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Come investire in titoli di Stato: tipi, rendimenti e dove comprarli

Investire in titoli di Stato significa scegliere tra le dieci categorie emesse dal Tesoro: BOT a breve termine, BTP fino a 50 anni, BTP Valore e BTP Più riservati ai risparmiatori, CCTeu a cedola variabile. Taglio minimo 1.000 € e aliquota agevolata al 12,5%.
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Indice

Investire in titoli di Stato è il modo più diretto per prestare denaro a un governo in cambio di una remunerazione periodica. In Italia il vantaggio non è solo la relativa prevedibilità del flusso cedolare: è l'aliquota agevolata del 12,5%, contro il 26% che grava su quasi tutti gli altri strumenti finanziari.

Il Tesoro emette dieci categorie diverse, dai BOT a tre mesi ai BTP a cinquant'anni, e ciascuna risponde a un'esigenza distinta. Questa guida spiega come funzionano, dove si comprano, quanto costano le commissioni e con quale criterio scegliere la scadenza giusta.

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Cosa sono i titoli di Stato e come funzionano

Un titolo di Stato è un'obbligazione emessa dal Tesoro per finanziare il debito pubblico. Chi lo acquista presta denaro allo Stato per un periodo definito e riceve in cambio la restituzione del capitale a scadenza più una remunerazione, sotto forma di cedole periodiche o di scarto d'emissione.

Lo scarto d'emissione è il meccanismo dei titoli senza cedola: il titolo si compra sotto la pari e si rimborsa a 100. La differenza tra il prezzo pagato e il valore nominale costituisce il guadagno.

Tutti i titoli di Stato italiani hanno un taglio minimo di 1.000 € e sono dematerializzati: cedole e capitale vengono accreditati automaticamente sul conto di regolamento associato al deposito titoli, secondo le procedure dell'intermediario.

In genere il valore nominale viene rimborsato in un'unica soluzione a scadenza; i titoli indicizzati prevedono inoltre le rivalutazioni stabilite dal relativo regolamento. Il BTP Più prevede un'opzione di rimborso anticipato alla fine del quarto anno, ma solo per chi lo ha acquistato durante il collocamento, lo ha detenuto senza interruzioni ed esercita la facoltà nei termini previsti.

Quali sono i titoli di Stato italiani

Il Tesoro colloca sul mercato interno dieci categorie di titoli, sottoscrivibili sia dagli investitori privati sia da quelli istituzionali. La tabella seguente riassume le caratteristiche che li distinguono.

TitoloDurataRemunerazioneRimborso
BOT3, 6 e 12 mesi, o inferiore ai 12 mesi (BOT flessibili)Scarto d'emissioneAlla pari, unica soluzione a scadenza
CCTeuDa 3 a 10 anniCedole variabili semestrali, eventuale scarto d'emissioneAlla pari, unica soluzione a scadenza
BTPDa 2 a 50 anniCedole fisse semestrali, eventuale scarto d'emissioneAlla pari, unica soluzione a scadenza
BTP GreenDa 8 a 25 anniCedole fisse semestraliAlla pari, unica soluzione a scadenza
BTP€iDa 5 a 30 anniCedole reali semestrali e rivalutazione del capitale a scadenzaUnica soluzione a scadenza
BTP ItaliaDa 4 a 8 anniCedole reali semestrali, rivalutazione semestrale del capitale e premio fedeltàUnica soluzione a scadenza
BTP Italia SìDa 4 a 8 anniCedole con componente fissa e componente indicizzata, più premio extra finaleUnica soluzione a scadenza
BTP FuturaDa 8 a 16 anniCedole semestrali step-up crescenti e premio fedeltà legato al PILUnica soluzione a scadenza
BTP ValoreDa 4 a 7 anni nelle emissioni realizzate fino a marzo 2026Cedole trimestrali o semestrali step-up ed extra premio a scadenzaUnica soluzione a scadenza
BTP Più8 anniCedole trimestrali step-up crescentiUnica soluzione, con opzione di rimborso al quarto anno

Il Certificato del Tesoro Zero Coupon (CTZ) non figura più tra le categorie emesse: il Tesoro ne ha interrotto il collocamento e la scadenza biennale è oggi coperta dai BTP a breve termine. Chi cerca informazioni sui CTZ si sta documentando su uno strumento non più disponibile in emissione.

BOT: la scadenza più breve

I Buoni Ordinari del Tesoro hanno durata di 3, 6 o 12 mesi e non pagano cedole: il rendimento coincide interamente con lo scarto d'emissione. Esistono anche i BOT flessibili, con durata inferiore ai dodici mesi e scadenza fissata di volta in volta dal Tesoro.

Il collocamento avviene tramite asta competitiva sul rendimento, un meccanismo diverso da quello del resto dei titoli: ogni operatore indica il rendimento che è disposto ad accettare e le richieste vengono soddisfatte partendo da quelle più convenienti per l'emittente.

