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I migliori ETF sulle energie rinnovabili nel 2026: confronto e dove comprarli

I migliori ETF energie rinnovabili su Borsa Italiana sono iShares Global Clean Energy Transition (INRG), L&G Clean Energy (RENW) e Amundi MSCI New Energy (ENER), con TER tra 0,49% e 0,65%. Per solare, eolico e bioenergie ci sono ETF tematici. Si comprano con eToro, XTB, Fineco o BG Saxo.
Migliori ETF energie rinnovabili a confronto

Indice

Gli ETF sulle energie rinnovabili permettono di investire con un solo strumento in decine di società del solare, dell'eolico, dell'idroelettrico e delle bioenergie. Questa è la nostra selezione tra quelli quotati su Borsa Italiana, in ordine di preferenza:

  • iShares Global Clean Energy Transition (INRG): il punto di partenza più diversificato, con dividendo semestrale.
  • L&G Clean Energy (RENW): il TER più basso tra i generalisti, allo 0,49%.
  • Amundi MSCI New Energy (ENER): l'alternativa denominata in euro, con distribuzione annuale.
  • Amundi Global BioEnergy (CWE): il più economico (0,35%), ma concentrato sulle bioenergie.
  • Invesco Solar Energy (SOLR): la scommessa sul fotovoltaico, la più volatile del gruppo.

In questo articolo vediamo cosa c'è davvero dentro un ETF green, come si confrontano costi, dividendi e rendimenti dei migliori ETF e con quali broker comprarli in Italia. Costi e performance sono aggiornati al 25 settembre 2026 sulle schede ufficiali di Borsa Italiana.

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Cosa sono gli ETF sulle energie rinnovabili e come funzionano

Un ETF sulle energie rinnovabili è un fondo indicizzato quotato in Borsa che compra azioni di società legate all'energia pulita. Non possiede impianti e non vende elettricità: detiene i titoli delle aziende che costruiscono, gestiscono o forniscono la tecnologia per parchi solari, eolici e centrali a biomassa.

Ogni fondo replica un indice costruito da un fornitore terzo (S&P, Solactive, MSCI, WilderHill, Bloomberg) secondo un regolamento pubblico. È l'indice, non il nome commerciale, a decidere quali società entrano nel paniere e con quale peso. Due ETF "clean energy" possono quindi contenere aziende molto diverse.

Come ogni ETF, si compra e si vende in Borsa durante l'orario di negoziazione, a un prezzo che segue il valore del paniere. La replica può essere fisica, con l'acquisto diretto dei titoli, o sintetica, tramite un contratto swap con una banca controparte: il KID del fondo indica quale metodo usa e quali costi comporta.

Per questo il rendimento non segue la quantità di energia rinnovabile installata nel mondo, ma il prezzo di Borsa di quelle società. Il rendimento dipende dai risultati delle società in portafoglio, non dalla sola crescita della capacità rinnovabile installata. Per utility e sviluppatori di impianti contano molto costo del capitale, debito e tassi d'interesse; per produttori di pannelli, turbine e componenti pesano anche domanda, prezzi di vendita, concorrenza e margini industriali.

Nel linguaggio comune "ETF energia pulita", "ETF clean energy" ed "ETF green energy" sono sinonimi. La differenza reale sta nel perimetro dell'indice: globale e multi-tecnologia, oppure concentrato su una sola filiera come il solare o l'eolico, con un profilo di rischio molto più marcato.

Per un investitore italiano c'è poi un requisito pratico: il fondo deve essere un ETF UCITS (OICVM) armonizzato con documento KID. Gli ETF quotati negli Stati Uniti, come First Trust NASDAQ Clean Edge Green Energy (QCLN), Invesco Global Clean Energy (PBD) o SPDR S&P Kensho Clean Power (CNRG), non hanno il KID richiesto dal regolamento europeo PRIIPs e non sono acquistabili dai risparmiatori al dettaglio.

Cosa c'è dentro un ETF green: produttori di energia o tecnologie pulite

Sotto l'etichetta "energie rinnovabili" convivono due mestieri con un profilo di rischio diverso. Capire quale dei due prevale in un indice è il primo passo, spesso trascurato, per scegliere l'ETF giusto.

Da una parte ci sono i produttori di energia rinnovabile: società che possiedono parchi eolici, campi solari, dighe e centrali geotermiche e vendono elettricità tramite contratti di lungo periodo, aste, tariffe regolamentate o sul mercato all'ingrosso, a seconda del modello di business e del Paese. Molte hanno caratteristiche simili alle utility e un'elevata intensità di capitale, ma ricavi e margini non sono necessariamente regolati o prevedibili.

