Investire in vino: rendimenti, come farlo e quanto costa nel 2026

Indice
Investire in vino non è la prima opzione che viene in mente quando si parla di investimenti: la maggior parte degli investitori si concentra su azioni, ETF o materie prime.
Eppure i vini pregiati sono una classe di asset alternativa con un mercato secondario attivo, indici pubblici e una storia di prezzi misurabile come quella di un indice azionario.
In questa guida trovi i numeri reali del mercato aggiornati a settembre 2026, i sei passi per costruire una cantina da investimento, quanto costa davvero mantenerla, come si vende, come funziona la tassazione in Italia e quali sono i rischi. In sintesi, prima di entrare nel dettaglio:
- Rendimenti: il mercato è ancora sotto i massimi del 2022. Anche dove il rendimento nominale a cinque anni resta leggermente positivo, come sull’Italy 100, per un investitore in euro il vino non ha tenuto il passo né con l’inflazione né con i principali mercati finanziari.
- Orizzonte: 5-10 anni è il minimo realistico. Sotto i cinque anni i costi si mangiano il rendimento.
- Capitale iniziale: 600-2.000 euro per una prima cantina di 3-6 bottiglie coerenti.
- Costo ricorrente: stoccaggio e assicurazione pesano ogni anno; le commissioni di vendita arrivano al 10-15%.
- Alternativa liquida: chi non vuole gestire bottiglie fisiche può esporsi al settore tramite azioni quotate del comparto vinicolo.
Se preferisci un’esposizione liquida tramite azioni ed ETF invece di acquistare bottiglie fisiche, puoi partire da un intermediario che riunisca mercati italiani ed esteri nello stesso conto.
Conviene investire in vino? I rendimenti reali degli indici Liv-ex
La domanda giusta non è se il vino sia "un buon investimento" in astratto, ma quanto ha reso di recente e a che prezzo di rischio. A differenza di quasi tutti gli altri beni da collezione, il vino pregiato ha indici pubblici e giornalieri: li calcola Liv-ex, il London International Vintners Exchange, sulla base dei prezzi effettivi del mercato secondario.
Questa è la fotografia degli indici principali, aggiornata al 4 settembre 2026.
| Indice Liv-ex | Valore attuale | 1 anno | 2 anni | 5 anni |
|---|---|---|---|---|
| Fine Wine 100 (i 100 vini più ricercati) | 322,9 | +4,4% | -5,2% | -8,0% |
| Fine Wine 1000 (il mercato nel suo complesso) | 352,3 | +2,0% | -8,5% | -8,7% |
| Fine Wine 50 (First Growth di Bordeaux) | 291,4 | +3,1% | -9,1% | -23,2% |
| Bordeaux 500 | 275,7 | +0,4% | -11,2% | -19,4% |
Il quadro è chiaro: il mercato si è stabilizzato e ha ripreso terreno, ma non ha recuperato il picco del 2022.
Anche il Knight Frank Luxury Investment Index (KFLII), che aggrega vino, orologi, arte, auto e diamanti, racconta la stessa storia. Ha chiuso il 2025 a -0,4% dopo due anni di perdite, con il Liv-ex Fine Wine 100 a -2,5% sull'anno e una perdita cumulata di quasi il 25% dal massimo del 2022. Sul decennio, però, il KFLII resta a +38,6%.
Il confronto con gli altri asset mette il dato in prospettiva. Negli ultimi cinque anni il problema del vino non è stato soltanto il ritardo rispetto alla Borsa: per un investitore in euro, neppure il vino italiano è riuscito a proteggere pienamente il potere d’acquisto.

Come mostra il grafico, il divario è ampio: mentre oro e azioni hanno aumentato significativamente il valore nominale del capitale, il vino italiano è rimasto poco sopra il punto di partenza e il mercato globale del fine wine è sceso sotto quota 100.
