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Regola del 72: cos’è, come si calcola e quando funziona

La regola del 72 stima gli anni necessari a raddoppiare un capitale dividendo 72 per il rendimento annuo: al 6% servono 12 anni, all’8% nove. È accurata tra il 5% e il 10%; sotto quella soglia conviene la regola del 70 o del 69,3.
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Indice

La regola del 72 è la scorciatoia mentale più usata in finanza personale: divide 72 per il rendimento annuo e ottieni gli anni necessari a raddoppiare il capitale. Serve a farsi un'idea in tre secondi, senza calcolatrice e senza formule logaritmiche.

Il valore della regola non sta nella precisione, ma nel rendere immediatamente visibile una cosa che l'intuito sbaglia quasi sempre: quanto pesa un singolo punto percentuale di rendimento su un orizzonte lungo.

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Cos'è la regola del 72 e a cosa serve

La regola del 72 è un'approssimazione dell'interesse composto che stima il tempo di raddoppio di un capitale a partire dal suo tasso di rendimento annuo. Non è una legge finanziaria: è una semplificazione matematica del calcolo esatto, che richiederebbe un logaritmo.

t = ln(2) ÷ ln(1 + r)

Il calcolo rigoroso del tempo di raddoppio è ln(2) / ln(1 + r), dove r è il rendimento annuo espresso in decimali. Poiché ln(2) vale circa 0,693, per tassi bassi la formula tende a 69,3 / tasso%: il 72 è una variante scelta per comodità, perché si divide bene per 2, 3, 4, 6, 8, 9 e 12.

Serve in tre situazioni concrete: valutare se un rendimento offerto è interessante, capire quanto costa davvero una commissione apparentemente piccola e misurare in quanto tempo l'inflazione dimezza il potere d'acquisto di una somma ferma sul conto.

Come si calcola la regola del 72: formula ed esempi

Il calcolo ha due direzioni. Nella prima parti dal rendimento e ottieni il tempo; nella seconda parti dal tempo che hai a disposizione e ottieni il rendimento che ti serve.

Cosa vuoi sapereCalcolo
In quanti anni raddoppia il capitale72 ÷ rendimento annuo (%)
Quale rendimento serve per raddoppiare in N anni72 ÷ numero di anni

Tre esempi con importi realistici per un risparmiatore italiano:

  • Conto deposito al 3%: hai 1.000 € su un conto che rende il 3% annuo lordo. 72 ÷ 3 = 24. Il capitale raddoppia in 24 anni, sempre che il tasso resti costante e gli interessi vengano reinvestiti.
  • ETF azionario globale al 7%: investi 10.000 € con un rendimento medio annuo del 7%. 72 ÷ 7 ≈ 10,3. Servono poco più di dieci anni per arrivare a 20.000 €.
  • Obiettivo a 12 anni: vuoi raddoppiare il capitale entro dodici anni. 72 ÷ 12 = 6. Ti serve un rendimento medio annuo del 6%, che storicamente implica una componente azionaria rilevante in portafoglio.

In tutti i casi vale un presupposto non banale: gli interessi, le cedole e i dividendi devono essere reinvestiti nello stesso strumento. Se li ritiri, la capitalizzazione composta smette di lavorare e il calcolo perde validità.

Tabella: anni necessari per raddoppiare il capitale

Rendimento annuoAnni per raddoppiareAnni esatti (calcolo logaritmico)
1%7269,7
2%3635,0
4%1817,7
6%1211,9
8%99,0
10%7,27,3
16%4,54,7

La terza colonna mostra dove l'approssimazione regge e dove no: tra il 6% e il 10% l'errore è inferiore a un mese, mentre all'1% la regola sovrastima di oltre due anni e al 16% la sottostima.

