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Recensione di Fisher Investments Italia sul rischio di detenere troppa liquidità

La liquidità è utile per emergenze e spese a breve termine, ma un’allocazione eccessiva può erodere il potere d’acquisto e far perdere i rendimenti potenziali di azioni e obbligazioni. Nel lungo periodo, questo costo-opportunità può compromettere gli obiettivi finanziari.
Recensione di Fisher Investments Italia sul rischio di detenere troppa liquidità

Indice

Alcune pubblicazioni finanziarie recensite da Fisher Investments Italia suggeriscono agli investitori di incrementare le proprie posizioni liquide, sostenendo che una riserva di cassa fornisca riparo dalla volatilità e da altri rischi di mercato.

A ben vedere, anche noi riteniamo che la liquidità possa giocare un ruolo utile. Tuttavia, secondo le nostre ricerche il mantenimento di eccessive disponibilità liquide comporta un costo-opportunità (ovvero il mancato guadagno potenziale derivante dalla scelta di un’opzione rispetto a un’altra), che può pregiudicare le finalità e gli obiettivi degli investitori.

Quando la liquidità può essere utile nel portafoglio

Secondo Fisher Investments Italia, detenere liquidità in un portafoglio può essere opportuno in determinati scenari. Ad esempio, ci sembra ragionevole mantenere disponibilità liquide come fondo di emergenza per far fronte a spese impreviste (ad es. danni causati da calamità naturali, riparazioni alla casa o all’auto). Una riserva di liquidità può proteggere da esborsi inattesi.

Anche altre esigenze di reddito a breve termine, come il mantenimento del proprio tenore di vita o il finanziamento di un acquisto importante (ad es. una casa o una barca), possono giustificare la scelta di tenere liquidità a portata di mano. Una regola generale molto diffusa suggerisce di mantenere una riserva di liquidità equivalente a 3-6 mesi di spese correnti, anche se ognuno ha una situazione finanziaria e obiettivi diversi.

Il costo-opportunità di un’eccessiva liquidità

Al di là di questi motivi, però, un’eccessiva allocazione in liquidità accresce il rischio di lasciarsi sfuggire i maggiori rendimenti offerti da altre categorie di attivi, configurando ciò che gli economisti definiscono costo-opportunità. In altre parole, la scelta di detenere liquidità equivale alla scelta di non detenere altri attivi, come azioni e/o obbligazioni. Secondo le recensioni di Fisher Investments Italia sulla storia dei mercati, ciò può ripercuotersi negativamente sugli investitori a lungo termine che necessitano della crescita del portafoglio per realizzare le proprie finalità e i propri obiettivi.

Consideriamo, a tal proposito, i rendimenti storicamente divergenti di ciascuna categoria di attivi. Cominciamo con la liquidità. È vero, nel breve periodo la liquidità potrebbe sembrare una scelta vincente, soprattutto quando gli altri attivi perdono terreno. La liquidità, tuttavia, comporta altri rischi, come l’inflazione (un aumento generalizzato dei prezzi a livello dell’intera economia), che erode il potere di acquisto dei consumatori nel tempo. Un euro oggi vale più di un euro domani.

Ad esempio, nell’aprile 2026 l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) dell’Eurozona è aumentato del 3,0% a/a, superando la media del 2,1% registrata dal 1999 (1). In altre parole, con 100 euro nell’aprile 2025 si sarebbe acquistato il 3% circa in meno rispetto all’aprile 2026, considerando un paniere diversificato di beni e servizi (sottolineiamo circa, poiché l’IPCA e altri indici dei prezzi non misurano l’effettivo costo della vita). Il denaro ha perso valore.

Mettiamo questo dato a confronto con l’andamento dei titoli azionari globali, che fanno registrare un rendimento medio a lungo termine compreso tra il 5% e il 10% su base annualizzata, a seconda dell’indice e delle oscillazioni valutarie (2). Questo rendimento comprende i mercati ribassisti e i mercati rialzisti (3). In media, sul lungo periodo i rendimenti dei titoli azionari superano ampiamente l’inflazione. Da qui scaturisce il costo-opportunità: se da un lato può essere opportuno detenere liquidità per le esigenze a breve termine, dall’altro questa scelta rischia di erodere il valore reale (corretto per l’inflazione) del portafoglio. 

