Migliori fondi pensione per giovani nel 2026: la classifica

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La prima volta che mi sono confrontata seriamente con il tema della pensione avevo 27 anni e stavo compilando il modulo di assunzione del mio primo lavoro a tempo indeterminato. C'era una casella: "Vuoi destinare il TFR alla previdenza complementare?" Ho lasciato il TFR in azienda per tre anni, perché nessuno me lo aveva spiegato.
Se hai poco tempo, questo è il quadro che emerge dai dati COVIP aggiornati al 2025:
- Migliore per un lavoratore dipendente: il comparto azionario del fondo negoziale della tua categoria, grazie al contributo del datore di lavoro e a costi medi molto contenuti; l’ISC medio a dieci anni dei comparti azionari negoziali è dello 0,38%.
- Migliore per costi: Fonchim – Crescita, con un ISC dello 0,14% su 35 anni di partecipazione.
- Migliore per rendimento decennale: Mediafond – Comparto Azionario, con il 7,21% netto medio annuo nel decennio 2016-2025.
- Migliore per chi non ha un fondo di categoria: i fondi aperti azionari a basso costo, come Allianz Insieme – Linea Azionaria (ISC 0,81% a 35 anni).
- Da evitare quasi sempre: i PIP, che hanno l'ISC medio più alto del sistema (2,17% a dieci anni).
In questa guida trovi la classifica dei comparti che hanno reso di più negli ultimi dieci anni, il confronto tra fondo negoziale, fondo aperto e PIP, i vantaggi fiscali aggiornati alla Legge di Bilancio 2026 e le simulazioni di quanto versare in base all'età in cui parti.
Se non hai accesso a un fondo negoziale, puoi confrontare anche Core Pension, il fondo pensione aperto Amundi disponibile per i clienti Fineco.
Migliori fondi pensione per giovani nel 2026: la nostra selezione
Per un under 35 il criterio di scelta non è il rendimento dell'ultimo anno, ma la combinazione tra comparto azionario, costi bassi e continuità di gestione su orizzonti di trent'anni. I dati che seguono sono quelli pubblicati dalla COVIP: rendimenti netti a fine 2025 e Indicatore Sintetico dei Costi aggiornato al 30 giugno 2026.
Migliori comparti azionari dei fondi pensione negoziali
I fondi negoziali sono la prima scelta per chi ha un contratto collettivo, perché sbloccano il contributo aziendale e costano molto meno delle alternative. Questa è la graduatoria dei loro comparti azionari per rendimento netto medio annuo nel decennio 2016-2025.
| Fondo e comparto | Rend. 2025 | Rend. 10 anni | ISC a 35 anni |
|---|---|---|---|
| Mediafond – Comparto Azionario | 10,09% | 7,21% | 0,22% |
| Fondosanità – Espansione | 7,11% | 5,57% | 0,38% |
| Alifond – Dinamico | 7,65% | 5,39% | 0,33% |
| Eurofer – Dinamico | 7,60% | 5,22% | 0,17% |
| Solidarietà Veneto – Dinamico | 7,23% | 5,22% | 0,23% |
| Byblos – Dinamico | 6,76% | 5,15% | 0,23% |
| Laborfonds – Linea Dinamica | 9,92% | 5,14% | 0,20% |
| Fon.Te – Dinamico | 7,32% | 4,91% | 0,24% |
| Telemaco – Bilanciato Dinamico | 13,73% | 4,63% | 0,38% |
| Fonchim – Crescita | 8,08% | 4,60% | 0,14% |
Due avvertenze prima di usare questa tabella. La prima: a questi fondi si accede solo se il tuo CCNL li prevede, quindi la graduatoria serve a capire cosa aspettarsi, non a scegliere liberamente. La seconda riguarda Cometa, il fondo dei metalmeccanici e il più grande d'Italia.
