Come valutare le aziende con l’analisi fondamentale

Indice
Analizzare un'azienda può sembrare più difficile di quanto non sia a causa del gran numero di indici esistenti. La buona notizia è che bastano pochi indicatori chiave, letti insieme, per farsi un'idea solida del valore di un titolo.
Del resto, bisogna studiare vari documenti informativi utili come:
- stato patrimoniale: che ci consente di analizzare la struttura e la situazione finanziaria dell'azienda;
- conto economico: per vedere se l'azienda sta generando profitti e come;
- rendiconto finanziario: insieme al conto economico, ci consente di dare uno sguardo ai flussi di cassa.
In questo articolo vedremo quali sono le metriche più rilevanti per fare l'analisi fondamentale e come usarle per capire se un titolo è caro o conveniente.
Per passare dall’analisi dei fondamentali all’acquisto di azioni, può essere utile confrontare broker come Fineco, DEGIRO e BG Saxo, valutando mercati disponibili, strumenti di ricerca, costi operativi e regime fiscale.

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Che cos'è l'analisi fondamentale delle azioni?
L'analisi fondamentale è quella che si basa sullo studio delle variabili che incidono sulla performance di un titolo finanziario, con l'obiettivo di determinare se il valore intrinseco del bene corrisponde al suo attuale prezzo di mercato.
Su questo tema ti consigliamo anche di leggere la differenza tra valore contabile e valore di mercato e la differenza tra il valore e il prezzo di un'azione.
In altre parole, l'analisi fondamentale, come suggerisce il nome, esamina i fondamenti di un titolo finanziario. Questi possono essere correlati sia a fattori esterni che interni.
Prima di vedere quali variabili fanno parte dell'analisi fondamentale, è importante capire che questa viene effettuata dagli investitori che operano nel mercato azionario. Se il prezzo di un titolo è ben al di sopra del suo valore intrinseco, si può sospettare che sia sopravvalutato; se invece è nettamente inferiore al valore calcolato, l'asset potrebbe essere sottovalutato.
Quali documenti finanziari servono per valutare un'azienda
Prima ancora dei singoli indici, la valutazione di un'azienda parte da tre documenti del bilancio, che vanno letti insieme perché si completano a vicenda:
- Stato patrimoniale: fotografa in un dato momento ciò che l'azienda possiede (attività) e ciò che deve (passività e patrimonio netto). Serve a capire la solidità finanziaria.
- Conto economico: mostra ricavi, costi e utile di un periodo. Risponde alla domanda "l'azienda guadagna, e come?".
- Rendiconto finanziario: ricostruisce i flussi di cassa in entrata e in uscita. Un'azienda può dichiarare un utile contabile ma bruciare liquidità: è qui che lo si vede.
Per le società quotate questi documenti sono pubblici e si trovano nella sezione investor relations del sito aziendale o nei bilanci depositati. Da questi tre prospetti derivano tutti gli indici che vediamo di seguito.
Gli indici di bilancio: cosa sono e come si classificano
Gli indici di bilancio sono indicatori della situazione dell'azienda. Stabiliscono una relazione tra grandezze finanziarie, con la quale è possibile effettuare un'analisi dettagliata della situazione o dell'equilibrio economico dell'azienda.
Il confronto dei diversi indici nel tempo fornisce risposte concrete circa la corretta gestione dell'impresa.