Liquidità e azioni a confronto dal 2022 al 2025

Le recensioni di Fisher Investments Italia sulla storia dei mercati suggeriscono che ciò può comportare gravi rischi per gli investitori a lungo termine.

Per capire in che modo, consideriamo due ipotetici investitori all’inizio del 2022. Secondo le ricerche e le analisi di Fisher Investments Italia, i mercati azionari globali si sono indeboliti per gran parte del primo semestre di quell’anno a causa di una miriade di fattori, tra cui la vampata inflazionistica post-pandemica, i rapidi rialzi dei tassi d’interesse effettuati dalle autorità monetarie e la guerra tra Russia e Ucraina, per citarne solo alcuni (4).

Ipotizziamo che l’Investitore A, prevedendo i rischi imminenti, sia uscito dal mercato azionario globale in corrispondenza del massimo del 4 gennaio, rimanendo investito in liquidità e fuori dal mercato per gli anni successivi, fino alla fine del 2025, nella speranza di evitare la volatilità o i previsti effetti economici negativi del conflitto (5). Nello stesso periodo, invece, l’investitore B ha lasciato il 100% del proprio portafoglio investito in azioni globali.

Nonostante l’intensa volatilità del 2022, nei tre anni successivi le azioni hanno registrato un andamento prevalentemente al rialzo (6). La pazienza dell’investitore B si rivela vantaggiosa, poiché gli frutta un rendimento del 39,5%. L’Investitore A, pur non avendo sopportato le oscillazioni del 2022, subisce una perdita di valore del portafoglio a causa dell’inflazione e si lascia sfuggire i rendimenti dei mercati azionari. In questo esempio il costo-opportunità è quantificabile.

Forse sostituire un’esposizione azionaria del 100% con un’allocazione del 100% in liquidità è un esempio estremo. Tuttavia, il principio non cambia: una maggiore allocazione di portafoglio in liquidità si traduce in minori rendimenti attesi a lungo termine. Nell’opinione di Fisher Investments, questo è un aspetto importante, poiché anni di esperienza nella gestione patrimoniale ci insegnano che la maggior parte degli investitori necessita della crescita prevista dei titoli azionari sul lungo termine per raggiungere le proprie finalità e i propri obiettivi finanziari. 

Pertanto, riteniamo che sia utile per gli investitori tenere a mente queste considerazioni nella costruzione o nell’analisi del proprio portafoglio. Se le riserve liquide di cui dispongono sono sufficienti a coprire eventuali esigenze di breve termine, detenere ulteriore liquidità potrebbe seriamente condizionare il loro piano finanziario a lungo termine.

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Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Ireland Limited, una società a responsabilità limitata costituita in Irlanda, è iscritta, insieme alla sua denominazione commerciale Fisher Investments Europe, al Companies Registration Office (""Registro delle imprese"") irlandese con i numeri 623847 e 629724. Fisher Investments Europe è regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda e ha sede legale presso: 24-26 City Quay, 3rd Floor, Dublin, D02 NY19, Irlanda Fisher Investments Europe affida una parte degli aspetti dell’attività giornaliera di consulenza di investimento e gestione di portafoglio e delle funzioni di trading alle proprie affiliate. 

Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito.

NOTE:

1. Fonte: Eurostat, all’11/06/2026. Indice armonizzato dei prezzi al consumo dell’Eurozona, su base mensile, variazione anno su anno, da dicembre 1998 ad aprile 2026. L’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è un indice elaborato dalle autorità pubbliche composto dai prezzi di beni e servizi consumati comunemente.

2.  Fonte: FactSet, al 09/06/2026. Rendimento annualizzato dell’indice MSCI World (dividendi netti inclusi), dal 1970 al 2025. Il rendimento annualizzato si riferisce al tasso di crescita annuo composto che consentirebbe di ottenere il rendimento cumulato in un determinato periodo.

3. Per mercato ribassista si intende un calo prolungato del mercato azionario dovuto al deterioramento dei fondamentali economici, di entità pari o superiore al 20%. I mercati rialzisti sono lunghi periodi di generale aumento dei prezzi delle azioni.

4. Fonte: FactSet, al 09/06/2026. Valore dell’indice MSCI World (dividendi esclusi), in euro, dal 31/12/2021 al 31/12/2022.

5. Ibid.

6.  Ibid. Rendimento dell’indice MSCI World (dividendi netti inclusi), in euro, dal 31/12/2021 al 31/12/2025.