Cometa non ha un comparto azionario puro: la linea più dinamica è Crescita, classificata come bilanciata, che ha reso il 7,32% nel 2025 e il 3,43% medio annuo a dieci anni, con un ISC dello 0,11% su 35 anni. Se sei un metalmeccanico under 35, Crescita resta la linea più adatta al tuo orizzonte, ma con un'esposizione azionaria inferiore a quella dei comparti della tabella.
Migliori fondi pensione aperti per chi non ha un fondo di categoria
Se sei freelance, partita IVA o lavori in un settore senza fondo negoziale, l'alternativa è un fondo aperto. Qui il costo pesa molto più che nei negoziali, quindi la lettura corretta è incrociare rendimento e ISC invece di guardare solo la performance.
| Fondo e comparto | Rend. 2025 | Rend. 10 anni | ISC a 35 anni |
|---|---|---|---|
| Allianz Insieme – Linea Azionaria | 12,96% | 7,48% | 0,81% |
| Allianz Previdenza – Linea Azionaria | 11,81% | 6,54% | 1,45% |
| BCC Aureo – Azionario ESG | 11,29% | 6,17% | 1,57% |
| Anima Arti e Mestieri – Crescita 25+ | 8,15% | 6,06% | 1,63% |
| Credit Agricole Vita – Linea Dinamica | 7,59% | 5,69% | 1,50% |
| Generali Global – Azionario Globale | 15,09% | 5,59% | 1,60% |
| Amundi SecondaPensione – Espansione ESG | 11,22% | 5,36% | 0,86% |
| HDI Azione di Previdenza – Dinamica | 11,88% | 5,29% | 1,84% |
Il confronto tra la prima e la quarta riga spiega perché l'ISC conta più del rendimento passato. Allianz Insieme rende 1,42 punti in più all'anno di Anima Crescita 25+ e allo stesso tempo costa 0,82 punti in meno.
Il costo, a differenza del rendimento, è certo. Secondo l'esempio pubblicato dalla COVIP, un punto di ISC in meno vale circa il 18% di capitale in più dopo 35 anni di partecipazione: su 100.000 € accumulati sono 18.000 € di differenza.
Amundi SecondaPensione è il secondo fondo aperto della tabella per contenimento dei costi (ISC 0,86%), con un rendimento decennale del 5,36%. È una combinazione più equilibrata rispetto ai comparti che stanno sopra il 6% ma superano l'1,5% di ISC.
I criteri con cui abbiamo costruito la selezione
Non abbiamo ordinato i fondi per performance 2025, che dipende dall'andamento di un singolo anno. I quattro filtri applicati sono questi:
- Categoria del comparto: solo linee classificate azionarie dalla COVIP, le uniche coerenti con un orizzonte superiore ai vent'anni.
- Rendimento a dieci anni: il periodo 2016-2025 include sia il 2022 negativo sia i due anni di recupero, quindi non premia i comparti che hanno corso su un solo ciclo.
- ISC a 35 anni: è la fotografia del costo per chi aderisce da giovane e resta iscritto fino alla pensione.
- Continuità della serie storica: sono esclusi i comparti privi di serie storica decennale, come le linee azionarie di Amundi Core Pension.
Perché conviene aprire un fondo pensione da giovani
C'è una ragione per cui i consulenti finanziari ripetono sempre lo stesso consiglio: inizia prima possibile. Non è retorica - sono i numeri a dirlo.
- Pensione pubblica insufficiente: per chi lavora dal 1996 in poi, il sistema è interamente contributivo. Carriere discontinue, periodi da freelance, anni all'estero: tutto riduce l'assegno INPS futuro. La previdenza complementare non è un optional - è la risposta strutturale.
- Interesse composto: i rendimenti che accumuli oggi generano a loro volta rendimenti negli anni successivi. Aspettare dieci anni significa dover versare più del doppio ogni mese per ottenere la stessa rendita finale.
- Aliquota di uscita più bassa: la tassazione sulla prestazione finale scende dello 0,30% per ogni anno oltre il quindicesimo di partecipazione. Solo chi aderisce da giovane arriva ai 35 anni di iscrizione che portano l'aliquota al minimo del 9%.