Dall'altra ci sono i produttori di tecnologia: chi fabbrica pannelli fotovoltaici, inverter, turbine eoliche, batterie e componenti per le reti. Hanno ricavi più ciclici e margini che si comprimono quando i prezzi degli impianti scendono, con una volatilità tipica del settore industriale e tecnologico.

Gli ETF generalisti come INRG, RENW ed ENER mescolano le due famiglie e distribuiscono il rischio tra filiere e Paesi. I tematici puntano invece su un solo segmento: il MAC Global Solar Energy dell'Invesco Solar compra la filiera fotovoltaica, il WilderHill Wind Energy l'eolico, il Bloomberg BioEnergy Screened le società di biocarburanti e biomasse.

Anche la geografia del paniere cambia il risultato. Stati Uniti, Cina ed Europa pesano in modo diverso da un indice all'altro, e con loro cambiano incentivi pubblici, dazi e politiche energetiche da cui dipendono gli utili delle aziende.

Molti indici applicano inoltre filtri ESG di esclusione: tolgono dal paniere le società coinvolte in armi controverse, carbone termico o gravi violazioni dei principi del Global Compact delle Nazioni Unite. È un dettaglio che riduce l'universo investibile e può spostare i pesi verso le aziende più grandi.

Un ultimo elemento è la valuta di denominazione. INRG, RENW e SOLR sono denominati in dollari, ENER e CWE in euro: comprando su Borsa Italiana si paga in euro, ma il rischio di cambio legato ai titoli sottostanti resta.

La regola pratica è semplice: prima di guardare il costo, leggere il nome dell'indice replicato nella scheda del fondo o nel KID. È lì che si capisce se si sta comprando un paniere di utility, di produttori di tecnologia o un mix dei due, e quanto quel paniere può oscillare.

Performance a un anno degli ETF sulle energie rinnovabili al 25 settembre 2026
Le performance a un anno mostrano una forte dispersione tra bioenergia, eolico, clean energy generalista e solare.

Migliori ETF energie rinnovabili a confronto: costi e rendimenti

ETF clean energy generalisti e tematici: differenze tra INRG, RENW, ENER, CWE, WNDE e SOLR
Gli ETF generalisti combinano più filiere, mentre quelli tematici concentrano l'esposizione su bioenergia, eolico o solare.

Il primo dato che salta agli occhi è la dispersione dei rendimenti: in dodici mesi si va dal +3,35% del solare al +51,52% delle bioenergie, una differenza di oltre 48 punti percentuali, mentre i costi differiscono di appena 34 centesimi di punto. Su questo tema il TER è una variabile secondaria.

La colonna dei proventi è altrettanto importante. Gli ETF a distribuzione accreditano periodicamente i dividendi, tassati al momento dell'incasso; quelli ad accumulazione li reinvestono nel fondo e rinviano la tassazione alla vendita delle quote, con un effetto composto più forte nel lungo periodo.

Il secondo è che il rendimento recente non coincide con la nostra classifica. INRG è in testa per ampiezza e diffusione del paniere, non per la performance dell'ultimo anno, che nei tematici dipende spesso da un solo ciclo di settore.

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I migliori ETF sulle energie rinnovabili quotati su Borsa Italiana

Ecco le schede dei sei ETF, tutti UCITS e negoziabili su Borsa Italiana con un normale conto titoli. L'ordine riflette la nostra preferenza per chi costruisce una prima esposizione al tema: prima i generalisti, poi i tematici.

1. iShares Global Clean Energy Transition (INRG): il più diversificato

È l'ETF di riferimento della categoria, emesso da iShares II plc e domiciliato in Irlanda. Replica un indice globale che combina produttori di energia pulita e aziende tecnologiche della transizione, con il TER più alto tra i generalisti (0,65%).

Il punto di forza è la distribuzione semestrale dei dividendi: le ultime cedole sono state di 0,0867 USD a novembre 2025 e 0,0192 USD a maggio 2026. Il limite è il rendimento recente, il più basso tra i generalisti (+15,29% a un anno).

2. L&G Clean Energy (RENW): il generalista più economico

Emesso da Legal & General UCITS ETF ICAV, investe in società di energia rinnovabile di tutto il mondo con un TER dello 0,49%, il più basso tra i tre ETF generalisti della selezione.

È ad accumulazione: reinveste i proventi e non accredita cedole sul conto, un vantaggio per chi punta alla crescita del capitale nel lungo periodo.

3. Amundi MSCI New Energy (ENERW): l'alternativa in euro

È l'ex Lyxor New Energy, oggi nella gamma Amundi dopo l'integrazione di Lyxor, domiciliato in Francia. L'indice MSCI include produttori di energia alternativa, efficienza energetica e tecnologie di rete, con un TER dello 0,60%.

