Prossima riunione BCE 2026: cosa aspettarsi tra inflazione, Iran e tassi
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Prossima riunione BCE 2026: cosa aspettarsi tra inflazione, Iran e tassi
La prossima riunione della BCE è prevista il 18-19 marzo 2026 e arriva in un momento cruciale: l’inflazione dell’Eurozona è scesa vicino al target del 2%, ma servizi, salari e tensioni geopolitiche – soprattutto il conflitto con l’Iran e il rischio energia – restano fattori chiave per le decisioni di politica monetaria.
Nel 2026, il calendario BCE assume un’importanza particolare perché la politica monetaria europea si trova in una fase di equilibrio delicato. L’inflazione dell’Eurozona è ormai scesa all’1,9%, molto vicina al target del 2%, ma alcune componenti restano più persistenti, soprattutto l’inflazione dei servizi, ancora sopra il 3%, e l’andamento dei salari.
A complicare lo scenario si aggiunge il contesto internazionale. L’escalation del conflitto con l’Iran ha riportato volatilità sui mercati energetici e sul prezzo del petrolio, un fattore che potrebbe influenzare nuovamente le aspettative di inflazione in Europa proprio mentre la BCE stava avvicinandosi a una fase più neutrale della politica monetaria.
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La prossima riunione BCE è prevista il 18-19 marzo 2026 e arriva inoltre a poche ore dalla decisione della Federal Reserve statunitense (17-18 marzo). Quando le due principali banche centrali del mondo si riuniscono nello stesso momento, i mercati tendono a reagire con maggiore sensibilità ai segnali di politica monetaria.
Quando si riunisce il consiglio direttivo della BCE
Ci sono due tipi di riunioni del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE):
Riunioni per le decisioni di politica monetaria: queste riunioni si svolgono ogni 6 settimane. In queste occasioni, il Consiglio Direttivo della BCE valuta la situazione economica e finanziaria e prende decisioni sui tassi di interesse e su altre misure di politica monetaria per mantenere la stabilità dei prezzi nella zona euro. L'ultima riunione si è tenuta a febbraio 2026 e la prossima sarà il 18-19 marzo, a poche ore di distanza da quella della FED.
Riunioni per decisioni di altro tipo: queste riunioni si tengono ogni 2 settimane. Coprono una vasta gamma di argomenti che non sono direttamente legati alle decisioni di politica monetaria, come la supervisione bancaria, la stabilità finanziaria e altre questioni amministrative e organizzative della BCE.
Prossima riunione BCE 2026
La prossima riunione di politica monetaria della BCE è in calendario il 18 e 19 marzo 2026, con decisione sui tassi e conferenza stampa di Christine Lagarde attese il 19 marzo.
Si tratta di un appuntamento particolarmente importante perché arriva in una fase delicata: da un lato l’inflazione dell’Eurozona è tornata molto vicina al target del 2%, dall’altro il quadro internazionale si è complicato di nuovo, soprattutto per l’escalation del conflitto con l’Iran e per i suoi effetti potenziali su petrolio, energia, fiducia e aspettative d’inflazione.
Non sorprende quindi che investitori, analisti e famiglie guardino con attenzione a questo meeting. Le decisioni della Banca Centrale Europea influenzano infatti il costo del credito, i mutui, i rendimenti obbligazionari, il cambio euro-dollaro e, più in generale, il tono dei mercati europei. In un contesto come quello attuale, la riunione di marzo conta non solo per l’eventuale decisione sui tassi, ma soprattutto per capire come la BCE stia leggendo il nuovo equilibrio tra inflazione quasi rientrata, crescita moderata e rischi geopolitici più elevati.
Quale sarà la prossima mossa della BCE?
Il punto, però, oggi non è soltanto se i tassi resteranno fermi a marzo, ma quanto il conflitto con l’Iran possa cambiare il tono della comunicazione di Lagarde.
Nelle ultime giornate i mercati hanno iniziato a riconsiderare il rischio che un nuovo shock energetico, legato al Medio Oriente e al petrolio, possa rallentare il processo di disinflazione o addirittura riaccendere pressioni sui prezzi. Proprio per questo la riunione di marzo sarà letta anche come un test sulla capacità della BCE di gestire un contesto in cui i dati interni stanno migliorando, ma i rischi esterni sono tornati a salire in modo evidente.
Il consenso prevalente tra gli economisti, almeno per ora, continua comunque a indicare una BCE orientata a mantenere il tasso sui depositi al 2,00% ancora per diversi mesi. Un sondaggio Reuters pubblicato a metà marzo segnala infatti che la maggioranza degli analisti si aspetta tassi fermi per tutto il 2026, nonostante il ritorno dei timori inflazionistici legati al petrolio e al conflitto con l’Iran. Questo significa che, salvo sorprese, la riunione non dovrebbe produrre una mossa immediata, ma sarà cruciale per capire se Francoforte inizierà ad assumere un tono più cauto o più rigido.
