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Tassazione oro e argento da investimento: IVA, plusvalenze e obblighi 2026

La tassazione dell’oro da investimento in Italia unisce esenzione IVA, imposta del 26% sulle plusvalenze nel quadro RT e comunicazione UIF oltre i 10.000 €. L’argento sconta invece l’IVA al 22%, ma segue le stesse regole sulle plusvalenze. Ecco come funziona e cosa distingue i due metalli.
tassazione oro e argento

Indice

Negli ultimi anni l'interesse verso i metalli preziosi è tornato a crescere in modo significativo. Inflazione persistente, incertezza geopolitica e volatilità dei mercati hanno riportato oro e argento al centro delle strategie di diversificazione di molti investitori.

Tuttavia, quando si parla di investimenti in metalli preziosi, c'è un aspetto che spesso viene considerato solo in un secondo momento: la fiscalità, che incide sul rendimento netto e, nel caso dell'oro, presenta peculiarità che lo distinguono da azioni, ETF o fondi.

Parlare di tassazione oro da investimento significa tenere distinti almeno quattro profili: il trattamento IVA in fase di acquisto o cessione, la tassazione della plusvalenza in caso di vendita, gli obblighi dichiarativi nella dichiarazione dei redditi e gli adempimenti previsti dalla normativa sulle operazioni in oro. Sono piani collegati, ma non coincidenti: è qui che si genera gran parte della confusione che si legge online.

Prima di pensare alle tasse, serve un modo semplice per esporsi ai metalli preziosi: con eToro puoi investire in oro e argento (azioni del settore, ETF ed ETC) da un unico conto.

Cosa sono l'oro e l'argento da investimento?

L'oro e l'argento da investimento sono metalli preziosi acquistati con l'intento di conservare valore nel tempo all'interno di un portafoglio. Possono essere detenuti in forma fisica, come lingotti o monete, oppure in forma digitale, tramite titoli, ETF sull'oro o certificati che rappresentano la proprietà di una certa quantità di metallo.

L'oro è noto per la sua durabilità, la resistenza alla corrosione e, soprattutto, per la scarsità, che ne fa un mezzo di conservazione del valore molto ricercato. Rientra a pieno titolo tra le materie prime usate come bene rifugio.

L'argento, pur essendo più abbondante dell'oro, vanta un'ampia gamma di utilizzi industriali oltre al valore come investimento, elemento che può influenzarne il prezzo sul mercato.

Quali requisiti deve avere l'oro da investimento

Il regime fiscale agevolato si applica solo all'oro che rientra nella definizione normativa di oro da investimento, introdotta dalla Legge 17 gennaio 2000 n. 7 (che recepisce la Direttiva 98/80/CE). I parametri sono precisi:

Prodotto

Requisiti per l'oro da investimento

Lingotti e placchette

Purezza del metallo fino pari o superiore a 995/1000.

Monete d'oro

Purezza ≥ 900/1000, coniate dopo il 1800, con corso legale nel Paese d'origine e prezzo di vendita che non supera di oltre l'80% il valore sul mercato libero dell'oro contenuto.

Fuori soglia

Gioielli, monete numismatiche fuori parametri e oro industriale seguono il regime ordinario, con IVA applicata.

Come funziona la tassazione dell'oro da investimento in Italia

È importante sottolineare che il solo possesso di oro non è tassato in Italia: non esiste un'imposta patrimoniale diretta sull'oro fisico detenuto, a differenza di alcuni strumenti finanziari detenuti all'estero. L'imposizione interviene solo al momento della vendita, e solo se si realizza un guadagno.

Esenzione IVA sull'oro da investimento

L'oro da investimento gode dell'esenzione IVA in ogni fase della compravendita, sia all'acquisto sia alla rivendita. Il riferimento normativo è l'art. 10, comma 1, n. 11 del DPR 633/1972, in attuazione della Legge 7/2000. Chi acquista lingotti o monete conformi ai requisiti di purezza non paga quindi alcuna IVA sul prezzo del metallo.

Plusvalenza e imposta sostitutiva del 26%

Ciò che è soggetto a tassazione è la plusvalenza derivante dalla compravendita di oro e argento, considerata un reddito diverso di natura finanziaria (art. 67, comma 1, lett. c-ter del TUIR) e assoggettata a un'imposta sostitutiva. L'aliquota prevista è pari al 26%, in linea con azioni, ETF e altre rendite finanziarie. La base imponibile si calcola come differenza tra:

  • il corrispettivo percepito in fase di vendita;
  • il costo di acquisto, comprensivo di eventuali oneri accessori documentabili (spese notarili, costi di intermediazione, imposte di successione o donazione).

Il valore della plusvalenza va indicato dal contribuente in dichiarazione dei redditi, nel quadro RT - sezione II "Plusvalenze di natura finanziaria". Il meccanismo è analogo a quello previsto dalla tassazione degli ETF in Italia, con la stessa aliquota del 26%.

Intermediario italiano, acquisto diretto o intermediario estero

Se l'investimento in oro o in strumenti collegati passa da un intermediario residente che agisce come broker sostituto d'imposta, la gestione fiscale è più lineare: il prelievo viene gestito direttamente dall'intermediario secondo il regime amministrato.

Se vuoi evitare la ricostruzione manuale della dichiarazione, un intermediario italiano sostituto d'imposta come Fineco gestisce il prelievo in regime amministrato, oro ed ETC compresi.

