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EUR USD previsioni: euro sotto 1,12, fin dove può scendere il cambio?

EUR/USD scende sotto 1,12, vicino ai minimi a 17 mesi. Fed, rendimenti USA, petrolio e tensioni sul debito francese favoriscono il dollaro. Area 1,1160 è il supporto chiave: sotto aumenta il rischio 1,10; sopra 1,13-1,14 lo scenario migliora.
Il cambio euro dollaro torna sotto pressione: cosa cambia per gli investitori non solo in Forex

Indice

Il cambio euro dollaro torna sotto pressione. Nella seduta del 7 ottobre EUR/USD è sceso in area 1,12, arrivando intorno a 1,118-1,119 e avvicinandosi nuovamente al minimo degli ultimi dodici mesi, pari a circa 1,116. Dall'inizio del 2026 l'euro ha perso quasi il 5% nei confronti della valuta statunitense e il movimento delle ultime settimane ha cambiato sensibilmente le prospettive sul cambio rispetto all'estate.

A sostenere il dollaro non c'è un solo fattore. I rendimenti dei Treasury statunitensi rimangono molto elevati, il petrolio continua ad alimentare le pressioni inflazionistiche e la riunione della Federal Reserve ha appena riaperto il ciclo dei rialzi dei tassi. Dall'altra parte dell'Atlantico, invece, le tensioni sul debito francese hanno aggiunto un nuovo elemento di rischio per l'euro proprio mentre anche le decisioni della BCE stanno cercando di contrastare un'inflazione tornata sopra il target.

La domanda per chi guarda alle EUR USD previsioni, quindi, è cambiata: non si tratta più soltanto di capire se l'euro riuscirà a recuperare 1,15, ma innanzitutto se l'area 1,1160-1,1200 riuscirà a reggere o se il cambio possa avvicinarsi nuovamente a quota 1,10.

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EUR USD oggi: quanto vale il cambio euro dollaro?

Il rapporto euro dollaro oggi si muove intorno a 1,12 dollari per euro, dopo essere sceso nel corso della seduta fino in area 1,118. In termini inversi, il rapporto dollaro euro oggi è quindi vicino a 0,89 euro per dollaro.

Il dato più significativo, però, è il contesto. Il cambio ha raggiunto nel 2026 un massimo intorno a 1,208, mentre il minimo a 52 settimane si trova in area 1,116: il ritorno nella parte inferiore di questo intervallo mostra quanto rapidamente sia cambiata la percezione degli investitori sul dollaro. Al 7 ottobre EUR/USD perde circa il 4,7% dall'inizio dell'anno.

Negli ultimi giorni la soglia di 1,12 è diventata quindi il primo livello da osservare. Il 5 ottobre il cambio era già sceso fino a circa 1,116, prima di recuperare nella seduta successiva; il nuovo arretramento del 7 ottobre mostra però che la pressione ribassista non è ancora scomparsa.

Perché EUR/USD sta scendendo?

La debolezza dell'euro non dipende semplicemente da una maggiore forza dell'economia statunitense. In questa fase si stanno sovrapponendo almeno quattro forze differenti: politica monetaria, rendimenti obbligazionari, petrolio e rischio politico europeo.

La Fed ha riportato i tassi al centro del mercato

Il 16 settembre la Federal Reserve ha aumentato di 25 punti base il proprio intervallo obiettivo, portando i Fed Funds al 3,75%-4,00%. È stato un passaggio importante perché ha confermato che, di fronte a un'inflazione ancora troppo elevata, la banca centrale statunitense è disposta a mantenere condizioni monetarie restrittive più a lungo.

Oggi, 7 ottobre, il mercato aspetta inoltre i verbali della riunione Fed di settembre, che potrebbero chiarire quanto fosse ampio il consenso all'interno del FOMC sulla necessità di ulteriori rialzi. Secondo Reuters, le probabilità implicite di un nuovo aumento già nella riunione di ottobre sono diminuite rispetto alla settimana precedente, soprattutto dopo dati su inflazione PCE e mercato del lavoro più moderati, ma il dibattito sulla traiettoria dei tassi rimane aperto.

