Società di investimento
Recensione di Fisher Investments Italia sull’euforia dei mercati

Poco dopo l’inizio del secolo, lo scoppio della bolla delle dot-com innescò un mercato ribassista di proporzioni mondiali. Secondo Fisher Investments Italia, il sentiment euforico svolse allora un ruolo chiave, impedendo agli investitori di vedere il deterioramento delle condizioni economiche, specialmente nel caso delle società legate ad Internet con modelli di business insostenibili.
Non crediamo che l’euforia in sé abbia causato il mercato ribassista, tuttavia riteniamo che preparò il terreno per uno shock negativo che spinse al ribasso le azioni.
La buona notizia è che a nostro avviso gli investitori hanno a propria disposizione diversi metodi per identificare questi stati d’animo eccessivamente ottimisti. E sebbene a nostro avviso la capacità di identificare l’euforia non costituisca uno strumento di timing del mercato, riteniamo utile per gli investitori sapere cosa cercare.
I principali segnali di euforia nei mercati finanziari
Alcuni segnali sono di tipo quantitativo, come un aumento vertiginoso delle offerte pubbliche iniziali (IPO, quando le società non quotate vendono per la prima volta le loro azioni al pubblico), specialmente tra le imprese che non hanno dimostrato di trovarsi su una traiettoria credibile verso profitti sostenibili.
Le analisi storiche recensite da Fisher Investments Italia rilevano che una brusca crescita dell’offerta azionaria è un segnale di avidità, poiché gli investitori, eccessivamente fiduciosi nella possibilità di ottenere rendimenti sostanziosi senza ribassi, potrebbero essere indotti a ignorare i fondamentali negativi.
È quanto accaduto negli anni Novanta negli Stati Uniti, quando l’ascesa di Internet diede luogo a centinaia di IPO speculative. L’attività di emissione balzò da 8 miliardi di dollari all’anno negli anni Ottanta a circa 65 miliardi di dollari nel 1999-2000. La maggior parte di queste società, tuttavia, bruciava liquidità e generava scarsi profitti. A nostro avviso, i mercati scontarono la possibilità di un loro dissesto e iniziarono a crollare a settembre del 2000, mesi prima che la maggior parte delle imprese dichiarò fallimento.
Analogamente, molte nuove società energetiche si affrettarono a quotarsi in borsa durante la bolla energetica degli anni Ottanta. Queste imprese, che vantavano tecnologie e metodi di produzione inediti e innovativi, vollero approfittare dell’elevata domanda degli investitori connessa ai due shock petroliferi che spinsero bruscamente al rialzo i prezzi del petrolio e l’inflazione, facendole apparire eccezionalmente redditizie. Tuttavia, anche in questo caso, la maggior parte delle nuove aziende bruciò liquidità e andò in fallimento prima del 1982, cosa che le azioni statunitensi scontarono con largo anticipo, iniziando la loro discesa a novembre del 1980.
Anche gli aumenti repentini delle valutazioni azionarie o del margin debt (denaro preso a prestito dalle agenzie di intermediazione per acquistare azioni) sono indicatori di euforia, a giudizio di Fisher Investments Italia.
Un potenziale segnale rivelatore è rappresentato, più che dai livelli in sé, dal ritmo a cui questi parametri salgono. In base alle nostre ricerche, un rapido aumento dei rapporti prezzo/utili (P/E, un confronto del prezzo di un’azione o di un indice con i rispettivi utili per azione) segnala un crescente scollamento della speculazione degli investitori dai fondamentali, mentre il ricorso massiccio alla leva finanziaria può essere un segnale di avida ricerca di rendimenti allettanti senza tenere conto del rischio di perdita. Anche queste misure hanno subito un netto incremento durante la bolla delle dot-com e quella energetica.
I segnali qualitativi e i limiti dell’euforia come indicatore
Gli altri segnali sono di tipo più qualitativo.
Uno dei principali, in base alle recensioni storiche di Fisher Investments Italia, è la tendenza di investitori ed economisti a trascurare ed evitare i rischi. Nell’era delle dot-com, la cosiddetta “new economy” indusse molti a credere che Internet e l’e-commerce avrebbero rivoluzionato il ciclo economico, innescando una crescita pressoché infinita. La scarsa redditività delle società di recente quotazione e la possibilità di dover porre rimedio agli investimenti sbagliati furono messe in secondo piano: un tipico meccanismo economico, stando alle nostre ricerche.
Riteniamo inoltre utile monitorare i principali quotidiani finanziari. Dalle analisi storiche recensite da Fisher Investments Italia emerge che i notiziari finanziari tendono ad essere eccessivamente ottimisti durante le fasi di euforia, presentando la situazione corrente come un’opportunità di acquisto.