È l'unico generalista della selezione denominato in euro e distribuisce i proventi una volta l'anno.

4. Amundi Global BioEnergy (CWE): il più economico, ma di nicchia

Domiciliato in Lussemburgo, investe nelle società della bioenergia: produzione e distribuzione di etanolo, biodiesel e altri carburanti rinnovabili, selezionate con filtri ESG. Ha il TER più basso della selezione (0,35%) ed è ad accumulazione.

5. Invesco Solar Energy (SOLR): la scommessa sul fotovoltaico

Investe nell'intera filiera solare: produttori di moduli e celle, inverter, installatori e sviluppatori. È il più caro della selezione, con un TER dello 0,69%, ed è ad accumulazione.

Conviene investire in ETF energia rinnovabile oggi?

La transizione energetica è un tema di lungo periodo, sostenuto dagli obiettivi europei di decarbonizzazione e dagli investimenti pubblici e privati in reti, accumuli e nuova capacità. Un ETF permette di parteciparvi senza dover scegliere i singoli vincitori di un settore in cui le tecnologie cambiano in fretta.

Rispetto all'acquisto di singole azioni, l'ETF offre diversificazione immediata tra decine di società e Paesi, costi contenuti e la possibilità di investire anche piccole somme, per esempio con un piano di accumulo mensile.

Il contesto degli ultimi mesi mostra però quanto il settore resti sensibile al ciclo. I tematici hanno rendimenti a un anno molto diversi tra loro, e anche il più diffuso della categoria, INRG, ha avuto nel 2026 oscillazioni superiori al 40% tra minimo e massimo.

Per questo gli ETF sulle energie rinnovabili funzionano meglio come componente satellite del portafoglio, affiancata a un ETF azionario globale che resta il nucleo dell'investimento. Chi ha un indice mondiale possiede già una parte di queste società, in proporzione al loro peso di mercato.

Le opinioni sugli ETF di energia rinnovabile riflettono questo doppio volto. Chi li sostiene sottolinea la crescita strutturale della domanda di elettricità pulita e il sostegno delle politiche pubbliche. Chi è più prudente ricorda che il tema è molto affollato e che, dopo le fasi di euforia, le valutazioni delle aziende del settore hanno spesso impiegato anni per tornare sui massimi.

Conviene quindi a chi ha un orizzonte di almeno 5-10 anni, accetta di attraversare fasi negative prolungate e vuole dare al portafoglio un'inclinazione sul tema, investendo solo una quota che è disposto a vedere scendere anche del 30-40% in una fase negativa.

Chi cerca anche un impatto ambientale misurabile può valutare l'approccio dell'impact investing.

Dove comprare ETF sulle energie rinnovabili: i broker

Gli ETF della selezione si comprano da qualunque intermediario autorizzato a operare in Italia sotto la vigilanza CONSOB, con un normale ordine dal conto titoli su Borsa Italiana. Scopri come investire in ETF con i migliori broker per ETF. Questi sono i quattro che consigliamo per questo tema.

Per questo tema confrontiamo due alternative particolarmente rilevanti per ETF e investimenti periodici: Fineco e XTB.

Nella scelta conviene guardare tre aspetti: commissioni sugli ETF, costi di conversione valutaria e possibilità di attivare un piano di accumulo.

Come investire in ETF sull'energia pulita passo per passo

Per investire in ETF sull'energia pulita bastano quattro passaggi:

  1. Aprire un conto titoli presso un broker autorizzato, confrontando commissioni sugli ETF e costi di conversione valutaria.
  2. Cercare l'ETF per ISIN o ticker (per esempio IE00B1XNHC34 o INRG) sul mercato di Borsa Italiana.
  3. Inserire l'ordine con un prezzo limite, evitando i primi minuti di negoziazione, quando lo spread è più ampio.
  4. Valutare un piano di accumulo con versamenti periodici, per mediare il prezzo di acquisto nel tempo.

Una volta investito, basta controllare il fondo una o due volte l'anno, senza reagire alle oscillazioni di breve periodo.

Come scegliere il miglior ETF sulle energie rinnovabili

Non esiste un ETF green migliore in assoluto: la scelta dipende da quale parte della filiera si vuole comprare e da come l'ETF si inserisce nel resto del portafoglio. Questi sono i criteri da controllare, nell'ordine.