I numeri del mercato: valore attuale e variazioni per indice
Il dato più utile per chi valuta l'ingresso oggi è la dispersione tra le regioni: la media di mercato nasconde performance molto diverse. Champagne (+8,7% a cinque anni), Italia (+3,7%) e Borgogna (+3,1%) hanno tenuto o guadagnato, mentre i First Growth di Bordeaux hanno perso quasi un quarto del valore nello stesso periodo.
La dispersione tra regioni resta molto ampia, ma non basta scegliere il segmento migliore per garantire un buon risultato: negli ultimi cinque anni persino le aree vinicole più resilienti sono rimaste nettamente indietro rispetto ai principali mercati azionari. Un portafoglio concentrato sul Bordeaux nel 2021 sarebbe oggi in forte perdita, mentre Champagne e vino italiano hanno conservato un risultato nominale migliore. Questo però non significa necessariamente un guadagno reale: cambio, inflazione, stoccaggio e commissioni riducono ulteriormente il rendimento per l’investitore.
Knight Frank segnala esattamente questa rotazione: i grandi toscani hanno punteggi di qualità paragonabili a Bordeaux e Borgogna ma trattano a circa metà del prezzo, e la domanda globale si sta spostando verso questo rapporto qualità/prezzo.
Allungando l’orizzonte il quadro diventa meno negativo. Dal 2003 alcune categorie di fine wine hanno accumulato aumenti di prezzo importanti, soprattutto Borgogna e Champagne. Restano però molto lontane dall’oro e da Wall Street.

La prospettiva di lungo periodo cambia quindi la lettura, ma non ribalta la gerarchia. Borgogna e Champagne hanno avuto un forte apprezzamento dei prezzi, mentre oro e S&P 500 sono rimasti nettamente davanti. Il vino italiano supera il FTSE MIB soltanto in questo confronto di prezzo: includendo i dividendi della Borsa, il confronto di rendimento totale sarebbe diverso.
Perché il vino non segue la borsa (e quando invece la segue)
La ragione per cui il vino entra in un portafoglio non è il rendimento assoluto, ma la bassa correlazione con i mercati finanziari. Il prezzo di una cassa di Sassicaia non dipende dagli utili trimestrali né dai tassi della BCE, ma dalla domanda dei collezionisti, dalla scarsità dell'annata e dai punteggi della critica.
Il caso di scuola è la primavera 2020: mentre l'S&P 500 crollava di oltre il 30% in poche settimane, il Liv-ex Fine Wine 1000 cedeva circa il 3%.
Un comportamento del genere è tipico degli asset reali con valore intrinseco: a differenza delle azioni di lusso, il valore di una bottiglia non può azzerarsi, perché resta un bene fisico consumabile.
Bassa correlazione, però, non significa rendimento superiore. Sugli orizzonti più recenti il confronto con Piazza Affari è stato nettamente favorevole alla Borsa, anche escludendo i dividendi.

Il divario aumenta con l’orizzonte: a cinque anni il vino italiano è quasi fermo (+2,1%), mentre il FTSE MIB segna +90,4% già prima di considerare i dividendi. A due anni il confronto è ancora più netto, perché l’Italy 100 è negativo mentre Piazza Affari è salita di quasi il 50%
Come iniziare a investire in vino: i sei passi
Chi arriva da azioni ed ETF è abituato a un processo in due clic. Il vino richiede una sequenza precisa, e ogni passo saltato si paga alla rivendita.
- Definisci budget e orizzonte. Decidi quanto immobilizzi e per quanti anni, prima di guardare qualsiasi etichetta.
- Scegli 2-3 denominazioni iconiche più un'area emergente. Diversificare per regione è la protezione più efficace, come mostra la dispersione degli indici.
- Compra solo con provenienza documentata. Fattura, storico di stoccaggio, capsula ed etichetta integre: senza questi elementi la bottiglia è illiquida.
- Metti le bottiglie in condizioni professionali dal primo giorno, non "per ora in cantina".