- Versamenti sostenibili da subito: anche importi contenuti, iniziati presto con un comparto azionario, costruiscono un capitale integrativo significativo. La simulazione per ogni età di partenza è nella sezione dedicata più avanti.
Il dato più interessante della Relazione COVIP per il 2025 è proprio questo: dei 757.000 nuovi iscritti dell'anno, oltre la metà ha meno di 35 anni. E fra i nuovi aderenti più di uno su quattro sceglie un profilo azionario, il doppio della quota registrata sul totale degli iscritti.
Come funziona un fondo pensione
Un fondo pensione raccoglie i tuoi versamenti, li investe sui mercati finanziari secondo il profilo di rischio che scegli, e accumula il capitale nel tempo. Alla pensione puoi richiedere il montante in forma di rendita mensile, in forma di capitale fino al 60% del totale, o in una combinazione delle due.
I versamenti possono arrivare da tre fonti, e questa combinazione è uno dei motivi per cui il fondo pensione è così efficiente:
- I tuoi contributi volontari: puoi versare quanto vuoi, quando vuoi. Non c'è un obbligo di versamento minimo continuativo - puoi anche saltare mesi se sei in difficoltà economica.
- Il TFR: il Trattamento di Fine Rapporto che altrimenti rimarrebbe in azienda o all'INPS può essere dirottato al fondo pensione. È denaro che stai già accantonando - la scelta è solo dove va.
- Il contributo del datore di lavoro: se sei iscritto a un fondo pensione negoziale e scegli di versare il TFR al fondo, il tuo datore di lavoro è obbligato per contratto a versare un contributo aggiuntivo. È denaro gratuito che non riceveresti in nessun altro modo.
Il patrimonio accumulato è separato da quello del gestore: se la società che gestisce il fondo fallisce, i tuoi soldi restano in un patrimonio autonomo vigilato dalla COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione.
Fondo pensione negoziale, aperto o PIP: quale conviene a un under 35
Esistono tre grandi categorie di fondi pensione e la differenza di costo tra la prima e la terza è enorme. Secondo la Relazione COVIP per il 2025, l'ISC medio su dieci anni di partecipazione è dello 0,47% nei fondi negoziali, dell'1,36% nei fondi aperti e del 2,17% nei PIP.
Fondi pensione negoziali (o chiusi)
Sono fondi dedicati a specifiche categorie di lavoratori, istituiti tramite accordo collettivo tra sindacati e associazioni datoriali. Fondi come Cometa (metalmeccanici), Previndai (dirigenti industria), Telemaco (telecomunicazioni), Fonchim (chimica).
Perché sono spesso la prima scelta per i lavoratori dipendenti:
- Il datore di lavoro è obbligato a versare un contributo aggiuntivo (di solito l'1-2% della retribuzione) se aderisci
- I costi di gestione sono i più bassi del mercato: l'ISC medio a dieci anni è dello 0,47% e i comparti azionari migliori scendono sotto lo 0,25% su 35 anni
- Vigilati da COVIP con obblighi di trasparenza stringenti
Per molti lavoratori dipendenti, grazie al contributo aziendale, il fondo negoziale rappresenta il fondo pensione più conveniente in assoluto, anche rispetto a comparti aperti con rendimenti leggermente superiori.
Limite: accessibili solo se hai un contratto collettivo di riferimento che prevede un fondo negoziale. I freelance e i lavoratori autonomi non possono aderire.
Fondi pensione aperti
Gestiti da banche, assicurazioni e SGR, sono accessibili a chiunque indipendentemente dalla categoria lavorativa - dipendenti, autonomi, freelance, partite IVA, anche chi non lavora.
Offrono più scelta in termini di comparti e stili di investimento, ma i costi di gestione sono generalmente più alti dei fondi negoziali. L'ISC dei comparti azionari va dallo 0,81% all'1,84% su 35 anni nei fondi della nostra selezione - un range molto ampio che vale la pena confrontare prima di scegliere.