  • Indice replicato: è il criterio decisivo. Generalista o tematico, utility o tecnologia, globale o concentrato su un Paese: il nome dell'indice nel KID dice cosa si compra davvero.
  • Costo totale: il TER va letto insieme alla differenza tra prezzo di acquisto e di vendita (spread) e alle commissioni del broker. Con TER tra 0,35% e 0,69%, 10.000 euro investiti costano tra 35 e 69 euro l'anno di gestione.
  • Patrimonio e liquidità: un fondo con masse ridotte può avere un rischio maggiore di fusione o chiusura, ma il patrimonio non determina da solo la liquidità in negoziazione. Lo spread dipende anche dalla liquidità dei titoli sottostanti, dalla volatilità, dai market maker e dalle condizioni di mercato. I 100 milioni di euro possono essere usati come riferimento pratico, non come soglia tecnica.
  • Politica sui proventi: a distribuzione (INRG, ENER) per chi vuole incassare cedole, ad accumulazione (RENW, CWE, SOLR) per chi punta alla crescita del capitale.
  • Valuta: la denominazione in dollari non elimina il rischio di cambio comprando in euro su Borsa Italiana.
  • Metodo di replica: la replica fisica evita il rischio di controparte dello swap; quella sintetica può ridurre lo scarto dall'indice. Entrambe sono ammesse dalle regole UCITS.
  • Sovrapposizione: chi ha già ETF sulle utility, sulle infrastrutture o un indice mondiale possiede in parte le stesse società, e rischia di concentrare il portafoglio senza accorgersene.
  • Rendimento storico: va guardato su più periodi (1, 3 e 5 anni) per capire la volatilità del fondo, non per prevedere il futuro.

Chi è alle prime armi può partire da un generalista come INRG o RENW e aggiungere un tematico solo in un secondo momento, quando ha chiaro su quale tecnologia vuole puntare.

I rischi degli ETF sulle energie rinnovabili

Prima di investire conviene mettere in conto i rischi specifici di questo settore, che non si vedono guardando solo il TER. Alcuni riguardano tutti gli ETF green, altri pesano soprattutto sui tematici.

  • Volatilità elevata: nel 2026 la quota di INRG su Borsa Italiana è passata da un minimo di 8,13 € il 2 gennaio a un massimo di 11,71 € il 29 maggio, per poi tornare intorno a 8,6 € a fine settembre.
  • Sensibilità ai tassi: le società rinnovabili finanziano gli impianti a debito. Quando il costo del denaro sale, il valore dei loro flussi futuri scende e le quotazioni ne risentono.
  • Rischio politico e regolatorio: incentivi, aste pubbliche, dazi sui pannelli e cambi di politica energetica si riflettono sugli utili in pochi trimestri.
  • Concentrazione: i tematici dipendono da una sola filiera e da pochi titoli, spesso concentrati in pochi Paesi.
  • Rischio di cambio: gli ETF denominati in dollari e i titoli sottostanti esteri espongono alle oscillazioni dell'euro.
  • Rischio tecnologico: una tecnologia oggi dominante può perdere terreno rapidamente a favore di soluzioni più efficienti o economiche, con effetti immediati sulle aziende che la producono.
  • Rischio di chiusura: i fondi con patrimonio ridotto possono essere liquidati dall'emittente. Il capitale viene restituito al valore del momento, ma l'investitore perde il controllo sui tempi di uscita, a volte nella fase meno favorevole del ciclo.

La distinzione è importante: valuta di negoziazione, valuta della classe e valute delle società in portafoglio non sono la stessa cosa.

Rischio di cambio negli ETF: differenza tra valuta di negoziazione, valuta della classe e valute sottostanti
Comprare una quota in euro non elimina l'esposizione alle valute dei titoli sottostanti; una classe hedged può ridurla.

Dopo forti rialzi, un pullback dei titoli delle energie rinnovabili è frequente: entrare in più tranche riduce il rischio di comprare tutto sui massimi.

In sintesi, i migliori ETF sulle energie rinnovabili per costruire un'esposizione di base sono i generalisti INRG, RENW ed ENER, con TER tra 0,49% e 0,65%. I tematici su bioenergie, eolico e solare hanno costi simili, ma rendimenti e rischi molto più legati al ciclo di un solo segmento.

La scelta parte dall'indice replicato, prosegue con patrimonio, valuta e politica sui proventi, e solo alla fine guarda il costo. In ogni caso, meglio usarli come satellite di un portafoglio diversificato, con un orizzonte lungo e una quota contenuta.

XTB
Fineco

Regolamento

Cyprus Securities and Exchange Commission, Komisja Nadzoru Finansowego (KNF), The Financial Conduct Authority (FCA)

Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB)

Prodotti offerti

Azioni, ETF, CFD, Forex, Commodities, Criptovalute, Piano d'Accumulo del Capitale

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Domande frequenti sugli ETF energie rinnovabili