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Tasse sul trading online in Italia: quanto si paga

Le imposte sul trading online in Italia sono il 26% sulle plusvalenze e lo 0,2% di IVAFE. Scopri come pagare le tasse e le differenze tra i regimi fiscali dichiarativo, amministrato e gestito.
Calcolo delle tasse con calcolatrice e documenti fiscali.

Nel 2026 le tasse sul trading in Italia pesano di più su alcuni fronti: la Tobin Tax è stata raddoppiata allo 0,4% (e 0,04% per l’HFT) con effetto dal 1° gennaio 2026 e sulle cripto-attività la tassazione delle plusvalenze passa al 33% dal 2026.

Questi sono solo alcuni dei numeri da tenere in considerazione, ma se fai trading, questo significa una cosa molto concreta: non basta sapere quanto paghi, serve capire chi ti calcola le imposte e dove finiscono in dichiarazione.

Per scegliere un intermediario in regime amministrato che gestisca automaticamente la fiscalità, come Fineco e Trade Republic, oppure un broker con regime dichiarativo come DEGIRO e Interactive Brokers, tutti con piattaforme da trading che ti permettono di spaziare tra una grande varietà di asset.

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Tasse sul trading: le imposte da conoscere

VoceQuando si applicaIn pratica
Imposta su plusvalenze e differenzialiQuando chiudi operazioni in profitto (azioni, ETF, derivati, ecc.)Si calcola sul risultato netto (plus e minus)
Tassazione su interessi e dividendiSe incassi cedole, interessi o dividendiDi norma tassazione “alla fonte” con intermediari italiani
Imposta di bollo su dossier titoli (Italia)Se detieni strumenti finanziari presso intermediario italianoÈ l’equivalente “domestico” dell’imposta patrimoniale
IVAFE (attività finanziarie all’estero)Se detieni strumenti finanziari con intermediari esteriPatrimoniale sul valore delle attività estere
Quota fissa su conti correnti esteri (se dovuta)Se hai conti esteri oltre determinate condizioniAdempimento separato rispetto ai dossier titoli
Imposta sul valore delle cripto-attività (se dovuta)Se detieni cripto e non è già stata applicata imposta di bolloPatrimoniale sul valore delle cripto
Tobin TaxSolo su specifiche operazioni/strumentiÈ aggiuntiva e non sostituisce la tassazione sul capital gain

Quali profitti si producono con il trading?

I redditi prodotti attraverso l’attività di trading online rientrano tra i redditi di capitale disciplinati dal Testo unico delle imposte sui redditi, TItolo I, Capo III, artt. 44-48. Traducendo il testo legislative in parole più semplici, dal punto di vista fiscale, il trading può generare due tipi di reddito. È una distinzione che sembra teorica, ma in pratica ti dice se puoi compensare minus e plus e in quale quadro dichiarare.

  • Redditi di capitale: tipicamente dividendi e interessi incassati (cedole, dividendi, ecc.).
  • Redditi diversi di natura finanziaria: plusvalenze/minusvalenze e molti differenziali su strumenti finanziari ç

Detto in modo semplice: se incassi un dividendo è una cosa; se chiudi un’operazione in guadagno (o in perdita) è un’altra. E l’errore più comune è trattare tutto allo stesso modo.

Tassazione dei guadagni di trading

Quando si parla di tasse sul trading, in realtà si stanno mettendo nello stesso calderone tre livelli diversi: tasse sui guadagni, imposte patrimoniali e (solo in casi specifici) imposte sulle transazioni. Per orientarti subito, ecco quali sono le principali voci da guardare nel 2026:

  • Imposta sulle plusvalenze e sui redditi diversi finanziari: in via generale 26%.
  • IVAFE sulle attività finanziarie detenute all’estero: 2‰ (0,2%) sul valore, pro-quota e per periodo di detenzione.
  • Imposta di bollo su prodotti finanziari detenuti presso intermediari italiani: in logica “speculare” all’IVAFE, con applicazione sulle comunicazioni periodiche.
  • Tobin Tax (solo se rientri nel perimetro): dal 2026 è il 0,4% sui trasferimenti di azioni/strumenti partecipativi e 0,04% per HFT.

Queste imposte non si escludono a vicenda: spesso si sommano, ma solo quando ricorrono i presupposti corretti. Vediamo nel dettaglio tutti i costi a cui un trader va incontro.

Aliquota 26% e principali eccezioni

Nel 2026, la regola generale sui redditi finanziari per molte casistiche è l’imposta sostitutiva al 26%. Ma ci sono eccezioni rilevanti, e vale la pena citarle perché cambiano il rendimento netto:

Qui conviene fermarsi un secondo: se fai trading misto (azioni/ETF + cripto), stai lavorando su aliquote diverse. Quindi ha senso sapere prima che cosa stai toccando, non solo quanto hai guadagnato.

Bollo e IVAFE

Molti si incastrano su questo punto: “ho già pagato lo 0,2%, quindi sono a posto”. In realtà dipende da dove detieni gli strumenti.