Per EUR/USD è un punto fondamentale: tassi e rendimenti più elevati negli Stati Uniti rendono gli asset denominati in dollari relativamente più interessanti e possono quindi sostenere la valuta americana.

Rendimenti USA sopra il 5%: il dollaro ritrova sostegno

Il secondo elemento è il mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni è tornato nell'area del 5,3%, su livelli estremamente elevati in prospettiva storica.

Quando i rendimenti USA aumentano più velocemente di quelli europei, il differenziale tende a diventare più favorevole al dollaro. È proprio questo uno dei fattori che ha accompagnato la discesa dell'EUR/USD nel mese di settembre: MUFG sottolinea come il rialzo della Fed e il brusco aumento dei rendimenti statunitensi abbiano costretto gli investitori a rivedere le precedenti aspettative di indebolimento del biglietto verde.

Il problema francese pesa sull'euro

C'è poi un elemento specificamente europeo. Il sell-off sul debito pubblico francese e l'aumento del premio richiesto dagli investitori per detenere OAT rispetto ai Bund tedeschi hanno riportato in primo piano il tema della sostenibilità fiscale nell'Eurozona.

Il 5 ottobre l'euro ha toccato circa 1,116 dollari, minimo da 17 mesi, mentre i rendimenti francesi aumentavano e gli investitori riducevano le aspettative su futuri rialzi della BCE.

Il problema è particolarmente delicato per la moneta unica perché una crisi fiscale in uno dei principali Paesi dell'area euro non riguarda soltanto la Francia: può mettere sotto pressione il mercato obbligazionario europeo nel suo complesso e complicare il lavoro della BCE.

Petrolio e geopolitica favoriscono ancora il dollaro

Anche l'energia continua ad avere un ruolo. Le nuove tensioni geopolitiche hanno mantenuto elevato il petrolio e questo produce un doppio effetto sul cambio.

Da una parte aumenta nuovamente il rischio inflazione negli Stati Uniti, riducendo lo spazio della Fed per diventare più accomodante. Dall'altra penalizza maggiormente l'Eurozona, che resta strutturalmente più dipendente dalle importazioni energetiche denominate in dollari.

Non è un caso che la stessa BCE abbia indicato proprio il conflitto in Medio Oriente e lo shock energetico tra le ragioni del rialzo dei tassi di settembre. Secondo le nuove proiezioni dell'istituto, l'inflazione dell'area euro dovrebbe attestarsi in media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.

Fed e BCE: chi sta favorendo il dollaro?

A prima vista potrebbe sembrare strano vedere un euro così debole proprio mentre anche la BCE sta aumentando i tassi. Il 10 settembre Francoforte ha infatti alzato di 25 punti base i tre tassi ufficiali, portando quello sui depositi al 2,50%.

La differenza, tuttavia, sta nel livello assoluto dei tassi e soprattutto nelle aspettative future.

Banca centraleTasso di riferimentoUltima decisioneProssima riunione
Federal Reserve3,75%-4,00%+25 pb il 16 settembre27-28 ottobre
BCEDepositi 2,50%+25 pb il 10 settembre28-29 ottobre

Fonti: Federal Reserve e BCE.

I rendimenti americani rimangono nettamente superiori e, soprattutto, il mercato sta mettendo in dubbio la capacità della BCE di continuare ad aumentare i tassi con la stessa aggressività se le tensioni sul debito sovrano europeo dovessero intensificarsi.

È questa combinazione – Fed ancora restrittiva e BCE costretta a bilanciare inflazione, crescita e stabilità finanziaria – che attualmente mantiene il vantaggio dalla parte del dollaro.

EUR USD previsioni: cosa aspettarsi nei prossimi mesi?