- Tieni traccia dei costi. Stoccaggio, assicurazione e commissioni vanno sottratti dal rendimento lordo, non dimenticati.
- Pianifica l'uscita in anticipo. Sapere già quale canale userai e in che finestra temporale è ciò che trasforma una collezione in un investimento.
Se stai costruendo il tuo primo portafoglio, vale la pena leggere prima come creare un portafoglio di investimento diversificato: il vino ha senso come satellite del 5-10%, non come nucleo.
Con quale budget si parte
Non serve un patrimonio, ma serve una soglia minima: sotto i 500 euro i costi fissi rendono l'operazione antieconomica.
| Fascia di ingresso | Capitale | Composizione tipica |
|---|---|---|
| Avvio | 600-1.000 € | 3 bottiglie: un Bordeaux classico, un grande italiano, un Borgogna d'ingresso |
| Consolidamento | 1.000-2.000 € | 4-6 bottiglie, aggiungendo una rive droite e un 1er Cru di Borgogna |
| Portafoglio | 2.000-5.000 € | Inserimento di un'icona (Sassicaia, Penfolds Grange) o di formati magnum |
La regola pratica è diversificare anche per orizzonte temporale: una parte delle bottiglie con finestra di vendita a 3-5 anni, il resto a 8-15 anni. Così non sei costretto a vendere tutto nello stesso momento di mercato.
Comprare da soli o affidarsi a un gestore di portafoglio
Se è il tuo primo investimento in beni da collezione, un gestore di portafoglio specializzato ti solleva dalle due parti più tecniche: la selezione e la conservazione.
Il gestore costruisce il portafoglio con te, consiglia cosa comprare e cosa vendere e si occupa dello stoccaggio, spesso con assicurazione inclusa. Resti proprietario delle bottiglie fino alla vendita e paghi una tariffa annuale di deposito più le commissioni sulle transazioni.
I principali operatori di questo tipo sono britannici, perché nel Regno Unito gli investitori istituzionali lavorano con il vino da decenni. L'orizzonte tipico di un portafoglio gestito è di 5-10 anni.
In quali vini investire: i criteri che fanno il valore
Solo una frazione minima della produzione mondiale ha le caratteristiche di un vino da investimento. Il riferimento operativo è il Liv-ex Fine Wine 1000, che traccia mille etichette.
L'indice è suddiviso in sette sotto-indici regionali: Bordeaux 500, Bordeaux Legends 40, Burgundy 150, Champagne 50, Rhone 100, Italy 100 e Rest of the World 60. Fuori da quel perimetro il mercato secondario è molto più sottile.
Regioni e denominazioni da investimento
- Bordeaux. Il mercato più liquido e standardizzato, grazie alla classificazione dei vigneti del 1855. Château Lafite Rothschild, Margaux, Latour, Mouton Rothschild e Haut-Brion sono i riferimenti. È anche la regione che ha corretto di più negli ultimi cinque anni.
- Borgogna. Tirature piccolissime e domanda globale: il Burgundy 150 è positivo sui cinque anni insieme allo Champagne. Domaine de la Romanée-Conti e Domaine Leflaive sono le etichette di vertice.
- Champagne. Il sotto-indice con la migliore performance quinquennale (+8,7%). Dom Pérignon, Krug e Salon sono i nomi più scambiati.
- Italia. Sassicaia, Masseto, Ornellaia e i Barolo di riferimento come Bartolo Mascarello. L'Italy 100 è positivo sui cinque anni ed è oggi il segmento su cui si concentra la rotazione della domanda.
- Rhône, California e resto del mondo. Mercati più stretti e più volatili: Penfolds Grange, Screaming Eagle, Opus One e Vega Sicilia Único sono le eccezioni con riconoscibilità globale.
Annata, produttore, formato e provenienza
Quattro variabili determinano se una bottiglia si apprezzerà o resterà ferma.
- Annata. Le annate classiche danno curve di maturazione più armoniche e quindi più finestre di rivendita. Le annate molto calde piacciono subito ma spesso non durano.
