Lazy Portfolio: Cosa Sono I Portafogli Pigri E Come Costruirli Con ETF

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Negli ultimi anni il concetto di lazy portfolio è diventato sempre più popolare tra gli investitori retail. Il motivo è semplice: molti risparmiatori cercano una strategia di investimento passiva facilmente replicabile nel lungo periodo, che permetta di raggiungere la massima efficienza grazie al contenimento dei costi.
I lazy portfolio nascono proprio con questo obiettivo: ridurre la complessità, minimizzare l’operatività e affidarsi a regole chiare di allocazione e ribilanciamento. Non sono scorciatoie per “guadagnare facile”, ma modelli pensati per resistere ai cicli di mercato, limitando errori emotivi e costi inutili.
Considerando la composizione varia di questo tipo di portfolio, credo che il modo migliore per crearne uno sia usando un broker multi-asset che ti permetta di realizzare ribilanciamenti in maniera più semplice.
Vuoi vedere come si comporta un 60/40 o un Golden Butterfly prima di costruirlo con denaro reale? Replicalo su un portafoglio virtuale da 100.000$ e confrontalo con il suo benchmark.
Cos’è un lazy portfolio
I lazy portfolio sono dei portafogli di investimento passivo con un orizzonte temporale di lungo termine che replicano la cosiddetta strategia buy and hold (compra e tieni), adatta a un investitore pigro, da cui appunto prendono nome.
Lo strumento finanziario più adatto a questo tipo di investimento è l’ETF, visto che si tratta di fondi passivi che replicano determinati indici di mercato formati da panieri di azioni, obbligazioni, materie prime. Il loro scopo non è battere il mercato ma solo replicarlo.
Un lazy portfolio costituito da ETF ti permette di:
- pagare poche commissioni,
- avere costi di gestione bassi,
- ottimizzare il rapporto rischio/rendimento,
- diversificare,
- effettuare una strategia passiva,
- ribilanciare l’asset allocation in modo limitato.
Lazy portfolio vs gestione attiva
La differenza principale tra lazy portfolio e gestione attiva sta nel processo decisionale:
| La gestione attiva 👇 | Il lazy portfolio 👇 |
|---|---|
| cerca di battere il mercato; richiede analisi continue; comporta costi più elevati; espone maggiormente a errori emotivi. | accetta i rendimenti di mercato; privilegia la costanza nel tempo; riduce costi e turnover; punta alla stabilità del percorso, non alla sovra-performance. |
Numerosi studi, oltre alla mia stessa esperienza come consulente finanziario, dimostrano che nel lungo periodo la disciplina dell’asset allocation pesa più della selezione dei singoli strumenti: secondo i report SPIVA di S&P Dow Jones Indices, oltre il 90% dei fondi attivi sottoperforma il mercato nell’arco di 10-15 anni, e più della metà non sopravvive fino alla fine del periodo.
Le origini: da John Bogle agli ETF
L’idea di investire replicando il mercato invece di batterlo nasce negli anni ’70, quando John Bogle, fondatore di Vanguard, lancia nel 1976 il primo fondo indicizzato aperto al pubblico retail. La sua tesi era semplice: nel lungo periodo pochi gestori attivi riescono a superare stabilmente il proprio benchmark al netto dei costi.
La diffusione degli ETF tra gli anni ’90 e 2000 — il primo, lo SPDR S&P 500 ETF, debutta nel 1993 — rende possibile applicare questa filosofia con strumenti quotati in borsa, economici e liquidi. È in questo contesto che nascono i lazy portfolio come li conosciamo oggi: combinazioni di pochi ETF a basso costo pensate per restare investiti a lungo senza inseguire il mercato.
Gli ingredienti tipici di un portafoglio pigro
Un lazy portfolio ben costruito include quasi sempre alcune asset class ricorrenti:
- Azioni: per la crescita di lungo periodo.
- Obbligazioni: per stabilità e riduzione della volatilità.
- Liquidità o strumenti monetari: per flessibilità e gestione delle fasi di stress.
- Oro o materie prime: per protezione da inflazione e crisi sistemiche (per approfondire, investire in materie prime).
La differenza tra i vari modelli di lazy portfolio sta nel peso assegnato a ciascun asset, non tanto negli asset stessi.
Ribilanciamento e manutenzione nel tempo
Il ribilanciamento è il cuore del lazy portfolio poiché serve a riportare il portafoglio alle percentuali originarie dopo che i mercati si sono mossi.
Le regole più comuni sono:
- ribilanciamento annuale;
- ribilanciamento a soglia (quando un asset devia troppo);
- combinazione dei due.
Per esempio in un portafoglio 60% obbligazionario e 40% azionario se le azioni hanno avuto una performance positiva e le obbligazioni una performance negativa ti troverai a fine anno con magari un portafoglio 50/50.
Ad inizio anno, poi, dovrai vendere la parte azionaria e reinvestirla nella parte obbligazionaria fino a tornare ad un portafoglio 60/40.
Esempi di portafoglio lazy
Ora passiamo dalla teoria alla pratica, dando uno sguardo a quelli che sono i lazy portfolio più famosi della storia finanziaria.
Nel tempo, infatti, sono nati diversi modelli di questi portafogli, spesso associati a economisti, investitori o gestori da cui prendevano il nome e che sono oggi pietre miliari degli investimenti, una sorta di scelta sicura (in termini di asset allocation) per avere tutto sotto controllo sempre.
Portafoglio 60/40
Il portafoglio 60/40 è il lazy portfolio più semplice e conosciuto ed è formato appunto da:
- 60% azioni
- 40% obbligazioni