Focus: prossima mossa BCE
Alla vigilia della riunione del 19 marzo, lo scenario di base resta quello di tassi invariati. Nell’ultima decisione ufficiale del 5 febbraio 2026, il Consiglio direttivo ha lasciato fermi tutti e tre i tassi di riferimento e ha ribadito un approccio prudente, guidato dai dati e valutato riunione per riunione. La BCE ha inoltre sottolineato che il quadro resta incerto per via delle tensioni geopolitiche e dell’incertezza sulla politica commerciale globale.
Di seguito vi proponiamo il calendario 2026 delle riunioni da monitorare per non perdere neanche un appuntamento con la BCE.
Calendario BCE 2026
Dopo questa ultima riunione, vediamo adesso le prossime riunione BCE del 2026 in tema di politica monetaria.
4-5 febbraio 2026;
18-19 marzo 2026;
29-30 aprile 2026;
10-11 giugno 2026;
22-23 luglio 2026;
9-10 settembre 2026;
28-29 ottobre 2026;
26-17 dicembre 2026.
Se vuoi restare aggiornato sui movimenti delle politiche monetarie scopri quando è la prossima riunione FED.
Ultima riunione della BCE: tassi invariati e linea prudente
Nell’ultima riunione di politica monetaria, tenuta il 5 febbraio 2026, la BCE ha lasciato invariati i tre tassi chiave e ha confermato una linea di continuità. Il messaggio è stato chiaro: l’inflazione sta convergendo verso il target, ma l’istituto di Francoforte non vuole pre-impegnarsi su un percorso futuro dei tassi e preferisce mantenere piena flessibilità, valutando di volta in volta l’evoluzione dei dati macroeconomici.
Nel dettaglio, i tre tassi di riferimento restano:
deposit facility: 2,00%
operazioni di rifinanziamento principali (MRO): 2,15%
prestiti marginali (MLF): 2,40%
Sul fronte macroeconomico, la BCE continua a descrivere l’economia dell’Eurozona come relativamente resiliente. Nelle proiezioni macroeconomiche di dicembre 2025, che rappresentano ancora il quadro ufficiale di riferimento in attesa dell’aggiornamento di marzo, l’inflazione headline è vista al 2,1% nel 2025, 1,9% nel 2026, 1,8% nel 2027 e di nuovo 2,0% nel 2028. La banca centrale ritiene quindi che il ritorno alla stabilità dei prezzi sia in corso, anche se non in modo perfettamente lineare.
Resta inoltre confermata la normalizzazione del bilancio BCE: i portafogli APP e PEPP continuano a ridursi gradualmente, senza reinvestimento dei titoli in scadenza, mentre Francoforte ribadisce di avere ancora a disposizione strumenti per intervenire se la trasmissione della politica monetaria nell’Eurozona dovesse essere ostacolata da tensioni disordinate sui mercati.
Focus: inflazione dei servizi, salari e petrolio
Il vero nodo della riunione di marzo non è tanto il dato generale sull’inflazione, quanto la sua composizione. Secondo la stima flash di Eurostat, a febbraio 2026 l’inflazione annua dell’area euro è salita all’1,9%, dall’1,7% di gennaio. Il dato resta vicino all’obiettivo BCE, ma la componente dei servizi si conferma più alta e persistente, al 3,4%, molto sopra le altre voci del paniere. È proprio questo il segmento che la BCE osserva con più attenzione, perché riflette le pressioni più interne dell’economia europea.
Accanto ai servizi, l’altro indicatore chiave resta quello dei salari. L’ultimo aggiornamento dell’ECB wage tracker segnala una normalizzazione nel 2026, con crescita dei salari negoziati stimata al 2,4%, dopo il 3,2% del 2025. Per la BCE questo è un segnale importante: se la dinamica salariale rallenta davvero e i servizi iniziano a raffreddarsi, il quadro inflazionistico può diventare più gestibile. Se invece le spinte interne dovessero restare più rigide del previsto, la banca centrale avrebbe meno spazio per adottare un tono accomodante.
A complicare il quadro c’è ora il fattore geopolitico. L’escalation del conflitto con l’Iran è diventata centrale nelle valutazioni dei mercati perché rischia di trasmettersi rapidamente ai prezzi dell’energia e alle aspettative d’inflazione attraverso il petrolio. Nelle ultime sedute il rialzo del Brent e i timori sulle forniture hanno già spinto gli investitori a rivedere le aspettative sui futuri tagli dei tassi, fino al punto che parte del mercato ha iniziato a prezzare persino il rischio di un rialzo entro l’estate se lo shock energetico dovesse durare più del previsto. Per questo motivo, nella riunione BCE del 19 marzo conteranno molto non solo la decisione sui tassi, ma soprattutto il linguaggio usato da Lagarde sul legame tra energia, inflazione e stabilità del quadro macroeconomico europeo.
