Rating Italia 2026: Moody’s lascia Baa2 con outlook stabile, cosa cambia per BTP e spread

Indice
Moody’s ha completato il 25 settembre 2026 la revisione periodica del rating dell’Italia senza annunciare una nuova azione sul merito creditizio. Il rating resta quindi Baa2 con outlook stabile, lo stesso livello raggiunto con l’upgrade del novembre 2025.
La novità più importante arriva dalle stime macroeconomiche. Moody’s ha alzato la previsione di crescita del PIL italiano per il 2026 allo 0,8%, dopo una crescita media dello 0,9% nella prima metà dell’anno. L’agenzia prevede inoltre un deficit pari al 3% del PIL nel 2026 e al 2,9% nel 2027, mentre il rapporto debito/PIL dovrebbe stabilizzarsi intorno al 138% nel 2026 e nel 2027 prima di iniziare a scendere gradualmente.
Il messaggio, quindi, è più articolato di una semplice “conferma”: Moody’s continua a vedere nell’elevato debito pubblico e nella crescita moderata i principali limiti del profilo creditizio italiano, ma considera l’economia resiliente allo shock energetico e si aspetta il mantenimento di una politica di bilancio prudente.
Per chi investe in BTP, il punto da seguire ora non è più il verdetto del 25 settembre, ma come questi fattori influenzeranno rendimenti, spread e i prossimi giudizi di Morningstar DBRS e S&P.
Segui i BTP dopo il giudizio di Moody’s? Con Fineco puoi acquistare BOT, BTP e altre obbligazioni direttamente dal conto titoli, con gestione fiscale in regime amministrato.
Qual è il rating dell’Italia nel 2026?
Il quadro dei rating dell’Italia nel 2026 rimane complessivamente all'interno dell'investment grade, anche se le principali agenzie utilizzano scale differenti e non esprimono esattamente la stessa valutazione sul futuro del Paese.
| Agenzia | Rating Italia 2026 | Outlook / Trend | Situazione |
|---|---|---|---|
| Moody’s | Baa2 | Stabile | Revisione del 25 settembre conclusa |
| S&P Global | BBB+ | Positivo | Prossima revisione: 13 novembre 2026 |
| Fitch Ratings | BBB+ | Stabile | Confermato l’11 settembre 2026 |
| Morningstar DBRS | A (low) | Stabile | Prossima revisione: 16 ottobre 2026 |
Il dato più significativo riguarda probabilmente S&P. L'agenzia ha confermato il rating BBB+ ma, il 30 gennaio 2026, ha migliorato l'outlook da stabile a positivo, riconoscendo una maggiore resilienza fiscale ed esterna dell'Italia.
Fitch, invece, l'11 settembre ha confermato il giudizio BBB+ con outlook stabile, sottolineando da una parte le dimensioni e la diversificazione dell'economia italiana, l'appartenenza all'Unione europea e la solidità istituzionale e, dall'altra, il peso ancora molto elevato del debito e le limitate prospettive di crescita di medio periodo.
Morningstar DBRS mantiene infine l'Italia ad A (low), trend stabile. Nella revisione di aprile aveva evidenziato soprattutto i rischi legati ai prezzi dell'energia, alla dipendenza dalle importazioni e alla debole crescita della produttività.
Rating Moody’s Italia: cosa ha deciso il 25 settembre
Moody’s ha concluso la seconda revisione periodica del 2026 senza modificare il rating Baa2 né l’outlook stabile. Tecnicamente non si è trattato di una nuova rating action: l’agenzia ha completato il riesame del profilo creditizio italiano senza indicare una probabile modifica del giudizio nel breve periodo.
Il Baa2 resta quindi il livello conquistato nel novembre 2025, quando Moody’s aveva promosso l’Italia da Baa3 per la prima volta dopo oltre vent’anni. Quell’upgrade era stato sostenuto dalla maggiore stabilità politica e fiscale, dalle riforme e dagli investimenti collegati al PNRR.
Nella revisione di settembre il quadro resta coerente con quel giudizio, ma cambiano alcune delle stime utilizzate per valutarlo: la crescita 2026 viene rivista al rialzo, mentre debito elevato e crescita potenziale moderata continuano a limitare lo spazio fiscale.
Cosa guarda Moody’s prima di decidere il rating Italia
Il giudizio sul debito italiano non dipende da un singolo indicatore. Moody’s valuta contemporaneamente capacità di crescita, sostenibilità del debito, qualità delle istituzioni, politica fiscale e vulnerabilità agli shock esterni.