Sono lo strumento tipico per parcheggiare liquidità che serve entro l'anno, in alternativa a un conto deposito vincolato. La brevità della scadenza li rende poco sensibili alle variazioni dei tassi, il che ne limita sia il rischio sia il rendimento potenziale.

BTP e le sue varianti tematiche

I BTP sono i Buoni del Tesoro Poliennali, il titolo più diffuso e liquido del debito italiano. Coprono un arco che va da 2 a 50 anni e pagano cedole fisse semestrali, con eventuale scarto d'emissione. È la famiglia da cui partire per costruire una posizione a reddito fisso, come mostra il confronto tra i migliori BTP da comprare per rendimento.

Attorno al BTP ordinario il Tesoro ha costruito tre varianti tematiche:

  • BTP Green: durata da 8 a 25 anni, con proventi vincolati al finanziamento di spese a impatto ambientale positivo. La struttura finanziaria è identica a quella di un BTP ordinario.
  • BTP€i: durata da 5 a 30 anni, con cedole reali semestrali indicizzate all'inflazione dell'area euro e rivalutazione del capitale a scadenza. Protegge il potere d'acquisto se i prezzi salgono nell'Eurozona.
  • BTP Italia: durata da 4 a 8 anni, indicizzato all'inflazione italiana invece che europea, con rivalutazione semestrale del capitale e premio fedeltà a scadenza compreso tra il 4 e il 10 per mille lordo del nominale.

Il BTP Italia Sì è una famiglia distinta introdotta nel 2026: la prima emissione dura cinque anni, paga un tasso reale annuo definitivo dell'1,60% più l'inflazione FOI incorporata nella cedola e riconosce un premio finale dello 0,6% a chi lo ha sottoscritto in collocamento e lo conserva fino a scadenza.

BTP Futura, BTP Valore e BTP Più: le emissioni riservate ai risparmiatori

Tre categorie sono destinate esclusivamente al pubblico retail e si collocano direttamente sul MOT alla pari, senza asta: il prezzo è sempre 100 e i tassi cedolari vengono fissati al termine del periodo di collocamento.

  • BTP Futura: durata da 8 a 16 anni, con cedole semestrali a meccanismo step-up e un premio fedeltà legato alla crescita del PIL nominale italiano. Per la prima e la seconda emissione il premio va dall'1% al 3% lordo; per la terza e la quarta è diviso tra un premio intermedio all'ottavo anno (dallo 0,4% all'1,2%) e uno finale a scadenza.
  • BTP Valore: durata di 4 anni, cedole trimestrali o semestrali crescenti e un extra premio a scadenza del 5 per mille lordo sul nominale, riconosciuto a chi acquista in collocamento e detiene fino al rimborso.
  • BTP Più: durata di 8 anni con cedole trimestrali step-up. È l'unico titolo di Stato italiano che concede al sottoscrittore un'opzione di rimborso anticipato alla pari alla fine del quarto anno.

Il meccanismo step-up è ciò che accomuna queste emissioni: le cedole crescono a scadenze prefissate. Vendere prima non comporta automaticamente una perdita, ma espone al prezzo di mercato e fa perdere le cedole future più alte e, quando previsto, il premio fedeltà.

Per chi cerca una scadenza breve senza rinunciare alla forma BTP, esistono anche i BTP short term, che hanno di fatto sostituito il ruolo dei vecchi CTZ.

CCTeu: la cedola che segue i tassi

I Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all'Euribor hanno durata da 3 a 10 anni e pagano cedole variabili semestrali, calcolate sull'Euribor a 6 mesi maggiorato di uno spread.

Per chi ha un mutuo variabile indicizzato allo stesso Euribor, un CCTeu può compensare in parte l'aumento degli interessi: non è però una copertura perfetta, perché contano frequenza di revisione, spread, capitale residuo e calendario dei flussi.

Sono anche il titolo meno sensibile alle variazioni dei tassi in termini di prezzo, perché la cedola si adegua invece di far muovere la quotazione. In cambio, non permettono di bloccare un rendimento elevato quando i tassi sono al picco.

Dove e come comprare titoli di Stato

Chi vuole comprare o vendere titoli di Stato deve rivolgersi a un intermediario autorizzato: banche, società di intermediazione mobiliare o broker online. L'acquisto diretto dal Tesoro non è previsto per i privati.

Mercato primario: le aste del Tesoro

Sul mercato primario si acquista al momento dell'emissione. Il calendario annuale delle aste è pubblicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze — Dipartimento del Tesoro, e la prenotazione va effettuata almeno un giorno prima della data fissata.

