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Che cos’è il P/E ratio o Price Earnings Ratio?

Il P/E ratio (Price Earnings Ratio) misura quante volte il prezzo di un’azione incorpora gli utili per azione (EPS). Si calcola come prezzo diviso EPS: un valore alto segnala aspettative di crescita, uno basso una possibile sottovalutazione. Ne esistono versioni Trailing, Forward e CAPE.
Che cos'è il P/E ratio o Price Earnings Ratio e come si calcola

Indice

Il Price Earnings Ratio, noto anche come rapporto P/E o PER, è uno dei metodi più utilizzati per capire se un'azione è valutata “correttamente” rispetto alle altre. In questa guida vediamo cos'è, come si calcola con un esempio pratico, come interpretarlo, i tipi (Trailing, Forward e CAPE) e i suoi limiti.

Che cos'è il P/E ratio (rapporto prezzo/utili)?

Il Price Earnings Ratio, noto anche come rapporto P/E o PER, è il rapporto tra il prezzo di un'azione e l’utile per azione (ovvero tra la capitalizzazione di borsa e gli utili dell'emittente). Essendo il rapporto tra un titolo (prezzo dell'azione) e un flusso (utili per azione), il P/E ha come unità di misura il tempo.

Può essere interpretato, quindi, come l'arco di tempo necessario perché l'azienda ripaghi il prezzo attuale dell'azione mantenendo gli utili correnti. È uno strumento centrale nell'analisi fondamentale per valutare l'attrattività di un'azione e capire quanto sia sopravvalutata o sottovalutata rispetto ai suoi utili. Qui trovi anche una guida per fare l'analisi di un'azienda.

Come si calcola il P/E ratio: formula ed esempio

Il PER è un indice di valutazione basato sul prezzo delle azioni e sugli utili per azione (EPS). Il modo più semplice per calcolarlo, se disponiamo dell'utile per azione (l'utile per azioneEPS — si ottiene considerando gli utili degli ultimi 12 mesi e dividendoli per il numero medio ponderato di azioni in circolazione), è:

P/E o PER = Prezzo per azione / Utile per azione (EPS)

Un altro modo è partire dalla capitalizzazione di mercato e dividerla per l'utile netto:

P/E o PER = (Prezzo per azione × azioni in circolazione) / Utile netto

Facciamo un esempio pratico. Immagina una società che quota 30 € per azione e genera un utile per azione di 2 €: il suo P/E è 30 / 2 = 15. Significa che il mercato paga 15 volte gli utili annui e che, a parità di profitti, servirebbero 15 anni per recuperare l'investimento.

Ora confrontala con un'altra azienda dello stesso settore che quota 40 € con un EPS di 4 €: il suo P/E è 40 / 4 = 10. Pur avendo un prezzo per azione più alto, è più conveniente della prima, perché paghi meno per ogni euro di utili generati. È qui che il P/E si rivela utile: un prezzo più alto non significa un'azione più cara.

Il PER può essere calcolato e stimato su diversi siti web finanziari, spesso in versione prospettica per i prossimi anni in base all'utile netto stimato dagli analisti. Il valore può variare leggermente, perché le stime di utile cambiano a seconda della fonte dei dati.

P/E ratio alto o basso: come interpretarlo

Il rapporto P/E aiuta a determinare se un titolo è sopravvalutato o sottovalutato. Il P/E di una società può essere confrontato con altri titoli dello stesso settore o con un indice più ampio, come l'S&P 500. Come regola generale, valori bassi possono segnalare azioni sottovalutate, mentre valori molto alti riflettono aspettative di crescita elevate o un titolo caro.

ValoreSignificato
N/ASe l'azienda è in perdita, il P/E è indeterminato: si può calcolare un P/E negativo, ma per convenzione viene lasciato indefinito.
0-10Il titolo può essere sottovalutato, oppure gli investitori ritengono che gli utili siano in calo.
10-17Per gli analisti è un valore P/E generalmente appropriato per le società.
17-25Il titolo può essere sopravvalutato, o gli utili sono cresciuti; può anche indicare aspettative di crescita futura.
+25Riflette elevate aspettative di crescita degli utili futuri, oppure una possibile bolla speculativa con prezzi gonfiati.

Il P/E ci dice quante volte stiamo pagando i profitti dell'azienda o, in altri termini, quanti anni servirebbero per recuperare l'investimento in base a quei profitti. Restano indicazioni di massima: per una valutazione completa vanno considerati più aspetti, ma questa è una prima, rapida approssimazione.

