Azioni

Se c’è una cosa che nel 2026 mi sembra chiara è questa: in Europa non basta più “indovinare il settore giusto”. Il mercato sta premiando soprattutto chi ha visibilità sugli utili, disciplina sui costi e una storia industriale credibile dietro. Sullo sfondo, la politica monetaria non è più il grande spauracchio del 2022-2023: a inizio febbraio 2026 la BCE ha lasciato i tassi invariati, con deposit facility al 2,00%.
E intanto l’inflazione dell’area euro, nella flash estimate di gennaio, è scesa al 1,7%: un dato che cambia la percezione del rischio e rende più interessante ragionare su aziende capaci di crescere anche con un ciclo economico moderato.
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Detto questo: il 2026 non è l’anno delle certezze. È l’anno in cui torno a fare domande semplici e un po’ scomode: da dove arriva la crescita? Quanto è ripetibile? Quanto costa finanziarla? E soprattutto: se il mercato si gira, questo business regge o si sgonfia?
La selezione delle azioni che vediamo di seguito viene da una presa di coscienza e un metodo chiaro: non ti prometto le migliori in assoluto (nessuno può farlo con certezza), ma ti do una selezione che rispetta dei criteri concreti:
Se devo essere pragmatico: anche con una shortlist buona, il 2026 può essere l’anno in cui il mercato alterna fasi di entusiasmo e fasi di prudenza. Per questo, più che “entrare tutto in una volta”, spesso ha senso ragionare su ingressi graduali e su una diversificazione minima tra temi diversi come chip/enterprise software da un lato, utility/reti dall'altro e luxury o aerospazio per concludere il mix.
ASML è l'opzione perfetta se vuoi una “chip”, ma non vuoi indovinare il singolo produttore.
Di fatto, ASML è uno di quei casi in cui la storia è quasi banale: se il mondo continua a voler più potenza di calcolo (AI, data center, edge), la filiera deve investire. E ASML è una delle chiavi industriali di quella filiera.
Qui mi interessa molto un punto: nel 2025 ASML ha riportato €32,7 miliardi di net sales e per il 2026 indica un range atteso €34-39 miliardi (con indicazioni anche su margini). Questo non garantisce performance, ma ti dice che l’azienda sta lavorando con una visibilità che pochi hanno.
Quello che guarderei nel 2026:
Se mi chiedi una storia europea sensata sul software, io parto da SAP. Non perché sia la più in voga, ma perché è centrale nei processi delle aziende: quando le imprese investono su cloud/ERP/AI applicata, SAP sta nel mezzo.
Un dato che pesa: SAP, sui risultati FY2025, parla di Total Cloud Backlog a €77 miliardi (record) dopo un forte Q4. Sono numeri che, al netto di tutte le discussioni su valutazione, aiutano a capire la trazione commerciale.
Nel 2026 mi farei queste domande:
Airbus, nel 2026, per me è un titolo che si legge in modo molto concreto: ordini, consegne, capacità produttiva. Nel 2025 ha consegnato 793 aerei e chiude l’anno con un backlog complessivo record di 8.754 aeromobili.
Traduzione da “investitore”: la domanda è forte. La vera partita è riuscire a trasformarla in consegne e margini senza che la supply chain inceppi.
Nel 2026 il punto è:
Rispetto alle azioni di Iberdrola mi piace un approccio terra-terra: quando si parla di transizione, spesso ci si innamora delle rinnovabili e ci si dimentica delle reti. E invece la rete è dove molte utility fanno visibilità e ritorni regolati.
Iberdrola comunica una capacità rinnovabile sopra 58.343 MW a fine 2025 (+7,5%). È un’informazione operativa, utile per capire scala e direzione. Nel 2026 la domanda chiave non è se il green darà buoni risultati, ma: come si finanzia il capex, con quale costo del capitale e quale stabilità regolatoria?
Cose da monitorare:
Nel caso dei vantaggi di Ferrari ci troviamo di fronte a uno di quei titoli dove il rischio più grande non è se vendono meno auto da un trimestre all’altro ma se riescono a preservare desiderabilità e margini mentre cambia la narrativa dell’auto (EV, emissioni, geopolitica dei dazi)?
Nel comunicato dei risultati FY2025, la società indica per il 2026 ricavi intorno a €7,5 miliardi e una guidance che include margini solidi (con target operativi). È esattamente il tipo di informazione che, da investitore, metto sul tavolo prima di farmi sedurre dal “brand”.
Nel 2026 mi concentrerei su:
Nel 2026, quando parliamo di azioni value europee, io preferisco togliere subito un equivoco: in senso tecnico, lo stile value è legato a metriche come book value/price, utili attesi/price e dividend yield (è anche il tipo di variabili usate per costruire indici value come l’MSCI Europe Value).