- Produttore. Conta la costanza: etichette con punteggi stabili nel tempo difendono il valore meglio di una singola annata brillante.
- Formato. I 750 ml sono il formato più liquido; le magnum possono valere un premio per l'appeal collezionistico, ma escono dal mercato più lentamente.
- Provenienza e tracciabilità. Una bottiglia con storia di conservazione documentata dalla cantina in poi vale sistematicamente più di una identica senza documenti.
Un elemento spesso trascurato: le annate nuove hanno una componente speculativa maggiore delle vecchie, perché il loro valore è ancora in consolidamento. Le annate storiche offrono valutazioni più prevedibili, ma crescono più lentamente e si stabilizzano quando la finestra ideale di consumo si avvicina alla chiusura.
Quanto dura un vino da investimento
La longevità è il vincolo che determina l'orizzonte massimo dell'investimento.
| Categoria | Finestra di maturità | Orizzonte di rivendita tipico |
|---|---|---|
| Rossi di Bordeaux e Borgogna | 15-20 anni | 8-15 anni |
| Barolo e Brunello | 10-20 anni | 6-15 anni |
| Champagne e grandi vini da dessert (Tokaji, Trockenbeerenauslese) | fino a 50-60 anni | 10-20 anni |
| Vini fortificati (Madeira, Porto, Sherry) | oltre 100 anni | molto lungo, mercato stretto |
I vini rossi di alta qualità di Bordeaux e Borgogna rappresentano la quota maggiore dei vini da investimento proprio perché la loro finestra di maturità coincide con un orizzonte gestibile. I fortificati sono i più longevi in assoluto, ma il loro mercato è così sottile che la liquidità diventa il vero limite.
Come conservare i vini da investimento
La conservazione non è un dettaglio logistico: è la variabile che più spesso distrugge il rendimento. Una bottiglia conservata male vale una frazione del prezzo di mercato, e alla vendita ti verrà chiesto uno sconto anche solo per l'impossibilità di documentare le condizioni di stoccaggio.
Temperatura, umidità, luce e posizione
- Temperatura costante tra 12 e 14 °C. Le oscillazioni fanno espandere e contrarre il liquido, danneggiando il tappo prima del vino.
- Umidità relativa tra il 60% e il 70%. Troppo bassa secca il sughero e lascia entrare aria; troppo alta favorisce muffe su etichette e capsule.
- Buio totale. La luce solare diretta e i neon provocano fotodegradazione: alterano aroma e sapore.
- Bottiglie coricate e ferme. La posizione orizzontale mantiene umido il tappo; le vibrazioni disturbano i sedimenti e accelerano l'invecchiamento.
Riprodurre queste condizioni in casa è possibile solo con una cantinetta climatizzata, e resta il problema della prova: non potrai dimostrare a un compratore che sono state rispettate per dieci anni.
Stoccaggio professionale e conservazione "In Bond"
Per questo il vino da investimento vive quasi sempre in magazzini specializzati. La formula più usata è la conservazione "In Bond": le bottiglie restano in deposito doganale e possono essere compravendute senza pagare dazi né IVA, che diventano dovuti solo se decidi di farti consegnare le casse a casa.
Nel Regno Unito il riferimento storico è il London City Bond; chi opera con magazzini fiscali extra-UE, come i freeport svizzeri, applica lo stesso principio.
I vantaggi sono tre: condizioni certificate, documentazione di provenienza che si accumula automaticamente e possibilità di vendere senza mai movimentare fisicamente le bottiglie. Lo svantaggio è il costo, che va messo in conto dal primo giorno.