  • Se il deposito è presso intermediario italiano, la patrimoniale si manifesta in genere come imposta di bollo sulle comunicazioni periodiche.
  • Se gli strumenti sono presso intermediario estero, entra in gioco l’IVAFE al 2‰ (0,2%) sul valore e, in parallelo, l’obbligo di monitoraggio (quadro RW).

In pratica: l’aliquota è simile, ma cambiano soggetto che la versa e adempimenti.

Tobin Tax: quando scatta

La Tobin Tax non riguarda tutto il trading, ma solo alcune operazioni e strumenti previsti dalla norma. Dal 2026 le aliquote proporzionali sono state raddoppiate.

In linea generale, può colpire:

  • trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti partecipativi rilevanti;
  • alcune operazioni su derivati collegati principalmente a sottostanti partecipativi;
  • il trading ad alta frequenza, con aliquota dedicata (HFT 0,04% dal 2026).

La cosa utile da ricordare è questa: la Tobin Tax, quando dovuta, è aggiuntiva. Non sostituisce la tassazione su eventuali guadagni.

Minusvalenze: cosa succede se l’anno chiude in perdita

Qui molti mollano, ma è proprio il punto in cui conviene essere ordinati: se chiudi con minusvalenze, non “paghi meno e basta”. Quel risultato negativo può diventare utile, perché ti permette di compensare future plusvalenze secondo le regole vigenti. In altre parole: anche un anno “storto” può avere un valore fiscale, se viene tracciato bene.

Regimi fiscali: dichiarativo, amministrato e gestito

Prima di entrare in aliquote e quadri della dichiarazione, la cosa che fa davvero la differenza è il regime fiscale del conto trading: in base a quello cambia chi calcola e versa le imposte, se devi compilare RW/RT e quanta burocrazia ti porti dietro a fine anno.

DichiarativoAmministrato (sostituto d’imposta)Gestito (risparmio gestito)
Chi calcola e versa le imposteTu (o il commercialista), usando report/estratti del brokerL’intermediario italiano (trattiene/versa automaticamente)Il gestore/intermediario applica la tassazione sul risultato di gestione
Cosa devi fare tuRicostruire plus/minus, dividendi/interessi e compilare la dichiarazione; gestire monitoraggio e patrimoniali se esteroOperatività “normale”: l’imposta viene gestita dal broker; di norma non ricostruisci ogni operazione in dichiarazioneScegli linea/strategia; non gestisci operazioni singole (non è “trading attivo”)
Quadri in dichiarazione (in pratica)RT (plus/minus), RW (monitoraggio + imposte patrimoniali se attività estere)In genere niente RT per le operazioni gestite; RW solo se hai comunque attività estere fuori dall’intermediarioDi norma nessun RT operativo per il singolo trade (perché non fai tu il trading)
ProMassima flessibilità (spesso più scelta di mercati/strumenti); controllo totaleSemplificazione enorme: meno burocrazia e meno rischio di errori; imposte gestite alla fonteZero operatività fiscale sul trading: tutto in capo al gestore
ControPiù lavoro e rischio errori (conversioni valuta, corporate actions, report incompleti); obblighi RW anche senza prelieviMeno flessibilità se vuoi usare più conti/estero; eventuali minusvalenze seguono le regole del dossier/intermediarioNon è adatto a chi vuole fare trading in prima persona; meno controllo su timing e strumenti
Tipico perTrader attivi con broker esteri o multi-mercatoTrader retail che vuole trading + fiscalità sempliceInvestitore che delega (più “portafoglio” che trading)

Per scegliere in modo pratico tra sostituto d’imposta e dichiarativo su piattaforme davvero da trading, confrontare Fineco e Trade Republic (amministrato) con DEGIRO e Interactive Brokers (dichiarativo).

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Come pagare le tasse su Forex, CFD, opzioni e futures

Su derivati e strumenti come i CFD, l’aspetto decisivo è che spesso il risultato fiscale è un differenziale (profitto/perdita) tra apertura e chiusura. In regime dichiarativo confluisce, di regola, nel perimetro delle plusvalenze/redditi diversi da dichiarare nel quadro RT.

Per procedere con ordine non ti serve ricordare dieci definizioni. Ti basta una checklist mentale:

  • sto chiudendo una posizione in profitto? → probabile imponibile;
  • ho minusvalenze? → hanno valore perché posso usarle secondo le regole;
  • sono con broker estero? → RW/RT diventano centrali.

Criptovalute nel 2026: tasse e dichiarazione

Le cripto vanno lette su due binari:

  • Tassazione delle plusvalenze: dal 2026 l’aliquota passa al 33%.
  • Monitoraggio e patrimoniale: se non c’è un intermediario residente che assorbe gli obblighi, le cripto entrano nel quadro RW.

E se l’esposizione alle cripto è tramite ETP/ETN quotati? Qui cambia tutto, perché non stai detenendo cripto-attività, ma un titolo negoziato in borsa (ETP; spesso un ETN, cioè uno strumento finanziario emesso e legato all’andamento del sottostante).

