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Rating Italia 2026: cosa aspettarsi da Moody’s e cosa può cambiare per BTP e spread

Moody’s rivede oggi il rating Italia, attualmente Baa2 con outlook stabile. Debito elevato e crescita debole frenano nuovi progressi, mentre conti pubblici e stabilità sostengono il giudizio. BTP e spread saranno i primi indicatori da monitorare.
rating italia 2026: cosa succederà dopo il rating di Moody's del 25 settembre

Indice

Il rating dell’Italia torna sotto i riflettori il 25 settembre 2026, quando Moody’s pubblicherà la seconda revisione dell’anno sul debito sovrano italiano. Il Paese arriva all’appuntamento con un rating Baa2 e outlook stabile, giudizio conquistato nel novembre 2025 con la prima promozione assegnata dall’agenzia all’Italia dopo oltre vent’anni.

Il verdetto assume particolare importanza perché arriva in una fase in cui il quadro italiano presenta segnali apparentemente contrastanti: il deficit sta lentamente rientrando, la stabilità fiscale è stata riconosciuta dalle principali agenzie e S&P mantiene addirittura un outlook positivo, mentre crescita debole, debito pubblico molto elevato e nuove pressioni energetiche continuano a rappresentare i principali elementi di vulnerabilità.

Alla vigilia della decisione, inoltre, lo spread BTP-Bund si mantiene nell'area dei 90 punti base: nella mattinata del 25 settembre era sceso a circa 92 punti, dai 95 della seduta precedente, mentre il rendimento del BTP decennale si attestava intorno al 4,50%.

Qual è il rating dell’Italia nel 2026?

Il quadro dei rating dell’Italia nel 2026 rimane complessivamente all'interno dell'investment grade, anche se le principali agenzie utilizzano scale differenti e non esprimono esattamente la stessa valutazione sul futuro del Paese.

AgenziaRating Italia 2026Outlook/TrendProssima revisione
Moody’sBaa2Stabile25 settembre 2026
S&P GlobalBBB+Positivo13 novembre 2026
Fitch RatingsBBB+Stabile2027
Morningstar DBRSA (low)Stabile16 ottobre 2026

Il dato più significativo riguarda probabilmente S&P. L'agenzia ha confermato il rating BBB+ ma, il 30 gennaio 2026, ha migliorato l'outlook da stabile a positivo, riconoscendo una maggiore resilienza fiscale ed esterna dell'Italia.

Fitch, invece, l'11 settembre ha confermato il giudizio BBB+ con outlook stabile, sottolineando da una parte le dimensioni e la diversificazione dell'economia italiana, l'appartenenza all'Unione europea e la solidità istituzionale e, dall'altra, il peso ancora molto elevato del debito e le limitate prospettive di crescita di medio periodo.

Morningstar DBRS mantiene infine l'Italia ad A (low), trend stabile. Nella revisione di aprile aveva evidenziato soprattutto i rischi legati ai prezzi dell'energia, alla dipendenza dalle importazioni e alla debole crescita della produttività.

Rating Moody’s Italia: perché il 25 settembre è una data importante

La revisione Moody’s del 25 settembre 2026 è la seconda prevista per l'Italia quest'anno, dopo quella del 27 marzo.

L'aspetto più interessante è però il punto di partenza. Moody’s aveva portato il rating italiano da Baa3 a Baa2 nel novembre 2025, accompagnando la promozione con un outlook stabile. Si era trattato del primo upgrade dell'Italia da parte dell'agenzia in più di vent'anni, motivato soprattutto dalla maggiore stabilità politica e fiscale, dall'avanzamento delle riforme e dagli investimenti collegati al PNRR.

Quello del settembre 2026 rappresenta quindi un importante test sulla solidità di quella promozione: Moody’s deve valutare se gli elementi che avevano giustificato l'upgrade siano ancora sufficientemente robusti in un contesto diventato meno favorevole.

Cosa guarda Moody’s prima di decidere il rating Italia

Il giudizio sul debito italiano non dipende da un singolo indicatore. Moody’s valuta contemporaneamente capacità di crescita, sostenibilità del debito, qualità delle istituzioni, politica fiscale e vulnerabilità agli shock esterni.

1. Debito pubblico ancora molto elevato

Il principale limite strutturale dell'Italia rimane il rapporto debito/PIL. Secondo le previsioni di primavera della Commissione europea, dovrebbe passare dal 137,1% del 2025 al 138,5% nel 2026, arrivando al 139,2% nel 2027.