Tabella inversa: il rendimento che ti serve

Anni disponibiliRendimento annuo stimato con la regola del 72
362%
243%
184%
14,45%
126%
10,37%
98%
7,210%
612%

La regola si estende oltre il raddoppio senza calcoli aggiuntivi: se un capitale raddoppia in 9 anni, quadruplica in 18 e diventa otto volte in 27. Questo vale solo mantenendo costante il tasso composto ipotizzato. Ogni raddoppio successivo richiede lo stesso intervallo di tempo, ed è esattamente questo che rende l'interesse composto controintuitivo.

Su quali asset ha senso applicare la regola del 72

La regola è più intuitiva quando si parte da un tasso composto ipotizzato e relativamente stabile, per esempio un conto deposito a tasso fisso per il periodo considerato. Per obbligazioni e fondi obbligazionari occorre più cautela: rendimento a scadenza, reinvestimento delle cedole, rischio emittente, variazioni dei tassi e costi possono cambiare il risultato. Con le azioni il risultato va letto come una media di lungo periodo, non come una previsione: un anno a +25% e uno a −18% non si comportano come due anni al 3%.

Classe di attivoScenario di rendimento reale annuoAnni per raddoppiare in termini reali
Azioni globali4,5%16
Obbligazioni governative1%72
Liquidità sul conto0,5%144

I rendimenti della tabella sono reali, cioè al netto dell'inflazione: è la lettura che conta quando l'orizzonte è la pensione. Il confronto è brutale — la liquidità ferma impiega nove volte il tempo delle azioni per raddoppiare il potere d'acquisto.

Questo non significa che la liquidità sia inutile: il fondo di emergenza deve restare liquido per definizione. Significa che tenere in conto capitale destinato al lungo periodo ha un costo opportunità che la regola del 72 rende visibile in un colpo d'occhio.

Chi costruisce un portafoglio di lungo termine parte in genere da un ETF azionario globale, per la combinazione di diversificazione e costi contenuti. Puoi approfondire come investire in ETF e verificare le proiezioni con la calcolatrice di interessi composti.

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Inflazione, mutuo e commissioni: le altre applicazioni

Il tempo di raddoppio non è l'unica lettura possibile. La stessa divisione, applicata a un tasso di erosione invece che di crescita, dice in quanti anni una grandezza si dimezza.

Quanto l'inflazione alleggerisce il tuo mutuo

Un mutuo a tasso fisso è un debito nominale: l'importo delle rate non cambia, ma il loro valore reale sì. Con un'inflazione al 2%, 72 ÷ 2 = 36: il potere d'acquisto necessario a pagare una rata nominale invariata si dimezza approssimativamente in 36 anni. Il debito residuo, invece, scende anche per effetto dell'ammortamento e non va confuso con questa stima. Con un'inflazione al 6% bastano 12 anni.

Questo non rende automaticamente sconveniente l'estinzione anticipata di un mutuo a tasso fisso basso. Rimborsare offre un beneficio certo pari al costo netto evitato del debito; investire offre un rendimento incerto, al netto di imposte e costi. La scelta dipende anche da liquidità, durata residua, tolleranza al rischio ed eventuali condizioni contrattuali.

Quanto ti costano davvero le commissioni

Applicando la regola ai costi si ottiene il risultato più utile per chi investe. Confronta un fondo attivo con commissioni del 2% annuo e un ETF allo 0,2%: a parità di rendimento lordo, la differenza è di 1,8 punti percentuali all'anno.

Su un capitale che rende il 6% lordo, il fondo attivo cresce al 4% netto e raddoppia in 18 anni; l'ETF cresce al 5,8% e raddoppia in poco più di 12. Dopo 36 anni il primo ha moltiplicato il capitale per 4, il secondo per quasi 8: lo stesso investimento, il doppio del risultato.

Questo è il vero insegnamento della regola del 72 applicata ai costi: una differenza di commissione che sembra trascurabile su base annua si traduce in un multiplo del capitale finale. Vale la pena approfondire anche cos'è il ROI di un investimento per valutare il rendimento in modo completo.

Quando la regola del 72 sbaglia: i suoi limiti

Il primo limite è di precisione: la regola è tarata su tassi compresi grosso modo tra il 5% e il 10%. Fuori da quella fascia l'errore cresce, in eccesso ai tassi bassi e in difetto a quelli alti, come mostra la tabella di confronto più sopra.