È quanto avvenuto nel 1980, quando diversi media che seguiamo pronosticarono che il petrolio avrebbe raggiunto i 100 dollari al barile in pochi anni, salendo di quasi il 200%, ben al di sopra dei livelli dell’epoca. Tuttavia, il petrolio non superò tale soglia per quasi 30 anni, segnando un massimo di circa 42 dollari al barile a novembre del 1979. Siamo dell’idea che questo sia uno dei principali segnali rivelatori.
Secondo le nostre analisi, in altre fasi del ciclo del sentiment la stampa adotta toni più cauti o scettici. Pertanto, le notizie eccessivamente ottimiste potrebbero indicare un abbandono della prudenza, oppure riflettere il sentiment riscontrato dai giornalisti.
Perché l’euforia non basta per prevedere un ribasso
Attenzione, non intendiamo suggerire che la semplice presenza di euforia sia di per sé un fattore negativo. Le nostre analisi rivelano che durante i mercati rialzisti può manifestarsi, come spesso accade, effervescenza in alcune aree: ad esempio, negli ultimi anni si è registrato un aumento dell’euforia per i meme stock e le criptovalute, che non ha ostacolato il mercato rialzista globale. Non riteniamo neanche che l’euforia rappresenti uno strumento di timing, poiché l’ottimismo può restare elevato per diverso tempo. Di nuovo, le IPO iniziarono a intensificarsi all’inizio degli anni Novanta, molto tempo prima del punto di massimo della fase rialzista.
A nostro avviso è impossibile sapere con esattezza quando le attese supereranno la realtà: è questo il fattore chiave, poiché le nostre ricerche rivelano che i titoli si muovono soprattutto in base al divario tra realtà economica e sentiment generale. Tuttavia, individuare questi segnali può aiutare gli investitori a valutare lo scollamento tra le aspettative e la realtà. Di fronte a questi indicatori, suggeriamo agli investitori di operare un confronto con il contesto economico e i fondamentali societari (ad esempio utili, fatturato, margini), al fine di capire dove si posizionano le previsioni. Se l’euforia sembra aver preso il sopravvento, le sorprese negative potrebbero essere in agguato: un fattore di cui tener conto per chi valuta le opportunità di investimento.
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Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Ireland Limited, una società a responsabilità limitata costituita in Irlanda, è iscritta, insieme alla sua denominazione commerciale Fisher Investments Europe, al Companies Registration Office (""Registro delle imprese"") irlandese con i numeri 623847 e 629724. Fisher Investments Europe è regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda e ha sede legale presso: 24-26 City Quay, 3rd Floor, Dublin, D02 NY19, Irlanda Fisher Investments Europe affida una parte degli aspetti dell’attività giornaliera di consulenza di investimento e gestione di portafoglio e delle funzioni di trading alle proprie affiliate.
Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’esattezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti.
NOTE:
1. Fonte: FactSet, all’11/03/2026. Sulla base del rendimento dell’indice MSCI World (dividendi netti inclusi) in EUR, dal 07/09/2000 al 12/03/2003. Valori espressi in euro. Per mercato ribassista si intende un calo prolungato del mercato azionario, dovuto al deterioramento dei fondamentali economici, di entità pari o superiore al 20%.
2. Ibid.
3. “A Review of IPO Activity, Pricing, and Allocations”, Jay R. Ritter e Ivo Welch, Warrington College of Business, University of Florida, febbraio 2002.
4. Fonte: FactSet, all’11/03/2026. Sulla base del rendimento dell’indice MSCI World (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 30/06/2000 al 31/12/2003. Valori espressi in euro.
5. Ibid. Sulla base del prezzo a pronti del greggio Brent in USD e degli aumenti a/a dell’Indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense, su base mensile, da dicembre 1979 a dicembre 1981. L’Indice dei prezzi al consumo (IPC) è un indice elaborato dal governo composto dai prezzi di beni e servizi consumati comunemente. Per inflazione si intende un aumento generalizzato dei prezzi a livello dell’intera economia.
6. Ibid. Rendimenti dell’indice S&P 500 (dividendi reinvestiti), in USD, dal 31/12/1978 al 31/12/1982. Valori espressi in USD. Le fluttuazioni valutarie tra il dollaro USA e l’euro potrebbero provocare variazioni al rialzo o al ribasso del rendimento degli investimenti.
7. Fonte: FINRA e FactSet, al 13/03/2026. Margin debt e rapporto prezzo/utili a 6 mesi dell’indice S&P 500, dal 31/12/1979 al 31/12/2003.
8. “A New Paradigm for the U.S. Economy?” Fed di Chicago, ottobre 1998.
9. Fonte: FactSet, al 13/03/2026. Sulla base del prezzo a pronti del greggio Brent, in USD, dal 31/12/1978 al 31/12/2009.
10. Ibid.
11. Ibid. Sulla base del rendimento dell’indice MSCI World (dividendi netti inclusi), in EUR, dal 20/06/2022 al 13/03/2026. Valori espressi in euro.
12. Vedi nota 9.