Quando scegliere un fondo aperto:
- Sei lavoratore autonomo o freelance
- Non hai un fondo negoziale di categoria
- Vuoi più flessibilità nella scelta del comparto
- Vuoi gestire il fondo da un'unica piattaforma digitale
PIP – Piani Individuali Pensionistici
Sono contratti assicurativi con finalità previdenziale, gestiti da compagnie assicurative. Godono degli stessi vantaggi fiscali dei fondi aperti e negoziali, ma sono i più costosi della categoria, con un ISC medio del 2,17% su dieci anni di partecipazione.
Sul rendimento la distanza è meno netta di quanto si pensi: nel 2025 le gestioni unit linked di ramo III hanno reso il 5,1% e i loro comparti azionari il 7,8%. Il problema sono le gestioni separate di ramo I, che nel decennio si fermano all'1,5% medio annuo.
Il mio consiglio diretto: evita i PIP se hai alternative. Su trentacinque anni un ISC del 2% invece dell'1% riduce il capitale accumulato di circa il 18%, secondo la simulazione COVIP. Se un consulente assicurativo ti propone un PIP come "la soluzione pensionistica ideale", chiedi prima l'ISC e confrontalo con il fondo negoziale della tua categoria.
Qual è il fondo pensione negoziale della tua categoria
Se sei un lavoratore dipendente e vuoi sapere con certezza a quale fondo aderire, il primo passo è identificare il fondo negoziale della tua categoria contrattuale. Questa tabella raccoglie i principali.
| Categoria lavorativa (CCNL di riferimento) | Fondo negoziale |
|---|---|
| Metalmeccanici, installatori impianti | Cometa |
| Commercio, turismo, servizi | Fon.Te |
| Chimica, farmaceutica, plastica, gomma | Fonchim |
| Edilizia, costruzioni | Prevedi |
| Telecomunicazioni | Telemaco |
| Energia, petrolio | Fondenergia |
| Trasporto pubblico locale | Priamo |
| Enti locali, sanità, ASL | Perseo Sirio |
| Scuola (docenti e ATA) | Espero |
| Dirigenti d'azienda (industria) | Previndai |
Se il tuo settore non è in questa lista, consulta il tuo contratto collettivo o il sito del sindacato di riferimento: la maggior parte dei CCNL prevede un fondo negoziale dedicato.
Per i lavoratori autonomi, freelance e partite IVA non esiste un fondo negoziale. L'alternativa è un fondo aperto a basso ISC: confronta i costi nel comparatore ISC della COVIP prima di iscriverti.
Per un confronto aggiornato tra i principali fondi aperti e i negoziali più performanti, consulta la nostra guida sul migliore fondo pensione integrativo.
Quale comparto scegliere: azionario, bilanciato o garantito
Questo è il punto dove vedo più errori tra i giovani che si avvicinano alla previdenza complementare. Per paura della volatilità molti scelgono il comparto garantito o bilanciato conservativo. È quasi sempre la scelta sbagliata sotto i 40 anni.
Il confronto sul decennio 2016-2025 pubblicato dalla COVIP non lascia margini di interpretazione: le linee azionarie hanno reso tra il 4,8% e il 5,1% netto medio annuo, le bilanciate tra l'1,9% e il 2,9%, mentre garantite e obbligazionarie sono rimaste sotto l'1%. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato del 2,5% medio annuo.

Il comparto garantito prevede una garanzia di restituzione del capitale o di rendimento minimo alle condizioni e negli eventi stabiliti dal regolamento del fondo. Ma con rendimenti sotto l'1% netto annuo, su 35 anni il costo dell'opportunità mancata è più alto del rischio che eviti.
Il comparto bilanciato è una via di mezzo: meno volatilità del puro azionario, rendimenti decennali tra il 2% e il 3% netto annuo. Ha senso per chi ha un orizzonte di 10-15 anni - non per chi ne ha 30-40.
Il comparto azionario è quello che sembra rischioso ma che su orizzonti lunghi è statisticamente il più performante. I comparti che investono sia sui mercati emergenti sia su quelli sviluppati in titoli a grande capitalizzazione si confermano come candidati naturali per chi ha un orizzonte lungo.