Quanto costa investire in vino: commissioni, stoccaggio e assicurazione
È la sezione che quasi nessuna guida quantifica, ed è quella che determina il rendimento netto. Sono quattro voci.
| Voce di costo | Ordine di grandezza | Note |
|---|---|---|
| Stoccaggio professionale | tariffa annua per cassa, ricorrente | Include controllo di temperatura, umidità e sicurezza |
| Assicurazione | consigliata sopra i 2.000 € di stock | Copre furto, rottura e danni |
| Commissioni di vendita | 5-15% del prezzo di realizzo | Le case d'asta stanno nella parte alta della forchetta, i broker specializzati nella parte bassa |
| Gestione del portafoglio | tariffa annua, se usi un gestore | Si somma allo stoccaggio, non lo sostituisce |
La conseguenza pratica è aritmetica: con costi ricorrenti e una commissione di uscita a doppia cifra, sotto i cinque anni il rendimento netto è raramente positivo. È esattamente il motivo per cui il vino non è un asset da trading.
Come e dove vendere un vino da investimento
Comprare è facile, vendere è dove si misura la qualità delle scelte iniziali. La liquidità di una bottiglia dipende da quanto è nota l'etichetta, quanto è documentata la provenienza e in quale finestra di maturità si trova.
Aste, broker e marketplace specializzati
- Case d'asta. Massima visibilità e i prezzi più alti sui pezzi iconici, ma commissioni elevate e tempi legati al calendario delle aste.
- Broker e vendita in consignment. Commissioni più contenute e tempi più flessibili; è il canale standard per le casse "da mercato" e non da record.
- Marketplace specializzati. Utili per i formati e le etichette più scambiate, con prezzi trasparenti ma meno margine di negoziazione.
Al momento della vendita servono sempre: fattura d'acquisto, storia di conservazione e fotografie in alta definizione di capsula, livello ed etichetta. Senza questi documenti lo sconto richiesto dal compratore può arrivare a doppia cifra.
Liv-ex e le piattaforme professionali
Liv-ex non è solo il calcolatore degli indici: è anche la piattaforma di scambio del settore, e fornisce dati di prezzo, servizi di transazione e logistica. Per un investitore privato l'accesso è indiretto, tramite un merchant o un gestore aderente.
I suoi prezzi restano però il riferimento oggettivo con cui verificare se un'offerta ricevuta è in linea con il mercato o fuori scala. Controllarli prima di comprare e prima di vendere è la singola abitudine che protegge di più il rendimento.
Investire nel vino in borsa: azioni quotate ed ETF
Non tutti vogliono gestire bottiglie fisiche, stoccaggio e assicurazioni. Esiste una via completamente liquida per esporsi al settore, e passa dai mercati regolamentati.
L’alternativa più semplice al vino fisico è investire nelle società del settore beverage e lusso. Prima di scegliere conviene confrontare mercati disponibili, commissioni e trattamento fiscale.


Prodotti offerti
Azioni, ETF, Fondi di Investimento, Opzioni, Futures, Commodities, CFD, Forex, Piano d'Accumulo del Capitale
Azioni, ETF, Opzioni, Futures, CFD, Titoli di Stato, Commodities, Piano d'Accumulo del Capitale
Esistono ETF sul vino?
No: non esiste alcun ETF dedicato esclusivamente al vino, a differenza di quanto avviene per il comparto del lusso in generale. Il motivo è strutturale: le bottiglie non sono strumenti finanziari fungibili né quotati in continuo, quindi non sono replicabili in un fondo passivo.
L'esposizione indiretta è comunque possibile in due modi: tramite gli ETF del lusso, che includono i grandi gruppi del beverage premium, oppure tramite ETF settoriali su beni di consumo che contengono produttori di vini e distillati.
In entrambi i casi stai comprando azioni di aziende che vendono vino, non vino: la correlazione con gli indici Liv-ex è bassa e l'andamento resta quello di un titolo quotato. Se non hai familiarità con lo strumento, parti da come investire in ETF.
Azioni del settore vino quotate in borsa
A Piazza Affari il comparto è rappresentato da alcuni titoli specializzati. Italian Wine Brands (ticker ITWB, ISIN IT0005075764) è quotata su Euronext Growth Milan e a inizio settembre 2026 trattava intorno ai 18 euro per azione, in un intervallo annuale tra 17,80 e 21,90 euro.