👉 Vuoi capire meglio il linguaggio dei banchieri centrali? Scopri nel prossimo articolo la differenza tra “Hawkish” e “Dovish” in politica monetaria.
Da chi è formato il consiglio direttivo della BCE
Il consiglio direttivo della BCE è l'organo fondamentale nei processi decisionali di politica monetaria. È composto dai sei membri del Comitato esecutivo e i governatori delle banche centrali nazionali dei paesi dell’area euro.
Il Comitato esecutivo: questo comitato comprende il Presidente della BCE - in questo caso Christine Lagarde - il Vicepresidente e altri quattro membri. Sono tutti nominati dai capi di Stato o di governo dei Paesi dell'area dell'euro per un mandato non rinnovabile di otto anni.
Governatori delle banche centrali nazionali: sono i governatori delle banche centrali dei 20 Paesi dell'area dell'euro. Ciascuno di questi governatori rappresenta la propria banca centrale nazionale all'interno del Consiglio direttivo.
Il Consiglio direttivo è il principale organo decisionale della BCE, responsabile della formulazione della politica monetaria per l'area dell'euro. Ciò include decisioni quali la fissazione dei tassi di interesse e, in generale, la gestione dell'offerta di moneta per mantenere la stabilità dei prezzi e sostenere le politiche economiche generali dell'Unione europea.
Qual è il mandato principale della BCE?
La Banca Centrale Europea (BCE) ha come obiettivo principale quello di mantenere la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro, il che significa mantenere l'inflazione bassa, stabile e prevedibile, cosa che non è avvenuta negli ultimi anni, motivo per cui abbiamo assistito a tanti movimenti e aspettative di rialzi e tagli dei tassi di interesse.
Tasso di inflazione | Fonte: BCE
Si noti nel grafico come, dopo diversi anni in cui l'inflazione era sotto controllo, sempre al di sotto del 2% - a volte addirittura dello 0% o addirittura negativa -, nel 2022 sia schizzata al 10%, per poi scendere nuovamente a circa il 2,2% nei mesi attuali.
Ciò ha costretto la BCE ad alzare i tassi di interesse in modo aggressivo per tutto il 2022 e il 2023, poiché non stava adempiendo al suo unico mandato, che era quello di mantenere la stabilità dei prezzi e quindi eliminare l'inflazione.
Tuttavia, a partire da settembre 2024, Christine Lagarde ha posto fine al periodo di tassi massimi e ha già dato ordine per il secondo taglio dei tassi di 25 punti.
I 3 tassi di interesse controllati dalla BCE
Sebbene si parli sempre del controllo dei tassi di interesse, la verità è che la BCE controlla 3 tassi:
Marginal Deposit Facility: è il tasso di interesse che le banche ricevono per depositare fondi presso la BCE da un giorno all'altro. Questo tasso cerca di influenzare le banche a depositare o ritirare la liquidità in eccesso.
Tasso di rifinanziamento principale (MRO): il principale tasso di interesse che la BCE applica settimanalmente per prestare denaro alle banche attraverso le operazioni di mercato aperto.
Operazioni di rifinanziamento marginale (MLF): il tasso al quale le banche possono prendere a prestito dalla BCE, in ultima istanza, utilizzando come garanzia le attività idonee.
Che ruolo giocano le banche centrali nei mercati?
La banca centrale svolge diverse funzioni. In primis, fissa i tassi di interesse ai quali concedere prestiti alle banche commerciali della zona euro. Le decisioni di politica monetaria hanno un effetto diretto sull'offerta di moneta e l'inflazione. Il che, a sua volta, influenza i mercati finanziari. All'annuncio di politiche monetarie restrittive si associa un atteggiamento volta alla prudenza o alla vendita da parte dei mercati finanziari e viceversa. La BCE svolge poi una funzione di controllo, contribuendo all'accertamento dei controlli su istituzioni e mercati congiuntamente alle autorità nazionali e garantendo la sicurezza e la solidità del sistema bancario. Qui puoi leggere l'intervista a Nicola Para sul ruolo della BCE nei mercati.
La Banca Centrale Europea (BCE) svolge un ruolo fondamentale nell'orientare l'economia dell'Eurozona. Ogni volta che si avvicina una delle sue riunioni, gli investitori si trovano di fronte alla domanda cruciale: dove investire? Le decisioni prese dalla BCE possono avere un impatto significativo sulle performance delle azioni nel mercato europeo. Molti si rivolgono alle migliori azioni dell'Eurostoxx come barometro per valutare la reazione del mercato alle notizie provenienti dalla BCE. In periodi di incertezza o di attese di cambiamenti nella politica monetaria, le azioni difensive, notoriamente meno sensibili alle fluttuazioni economiche, diventano particolarmente attraenti. Tuttavia, le decisioni della BCE possono anche offrire opportunità per coloro che sanno dove cercare, rendendo la selezione delle migliori azioni da comprare un esercizio tanto sfidante quanto gratificante.
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