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Migliori azioni sottovalutate: come investire nel 2026

Le azioni sottovalutate sono titoli scambiati sotto il loro valore intrinseco. Scopri come identificarle con P/E, P/B e dividend yield e le migliori opportunità italiane, europee e americane nel 2026.
grafico di azioni in perdita con risalita

Indice

Le azioni sottovalutate sono quelle azioni con un buon potenziale. In finanza, si considera sottovalutato un titolo venduto sul mercato a un prezzo presumibilmente inferiore al suo reale valore intrinseco.

Il valore intrinseco viene usualmente determinato sulla base di una stima dei flussi di cassa attesi che un'impresa può generare, attualizzati a un tasso appropriato. Scopri nel corso dell'articolo le azioni sottovalutate più interessanti per il 2026.

AziendaPerché è sottovalutata
Intesa Sanpaolo (ISP.MI)Valutazioni ancora moderate rispetto alla redditività, dividendi elevati e utili sostenuti dal contesto dei tassi
Stellantis (STLAM.MI)Titolo penalizzato dal rallentamento operativo, ma ancora considerato sottovalutato dopo il taglio del fair value
Leonardo (LDO.MI)Beneficia della crescita strutturale della spesa per difesa e aerospazio, con valutazioni ancora interessanti rispetto al backlog
Nexi (NEXI.MI)Tra le azioni europee più a sconto, con fair value superiore al prezzo di mercato
Broadcom (AVGO)Valutazione più contenuta rispetto ad altri grandi titoli legati all’intelligenza artificiale, interessante per chi cerca un profilo tech meno dipendente da una sola area di crescita.
Walt Disney (DIS)Titolo ancora incluso tra le opportunità value USA, dopo anni di pressione su streaming, media tradizionali e parchi
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Cosa sono le azioni sottovalutate?

Un’azione è considerata sottovalutata quando il suo prezzo di mercato appare inferiore al valore intrinseco dell’azienda, stimato attraverso l’analisi fondamentale: utili, flussi di cassa, debito, margini e prospettive di crescita.

Questa differenza può nascere da fasi di mercato negative, sfiducia temporanea degli investitori o risultati aziendali letti in modo troppo severo. Il punto centrale, però, è distinguere un vero titolo sottovalutato da una semplice value trap: un’azione che sembra economica, ma riflette problemi strutturali.

Il value investing si basa proprio su questa analisi: acquistare società solide quando il mercato le prezza sotto il loro valore intrinseco, aspettando che nel tempo prezzo e fondamentali tornino ad allinearsi. A mio avviso, è una strategia interessante solo se accompagnata da metodo e pazienza: il prezzo basso, da solo, non basta mai.

Per capire davvero cosa sono le azioni e come analizzarle si usano indicatori come P/E, P/B, dividend yield, crescita degli utili, indebitamento e generazione di cassa, che approfondiamo nelle sezioni successive.

Perché investire nelle azioni sottovalutate nel 2026?

Gli investitori che ricercano azioni sottovalutate operano sul presupposto che le quotazioni di mercato possano divergere dal valore reale delle aziende solo in via temporanea, e che gli scambi tra investitori tendano a riallineare i due valori. Chi riesce a stimare correttamente il valore intrinseco di un'azienda può sfruttare questi momenti di discrepanza per conseguire dei guadagni.

Nel contesto del 2026, con l'inflazione in progressivo rientro e i tassi d'interesse ancora su livelli storicamente elevati, alcune categorie di titoli difensivi - bancari, utility, farmaceutici - trattano ancora a multipli compressi rispetto alle medie storiche. Questo crea opportunità per gli investitori con un orizzonte di 3-5 anni.

Vantaggi del value investing

  • Potenziale di crescita: acquistando a prezzi bassi, c'è maggiore spazio per il guadagno.
  • Dividendi elevati: spesso queste azioni offrono dividendi interessanti, anche in fasi di mercato ribassiste.
  • Diversificazione del portafoglio: aggiungere titoli sottovalutati riduce il rischio complessivo.

Rischi: come evitare le value trap

  • Errore di valutazione: non tutte le azioni a basso prezzo sono effettivamente sottovalutate.
  • Volatilità del mercato: il prezzo potrebbe rimanere depresso per periodi prolungati.
  • Problemi aziendali: alcune aziende possono trovarsi in difficoltà strutturali.