Il portafoglio 60/40 non ha un vero autore: è una convenzione consolidatasi nel settore della gestione patrimoniale come standard dell'investitore bilanciato. Le sue basi teoriche affondano nella Modern Portfolio Theory di Harry Markowitz (1952), che formalizzò matematicamente l'idea di diversificazione ottimale tra classi di attività per massimizzare il rendimento atteso dato un livello di rischio — senza però prescrivere questo specifico rapporto tra azioni e obbligazioni.
Per decenni è stato considerato uno standard di riferimento per l’investitore bilanciato. Funziona bene in contesti di crescita economica stabile, ma può soffrire in fasi di inflazione elevata o quando azioni e obbligazioni scendono insieme (come siamo stati testimoni nel 2022).
Negli ultimi 30 anni ha avuto i seguenti risultati:
- rendimento medio annuo: 8,18%
- deviazione standard: 9,67%
- massimo drawdown: -30,55%
- recovery period: 36 mesi
Per replicare il classico 60/40 con pochi ETF, un broker multi-asset con azioni frazionate ed ETF a commissioni contenute può aiutare a restare sul buy and hold e a concentrarsi sul ribilanciamento periodico, senza aggiungere complessità.
All Weather Portfolio
Il portafoglio All Weather è stato lanciato nel 1996 da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, e nasce con l’idea di performare in ogni fase del ciclo economico:
- Inflazione: l’oro e le altre commodities tendono a performare bene.
- Deflazione: il mercato obbligazionario tende a ottenere delle ottime performance.
- Crescita: il mercato azionario genera dei buoni rendimenti.
- Decrescita: il mercato obbligazionario tende a ottenere delle ottime performance.
L’obiettivo non è massimizzare il rendimento, ma minimizzare la dipendenza dallo scenario macroeconomico adottando alcuni presupposti:
- NO market timing
- NO previsioni
- risk parity
La sua asset allocation è:
- 7,5% materie prime
- 7,5% oro
- 30% azioni
- 15% obbligazioni a medio termine
- 40% obbligazioni a lungo termine

Negli ultimi 30 anni ha avuto i seguenti risultati:
- rendimento medio annuo: 7,25%
- deviazione standard: 7,46%
- massimo drawdown: -20,58%
- recovery period: 42 mesi
Per costruire un All Weather con ETF e, quando serve, strumenti quotati su oro e materie prime, un broker con un’ampia gamma di ETF su materie prime e senza commissioni su azioni ed ETF consente di gestire le diverse componenti del portafoglio in modo ordinato e coerente nel tempo.
Permanent Portfolio
Il Permanent Portfolio è stato ideato da Harry Browne agli inizi degli anni ‘80. La filosofia dietro questo portafoglio venne poi resa popolare e ampiamente divulgata attraverso il libro di Browne “Fail-Safe Investing: Lifelong Financial Security in 30 Minutes”, pubblicato nel 1999, dove si espone in dettaglio un’allocazione a quattro parti uguali per la stabilità di lungo periodo.
In pratica il portafoglio divide il capitale in quattro parti uguali:
- 25% azioni
- 25% obbligazioni
- 25% liquidità
- 25% oro

Ogni componente è pensata per performare bene in scenari diversi: crescita, deflazione, recessione o inflazione.
Negli ultimi 30 anni ha avuto i seguenti risultati:
- rendimento medio annuo: 7,00%
- deviazione standard: 6,71%
- massimo drawdown: -15,92%
- recovery period: 27 mesi
Se l’obiettivo è seguire la logica del Permanent Portfolio, un broker multi-asset con un’app semplice da usare può essere una soluzione adatta per costruire la struttura a blocchi con ETF su azioni, obbligazioni e oro, mantenendo un approccio semplice, diversificato e orientato all’investimento di lungo periodo.
Golden Butterfly Portfolio
Il Golden Butterfly portfolio è stato ideato da Tyler, il fondatore del sito PortfolioCharts.com, e la sua diffusione su grande scala risale al 2015.
È un lazy portfolio nato dall’esperimento di combinare diversi asset per bilanciare crescita e protezione, ispirandosi alle idee di Harry Browne sul Permanent Portfolio ma con un orientamento leggermente più aggressivo verso la crescita. In particolare:
- aumenta la quota azionaria rispetto al Permanent Portfolio;
- distribuisce gli asset su 5 componenti bilanciati;
- incorpora elementi di value (small cap) per accrescere il potenziale di rendimento.
La sua asset allocation è la seguente:
- 20% azioni large cap
- 20% azioni small cap
- 20% obbligazioni a lungo termine
- 20% obbligazioni a breve termine
- 20% oro