In pratica, in Europa il “value” finisce spesso per gravitare attorno a settori dove i flussi di cassa sono più leggibili (banche, assicurazioni, energia, utility o industriali) e dove il mercato, a fasi alterne, tende a essere più severo nelle valutazioni.
Se vuoi qualche nome concreto per capire che faccia ha il value europeo oggi, basta guardare alle prime posizioni dell’MSCI Europe Value Index (dati al 30 gennaio 2026):
Il punto, però, è non innamorarsi dell’etichetta. Nel 2026 una value stock buona non è semplicemente quella che sembra economica: è quella che ha utili e cash flow ripetibili, un debito gestibile e un motivo credibile per cui lo “sconto” possa ridursi (catalizzatori industriali, normalizzazione del rischio, ritorno di capitale, miglioramento dei margini). Al contrario, la classica trappola value è il titolo che appare a sconto perché il mercato sta prezzando un problema strutturale e lì, anche un multiplo basso può essere solo un miraggio.
Lo scenario base, quello più plausibile, è di crescita moderata. La Commissione Europea, nell’Autumn Forecast 2025, proietta per il 2026 un PIL dell’area euro intorno a +1,2% e un’inflazione che resta vicina al target nel medio periodo.
Tradotto: non stiamo parlando di un ciclo “esplosivo”, ma nemmeno di una recessione strutturale. E in un contesto così, spesso funzionano due famiglie di titoli:
Qui entra in gioco anche la differenza tra metodo e lista. C’è chi seleziona con logiche di forza relativa/momentum (non è sbagliato: anzi, spesso aiuta a evitare i “value trap”), oppure un approccio come quello proposto sopra che si colloca in un punto intermedio, in cui i trend si sommano all'analisi fondamentale e ai catalizzatori misurabili e verificabili.
Scegliere il giusto broker per comprare azioni europee dipende da diversi fattori, tra cui le commissioni, la facilità d'uso della piattaforma, l'assistenza clienti, e la gamma di strumenti di investimento disponibili. Tenendo conto dei tuoi requisiti, ecco tre broker che potrebbero essere adatti per comprare azioni europee:
Detto in modo pratico: nel 2026 funziona di più un approccio selettivo, dove conta quanto il mercato stia già prezzando. Anche perché lo scenario di crescita è moderato: la Commissione Europea, nelle sue stime, parla di un’espansione contenuta (area euro intorno a +1,2% nel 2026), quindi non hai un ciclo iper-espansivo che perdona tutto.
Più che inseguire la notizia del giorno, nel 2026 gli investitori si stanno concentrando su alcune direttrici abbastanza riconoscibili:
Se devo costruire una mappa utile (non una lista infinita), nel 2026 mi muoverei così:
Qui l’idea non è “scommettere sul titolo di moda”, ma esporsi a chi sta a monte della catena del valore. È il classico settore che può essere volatile, ma è anche uno dei pochi in cui l’Europa ha campioni globali. La chiave, nel 2026, è distinguere tra domanda strutturale (AI e industriale) e fasi cicliche (capex che accelera e poi frena).
È un segmento spesso sottovalutato perché “meno spettacolare”, ma nel 2026 la digitalizzazione è diventata un tema di efficienza: le aziende investono per tagliare costi, automatizzare, integrare dati. Qui conta più la qualità del modello (ricavi ricorrenti, rinnovi, pricing) che la narrativa.
Tema chiaramente europeo, con due driver che si sommano: domanda civile (traffico aereo e rinnovo flotte) e attenzione crescente alla sicurezza. In questo settore, nel 2026 il punto non è solo “quanti ordini”, ma capacità produttiva e supply chain: i margini li fai con l’esecuzione.
Se dovessi scegliere un tema “da investitore paziente”, nel 2026 guarderei qui. Non perché sia sempre il settore più brillante, ma perché è uno dei più leggibili quando il mercato vuole stabilità. La discriminante è il costo del capitale (tassi) e la regolazione: con tassi BCE fermi al 2% si ragiona meglio sui piani di investimento, ma resta fondamentale selezionare chi ha disciplina e ritorni credibili.
In un’Europa a crescita moderata, la sanità continua a essere un pilastro per chi cerca utili resilienti. Nel 2026, più che “il farmaco del momento”, conta la pipeline, la forza commerciale e la capacità di mantenere pricing e quote.
Qui vale la pena fermarsi un secondo: il settore viene spesso citato tra i più convenienti in Europa, ma è un classico caso in cui “conveniente” non significa automaticamente “migliore”. Il 2026 può essere un buon anno per chi sa selezionare: debito, investimenti in rete, concorrenza e regolazione fanno tutta la differenza.
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