Borsa
Il simposio di Jackson Hole del 2025 si è concluso con un importante cambiamento nella politica monetaria degli Stati Uniti, in cui l’inflazione avrà come obiettivo il 2% su base annuale (e non più come media di lungo periodo). Inoltre, Powell ha lanciato un messaggio diretto a Trump.
Ancora una volta gli occhi del mondo finanziario si sono rivolti a un piccolo paese nello stato del Wyoming (USA): Jackson Hole. Quello che potrebbe sembrare a prima vista una comune destinazione turistica è in realtà il palcoscenico di uno degli incontri più importanti per le banche centrali e, di conseguenza, per i mercati finanziari.
In questo articolo esploreremo cos’è esattamente il meeting di Jackson Hole, chi ne sono i protagonisti e quali decisioni sono state prese nell’ultima edizione del 2025, oltre a come queste abbiano influito sui principali indici azionari.
L’evento di Jackson Hole è un incontro annuale organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City con l’obiettivo di riunire i principali banchieri centrali, ministri delle finanze, economisti e leader finanziari di tutto il mondo per discutere delle tendenze economiche globali, delle politiche monetarie da attuare e di altri temi che incidono direttamente sull’economia mondiale.
Sebbene durante l’evento non vengano prese decisioni ufficiali di politica monetaria, i discorsi e i dibattiti che vi si tengono tendono ad avere una forte influenza sulle decisioni successive e, naturalmente, sulle aspettative di mercato (non dobbiamo mai dimenticare che le aspettative degli investitori sono il principale motore dei movimenti dei prezzi sui mercati, soprattutto nel breve e medio termine).
Emblematico fu il discorso di Powell del 2022: dopo aver adottato un approccio fortemente hawkish, indici come lo S&P500 o il Nasdaq crollarono rispettivamente del 16% e del 20%.
Il simposio di Jackson Hole si tiene ogni anno a fine agosto. Solitamente dura tre giorni, da giovedì a sabato. Le date variano, ma rientrano sempre nelle ultime settimane del mese.
Nel 2025, Jackson Hole si è svolto da giovedì 21 a sabato 23 agosto, secondo il calendario abituale.
Al meeting di Jackson Hole partecipano alcune delle figure più influenti dell’economia globale. Tra i presenti più importanti nel 2024 troviamo:
Le sessioni non sono aperte al pubblico, ma i discorsi chiave - soprattutto quello del presidente della Fed - vengono trasmessi in diretta e seguiti con attenzione dai mercati.
A differenza di altre conferenze, più focalizzate su temi immediati di politica monetaria, Jackson Hole offre un contesto per un dibattito più ampio sul futuro dell’economia globale e sulle politiche necessarie per affrontarlo, in un ambiente più rilassato del solito. Inoltre, consente ai leader delle banche centrali di inviare messaggi chiave ai mercati e gestire le aspettative senza la pressione di annunciare decisioni formali.
Puntuale intorno alle 16:00 (ora italiana), Powell è apparso in conferenza stampa con un messaggio chiaro per mercati finanziari e borse occidentali: da ora in avanti ci sarà un cambiamento significativo con l’eliminazione del sistema di “average inflation targeting”, cioè l’obiettivo di un’inflazione media del 2% calcolata nel lungo periodo.
In altre parole, si torna al modello tradizionale, secondo il quale ogni anno l’inflazione non può superare il 2%.
Questo segna un cambiamento rilevante nella politica monetaria: dalla crisi del 2008, infatti, si puntava a un modello basato su una media del 2% negli anni. Ad esempio, se tra il 2015 e il 2019 l’inflazione fosse rimasta attorno all’1,5%, con la strategia in vigore fino ad oggi la Fed avrebbe potuto tollerare un 2,5% o addirittura un 3% negli anni successivi - purché la media non si discostasse troppo dal 2%.
Con il nuovo orientamento, quella flessibilità scompare: non vale più dire che un 3% può compensare gli anni all’1,5%. L’impegno è più rigido: mantenere l’inflazione attorno al 2% in maniera costante, senza guardare alle medie storiche.
In un chiaro messaggio al presidente Trump, Powell ha inoltre ribadito l’indipendenza delle decisioni della Fed, sottolineando che continueranno a basarsi esclusivamente sui dati economici, senza cedere a pressioni politiche.
Infine, ha dato respiro ai mercati anticipando la possibilità di un nuovo ciclo di tagli dei tassi d’interesse, per allentare la politica monetaria se i dati lo giustificheranno. Di conseguenza, i mercati dei futures hanno rapidamente rivisto le aspettative, prezzando una probabilità di un taglio di 25 punti base già nella prossima riunione FED di settembre.
Nella sessione di venerdì, parallelamente all’intervento di Powell, i mercati hanno reagito in modo piuttosto positivo.
Lo S&P 500 è salito dell’1,5%, avvicinandosi ai massimi storici. Mentre il Nasdaq ha registrato una delle migliori performance dell’anno, con un rialzo vicino al 2%, trainato soprattutto dal settore tecnologico e dall’IA.
Anche il mercato obbligazionario ha accolto positivamente la notizia, con cali nei rendimenti dei titoli a lungo termine di 0,3 punti percentuali e un dollaro più debole, che ha favorito soprattutto i titoli tecnologici.
L’ottimismo è proseguito durante il weekend, riflettendosi nei futures di lunedì 25 agosto, che hanno mostrato solo lievi correzioni, confermando la solidità del rialzo di venerdì dopo il discorso di Powell.
In Europa, invece, una certa indifferenza verso le parole di Christine Lagarde, che si è limitata a congratularsi per aver domato l’inflazione senza creare gravi danni al mercato del lavoro né congelare i salari.
Così, nella sessione di lunedì 25 agosto, i mercati europei hanno aperto piuttosto piatti, con cali contenuti tra lo 0,3% e lo 0,5% per indici come DAX40, FTSE MIB o Eurostoxx.
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