

[iii] Fonte: FactSet e Energy Information Administration statunitense, al 10/11/2021.

[iv] Fonte: Energy Information Administration statunitense, al 23/11/2021. Produzione settimanale di petrolio greggio negli Stati Uniti, dal 21/02/2020 al 12/11/2021.


[i] Fonte: Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), al 01/12/2021. Renewables 2021 – Analysis and forecast to 2026, rivisto a dicembre 2021.

[ii] Fonte: Gas Infrastructure Europe, al 01/12/2021. Sito web: https://agsi.gie.eu/#/historical/eu.

[iii] Fonte: FactSet, al 01/12/2021. Prezzo del gas Dutch TTF, in euro, dal 31/12/2020 al 01/12/2021.

[iv] Fonte: FactSet, al 01/12/2021. Prezzo a pronti del petrolio greggio Brent, in euro, su base giornaliera, dal 30/11/2020 al 30/11/2021.

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