Il secondo limite è che restituisce un rendimento nominale, non reale. Se il portafoglio rende il 4% e l'inflazione corre al 2%, il capitale raddoppia nominalmente in 18 anni ma il rendimento reale esatto è circa l'1,96%, calcolato come (1,04 ÷ 1,02) − 1. Il potere d'acquisto raddoppia quindi in circa 36 anni; sottrarre semplicemente l'inflazione è un'approssimazione.

Il terzo limite riguarda la fiscalità. In Italia molti redditi finanziari sono soggetti al 26%, mentre i titoli di Stato italiani e quelli di Stati esteri white list beneficiano generalmente dell'aliquota del 12,5%. Il momento della tassazione dipende però dallo strumento e dal tipo di provento: non è corretto trasformare sempre un rendimento lordo dell'8% in un 5,92% annuo netto.

Se un capitale cresce all'8% e il 26% viene applicato solo alla plusvalenza al momento della vendita, il capitale netto raddoppia dopo circa 11,1 anni. Se invece il rendimento viene tassato ogni anno e reinvestito al netto, il tasso scende al 5,92% e il raddoppio richiede circa 12,1 anni. Sono esempi semplificati: bollo, minusvalenze, distribuzioni e regime fiscale possono modificare il risultato.

L'ultimo limite è l'ipotesi di tasso costante, che nessun mercato azionario rispetta. Per questo la regola va usata come strumento di orientamento su medie storiche, mai come previsione su un singolo strumento o su un orizzonte breve.

Regola del 70 e regola del 69,3: quale usare e quando

Le varianti esistono perché il numeratore matematicamente corretto non è fisso: cresce al crescere del tasso. Vale circa 69,3 quando il rendimento tende a zero, sale a 71 intorno al 5%, tocca 72 verso l'8% e supera 74 oltre il 15%.

Ne discende una regola di scelta semplice, opposta a quella che si legge spesso:

  • Regola del 69,3 — la più accurata per tassi molto bassi e per la capitalizzazione continua, perché 0,693 è il logaritmo naturale di 2. Usala sotto lo 0,5% annuo o quando gli interessi si compongono in continuo.
  • Regola del 70 — la scelta migliore per tassi tra lo 0,5% e il 5%: conti deposito, obbligazioni governative, inflazione. Al 2% dà 35 anni contro i 35,0 del calcolo esatto, praticamente perfetta.
  • Regola del 72 — la più precisa nella fascia tra il 6% e il 10%, quella tipica dei rendimenti azionari di lungo periodo, oltre a essere la più comoda da dividere a mente.

Un esempio chiarisce l'inversione: con un rendimento del 10%, il tempo di raddoppio esatto è 7,27 anni. La regola del 72 stima 7,2 anni, la regola del 70 stima 7,0. Ai tassi alti è il 72 a vincere, non il 70 — l'affermazione contraria, molto diffusa, è semplicemente sbagliata.

In sintesi, la regola del 72 vale quanto costa impararla: una divisione a mente che traduce un tasso percentuale in un orizzonte temporale, e che rende evidente il peso reale dei rendimenti, dei costi e dell'inflazione sul lungo periodo. Tra il 6% e il 10% la sua approssimazione è quasi indistinguibile dal calcolo esatto.

Il suo limite è anche il suo valore: è una stima, non una proiezione. Per decisioni concrete conviene affiancarle un calcolo che tenga conto di fiscalità, commissioni e inflazione, e scegliere un intermediario con costi contenuti — perché, come mostra il confronto tra 2% e 0,2% di commissioni, è lì che si decide una parte consistente del risultato finale.

Domande frequenti sulla regola del 72

Disclaimer:

Il trading comporta dei rischi e potresti perdere parte o tutto il capitale investito. Le informazioni fornite hanno esclusivamente scopo informativo ed educativo e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria e/o una raccomandazione di investimento.