Il meccanismo cambia secondo il titolo: i BOT usano l'asta competitiva sul rendimento, gli altri titoli l'asta marginale con determinazione discrezionale di prezzo e quantità. Le emissioni retail — BTP Italia, BTP Futura, BTP Valore, BTP Più — non passano dall'asta ma dal collocamento diretto sul MOT alla pari.

Mercato secondario: MOT e intermediari

Sul mercato secondario si comprano titoli già emessi, al prezzo che hanno in quel momento. Il riferimento italiano è il MOT, il mercato telematico obbligazionario di Borsa Italiana, accessibile attraverso qualsiasi intermediario abilitato.

Il vantaggio è la flessibilità: si sceglie la scadenza esatta che serve invece di aspettare la prossima emissione, e si può vendere prima del rimborso. Lo svantaggio è che il prezzo oscilla: vendere prima della scadenza espone a una minusvalenza se nel frattempo i tassi sono saliti.

Le commissioni variano sensibilmente e su importi contenuti possono incidere molto. Con il Conto Trading Fineco, per esempio, le obbligazioni italiane ed europee hanno una commissione dello 0,19% del controvalore, con minimo 2,95 € e massimo 19 €; il Conto Fineco usa un piano differente, con condizioni che dipendono anche dall'operatività e dal profilo del cliente. Prima di operare va quindi controllato il foglio informativo del conto effettivamente scelto.

Per un confronto più ampio delle condizioni, vale la pena consultare i migliori broker per investire in obbligazioni.

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Quanto rendono i titoli di Stato e come si tassano

Il rendimento di un titolo di Stato ha due componenti: le cedole incassate durante la vita del titolo e la differenza tra prezzo di acquisto e valore di rimborso. Solo tenendo il titolo fino alla scadenza il rendimento effettivo coincide con quello calcolato al momento dell'acquisto.

Il dato da guardare non è la cedola ma il rendimento a scadenza, che tiene conto del prezzo pagato. Un BTP con cedola al 4% comprato a 108 rende molto meno del 4%, perché a scadenza verranno rimborsati 100. I rendimenti correnti si consultano sul sito del MOT o del MEF, dato che variano ogni giorno [⚠ Verificar y datar los rendimientos vigentes antes de publicar].

Sul piano fiscale i titoli di Stato godono di un trattamento privilegiato: l'aliquota è del 12,5% su cedole e plusvalenze, contro il 26% applicato ad azioni, ETF e obbligazioni corporate. La stessa aliquota vale per i titoli emessi da Paesi inclusi nella white list.

Il vantaggio è concreto: a parità di rendimento lordo del 3%, un titolo di Stato lascia il 2,63% netto contro il 2,22% di un'obbligazione societaria. È una differenza di oltre 40 punti base che il confronto tra rendimenti lordi non mostra.

Va aggiunta l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sul controvalore del deposito titoli, che si applica a tutti gli strumenti finanziari e va sottratta al rendimento netto per avere il quadro reale.

Come valutare il rischio: rating e default

Il rischio principale di un titolo di Stato non è il default, statisticamente raro nelle economie avanzate, ma l'oscillazione del prezzo prima della scadenza. Quando i tassi di mercato salgono, il prezzo dei titoli già emessi scende, e tanto più quanto è lunga la scadenza residua.

Il secondo rischio è l'inflazione: un BTP che rende il 3% nominale con inflazione al 3% ha un rendimento reale nullo. È la ragione d'essere dei titoli indicizzati come il BTP€i e il BTP Italia. Vale la pena capire come si legge la curva dei rendimenti per orientarsi tra le scadenze.

Il rischio emittente si misura con il rating assegnato dalle tre agenzie principali: Standard & Poor's, Moody's e Fitch. La soglia che conta è quella tra investment grade e speculativo.

QualitàS&P e FitchMoody's
Massima qualitàAAAAaa
Alta qualitàAAAa
Buona qualitàAA
Grado medio, accettabileBBBBaa
SpeculativoBBBa
Rischio significativoBB
Rischio molto altoCCC o inferioreCaa o inferiore

I titoli con rating BBB o superiore rientrano nell'investment grade; sotto quella soglia si parla di high yield, con rendimenti più alti che compensano una probabilità di insolvenza sensibilmente maggiore.

Cosa succede se uno Stato va in default

Un default sovrano non comporta necessariamente la perdita totale del capitale. Nella pratica si apre una ristrutturazione del debito: l'emittente propone ai creditori nuovi titoli con scadenza allungata, cedola ridotta o valore nominale decurtato.

Il tasso di recupero varia enormemente da caso a caso e dipende dalla legislazione sotto cui è emesso il titolo: le obbligazioni regolate da legge straniera offrono in genere una posizione negoziale migliore rispetto a quelle sotto legge locale, che l'emittente può modificare unilateralmente con più facilità.