Sì, ci saranno anni negativi: nel 2022 i comparti azionari hanno perso in media oltre il 10%. Ma hai decenni davanti, e i contributi versati durante i cali comprano più quote a prezzi bassi - lo stesso principio dei piani di accumulo di capitale (PAC) che conosci già se investi in ETF.
La regola pratica che uso:
- Meno di 40 anni → comparto azionario globale o dinamico
- 40-50 anni → comparto bilanciato o lifecycle
- Oltre 50 anni → spostarsi gradualmente verso il bilanciato conservativo
Il profilo lifecycle gestisce questo processo automaticamente, spostando l'allocazione dal rischio alto al rischio basso man mano che ti avvicini alla pensione. Dal 1° luglio 2026 è il criterio obbligatorio per chi aderisce automaticamente: statuti e regolamenti devono prevedere percorsi parametrati sull'età e sull'orizzonte temporale dell'iscritto.
I vantaggi fiscali del fondo pensione
Il fondo pensione è probabilmente lo strumento fiscalmente più vantaggioso disponibile in Italia per i lavoratori. Ci sono tre livelli di vantaggio, e la maggior parte delle persone conosce solo il primo.
Deducibilità dei versamenti dall'IRPEF
I contributi versati al fondo pensione sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a 5.300 € annui. È il tetto introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), che ha modificato l'art. 8 del D.Lgs. 252/2005.
La misura ha effetto dal 1° gennaio 2026 ed è il primo adeguamento dopo vent'anni di soglia ferma a 5.164,57 €, cifra che derivava dalla conversione in euro di 10 milioni di lire.
Attenzione a un dettaglio che cambia il calcolo: nel plafond rientrano sia i tuoi versamenti sia il contributo del datore di lavoro. Ne resta fuori il TFR conferito al fondo, che viaggia in sospensione d'imposta e ha un regime separato.
Se sei nel secondo scaglione IRPEF al 33%, ogni 100 € versati al fondo ti fanno risparmiare 33 € di tasse: il tuo costo reale è 67 €, non 100 €. Con un versamento annuo di 2.400 € (200 € al mese) il conto è questo:
- Risparmio fiscale al 23%, per redditi fino a 28.000 €: 552 € all'anno
- Risparmio fiscale al 33%, per redditi tra 28.000 € e 50.000 €: 792 € all'anno
- Risparmio fiscale al 43%, per redditi oltre 50.000 €: 1.032 € all'anno
Il risparmio fiscale arriva con la dichiarazione dei redditi dell'anno successivo al versamento, non dopo decenni.
Tassazione agevolata sui rendimenti
Mentre la tassazione degli ETF e degli altri investimenti finanziari è al 26%, i rendimenti del fondo pensione in fase di accumulo sono tassati al 20% (art. 17, c. 1, D.Lgs. 252/2005). Sulla quota investita in titoli di Stato l'aliquota scende al 12,5%.
Un vantaggio di sei punti percentuali che, capitalizzato su orizzonti di 20-30 anni, produce un effetto cumulativo rilevante per chi parte da giovane.
Tassazione agevolata sull'uscita
Le prestazioni in uscita, rendita o capitale, sono tassate con un'aliquota che parte dal 15% e scende dello 0,30% per ogni anno oltre il quindicesimo di partecipazione, fino al minimo del 9% dopo 35 anni. Chi aderisce a 25 anni e va in pensione a 67 arriva al 9% pieno.
Per la nuova erogazione frazionata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 l'aliquota di partenza è invece il 20%, con riduzione di 0,25 punti per ogni anno oltre il quindicesimo e minimo al 15%.
Il bonus fiscale per i giovani al primo impiego
Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 2007 ha un'agevolazione aggiuntiva, pensata per chi nei primi anni di carriera ha redditi bassi e non riesce a saturare il plafond. La parte di deducibilità non usata nei primi 5 anni di partecipazione si recupera nei venti anni successivi.