Indici di solvibilità
Debito rispetto al patrimonio netto (D/E). Il rapporto debito/equity misura il rapporto tra le passività e il capitale apportato dagli azionisti. È l'indicatore di riferimento per misurare la leva finanziaria di un'azienda. Mostra inoltre in che misura il capitale sociale può far fronte agli obblighi della società nei confronti dei creditori in caso di liquidazione.
Rapporto debito/patrimonio netto = Totale passività / patrimonio netto
Interpretazione del rapporto debito/patrimonio netto. In genere, un elevato rapporto debito/patrimonio netto indica che una società potrebbe non generare liquidità sufficiente per soddisfare i propri obblighi di debito. Tuttavia, rapporti molto bassi possono anche indicare che un'azienda non sta sfruttando i maggiori profitti che la leva finanziaria può portare.
Indici di liquidità
Gli indici di liquidità ci permettono di conoscere la capacità di un'azienda di far fronte ai propri debiti e obblighi a breve termine.
Per questo sono un indicatore molto importante sia per l'azienda, che deve tenere conto della propria liquidità quando prende decisioni finanziarie, sia per i potenziali investitori.
Current ratio. Per calcolarlo, gli analisti confrontano le attività correnti di una società con le sue passività correnti. Le attività correnti includono contanti, crediti, scorte e altre attività che si prevede saranno convertite in contanti in meno di un anno. Le passività correnti comprendono i debiti, gli stipendi, le imposte dovute e la parte corrente del debito a lungo termine.
Current ratio = attività correnti / passività correnti
Quick ratio (Acid test). Affina il current ratio escludendo le scorte, cioè considerando solo le attività più liquide:
- liquidità e mezzi equivalenti (come i conti di risparmio);
- depositi vincolati con scadenza inferiore a 3 mesi e buoni del Tesoro;
- titoli negoziabili facilmente convertibili in contanti;
- crediti verso clienti per beni e/o servizi forniti.
Acid ratio = (liquidità e mezzi equivalenti + depositi + titoli negoziabili + crediti) / passività correnti
Margine di tesoreria. Misura la capacità di una società di pagare i debiti in scadenza a breve termine, mantenendo liquidità e crediti a proprio favore.
Margine di tesoreria = (Attività disponibili + attività realizzabili) / Passività correnti
Indici di redditività
Gli indici di redditività sono calcoli che ci aiutano a sapere se un'azienda guadagna abbastanza per coprire le proprie spese e generare benefici per i suoi proprietari.
In un'impresa le spese da affrontare sono molto diverse: spese del personale, tasse, ammortamenti, interessi bancari, ecc. Può quindi succedere che un'azienda sia redditizia in un certo segmento ma in perdita in un altro: per questo esistono diversi indici di redditività.
- FCF (Free Cash Flow): è un indicatore che misura i flussi di cassa generati dall'attività produttiva dell'azienda, al netto delle spese di produzione. Il risultato indica quanto denaro è disponibile per pagare investitori e creditori o per essere reinvestito.
- ROI (Return on Investment): metrica che indica quanto l'azienda ha guadagnato attraverso i suoi investimenti. Si calcola sottraendo i costi al reddito totale e dividendo il risultato per i costi totali.
- ROE (Return on Equity): è il rendimento del capitale proprio. Si ottiene dividendo l'utile (al netto degli interessi sul debito) per il patrimonio netto. Misura la redditività contabile dell'azionista.
- ROA (Return on Assets): è la redditività degli asset posseduti dall'azienda. Si ottiene dividendo l'utile (al netto degli interessi sul debito) per le attività totali. Misura la redditività economica dell'azienda.
- ROCE (Return on Capital Employed): valuta la performance di un'azienda in base alla gestione del suo capitale totale. Ha molto in comune con il ROIC.
- ROIC: il ritorno sul capitale investito quantifica la redditività che un'azienda genera rispetto al capitale utilizzato per generarla.
- EPS (utile per azione): è l'utile netto diviso per il numero di azioni della società. Misura quanto dell'utile per azione corrisponderebbe a ciascun titolo.
- Redditività dei dividendi: indica quanta parte dell'investimento possiamo recuperare con la sola distribuzione dei dividendi. Il dividend yield è uno dei modi principali per misurare la produttività dell'investimento azionario.
I multipli di valutazione
Passiamo ai rapporti più consultati negli investimenti finanziari: i multipli di valutazione, ovvero il metodo dei multipli. Le loro funzioni possono essere molteplici:
- confrontare aziende di dimensioni diverse;
- analizzare l'evoluzione dell'azienda nel tempo;
- stabilire le differenze tra la situazione attuale dell'azienda e quella ideale;
- confrontare i risultati con quelli delle aziende del settore;
- analizzare le differenze con i principali concorrenti.
Ed ecco i multipli principali:
- Prezzo/Valore contabile (Price to book value): è il prezzo delle azioni diviso per il valore contabile per azione. Riflette quanto gli investitori sono disposti a pagare per le attività di una società rispetto al loro valore di bilancio. Permette di stimare se la società quota a sconto o a premio.
- EV/EBITDA (valore aziendale/EBITDA): si ottiene dividendo il Valore dell'Azienda (capitalizzazione di borsa + indebitamento finanziario netto) per l'EBITDA. Il suo vantaggio è l'obiettività: esclude voci controverse come gli ammortamenti e non risente del diverso livello di leva finanziaria. È utile per valutare le società cicliche.
- PER (rapporto prezzo/utili): è il multiplo più conosciuto e usato sul mercato. Mette in relazione il prezzo con l'utile netto. Un PER pari a dieci significa che, al prezzo corrente, la società recupererebbe il suo valore attraverso i profitti in dieci anni. Il suo principale vantaggio è la facilità d'uso e di proiezione; il suo principale svantaggio è l'elevata sensibilità nelle società cicliche e le distorsioni dovute alla leva finanziaria.
- PCF (Prezzo/Flusso di cassa): mette in relazione la capitalizzazione di mercato con il flusso di cassa (utile netto più ammortamenti). Usando i flussi di cassa, elimina le distorsioni che ammortamenti o proventi straordinari causano sugli utili. È utile per confrontare aziende dello stesso settore con struttura di capitale simile, ma non è comparabile tra settori con esigenze di CAPEX diverse.
- PEG: è il rapporto tra il PER e il tasso di crescita degli utili per azione (EPS). Se un titolo ha un PER di 25 e gli utili crescono del 25%, il PEG è pari a 1. Un PEG pari o inferiore a 1 suggerisce un titolo sottovalutato; sopra 1, sopravvalutato. Come il PER, va sempre confrontato con la media del settore.
- Payout: esprime la percentuale degli utili che un'azienda dedica alla remunerazione degli azionisti. Un payout del 50% significa che metà dell'utile netto attribuibile viene distribuito agli azionisti.
Leggi anche cos'è il ROI e come si calcola.
Come capire se un'azione è sottovalutata o sopravvalutata
Calcolare gli indici è solo metà del lavoro: il passo decisivo è trasformare quei numeri in un giudizio sul prezzo del titolo. Esistono due approcci complementari, uno relativo e uno assoluto.
Quando si confrontano multipli come PER, EV/EBITDA o Price to Book, avere accesso a mercati ampi e dati societari aggiornati può fare la differenza: per questo broker come BG Saxo, Fineco e DEGIRO sono particolarmente coerenti con un approccio basato sull’analisi fondamentale.