Una parte dell'aumento è legata agli effetti di cassa ritardati dei crediti fiscali per le ristrutturazioni edilizie, ma il problema strutturale rimane: con un debito così elevato, anche variazioni relativamente contenute nei tassi d'interesse o nella crescita nominale possono avere conseguenze importanti sulla dinamica futura del rapporto debito/PIL.

La stessa Commissione considera elevati i rischi di sostenibilità fiscale di medio periodo dell'Italia e stima fabbisogni finanziari lordi attorno al 23% del PIL nel biennio 2026-2027.

2. Deficit verso il ritorno sotto il 3%

Dall'altra parte della bilancia c'è il graduale miglioramento del deficit. La Commissione europea prevede per il 2026 un disavanzo pari al 2,9% del PIL, rispetto al 3,1% del 2025.

Il ritorno sotto la soglia del 3% rappresenterebbe un elemento favorevole perché rafforzerebbe la credibilità del percorso di consolidamento fiscale. Tuttavia, Moody’s dovrà valutare non soltanto il raggiungimento formale dell'obiettivo, ma anche la capacità dell'Italia di mantenere questa traiettoria negli anni successivi.

3. Il vero punto debole rimane la crescita

La crescita economica continua probabilmente a essere il nodo più complesso. La Commissione europea prevede un aumento del PIL reale di appena 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027.

Moody’s, nella precedente revisione, aveva una stima leggermente più favorevole, pari allo 0,7% per il 2026, ma aveva già ridimensionato le proprie aspettative a causa delle tensioni geopolitiche e dell'aumento dei prezzi energetici.

Per un Paese fortemente indebitato, una crescita nominale sufficientemente elevata è essenziale perché facilita la stabilizzazione del rapporto debito/PIL. È per questo che produttività, investimenti, PNRR e capacità di mantenere la crescita anche dopo la fine del programma Next Generation EU saranno elementi centrali nelle valutazioni delle agenzie.

4. PNRR e riforme strutturali

Uno dei fattori che avevano sostenuto l'upgrade Moody’s del 2025 era proprio l'impatto atteso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'agenzia aveva collegato il miglioramento del merito creditizio agli investimenti del PNRR e alle riforme strutturali associate.

Con l'avvicinarsi della conclusione del programma, però, l'attenzione si sposta sempre più dalla quantità delle risorse utilizzate alla loro capacità di aumentare effettivamente produttività e crescita potenziale.

Cosa aspettarsi dal rating Moody’s sull’Italia?

Alla vigilia della pubblicazione, la conferma del rating Baa2 con outlook stabile rappresenta lo scenario di maggiore continuità con il quadro attuale. Anche le analisi pubblicate nelle ore precedenti alla decisione individuano nella conferma l'esito più atteso dal mercato.

Questo non significa però che il verdetto sia irrilevante. Anche senza modificare il rating, Moody’s può inviare segnali importanti attraverso il testo che accompagna la decisione, modificando le proprie valutazioni su crescita, debito, deficit o rischi futuri.

Sarebbe l'esito più lineare. Moody’s riconoscerebbe che il quadro fiscale continua a migliorare abbastanza da compensare crescita debole e debito elevato.

Per i mercati si tratterebbe principalmente di una conferma delle aspettative: l'effetto diretto su BTP e spread potrebbe quindi essere contenuto, mentre maggiore importanza assumerebbero le indicazioni contenute nel report.

Cosa può cambiare per BTP e spread dopo il rating Moody’s?

Per capire perché il rating conta per chi segue il mercato obbligazionario bisogna distinguere il giudizio formale dalla reazione dei mercati.

Lo spread BTP-Bund misura la differenza tra il rendimento del titolo di Stato italiano decennale e quello tedesco di pari scadenza. Prima del verdetto Moody’s del 25 settembre, il differenziale si muove intorno ai 90-95 punti base: nella mattinata del 25 settembre era sceso a circa 92 punti, mentre il BTP decennale rendeva circa il 4,50%.

Non bisogna però attribuire ogni movimento dello spread al rating sovrano. Nelle sedute precedenti, ad esempio, i rendimenti europei erano stati influenzati anche dal forte rialzo dei Treasury statunitensi e dalle nuove pressioni sull'inflazione globale. Il 23 settembre lo spread aveva raggiunto circa 95,4 punti, con il rendimento italiano al 4,50%.