Le previsioni EUR/USD sono state riviste rapidamente nelle ultime settimane. Fino all'estate molte analisi puntavano su un graduale rafforzamento dell'euro, ma settembre ha modificato lo scenario.

MUFG, nell'aggiornamento pubblicato il 1° ottobre, ha abbassato in modo consistente le proprie stime e ora prevede EUR/USD a 1,12 alla fine del quarto trimestre 2026, contro 1,18 stimato in precedenza. Per il 2027 la banca prevede però una progressiva risalita: 1,14 nel primo trimestre, 1,16 nel secondo e 1,18 nel terzo.

ABN AMRO mantiene invece una previsione di 1,15 a fine 2026, pur riconoscendo che il prossimo grande livello ribassista si trova intorno a 1,10.

Le differenze tra le stime sono importanti perché mostrano che non esiste, al momento, un consenso su un continuo rafforzamento del dollaro: la vera divergenza riguarda soprattutto quanto possa durare questa fase.

PeriodoMUFGIndicazione di scenario
Q4 20261,12Dollaro ancora forte
Q1 20271,14Primo recupero dell'euro
Q2 20271,16Riduzione della pressione USD
Q3 20271,18Recupero più strutturale dell'euro

La previsione non implica naturalmente che il cambio raggiungerà esattamente questi livelli: le valute reagiscono continuamente a inflazione, tassi, crescita, geopolitica e flussi di capitale. È però utile per capire che, secondo MUFG, il rischio resta orientato verso il basso nel breve periodo, mentre il quadro potrebbe migliorare nel corso del 2027.

Previsioni EUR/USD: tre scenari da monitorare

Più che tentare di individuare un singolo prezzo futuro, in questa fase può essere più utile ragionare per scenari.

Il primo livello decisivo è l'area 1,1160-1,1200. Una rottura stabile dei minimi recenti indebolirebbe ulteriormente la struttura tecnica e potrebbe riportare il cambio verso 1,11 e successivamente verso la soglia psicologica di 1,10.

Questo scenario diventerebbe più probabile se i verbali Fed risultassero più restrittivi del previsto, se i rendimenti statunitensi continuassero a salire o se le tensioni sul debito francese tornassero ad accentuarsi. Anche MUFG indica 1,10 come un livello che potrebbe rientrare nel radar qualora il sell-off sull'obbligazionario europeo si intensificasse.

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Cosa significa un euro debole per chi investe?

Seguire le previsioni euro dollaro non interessa soltanto chi fa Forex trading. Il cambio può modificare concretamente il rendimento di molti investimenti detenuti da un risparmiatore italiano.

Azioni USA ed ETF in dollari

Supponiamo che un investitore italiano acquisti un ETF sull'S&P 500 non coperto dal rischio di cambio. Il suo risultato in euro dipenderà da due movimenti: quello dell'indice e quello dell'EUR/USD.

Quando l'euro si indebolisce rispetto al dollaro, il valore in euro degli asset denominati in USD e, in generale, delle azioni americane tende ad aumentare, a parità di prezzo dell'investimento. Il rafforzamento del dollaro del 2026 ha quindi rappresentato un potenziale contributo positivo per gli investitori europei già esposti agli Stati Uniti.

Il meccanismo funziona però anche al contrario: se nel 2027 EUR/USD dovesse tornare verso 1,16-1,18, parte della performance in dollari potrebbe essere ridotta dalla rivalutazione dell'euro.

Per questo, quando si confrontano ETF hedged e unhedged, le previsioni sul cambio non dovrebbero essere interpretate come una certezza, ma il rischio valutario va comunque considerato nella costruzione del portafoglio.

Azioni europee

Un euro più debole può inoltre avere effetti differenti sulle società europee. Le aziende che realizzano una parte consistente dei ricavi negli Stati Uniti possono beneficiare della conversione di vendite e utili denominati in dollari, mentre le imprese che importano materie prime o componenti pagati in USD possono subire un aumento dei costi.