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Il metodo dei multipli rispetto ai peers
L'approccio relativo confronta i multipli del titolo (PER, EV/EBITDA, P/B) con due riferimenti: la media storica della stessa azienda e i valori delle aziende concorrenti dello stesso settore. Se un titolo tratta a un PER di 12 mentre i suoi peers viaggiano a 20 e i fondamentali sono simili, c'è un primo indizio di sottovalutazione.
Il limite è evidente: un multiplo basso può segnalare un'opportunità oppure un problema reale (una value trap). Per questo il confronto va sempre accompagnato dall'analisi della crescita e della qualità del business.
Il valore intrinseco e il modello DCF
L'approccio assoluto stima il valore intrinseco dell'azienda con il modello del Discounted Cash Flow (DCF): si proiettano i flussi di cassa futuri attesi e si attualizzano a oggi usando un tasso di sconto che riflette il rischio dell'investimento.
Se il valore così ottenuto è superiore alla capitalizzazione di mercato, il titolo risulta sottovalutato; se è inferiore, sopravvalutato. Il DCF è potente ma molto sensibile alle ipotesi: conviene lavorare con scenari prudenti e lasciare un margine di sicurezza tra valore stimato e prezzo pagato.
Come misurare la crescita di un'azienda?
Per gli investitori, avere successo con le azioni significa comprendere i diversi fattori che influenzano le aspettative del mercato e come queste cambiano nel tempo. Alcuni fattori possono influenzare positivamente o negativamente le attese sui fondamentali di un'azienda.
Previsioni di crescita aziendale
Forse il fattore principale nella valutazione di un'azienda è la sua capacità di generare profitti e distribuire dividendi. Un'azienda può aumentare i propri profitti principalmente in tre modi:
- Espansione aziendale. A seconda del settore, l'azienda può aumentare le vendite entrando in nuovi mercati, attraverso accordi con partner o joint venture, sviluppando nuovi prodotti o rinnovando il proprio marchio.
- Aumento del prezzo dei prodotti o servizi. Se la situazione economica lo consente, l'azienda può alzare i prezzi in caso di aumento della domanda, o per far fronte all'aumento dei costi interni o delle materie prime.
- Riduzione delle spese. Per migliorare la redditività si possono tagliare i costi. Gli investitori esaminano le spese amministrative, di vendita e di marketing rispetto alla percentuale delle vendite (il margine) per valutare l'efficienza gestionale.
I rischi da considerare nella valutazione
Nella valutazione di un titolo vanno considerati una serie di rischi che possono rallentare la crescita e penalizzare azioni e utili della società:
- Rischio operativo — legato alla gestione e ai processi interni.
- Rischio politico — cambi normativi o di contesto nei paesi in cui opera.
- Rischio valutario — oscillazioni dei tassi di cambio.
- Rischio legale — contenziosi e responsabilità.
- Rischio di insolvenza — incapacità di far fronte ai debiti.
Dove consultare gratuitamente i dati fondamentali di un'azienda?
I conti di una società sono pubblici e la loro storia può essere consultata nella sezione investor relations di ciascuna azienda o sul sito dell'autorità di regolamentazione. Esistono inoltre diversi strumenti per consultare gratuitamente i dati fondamentali.
Screeners
Molti investitori preferiscono usare screener o database per consultare rapporti di valutazione, stime degli analisti e multipli storici. Qui ne segnaliamo tre; per approfondire puoi leggere la lista dei migliori stock screeners:
- Finviz
- Tikr
- Zacks
Banche dati
Hanno un costo elevato e in genere sono accessibili solo a università o aziende che pagano la licenza del software:
- Reuters (oggi LSEG Workspace)
- Bloomberg
- Morningstar
- FactSet
Se invece cerchi un broker per mettere in pratica l'analisi fondamentale e comprare azioni in borsa, questi sono alcuni operatori regolamentati adatti agli investitori in azioni ed ETF:




Altre metriche utili per approfondire l'analisi fondamentale:
In sintesi, per valutare un'azienda dai fondamentali contano soprattutto i tre documenti di bilancio — stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario — e un nucleo di indici come PER, Price to book, ROE o dividend yield, che insieme restituiscono un quadro contabile e finanziario affidabile della società.
Questi dati alimentano l'analisi quantitativa, ma vanno completati con l'analisi qualitativa del business: vantaggio competitivo, qualità del management e prospettive del settore. È la combinazione dei due piani a permettere una valutazione davvero solida prima di decidere se un titolo merita un posto nel tuo portafoglio.