La reazione al verdetto dipenderà quindi soprattutto dalla distanza tra la decisione di Moody’s e ciò che il mercato ha già incorporato nei prezzi.

Rating Italia e BTP: perché il giudizio delle agenzie conta

Un miglioramento della percezione del rischio sovrano può contribuire, a parità di altre condizioni, a ridurre il premio richiesto dagli investitori per detenere titoli italiani. L'effetto opposto può verificarsi quando aumenta il rischio percepito.

Il rating ha inoltre rilevanza per alcuni investitori istituzionali, fondi e mandati obbligazionari che utilizzano soglie minime di merito creditizio nella costruzione del portafoglio.

Per l'Italia, tuttavia, il punto fondamentale è che tutti i principali rating rimangono ampiamente nella categoria investment grade. Di conseguenza, tra gli scenari oggi discussi non c'è un passaggio imminente nell'area speculative grade.

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Perché il rating dell’Italia interessa anche le banche

Il rapporto tra rischio sovrano e settore bancario è particolarmente importante in Italia perché le banche mantengono esposizioni significative verso titoli di Stato e perché il costo del finanziamento degli intermediari può essere influenzato dalla percezione del rischio del Paese.

Un miglioramento del merito creditizio sovrano tende quindi a creare un contesto più favorevole anche per gli emittenti bancari; al contrario, un deterioramento può aumentare il premio per il rischio richiesto agli intermediari.

L'effetto non è soltanto teorico. Dopo che S&P aveva portato nel gennaio 2026 l'outlook dell'Italia da stabile a positivo, l'agenzia ha successivamente migliorato anche l'outlook di diverse emissioni e controparti italiane collegate al rischio sovrano. Nel caso delle obbligazioni garantite di UniCredit, ad esempio, S&P ha esplicitamente collegato la revisione dell'outlook al cambiamento effettuato sul rating dell'Italia.

Moody’s, S&P, Fitch e DBRS: chi valuta meglio l’Italia?

Le scale utilizzate dalle agenzie non sono perfettamente sovrapponibili, ma il confronto permette di capire come viene percepito il merito creditizio italiano.

Moody’s mantiene Baa2 con outlook stabile, mentre S&P assegna BBB+ con outlook positivo e Fitch BBB+ con outlook stabile. Morningstar DBRS utilizza invece il livello A (low) con trend stabile.

Non bisogna però limitarsi alla lettera assegnata. L'outlook è particolarmente importante perché fornisce informazioni sulla possibile direzione futura del rating: sotto questo profilo, oggi S&P presenta il segnale più esplicitamente orientato verso un possibile miglioramento, mentre Moody’s, Fitch e DBRS mantengono una valutazione stabile.

Prossime date del rating Italia nel 2026

La revisione Moody’s del 25 settembre non chiuderà il calendario del rating Italia 2026.

I prossimi due appuntamenti principali saranno:

  • 16 ottobre 2026 – Morningstar DBRS, che tornerà sul rating A (low) dell'Italia;
  • 13 novembre 2026 – S&P Global Ratings, appuntamento particolarmente interessante perché l'agenzia mantiene attualmente un outlook positivo.

Fitch ha invece già pubblicato la propria seconda revisione annuale l'11 settembre, confermando BBB+ con outlook stabile.

Rating Italia 2026: cosa monitorare dopo Moody’s

Il giudizio di Moody’s sarà importante, ma probabilmente ancora più rilevanti saranno le motivazioni utilizzate dall'agenzia per descrivere l'evoluzione dell'economia italiana.

Tre elementi meritano particolare attenzione: la valutazione della traiettoria del debito pubblico, le nuove stime sulla crescita e il giudizio sulla capacità dell'Italia di mantenere il consolidamento fiscale dopo la conclusione del PNRR.

Se Moody’s confermasse Baa2 e outlook stabile, l'attenzione si sposterebbe rapidamente sui prossimi appuntamenti con DBRS e soprattutto S&P, che dovrà decidere a novembre se mantenere l'outlook positivo introdotto a gennaio.

Per chi segue BTP e mercato obbligazionario, il rating rimane quindi soltanto una parte del quadro: spread, rendimento del decennale, politica monetaria europea, andamento dei Treasury statunitensi e prospettive di crescita continueranno a determinare il costo con cui l'Italia si finanzia sui mercati.

FAQ sul rating Italia 2026