1. Debito pubblico ancora molto elevato
Il debito resta il principale limite strutturale del profilo creditizio italiano. Moody’s prevede che il rapporto debito/PIL si stabilizzi intorno al 138% nel 2026 e nel 2027, per poi iniziare a diminuire gradualmente.
A favorire il miglioramento successivo dovrebbero essere gli avanzi primari e la progressiva riduzione degli effetti di cassa dei crediti d’imposta legati alle ristrutturazioni edilizie. Il livello assoluto resta però molto elevato e continua a ridurre la flessibilità fiscale del Paese.
2. Deficit verso il ritorno sotto il 3%
Moody’s prevede un deficit pari al 3% del PIL nel 2026, in calo dal 3,1% del 2025, e al 2,9% nel 2027.
Per il rating conta soprattutto la continuità del consolidamento. Secondo l’agenzia, un miglioramento più strutturale del saldo di bilancio — attraverso entrate sostenibili o contenimento della spesa — renderebbe più credibile una futura discesa del debito.
3. Il vero punto debole rimane la crescita
È qui che arriva la principale novità della revisione di settembre. Dopo una crescita media del PIL reale dello 0,9% nella prima metà del 2026, Moody’s ha alzato la previsione sull’intero anno allo 0,8%.
L’agenzia considera quindi l’economia italiana più resiliente del previsto allo shock dei prezzi energetici. Questo non elimina però il problema di fondo: nel medio periodo una crescita moderata rende più difficile ridurre rapidamente un rapporto debito/PIL già molto elevato.
4. PNRR e riforme strutturali
Uno dei fattori che avevano sostenuto l'upgrade Moody’s del 2025 era proprio l'impatto atteso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'agenzia aveva collegato il miglioramento del merito creditizio agli investimenti del PNRR e alle riforme strutturali associate.
Con l'avvicinarsi della conclusione del programma, però, l'attenzione si sposta sempre più dalla quantità delle risorse utilizzate alla loro capacità di aumentare effettivamente produttività e crescita potenziale.
Perché Moody’s ha lasciato invariato il rating dell’Italia
Il quadro che emerge dalla revisione non giustifica, per ora, né un nuovo upgrade né un peggioramento del giudizio.
Da una parte Moody’s vede un’economia resiliente, una politica di bilancio prudente, una forte base di investitori domestici e i benefici derivanti dall’appartenenza all’Unione europea e all’area euro.
Dall’altra, il debito pubblico rimane molto elevato e limita la capacità dello Stato di assorbire nuovi shock. Anche le prospettive di crescita di medio periodo restano moderate, soprattutto quando verrà meno il sostegno straordinario degli investimenti collegati al PNRR.
Il Baa2 con outlook stabile riflette proprio questo equilibrio. Un consolidamento fiscale più rapido e una crescita potenziale più forte sarebbero elementi favorevoli per il merito creditizio; un deterioramento persistente dei conti o della capacità di crescita andrebbe invece nella direzione opposta.
Cosa è successo a BTP e spread dopo Moody’s
La revisione di Moody’s è arrivata venerdì sera a mercati chiusi. Alla riapertura di lunedì 28 settembre lo spread BTP-Bund ha aperto intorno a 92 punti base e ha chiuso la seduta a circa 94 punti, mentre il rendimento del BTP decennale è salito al 4,59%.
Il movimento non è stato però isolato all’Italia. Nella stessa seduta sono aumentati anche i rendimenti dei Bund tedeschi e degli altri titoli governativi, in un contesto di maggiore pressione inflazionistica e rialzo dei rendimenti globali. La conferma del quadro Moody’s non ha quindi provocato uno shock specifico sul debito italiano.
Il 30 settembre, lo spread si muoveva nell’area dei 97 punti base e il rendimento del decennale intorno al 4,56%. Sono dati di mercato che cambiano continuamente: più che il singolo livello giornaliero, conta osservare se il differenziale italiano si muove diversamente dal resto dell’Eurozona.
Se vuoi confrontare i BTP con altri titoli governativi e corporate, Saxo offre accesso a oltre 5.000 obbligazioni, inclusi BOT e BTP.
Rating Italia e BTP: perché il giudizio delle agenzie conta
Un miglioramento della percezione del rischio sovrano può contribuire, a parità di altre condizioni, a ridurre il premio richiesto dagli investitori per detenere titoli italiani. L'effetto opposto può verificarsi quando aumenta il rischio percepito.
Il rating ha inoltre rilevanza per alcuni investitori istituzionali, fondi e mandati obbligazionari che utilizzano soglie minime di merito creditizio nella costruzione del portafoglio.