Il cambio va quindi letto insieme al modello di business dell'azienda e non semplicemente come un segnale positivo o negativo per tutta le aziende della Borsa europea.

Petrolio, energia e inflazione

La relazione diventa ancora più evidente sul mercato energetico. Il petrolio viene normalmente quotato in dollari e quindi un euro più debole rende ogni barile più costoso per un compratore dell'Eurozona, anche se il prezzo del Brent espresso in USD rimane invariato.

È uno dei motivi per cui, in una fase di prezzi energetici già elevati, un ulteriore indebolimento dell'euro può rappresentare un problema aggiuntivo per inflazione, consumatori e imprese europee.

Cambio euro dollaro: i livelli da tenere sotto osservazione

Alla luce della situazione attuale, questi sono i livelli più interessanti da monitorare:

Livello EUR/USDPerché conta
1,1160-1,1200Area dei minimi recenti e principale supporto
1,1100Primo obiettivo in caso di nuova rottura ribassista
1,1000Grande soglia psicologica e possibile scenario bearish
1,1300-1,1350Prima area da recuperare per indebolire il trend ribassista
1,1400Confermerebbe un recupero più convincente
1,1500Area compatibile con lo scenario più positivo per fine 2026

Questi livelli non rappresentano obiettivi certi né indicazioni di acquisto o vendita: servono piuttosto a individuare le zone nelle quali il comportamento del mercato potrebbe cambiare.

Le prossime date che possono muovere EUR/USD

Il calendario delle prossime settimane è particolarmente importante.

  • 7 ottobre: pubblicazione dei verbali della riunione Fed di settembre. Il mercato cercherà soprattutto indicazioni sul grado di consenso verso nuovi rialzi dei tassi.
  • 8 ottobre: la BCE pubblicherà il resoconto della riunione del 9-10 settembre, quella in cui ha deciso di aumentare i tassi di 25 punti base. Anche in questo caso sarà interessante capire quanto il Consiglio direttivo sia preoccupato dall'inflazione e quanto, invece, dalle prospettive di crescita e stabilità finanziaria.
  • 27-28 ottobre: nuova riunione della Federal Reserve.
  • 28-29 ottobre: nuova riunione di politica monetaria della BCE.

A queste date vanno aggiunti naturalmente i prossimi dati sull'inflazione americana ed europea, sul mercato del lavoro USA e sull'attività economica dell'Eurozona: eventuali sorprese possono modificare rapidamente le attese sui tassi e, di conseguenza, il cambio.

EUR/USD: è ancora il dollaro ad avere il vantaggio?

Nel brevissimo periodo il quadro rimane favorevole al dollaro. EUR/USD è tornato sotto 1,12, i rendimenti statunitensi restano elevati e il mercato europeo deve fare i conti con una nuova fonte di instabilità proveniente dal debito francese.

Non significa necessariamente che il dollaro continuerà a rafforzarsi per tutto il 2027. Le previsioni di MUFG, per esempio, indicano proprio il contrario: dopo una possibile chiusura del 2026 intorno a 1,12, la banca vede un recupero graduale dell'euro fino a 1,18 nel terzo trimestre del prossimo anno.

Il punto decisivo nelle prossime sedute sarà quindi capire se 1,1160-1,1200 rappresenterà un pavimento oppure soltanto una pausa nella discesa. Sotto quest'area il mercato potrebbe iniziare a guardare seriamente verso 1,10; sopra 1,13-1,14, invece, aumenterebbero le possibilità di una fase di recupero.

Per un investitore, però, il messaggio più importante è un altro: il cambio euro dollaro non è un mercato isolato. Influisce sulla performance degli investimenti statunitensi, sui costi energetici europei, sugli utili delle multinazionali e, indirettamente, sulle scelte di Fed e BCE. È per questo che in una fase come quella attuale EUR/USD merita attenzione anche da parte di chi non opera direttamente sul Forex.

FAQ sul cambio EUR/USD