Il rischio principale è la cosiddetta value trap: un titolo appare sottovalutato dai multipli, ma il prezzo basso riflette in realtà problemi strutturali reali - perdita di vantaggio competitivo, disruption tecnologica o deterioramento dei fondamentali.

Prima di acquistare un titolo a sconto, quello che mi chiedo è: il mercato sta sbagliando, o sa qualcosa che io non vedo ancora?

Azioni italiane sottovalutate

Segue una top 5 di titoli italiani sottovalutati.

SocietàTickerSettore
Intesa SanpaoloISPBancario
StellantisSTLAMAutomotive
LeonardoLDODifesa e aerospazio
EnelENELUtility
Banco BPMBAMIBancario

Azioni europee sottovalutate

Segue una top 5 di titoli europei sottovalutati.

SocietàTickerSettore
NexiNEXIPagamenti digitali
GN Store NordGN.COHealthcare e audio
EdenredEDEN.PAServizi alle imprese
ElektaEKTA BHealthcare
Fresenius Medical CareFMEHealthcare

*Questo non è un consiglio di investimento.

Azioni americane sottovalutate

Segue una top 5 di titoli americani sottovalutati.

SocietàTickerSettore
BroadcomAVGOSemiconduttori
ComcastCMCSAMedia e telecomunicazioni
Elevance HealthELVHealthcare
MicrosoftMSFTTecnologia
Walt DisneyDISMedia e intrattenimento

Titoli sottovalutati per settore

Di seguito una panoramica delle principali aziende sottovalutate in borsa, suddivise per settore. Vediamole insieme.

Azioni sottovalutate nel settore energetico

Le società energetiche possono risultare sottovalutate quando il mercato penalizza eccessivamente la volatilità delle materie prime o il rischio geopolitico. Nel 2026, però, la selezione deve essere più prudente: il settore energy negli Stati Uniti appare meno conveniente rispetto ad altri comparti, quindi ha senso concentrarsi solo su titoli con valutazioni compresse e specifici catalizzatori.

  • Devon Energy (DVN): è una società statunitense attiva nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas. Il titolo resta interessante per gli investitori value perché combina esposizione al ciclo energetico, disciplina sul capitale e potenziale ritorno agli azionisti. La tesi di sottovalutazione dipende però molto dall’andamento dei prezzi del petrolio e dalla capacità di mantenere margini solidi anche in fasi di mercato più deboli.
  • Energy Transfer (ET): opera nelle infrastrutture energetiche e beneficia di flussi di cassa più ricorrenti rispetto ai produttori puri di petrolio e gas. È tra i titoli USA sottovalutati per il secondo trimestre 2026, coerente con una selezione aggiornata rispetto ai grandi nomi oil già ampiamente coperti dal mercato.

Titoli del settore tecnologico sottovalutati

Il settore tecnologico nel 2026 continua a essere dominato dall’intelligenza artificiale, ma non tutti i titoli hanno valutazioni eccessive. Alcune società legate a semiconduttori, cloud e infrastrutture digitali sono rientrate tra le opportunità value perché il mercato ha corretto parte degli eccessi precedenti.

  • Broadcom (AVGO): è uno dei principali gruppi globali nei semiconduttori e nelle infrastrutture software, in un contesto in cui il settore tecnologico risulta tra i più interessanti rispetto al fair value. La società resta esposta alla crescita dell’AI e dei data center, ma con un profilo più diversificato rispetto ai titoli growth puri.
  • NXP Semiconductors (NXPI): è attiva nei semiconduttori per automotive, industria, pagamenti e dispositivi connessi. Il titolo appare interessante perché unisce esposizione a trend strutturali (elettrificazione, connettività, automazione) e una valutazione più contenuta rispetto ad altri nomi del comparto chip. Per un investitore value-growth, può rappresentare un’alternativa meno “affollata” rispetto ai grandi nomi AI.

Azioni con potenziale del settore finanziario

Le società finanziarie restano interessanti nel 2026, ma la selezione deve distinguere tra banche tradizionali, asset manager e piattaforme di investimento. In un contesto di tassi ancora superiori ai livelli pre-2022 e mercati più volatili, alcuni titoli finanziari possono beneficiare sia della redditività corrente sia di un possibile recupero dell’attività sui capital market.