Per l'Italia, tuttavia, il punto fondamentale è che tutti i principali rating rimangono ampiamente nella categoria investment grade. Di conseguenza, tra gli scenari oggi discussi non c'è un passaggio imminente nell'area speculative grade.
Perché il rating dell’Italia interessa anche le banche
Il rapporto tra rischio sovrano e settore bancario è particolarmente importante in Italia perché le banche mantengono esposizioni significative verso titoli di Stato e perché il costo del finanziamento degli intermediari può essere influenzato dalla percezione del rischio del Paese.
Un miglioramento del merito creditizio sovrano tende quindi a creare un contesto più favorevole anche per gli emittenti bancari; al contrario, un deterioramento può aumentare il premio per il rischio richiesto agli intermediari.
L'effetto non è soltanto teorico. Dopo che S&P aveva portato nel gennaio 2026 l'outlook dell'Italia da stabile a positivo, l'agenzia ha successivamente migliorato anche l'outlook di diverse emissioni e controparti italiane collegate al rischio sovrano. Nel caso delle obbligazioni garantite di UniCredit, ad esempio, S&P ha esplicitamente collegato la revisione dell'outlook al cambiamento effettuato sul rating dell'Italia.
Moody’s, S&P, Fitch e DBRS: chi valuta meglio l’Italia?
Le scale utilizzate dalle agenzie non sono perfettamente sovrapponibili, ma il confronto permette di capire come viene percepito il merito creditizio italiano.
Moody’s mantiene Baa2 con outlook stabile, mentre S&P assegna BBB+ con outlook positivo e Fitch BBB+ con outlook stabile. Morningstar DBRS utilizza invece il livello A (low) con trend stabile.
Non bisogna però limitarsi alla lettera assegnata. L'outlook è particolarmente importante perché fornisce informazioni sulla possibile direzione futura del rating: sotto questo profilo, oggi S&P presenta il segnale più esplicitamente orientato verso un possibile miglioramento, mentre Moody’s, Fitch e DBRS mantengono una valutazione stabile.
Prossime date del rating Italia nel 2026
Dopo Fitch e Moody’s, restano due appuntamenti importanti nel calendario del rating sovrano italiano:
16 ottobre 2026 – Morningstar DBRS: l’agenzia torna a valutare l’Italia, attualmente ad A (low) con trend stabile.
13 novembre 2026 – S&P Global Ratings: è l’appuntamento più interessante sul fronte dell’outlook, perché S&P mantiene BBB+ con prospettiva positiva dal gennaio 2026.
Nei prossimi mesi l’attenzione sarà quindi concentrata soprattutto su debito, deficit, crescita e inflazione. A queste variabili si aggiunge il costo del finanziamento: un livello più alto dei rendimenti europei può aumentare progressivamente la spesa per interessi anche senza un peggioramento formale del rating.
Per chi segue i BTP, il rating resta soltanto una parte del quadro. Politica monetaria della BCE, inflazione, prezzo dell’energia, Bund tedeschi e andamento dei Treasury statunitensi possono muovere i rendimenti molto più rapidamente di una revisione periodica delle agenzie.
Rating Italia 2026: cosa monitorare dopo Moody’s
Il giudizio di Moody’s sarà importante, ma probabilmente ancora più rilevanti saranno le motivazioni utilizzate dall'agenzia per descrivere l'evoluzione dell'economia italiana.
Tre elementi meritano particolare attenzione: la valutazione della traiettoria del debito pubblico, le nuove stime sulla crescita e il giudizio sulla capacità dell'Italia di mantenere il consolidamento fiscale dopo la conclusione del PNRR.
Se Moody’s confermasse Baa2 e outlook stabile, l'attenzione si sposterebbe rapidamente sui prossimi appuntamenti con DBRS e soprattutto S&P, che dovrà decidere a novembre se mantenere l'outlook positivo introdotto a gennaio.
Per chi segue BTP e mercato obbligazionario, il rating rimane quindi soltanto una parte del quadro: spread, rendimento del decennale, politica monetaria europea, andamento dei Treasury statunitensi e prospettive di crescita continueranno a determinare il costo con cui l'Italia si finanzia sui mercati.
Vuoi investire in obbligazioni dopo le ultime revisioni sul rating italiano? Confronta Fineco e Saxo per mercati disponibili, commissioni e gestione fiscale.


Regolamento
Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB)
Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB)
Prodotti offerti
Azioni, ETF, Opzioni, Futures, CFD, Titoli di Stato, Commodities, Piano d'Accumulo del Capitale
Azioni, ETF, Fondi di Investimento, Opzioni, Futures, Commodities, CFD, Forex, Piano d'Accumulo del Capitale