La quota extra deducibile ogni anno è pari alla metà del tetto ordinario, quindi 2.650 € dal 2026: sommata ai 5.300 € ordinari porta il massimo deducibile a 7.950 € annui. Per gli anni fino al 2025 il calcolo del non dedotto resta agganciato alla vecchia soglia di 5.164,57 €.
TFR in azienda o al fondo pensione?
Questa è la domanda che più spesso rimane senza risposta chiara. Proviamo a darla con i numeri.
Il TFR lasciato in azienda si rivaluta ogni anno di un tasso fisso dell'1,5% più il 75% dell'inflazione, e su quella rivalutazione grava un'imposta sostitutiva del 17%. Nel 2025 la rivalutazione è stata dell'1,9%, contro il 4,8% medio dei fondi negoziali e il 5,7% dei fondi aperti.
Sul decennio la forbice si allarga: 2,5% medio annuo per il TFR contro il 4,8-5,1% delle linee azionarie. Ma il problema più grosso arriva alla fine del percorso.
La tassazione in uscita è il vero discrimine: il TFR in azienda viene tassato con l'aliquota IRPEF media degli ultimi cinque anni di lavoro, che per i redditi oltre 50.000 € si avvicina al 43%, mentre il montante del fondo pensione paga dal 15% al 9%.
Il confronto su 30 anni con un TFR mensile di 200 €:
| TFR in azienda | Fondo pensione azionario | |
|---|---|---|
| Rendimento medio annuo | 2,5% (decennio 2016-2025) | 4,8-5,1% netto |
| Tassazione in uscita | IRPEF media (23-43%) | 15% → 9% |
| Contributo datore | ❌ Non incluso | ✅ Incluso se fondo negoziale |
| Capitale stimato a 30 anni | ~95.000 € netti | ~180.000 € netti |
I numeri parlano chiaro. Per un giovane con un orizzonte di 30 anni e più, destinare il TFR al fondo pensione è quasi sempre la scelta più razionale.
L'eccezione riguarda il rischio di controparte. Dal 2026 il TFR non conferito resta fisicamente in azienda solo sotto una certa soglia dimensionale: nel biennio 2026-2027 l'obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria INPS scatta a partire da 60 dipendenti, scende a 50 dal 2028 e a 40 dal 2032. Sotto quelle soglie il TFR dipende dalla solidità del tuo datore di lavoro.
Cosa cambia con la riforma 2026 sulla previdenza complementare
La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) è l'intervento più rilevante degli ultimi vent'anni sulla previdenza complementare e le sue misure sono in vigore dal 1° luglio 2026. Tre novità riguardano direttamente chi è giovane oggi.
Adesione automatica per chi viene assunto per la prima volta. Al momento della prima assunzione il datore di lavoro deve consegnarti un'informativa sul fondo di destinazione; se entro 60 giorni non manifesti la rinuncia, TFR e contributi confluiscono nella forma pensionistica prevista dal contratto collettivo applicato in azienda.

Se in azienda esistono più forme contrattuali, il TFR va a quella con il maggior numero di iscritti; in totale assenza di accordi collettivi si applica la forma residuale individuata dal decreto ministeriale n. 85 del 2020. La rinuncia, se la eserciti, è revocabile in qualsiasi momento successivo.
Più capitale disponibile alla pensione. La quota massima erogabile in forma di capitale sale dal 50% al 60% del montante, con il restante 40% in rendita. Resta la clausola di salvaguardia: se il 70% del montante genera una rendita annua inferiore al 50% dell'assegno sociale, la posizione si può liquidare interamente in capitale.
Nuove forme di erogazione. Oltre alle rendite tradizionali entrano la rendita a durata definita, calcolata sulla vita attesa residua e pagata direttamente dal fondo, i prelievi liberamente determinabili e l'erogazione frazionata su un periodo non inferiore a cinque anni.
C'è anche una tutela pensata per i redditi bassi: se la tua RAL è inferiore all'assegno sociale INPS, la contribuzione a tuo carico non è obbligatoria e continui comunque ad accumulare TFR e contributo datoriale.