  • Blackstone (BX): è uno dei maggiori gestori alternativi al mondo, con esposizione a private equity, credito, infrastrutture e real estate. La mia tesi value si basa sul fatto che il mercato ha penalizzato alcune aree degli investimenti alternativi, ma il modello di business resta scalabile e fortemente legato alla ripresa delle operazioni sui mercati privati.
  • LPL Financial (LPLA): opera nei servizi finanziari e nella consulenza agli investimenti. Il titolo è interessante perché beneficia della crescita della consulenza indipendente e della maggiore domanda di soluzioni patrimoniali.

Azioni più sottovalutate nel settore industriale

Le aziende industriali possono offrire opportunità interessanti quando il mercato sconta un rallentamento economico eccessivo rispetto alla reale solidità degli ordini, dei margini o della posizione competitiva. A mio parere, nel 2026, i titoli più interessanti non sono necessariamente i grandi conglomerati già rivalutati, ma società con esposizione a cicli industriali specifici.

  • CNH Industrial (CNH): è attiva nei macchinari agricoli e nelle soluzioni industriali. La pressione sul ciclo agricolo e industriale ha pesato sulle valutazioni, ma la società mantiene un posizionamento rilevante in un settore legato a produttività, meccanizzazione e domanda globale di beni agricoli.
  • Masco (MAS): opera nei prodotti per la casa e l’edilizia, un comparto penalizzato dalle aspettative sui tassi e dal rallentamento del mercato immobiliare. La tesi di sottovalutazione dipende da un possibile miglioramento del ciclo residenziale e da una normalizzazione della domanda. È un titolo più ciclico, quindi va valutato con maggiore cautela rispetto ai business difensivi.

Broker per l'acquisto di azioni con potenziale

Qui ti lasciamo una selezione dei broker per comprare azioni.

Fineco

Fineco Bank è una banca italiana fondata nel 1999. È regolamentata dalla Banca d'Italia, dalla CONSOB e soggetta anche alla regolamentazione limitata della FCA e della PRA del Regno Unito.

Ha una licenza bancaria, è quotata alla Borsa Italiana ed è un componente dell'indice STOXX Europe 600. Per queste ragioni è considerata un operatore sicuro e trasparente.

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Bitpanda è una piattaforma europea multi-asset che permette di investire non solo in criptovalute, ma anche in azioni, ETF e metalli. Per chi cerca azioni con potenziale, può essere interessante perché consente di accedere a più di 10.000 azioni reali ed ETF all’interno di un’unica app, con un’impostazione semplice e pensata anche per chi vuole costruire un portafoglio diversificato in modo progressivo.

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Come identificare azioni sottovalutate: gli indicatori chiave

Esistono diversi criteri per stabilire se un’azione è sottovalutata e hanno tutti a che fare con l'analisi fondamentale. Di seguito riportiamo una breve rassegna dei più diffusi.

CriteriRatio
1Price Earnings RatioP/E o PER
2Price Book RatioP/B
3Dividend yieldDividendo/prezzo
4Price - sales ratioP/S ratio o PSR
5Price-to-cash flow ratioP/CF

Ecco alcuni dei principali indicatori:

  1. Rapporto prezzo/Utili (P/E): misura quanto il mercato è disposto a pagare per ogni unità di utili generati.
  2. Valore di libro (Book Value): rappresenta il valore netto degli asset aziendali rispetto al numero di azioni in circolazione.
  3. Rapporto PEG (Price/Earnings to Growth): confronta il P/E con il tasso di crescita degli utili, offrendo una visione più dinamica.
  4. Redditività del capitale proprio (ROE): indica l'efficienza con cui un'azienda genera profitti dagli investimenti.
  5. Margine operativo: aluta la capacità dell'azienda di mantenere profitti sostenibili.
  6. Rapporto di indebitamento (Debt Ratio): misura la proporzione di debito rispetto al capitale totale.
  7. Dividendo e Dividend Yield: indica la redditività del dividendo in relazione al prezzo delle azioni.
  8. Current Ratio: valuta la capacità dell'azienda di coprire le passività a breve termine.

Price Earnings Ratio

Il Price Earnings Ratio, noto anche come rapporto P/E o PER, è calcolato dividendo il prezzo delle azioni di una società per gli utili pagati per ogni azione. Essendo il rapporto tra un prezzo e un flusso, ha l'unità di misura del tempo.