Rating paesi del G20 secondo le 3 agenzie di rating Standard & Poor’s, Moody's e Fitch
Rating paesi del G20 secondo le 3 agenzie di rating Standard & Poor’s, Moody's e Fitch

Titoli di Stato esteri e dei Paesi emergenti

Comprare titoli di Stato di altri Paesi funziona come per quelli italiani, con due variabili in più. La prima è il rischio di cambio, se il titolo è denominato in una valuta diversa dall'euro: il rendimento in euro può essere azzerato o amplificato dai movimenti valutari, indipendentemente dall'andamento del titolo.

La seconda è fiscale. L'aliquota agevolata del 12,5% si applica solo ai titoli emessi da Paesi inclusi nella white list; per gli altri emittenti sovrani vale il 26%. È una differenza che va verificata prima dell'acquisto, non dopo.

I titoli emergenti offrono rendimenti nominali molto più alti, ma sommano rischio di cambio, rischio politico e minore liquidità sul secondario. Per un investitore retail l'esposizione via fondi o ETF specializzati riduce il rischio di concentrazione rispetto all'acquisto di singoli titoli, come spiega il confronto tra fondi obbligazionari ed ETF obbligazionari.

Utile tenere d'occhio il calendario della BCE: le decisioni sui tassi di riferimento sono il principale motore del prezzo dei titoli di Stato europei.

Titoli di Stato o obbligazioni corporate

Le due categorie condividono la struttura ma differiscono su tre fronti. Il primo è l'emittente: uno Stato può in ultima istanza contare sulla leva fiscale, un'azienda no. A parità di rating, un titolo sovrano è quindi considerato più solido di un'obbligazione corporate.

Non è però corretto affermare che, a parità di rating, un titolo sovrano sia automaticamente più sicuro di un corporate: il rating esprime già un giudizio relativo sul rischio di credito, mentre seniority, garanzie, legge applicabile e recovery atteso possono differire.

La tassazione italiana è normalmente del 12,5% sui titoli di Stato qualificati e del 26% sui corporate. Quanto alla liquidità, i BTP benchmark sono in genere molto scambiati, ma un vecchio titolo fuori benchmark può essere meno liquido di una grande emissione societaria.

Le obbligazioni corporate compensano con rendimenti più alti, che remunerano il rischio di credito aggiuntivo. Se stai valutando il perimetro completo del reddito fisso, la guida ai tipi di obbligazioni e bond inquadra tutte le categorie disponibili.

Quali titoli di Stato scegliere in base al tuo profilo

La scelta si riduce a tre variabili, in questo ordine: quando ti servirà il denaro, quanto ti preoccupa l'inflazione e se preferisci una cedola certa o variabile.

  • Liquidità entro 12 mesi: BOT. Nessuna cedola, nessun rischio di prezzo rilevante, rendimento noto in anticipo.
  • Orizzonte 4 anni con impegno fino a scadenza: BTP Valore, per l'extra premio del 5 per mille e la cedola crescente.
  • Orizzonte medio-lungo con cedola certa: BTP ordinario, scegliendo la scadenza più vicina possibile all'orizzonte reale.
  • Timore dell'inflazione: BTP Italia se l'inflazione che ti preoccupa è quella italiana, BTP€i se guardi all'area euro.
  • Mutuo a tasso variabile in corso: CCTeu, la cui cedola sale insieme alla rata.

La regola che riassume tutte le altre è far coincidere la scadenza del titolo con l'orizzonte dell'investimento. Un titolo tenuto fino al rimborso non ha rischio di prezzo: il rendimento è quello calcolato all'acquisto, qualunque cosa facciano i tassi nel frattempo.

Sulla diversificazione vale il ragionamento inverso rispetto alle azioni: concentrare tutto su un unico emittente sovrano espone al rischio Paese. Affiancare ai BTP altre asset class — dai migliori REIT all'oro, fino agli ETF a reddito fisso — riduce la correlazione complessiva del portafoglio.

In sintesi, investire in titoli di Stato italiani significa scegliere tra dieci categorie che coprono ogni orizzonte, dai tre mesi dei BOT ai cinquant'anni dei BTP più lunghi, tutte con taglio minimo di 1.000 € e aliquota agevolata al 12,5%. Le emissioni retail — BTP Valore, BTP Più, BTP Italia, BTP Futura — aggiungono premi di fedeltà che premiano chi resta fino alla scadenza.

La decisione operativa si gioca su due cose sole: far coincidere la scadenza con il momento in cui ti servirà il denaro e confrontare le commissioni dell'intermediario prima di operare, perché su un investimento da qualche migliaio di euro pesano più della differenza di rendimento tra un titolo e l'altro. Il resto — rating, indicizzazione, step-up — serve ad affinare una scelta che parte sempre dall'orizzonte temporale.

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Domande frequenti sui titoli di Stato