Dal punto di vista fiscale, le regole sulle cripto-attività introdotte negli ultimi anni non trasformano ETF/ETN/derivati su cripto in cripto-attività: restano strumenti finanziari, quindi seguono la disciplina ordinaria delle plusvalenze di natura finanziaria (quadro RT in dichiarativo) e delle imposte patrimoniali (bollo/IVAFE) a seconda di dove li detieni.

In pratica: per molti investitori questo significa che, mentre le plusvalenze su cripto-attività dal 1° gennaio 2026 sono tassate al 33%, le plusvalenze su ETP/ETN restano nel perimetro classico delle plusvalenze finanziarie (con aliquota ordinaria del 26% e gestione diversa in amministrato/dichiarativo).

Se hai operatività su exchange di crypto esteri, la parte più delicata non è quanto hai comprato, ma quanto è facile ricostruire movimenti e valori a fine anno.

Dove indicare le tasse sul trading nella dichiarazione dei redditi

Se scegli di operare con broker sostituti d'imposta, diciamo che questo articolo ti è servito per capire meglio quali sono i costi a cui vai incontro nella tua attività di trading. Ma se sei uno dei tanti che opera con un broker estero in regime dichiarativo, allora quest'ultima parte è molto importante per capire meglio come procedere per la tua dichiarazione dei redditi.

Con il regime dichiarativo, infatti, sei tu a dover ricostruire il risultato fiscale dell’anno e versare le imposte in dichiarazione. Il punto di partenza è la regola di base: l’imponibile dei redditi diversi finanziari si ottiene facendo la somma algebrica di differenziali positivi e negativi (e degli altri proventi/oneri collegati), così come previsto dall’art. 68, comma 8, del TUIR.

In pratica, prima di compilare i quadri, conviene preparare tre cose (ti evitano il 90% degli errori):

  • report annuale del broker (o estratto conto fiscale), con plus/minus, commissioni e corporate actions;
  • prospetto dividendi/interessi e, se presenti, ritenute estere;
  • conversione in euro delle operazioni in valuta (se il broker non la fa già in modo coerente).

Ora, nel regime dichiarativo, la dichiarazione si divide in due blocchi distinti ma complementari, che corrispondono ai due quadri RT e RW che spieghiamo di seguito, il primo per il calcolo delle plus/minus e delle imposte sui risultati, e il monitoraggio delle attività detenute (soprattutto se all’estero) con le eventuali imposte patrimoniali dall’altro.

Quadro RT: plusvalenze e minusvalenze (azioni, ETF, ETP/ETN, derivati)

Le plusvalenze/minusvalenze da trading (azioni, ETF, ETP/ETN, compresi quelli su criptovalute e in generale molti redditi diversi finanziari) si dichiarano nel quadro RT. Per la sezione che storicamente riguarda le plus/minus a imposta sostitutiva del 26%, i righi di riferimento sono indicati nelle istruzioni come RT21–RT30 (Sezione II-A).

La compilazione della Sezione II dovrebbe procedere così:

  • RT21: totale dei corrispettivi/ricavi delle cessioni (quanto hai incassato chiudendo le operazioni);
  • RT22: totale dei costi/valori di acquisto (quanto ti è costato aprire quelle posizioni, includendo gli elementi rilevanti indicati dalle istruzioni);
  • RT23: risultato netto (plus o minus) dato dalla differenza/compensazione tra ricavi e costi;
  • RT27/RT29: calcolo e liquidazione dell’imposta sostitutiva quando il saldo è positivo (in genere il software di compilazione ti aiuta, ma la logica è quella).

Se l’anno chiude in minusvalenza, non paghi zero e basta: quella minus può diventare utile perché, alle condizioni previste, è compensabile con future plusvalenze entro i limiti temporali previsti (tipicamente nei 4 periodi d’imposta successivi).

Quadro RW: monitoraggio fiscale e imposte patrimoniali (conti esteri, dossier esteri, cripto)

Il quadro RW serve per il monitoraggio delle attività estere e per liquidare, quando dovute, le imposte patrimoniali (es. IVAFE) e gli adempimenti legati alle cripto-attività. Attenzione a due dettagli pratici che creano confusione:

  • per depositi e conti correnti esteri, l’obbligo di monitoraggio può non sussistere se il valore massimo complessivo annuo non supera 15.000 €, ma resta l’obbligo di compilazione se è dovuta l’IVAFE;
  • il quadro RW oggi è usato anche per assolvere gli obblighi collegati alle cripto-attività (monitoraggio e imposta sul valore, quando dovuta).

Se hai fatto poche operazioni e un solo conto, RT/RW si gestiscono. Se invece hai trading frequente, più valute e magari anche crypto/ETP, la differenza la fa l’ordine con cui prepari i dati (report, conversioni, ritenute) prima ancora di aprire il modello: è lì che si vince o si perde tempo e spesso si evita la correzione tardiva della dichiarazione.

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FAQ: trading e tasse