A cosa serve il rapporto P/E: gli utilizzi

I rapporti P/E forniscono un metodo standardizzato per analizzare titoli con prezzi e livelli di utili molto diversi. In pratica viene usato per:

  • Determinare la valutazione di un titolo: un P/E più alto indica un titolo più costoso rispetto ai suoi utili; un P/E più basso, un titolo meno costoso.
  • Confrontare aziende dello stesso settore o rispetto a un indice più ampio, come i titoli che compongono l'S&P 500.
  • Ragionare sui rendimenti futuri attesi: le società a rapida crescita, come le tecnologiche, hanno spesso P/E elevati perché gli investitori pagano di più oggi aspettandosi utili più alti domani.

Il PER permette anche di confrontare la valutazione di un'azienda con il proprio passato e, insieme a una stima dei profitti futuri, di capire perché lo stesso titolo viene pagato di più o di meno rispetto a prima.

Trailing P/E, Forward P/E e CAPE: i tipi di P/E ratio

A seconda del tipo di utili usati al denominatore si individuano diverse versioni del P/E.

Trailing P/E

Il P/E classico si basa sugli utili registrati a fine anno fiscale, che però possono non essere allineati al prezzo attuale, in costante movimento. Per questo si usa il Trailing P/E, calcolato sugli utili degli ultimi quattro trimestri (i 12 mesi precedenti), che offre una fotografia più aggiornata basata su dati reali e non su previsioni.

Forward P/E

Il Forward P/E si concentra sugli utili attesi dagli analisti per i trimestri successivi: è quindi una stima orientata al futuro. Riflette le aspettative del mercato ma, considerato isolatamente, ha un'affidabilità limitata perché dipende dalla bontà delle previsioni.

CAPE ratio (il P/E di Shiller)

Il CAPE ratio (Cyclically Adjusted P/E), o P/E di Shiller, è stato reso popolare dal premio Nobel Robert Shiller. Rapporta il prezzo alla media degli utili per azione degli ultimi 10 anni, corretti per l'inflazione. Attenuando le oscillazioni del ciclo economico, è particolarmente usato per valutare se un intero mercato — non solo una singola azione — è caro o a buon mercato.

I limiti del P/E ratio e le alternative (EV/EBIT e PEG)

Il P/E è semplice e diffuso, ma da solo non basta per valutare un'azione. Il primo limite è che si basa sugli utili di fine esercizio, che possono essere superati mentre il prezzo continua a muoversi.

Inoltre non tiene conto del debito: per confrontare aziende con diversa leva finanziaria è più rappresentativo il rapporto Valore d'Impresa/Utile Netto (EV/NI) o l'EV/EBIT, che includono i debiti finanziari oltre alla capitalizzazione. Anche gli utili straordinari possono distorcere il calcolo: per mitigarlo si usa al denominatore l'Ebit, il reddito operativo prima di interessi e imposte.

Un P/E basso, poi, non è sempre un affare: può essere una value trap, cioè un titolo che appare a sconto ma riflette correttamente un business in difficoltà.

Per le società growth e tecnologiche, che reinvestono gli utili, il P/E può risultare fuorviante: in questi casi si ricorre al rapporto PEG (Price/Earnings to Growth), che rapporta il P/E al tasso di crescita degli utili. Per un quadro completo conviene affiancare al P/E altri multipli di valutazione come il P/B e l'EV/EBITDA.

Esempio: il P/E ratio dell'S&P 500

Sommando il prezzo di ogni azione dell'S&P 500 e confrontandolo con la somma degli utili per azione di quelle società, si ottiene il P/E dell'intero mercato azionario statunitense.

A luglio 2026 il CAPE dell'S&P 500 si aggira intorno a 40, uno dei valori più alti mai registrati e oltre il doppio della media storica di lungo periodo (circa 17). Un livello così elevato — vicino al record del dicembre 1999 — suggerisce un mercato storicamente caro, anche se da solo non indica quando i prezzi correggeranno.

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In sintesi, il P/E ratio è uno degli strumenti più immediati dell'analisi azionaria: mette in relazione prezzo e utili e permette di confrontare titoli, settori e mercati per capire se un'azione è cara o a buon mercato. La sua forza è la semplicità; il suo limite è che fotografa un solo aspetto della valutazione.

Proprio per questo il P/E va letto nel contesto — settore, storico del titolo e prospettive di crescita — e affiancato ad altri indicatori come EV/EBIT, PEG o il CAPE per i mercati. Usato insieme ad altre metriche, aiuta a individuare le aziende più interessanti su cui concentrare un'analisi più approfondita prima di investire.

Domande frequenti sul P/E ratio