Negli ultimi 30 anni ha avuto i seguenti risultati:
- rendimento medio annuo: 7,93%
- deviazione standard: 7,85%
- massimo drawdown: -17,79%
- recovery period: 30 mesi
Il Golden Butterfly può essere replicato con un numero contenuto di ETF su azioni large cap, small cap, obbligazioni e oro; un broker con commissioni fisse per ordine semplifica la gestione dei cinque blocchi separati.
Mettendo a confronto i quattro modelli appena visti, le differenze in termini di rendimento e rischio emergono con chiarezza (per un confronto diretto tra i due estremi, si veda All Weather vs portafoglio permanente):
| Portfolio | Rendimento medio annuo | Deviazione standard | Drawdown massimo |
|---|---|---|---|
| 60/40 | 8,18% | 9,67% | -30,55% |
| All Weather | 7,25% | 7,46% | -20,58% |
| Permanent | 7,00% | 6,71% | -15,92% |
| Golden Butterfly | 7,93% | 7,85% | -17,79% |
I dati si riferiscono a un backtest su un orizzonte di circa 30 anni con ribilanciamento annuale; i rendimenti passati non garantiscono risultati futuri.
Altri modelli ricorrenti (Larry, Pinwheel, Swensen, 90/10)
Il Larry Portfolio è un portafoglio lazy ideato da Larry Swedroe, autore di numerosi libri sull'investimento evidence-based e per 28 anni responsabile della ricerca finanziaria ed economica di Buckingham Wealth Partners.
La sua allocazione tipica è: 30% azioni e 70% obbligazioni (per la componente obbligazionaria, si può partire dalla guida ai migliori ETF obbligazionari) ed è pensato per chi vuole ridurre al minimo il rischio complessivo pur mantenendo un’esposizione azionaria intelligente e diversificata.
Il Pinwheel Portfolio è un portafoglio più frammentato e diversificato rispetto ad altri lazy portfolio classici, chiamato così perché la sua allocazione ricorda una girandola (pinwheel in inglese). La sua allocazione tipica è: 65% azioni, 25% obbligazioni, 10% oro.
Al suo interno include: azionario USA, azionario internazionale, azionario emergente, small cap, obbligazioni a breve e medio termine, oro e REITs.
L’idea è di catturare diversi segmenti di mercato in modo che rispondano in maniera diversa alle fasi economiche, migliorando diversificazione e potenziale premio al rischio complessivo.
Il modello Swensen prende ispirazione dal celebre Yale Endowment Model, ovvero la strategia di investimento che David Swensen usò per gestire il fondo di dotazione dell’università di Yale con ottimi risultati per anni.
La sua allocazione tipica è: 70% azioni e 30% obbligazioni. Rispetto al portafoglio All Weather o al 60/40, il modello Swensen è più aggressivo, punta su molte asset class e privilegia la crescita nel lungo periodo, mantenendo comunque un certo livello di stabilità attraverso la diversificazione.
Il 90/10 Portfolio è uno dei lazy portfolio più semplici: ha una forte esposizione azionaria ed è spesso associato a Warren Buffett.
La sua allocazione tipica è: 90% azioni e 10% obbligazioni, il che lo rende un portafoglio estremamente orientato alla crescita e con un’alta volatilità, proprio perché investe quasi interamente in azioni.
Rischi e vantaggi dei portafogli pigri
Vantaggi
- semplicità operativa;
- costi contenuti;
- minore stress emotivo;
- elevata replicabilità;
- adatti a orizzonti lunghi.
Svantaggi
- possibile sottoperformance rispetto a strategie più dinamiche;
- richiedono disciplina nei momenti difficili;
- non sono “plug and play” per ogni situazione personale;
- possono risultare fiscalmente meno efficienti in Italia, dove le plusvalenze su ETF sono tassate al 26% senza possibilità di compensare le minusvalenze (si veda la guida alla tassazione degli ETF in Italia).
In sintesi, i quattro modelli analizzati — 60/40, All Weather, Permanent e Golden Butterfly — mostrano come la stessa idea di fondo, investire in modo diversificato e a basso costo, possa tradursi in profili di rischio molto diversi tra loro. Il compromesso tra rendimento e volatilità resta il criterio principale per scegliere quale replicare.
Un lazy portfolio non elimina il rischio, ma lo rende più gestibile nel tempo: chi vuole iniziare a investire con questo approccio può partire da un modello semplice come il 60/40, per poi valutare strutture più articolate quando l’esperienza e il patrimonio crescono.