Può essere interpretato come l'arco di tempo in cui l'azienda dovrebbe sostenere i guadagni attuali per ripagare il prezzo corrente dell'azione. Nella pratica viene sempre riportato in anni.

Il PER è uno dei metodi più utilizzati per determinare se le azioni sono valutate "correttamente" l'una rispetto all'altra. In genere si confronta con la media del mercato, del settore o di aziende comparabili. Chi ritiene la propria stima più accurata di quella espressa dal mercato può acquistare o vendere in base a tale giudizio.

Price Book Ratio

Il rapporto prezzo/valore contabile, o rapporto P/B, confronta l'attuale valore di mercato di una società con il suo valore contabile (attività meno passività). Il calcolo può essere effettuato in due modi equivalenti.

Il risultato, identico nei due metodi di calcolo, è noto anche come "market-to-book ratio" o "price-to-equity ratio".

Come per la maggior parte dei rapporti, il P/B varia molto a seconda del settore. I settori capital-intensive trattano con P/B molto più bassi rispetto, ad esempio, alle società di consulenza.

Il P/B dà anche un'idea del fatto che un investitore stia pagando troppo per ciò che rimarrebbe se l'azienda fallisse immediatamente. Per le aziende in difficoltà, va calcolato senza le attività immateriali prive di valore di rivendita, e su base "diluita" se ci sono stock option in circolazione.

PEG Ratio (Price/Earnings to Growth)

Il rapporto PEG mette a confronto il P/E con il tasso di crescita atteso degli utili e si calcola dividendo il P/E per il tasso di crescita annuale previsto. Un PEG inferiore a 1 indica in genere una probabile sottovalutazione, tenendo conto anche della traiettoria di crescita dell'azienda.

Il PEG è particolarmente utile per valutare aziende in forte espansione, dove un P/E elevato può sembrare fuori scala ma risultare giustificato da una crescita robusta. Ad esempio, un'azienda con P/E di 25 e crescita attesa del 30% ha un PEG di 0,83 — segnale di potenziale sottovalutazione.

Attenzione: il PEG si basa su stime di crescita future, per natura incerte. Conviene usarlo in combinazione con altri indicatori, in particolare con il P/B e il ROE.

Dividend yield

Il rapporto dividendo-prezzo di un'azione è il dividendo per azione diviso per il prezzo per azione. È anche il totale dei dividendi annuali diviso per la capitalizzazione di mercato, espresso solitamente in percentuale.

Questo indicatore calcola il guadagno sull'investimento considerando solo i rendimenti sotto forma di dividendi dichiarati nell'anno. Per chi vuole costruire una posizione con un flusso di reddito regolare, può essere utile approfondire come comprare azioni per i dividendi.

Price-sales ratio

Il rapporto prezzo/vendite, P/S ratio o PSR, si calcola dividendo la capitalizzazione di mercato dell'azienda per il fatturato dell'anno più recente, oppure dividendo il prezzo dell'azione per il fatturato per azione.

Se non diversamente indicato, il P/S è "trailing twelve months" (TTM), ovvero le vendite riportate nei quattro trimestri precedenti.

Più il rapporto è basso, più il titolo è considerato conveniente: l'investitore paga meno per ogni unità di vendita. Le vendite non rivelano però l'intero quadro: un'azienda potrebbe non essere redditizia pur avendo un P/S basso.

A causa di questa limitazione, il P/S viene usato soprattutto per le società non redditizie, prive di un rapporto P/E. I PSR variano notevolmente da settore a settore e sono più utili per confrontare titoli simili all'interno dello stesso settore.

Price-to-cash flow ratio

Il rapporto P/CF si calcola dividendo il valore di mercato della società per il flusso di cassa operativo dell'ultimo anno fiscale, oppure dividendo il prezzo dell'azione per il flusso di cassa operativo per azione.

In teoria, quanto più basso è il P/CF, tanto migliore è il valore del titolo.

Ad esempio: se due società hanno entrambe un prezzo di 25 per azione, ma una ha un flusso di cassa di 5 per azione (P/CF=5) e l'altra di 10 $/azione (P/CF=2,5), la seconda ha il valore migliore, a parità di ogni altra condizione.

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