Diversa è la situazione di chi vuole acquistare oro fisico direttamente, oppure usa un intermediario estero che non opera come sostituto d'imposta in Italia. In questo scenario l'onere della ricostruzione fiscale ricade sul contribuente: dichiarazione, calcolo della plusvalenza e versamento dell'imposta con modello F24 diventano una responsabilità diretta.

Monitoraggio fiscale: il quadro RW per l'oro detenuto all'estero

Chi detiene oro o metalli preziosi all'estero, anche tramite intermediari, deve indicarne il valore nel quadro RW all'inizio e alla fine del periodo d'imposta, ai fini del monitoraggio fiscale (D.L. 167/90). L'obbligo scatta senza limiti di importo.

L'unica esenzione dal monitoraggio si ha quando l'oro è detenuto tramite un intermediario residente in Italia, che assume su di sé gli adempimenti. È bene chiarire un punto spesso frainteso: l'IVAFE non è dovuta sui metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, perché colpisce solo i prodotti finanziari. Il quadro RW resta comunque obbligatorio per il monitoraggio.

Obblighi UIF: le operazioni in oro da comunicare

Un punto che merita precisione riguarda le operazioni in oro da comunicare all'UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia). Non è un tema di tassazione in senso stretto, ma di tracciabilità e monitoraggio antiriciclaggio.

In base alla legge n. 7/2000 come modificata dal d.lgs. 211/2024, vanno dichiarate tutte le operazioni in oro di importo pari o superiore a 10.000 euro; la novità si applica dal 17 gennaio 2025 e ha abbassato la precedente soglia di 12.500 euro. L'obbligo scatta anche per operazioni con la stessa controparte nel mese solare, singolarmente pari o superiori a 2.500 euro e complessivamente a 10.000 euro.

Questa soglia non è una franchigia fiscale né una soglia sotto la quale la plusvalenza sarebbe esente: sono piani diversi. La comunicazione UIF riguarda l'operazione in oro in quanto tale; la tassazione delle plusvalenze riguarda invece il reddito eventualmente realizzato.

Vendita di oro senza documentazione: cosa è cambiato dal 2024

La regola per chi vende oro senza prova del costo d'acquisto è cambiata con la Legge di Bilancio 2024. Fino al 31 dicembre 2023 la base imponibile era fissata forfettariamente al 25% dell'incasso, quindi il 26% colpiva solo un quarto del valore.

Dal 1° gennaio 2024, in assenza di documentazione, il 26% si calcola sull'intero corrispettivo di vendita. Su una cessione da 10.000 € senza documenti, l'imposta passa così da 650 € (regime pre-2024) a 2.600 €: conservare fatture e ricevute è diventato determinante, soprattutto per l'oro ereditato o acquistato anni fa in contanti.

A fine 2025 si è discusso di un affrancamento oro con imposta agevolata al 12,5%, per far emergere l'oro non documentato. L'emendamento non è stato approvato nella Legge di Bilancio 2026: nessuna finestra di affrancamento è oggi attiva e resta il regime ordinario.

Tassazione dell'argento da investimento

L'Agenzia delle Entrate ha chiarito nel 2025 che, ai fini delle plusvalenze di cui all'art. 67, comma 1, lett. c-ter del TUIR, tra i metalli preziosi rilevanti rientra anche l'argento, oltre a oro e platino. Anche la vendita di argento può quindi generare plusvalenze tassate al 26%.

La differenza centrale è sull'IVA: l'argento non beneficia del regime speciale dell'oro da investimento e, come metallo trattato quale bene commerciale, sconta l'IVA ordinaria al 22% già all'acquisto. Un'imposta non recuperabile che incide sul rendimento, soprattutto nel breve periodo, e che spinge molti investitori verso strumenti come ETF ed ETC sull'argento (le differenze tra ETF, ETC e ETN aiutano a capire quale scegliere).

In pratica, il confronto corretto è questo:

  • sul piano delle plusvalenze, sia oro sia argento rilevano fiscalmente al 26%;
  • sul piano IVA, l'oro da investimento è esente mentre l'argento sconta il 22%.

Esempio di tassazione su oro e argento

Immagina un acquisto per 10.000 euro di oro da investimento e una successiva vendita a 13.000 euro. Se il costo di acquisto è pienamente documentato, la plusvalenza è pari a 3.000 euro. Su questo importo si applica il 26%, per un'imposta di 780 euro: il guadagno netto, prima di altri costi, è quindi di 2.220 euro.

Il quadro cambia radicalmente se la documentazione del costo non esiste più. In quel caso le istruzioni del quadro RT consentono di determinare la plusvalenza pari all'intero corrispettivo della cessione: sugli stessi 13.000 euro l'imposta salirebbe a 3.380 euro. Ecco perché, nel mondo dei metalli preziosi, la precisione documentale non è un dettaglio burocratico ma un fattore che incide direttamente sul rendimento netto.

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In sintesi, la tassazione di oro e argento da investimento ruota attorno a tre pilastri: l'esenzione IVA dell'oro (contro il 22% dell'argento), l'imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze nel quadro RT e gli obblighi di comunicazione UIF oltre i 10.000 euro. Documentare sempre il costo d'acquisto è la scelta che pesa di più sul rendimento netto.

Chi punta a semplificare la gestione fiscale può privilegiare strumenti in regime amministrato o un intermediario residente sostituto d'imposta, evitando la ricostruzione manuale della dichiarazione. Per un quadro più ampio degli adempimenti sugli investimenti, è utile approfondire anche le tasse sul trading online in Italia.

Domande frequenti sulla tassazione di oro e argento