Quanto bisogna versare? Simulazioni per età
I numeri astratti non convincono. Questi sì. Se ti sei mai chiesto quanti soldi servono per andare in pensione in modo sereno, partiamo da un obiettivo concreto: una rendita integrativa netta di 500 € al mese a 67 anni, a parità di potere d'acquisto attuale.
Per chi parte molto presto, a 25 anni, può essere sufficiente un versamento nell'ordine di 120 € al mese scegliendo una linea dinamica con una forte presenza azionaria, intorno all'80%. A 35 anni la cifra sale sensibilmente, fino a circa 322 € mensili in un comparto più prudente.
A 45 anni il fabbisogno stimato oscilla tra 369 € al mese per una linea aggressiva e circa 504 € per una soluzione difensiva. Ogni decennio di ritardo più che raddoppia lo sforzo mensile necessario per arrivare allo stesso risultato.
| Età di inizio | Comparto | Versamento mensile necessario |
|---|---|---|
| 25 anni | Azionario (80% equity) | ~120 €/mese |
| 30 anni | Azionario | ~180 €/mese |
| 35 anni | Bilanciato dinamico | ~322 €/mese |
| 45 anni | Azionario aggressivo | ~369 €/mese |
| 45 anni | Prudente | ~504 €/mese |
Attenzione al costo reale: grazie alla deducibilità fiscale, il costo effettivo mensile è inferiore al versamento nominale. Se sei al 23% di aliquota IRPEF:
- Versi 120 €/mese → costo reale ~92 €/mese (risparmio fiscale annuo di ~331 €)
- Versi 200 €/mese → costo reale ~154 €/mese (risparmio fiscale annuo di ~552 €)
Prima di decidere quanto destinare alla previdenza complementare, controlla con MyPortfolio come sono distribuiti gli altri investimenti del tuo portafoglio.
Come scegliere il fondo pensione da giovane
- Verifica prima il fondo negoziale di categoria. Se sei un lavoratore dipendente con un CCNL, il primo controllo è se esiste un fondo negoziale per la tua categoria. Se esiste, il contributo del datore di lavoro quasi sempre lo rende la scelta più conveniente - anche se un fondo aperto ha rendimenti storici leggermente superiori.
- Guarda l'ISC, non le commissioni di gestione. L'Indicatore Sintetico dei Costi definito dalla COVIP somma spese di gestione, oneri sui versamenti e costi di adesione, e li esprime su quattro orizzonti: 2, 5, 10 e 35 anni. Per un under 35 l'unico rilevante è quello a 35 anni.
- Comparto azionario globale, non specializzato. Evita comparti che investono su un singolo paese o settore. Un comparto azionario globale (MSCI World o FTSE All-World) offre la diversificazione migliore su orizzonti lunghi.
- Rendimenti a dieci anni, non a un anno. I rendimenti di un singolo anno sono rumore. Il decennale include almeno un ciclo negativo completo: è il dato che mostra la qualità reale della gestione nel tempo.
- Gestione digitale. Per i giovani abituati a gestire tutto dallo smartphone, la qualità dell'app e del portale online è un fattore reale. Un fondo che fornisce rendiconti chiari, accesso ai documenti e la possibilità di modificare i versamenti online riduce l'attrito che porta a non versare per anni.
In sintesi, per un under 35 il fondo pensione migliore è quasi sempre il comparto azionario del fondo negoziale della propria categoria: costa in media lo 0,47% e sblocca un contributo datoriale che nessun altro strumento offre. Chi non ha un fondo di categoria trova nei fondi aperti azionari a basso ISC l'alternativa più efficiente, mentre i PIP restano l'opzione più cara.
Il passo concreto è uno solo: verifica quale fondo prevede il tuo CCNL, confronta il suo ISC a 35 anni nel comparatore COVIP e scegli la linea azionaria invece di quella garantita. 100 € al mese versati a 25 anni valgono più di 300 € versati a 40, e questa è l'unica variabile su cui hai davvero il controllo.