ETFs

Gli investimenti in private equity sono partecipazioni di capitale di rischio in aziende non quotate in borsa, gestite da investitori specializzati (fondi) che mirano a far crescere il valore di queste imprese per rivenderle a profitto dopo alcuni anni, apportando anche competenze manageriali oltre al capitale.
Questi investimenti sono a medio-lungo termine, illiquidi e adatti a investitori esperti, e possono riguardare startup (venture capital), aziende in crescita (growth equity) o in ristrutturazione (turnaround), tramite l'acquisto di quote per finanziarne sviluppo, espansione o risanamento.
Per valutare se un ETF sul private equity è adatto al proprio portafoglio, può essere utile confrontare costi e condizioni operative:
Anche in Italia esistono tante aziende famosissime che in realtà non sono quotate in borsa e, pertanto, le loro azioni non sono negoziabili. Tra queste, ricordiamo Barilla, Ferrero e Esselunga.
Gli ETF di private equity sono fondi negoziati in borsa (ETF) che replicano indici composti da società di gestione di private equity quotate in borsa, permettendo agli investitori retail di accedere a questo settore, investendo indirettamente in società non quotate attraverso le loro controparti quotate (i General Partners).
In sostanza, non investono direttamente in aziende private illiquide, ma in azioni di grandi aziende di gestione (come Blackstone, KKR, Carlyle) che a loro volta gestiscono fondi di private equity.
La differenza principale è che il Private Equity "classico" investe direttamente in aziende non quotate (private) con un orizzonte a lungo termine e alta illiquidità, tramite fondi chiusi, mentre il Listed Private Equity (o Private Equity quotato) si riferisce a società di gestione (come Blackstone, Carlyle) i cui titoli sono scambiati in borsa, offrendo liquidità agli investitori tramite l'acquisto delle azioni della società stessa, pur investendo anch'esse in aziende private, ma con una struttura di fondo più simile a un'entità pubblica.
La seconda categoria appare pertanto più liquida e facilmente accessibile ai piccoli investitori.
Gli ETF sul private equity funzionano replicando indici composti da società di gestione di private equity quotate in borsa (General Partners), non direttamente investendo in società non quotate, che sono illiquide.
Acquistando quote di questi ETF, si ottiene esposizione alle performance dei portafogli di private equity gestiti da queste società quotate, beneficiando dei loro utili e dividendi, ma con la maggiore liquidità e i rischi del mercato azionario.
Il primo passo è l’investimento: i fondi di private equity raccolgono capitali da investitori istituzionali e privati per acquistare quote di aziende private.
L’obiettivo è quello di aumentare il valore dell'azienda attraverso miglioramenti strategici, operativi e di governance.
Le strategie possono includere:
Importante l’aspetto gestionale: gli investitori (General Partners) non solo forniscono denaro, ma affiancano il management con esperienza e know-how strategico.
La fase finale è il disinvestimento (exit): L'investitore vende la partecipazione dopo 3-7 anni o più, tramite vendita a terzi, quotazione in borsa (IPO) o altre vie, realizzando il profitto.
A fronte di rendimenti potenziali (ma non garantiti) elevati, corrispondono perché anche dei rischi importanti da valutare:
Tuttavia, l'ingresso nel mercato degli ETF private equity, ha permesso di abbassare ulteriormente la soglia del capitale minimo e aumentare la trasparenza.
Come per i normali ETF, anche per questa asset class occorre fare attenzione alle caratteristiche dell’ETF che si va scegliere.
La replica fisica di un ETF acquista direttamente i titoli dell'indice, offrendo trasparenza ma costi di ribilanciamento, mentre la replica sintetica usa derivati (swap) con una controparte per ottenere il rendimento dell'indice, riducendo costi e tracking error ma introducendo rischio di controparte e minore trasparenza.
La differenza tra distribuzione e accumulazione si riferisce a come i dividendi (interessi) vengono gestiti: distribuiti agli investitori (distribuzione) o reinvestiti nel fondo (accumulazione).
ETF di questo tipo rappresentano una nicchia di mercato interessante ma non esente da rischi e limiti.
Pro
Contro
Per scegliere un ETF sul private equity, devi valutare:
In generale, dovresti preferire opzioni ben diversificate, a basso costo e con un buon tracking error per replicare fedelmente il mercato.
Lo screening può essere effettuato tramite portali specializzati quali ExtraEtf o JustEtf.
Gli ETF UCITS per investire in questa specifica asset class sono principalmente 3.
Esistono, oltre agli ETF, altre possibilità per investire nel private equity.
Tra questi ricordiamo i fondi di private equity, ovvero strutture chiuse con orizzonti lunghi (anche superiori ai 10 anni), ideali per investitori professionali, con strategie come buyout, growth equity, venture capital.
Abbiamo poi le Venture Capital (VC), ovvero l’investimento in startup e aziende in forte crescita, spesso ad alto rischio/rendimento.
Un altro modo è rappresentato dal Private Credit (debito privato): si tratta di un finanziamento diretto alle imprese non quotate, diventando creditori e ricevendo interessi, con strategie come direct lending o distressed debt.
Ci sono poi gli Hedge Funds, cioè una gestione attiva con strategie complesse (long/short, global macro) per profili di rischio elevati.
Lo scoglio è solitamente rappresentato dal capitale minimo investibile.
Per gli investitori retail hanno preso ultimamente piede il Crowdfunding e il P2P Lending Immobiliare: investimenti in progetti immobiliari o prestiti a privati/aziende, con ticket più bassi ma rischi elevati.