Masi Agricola è l'altra realtà vitivinicola italiana quotata. Sui mercati esteri il settore è presidiato dai grandi gruppi del beverage e del lusso, che dal vino generano solo una parte dei ricavi.
Questa via ha un vantaggio evidente — liquidità immediata, nessun costo di stoccaggio, dividendi possibili — e un limite altrettanto netto: il prezzo dell'azione segue la borsa, non il mercato del vino.
Chi cerca la decorrelazione che rende interessante il vino come asset alternativo non la trova qui. Per operare su questi titoli serve un intermediario che dia accesso a Euronext Growth Milan e ai mercati internazionali.
| Broker | Punto di forza | Mercati e strumenti |
|---|---|---|
| eToro | Piattaforma multi-asset con social trading (CopyTrader) | Azioni, ETF, criptovalute e CFD su mercati globali |
| XTB | Zero commissioni su azioni ed ETF entro il volume mensile previsto, piattaforma xStation 5 | Azioni, ETF, CFD su indici, forex e materie prime |
| Fineco | Banca e trading in un unico conto, gruppo quotato | Azioni, ETF, fondi e derivati su piattaforma integrata |
Come funziona la tassazione degli investimenti in vino in Italia
Qui il vino ha un vantaggio reale rispetto agli strumenti finanziari, ma è più sfumato di come viene raccontato. Le bottiglie non sono strumenti finanziari, quindi la plusvalenza non rientra nel regime del capital gain al 26% che si applica ad azioni ed ETF.
La norma di riferimento è l'articolo 67, comma 1, lettera i) del TUIR, che considera redditi diversi quelli derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente. Su questa base, prassi e giurisprudenza distinguono tre figure.
- Il collezionista o amatore — chi acquista per passione e vende occasionalmente bottiglie della propria collezione, senza una pluralità di atti preordinati al guadagno — non è soggetto a imposizione.
- Lo speculatore occasionale — chi compra e rivende con finalità speculativa, con una serie di operazioni collegate — realizza un reddito diverso imponibile ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera i).
- Il mercante — chi svolge un'attività di commercio abituale — produce reddito d'impresa, con tutti gli obblighi che ne derivano.
La linea di confine è la finalità speculativa e la sistematicità, non il singolo importo: la Cassazione ha chiarito che, se l'operazione è abbastanza rilevante, anche un'unica compravendita può essere riqualificata come attività d'impresa (sentenze n. 2711/2006 e n. 8196/2008).
In pratica, chi costruisce una cantina con logica dichiaratamente di investimento e compra e vende con regolarità dovrebbe valutare la propria posizione con un professionista prima della prima vendita rilevante, non dopo. Documentare con precisione ogni operazione resta la difesa migliore in caso di controllo.
Quali sono i rischi di investire in vino
Il vino è un bene reale con volatilità e rischi propri, non un porto sicuro. I dati degli indici degli ultimi tre anni lo dimostrano meglio di qualsiasi avvertenza.
- Fluttuazioni di mercato. La domanda varia con le mode, il ciclo economico e il comportamento dei collezionisti. Il -25% del Fine Wine 100 dal picco del 2022 è la misura di quanto possa durare una fase negativa.
- Scarsa liquidità. Vendere una cassa può richiedere settimane o mesi, e il prezzo dipende dal canale. Non esiste il "vendi al mercato" della borsa.
- Contraffazioni. Il mercato dei vini rari è un bersaglio classico delle frodi, soprattutto nei circuiti d'asta non specializzati.
- Conservazione. È il primo distruttore di valore, e l'unico rischio interamente sotto il tuo controllo.
- Costi ricorrenti. Stoccaggio, assicurazione e commissioni erodono il rendimento in modo silenzioso ma costante.
- Concentrazione geografica. Un portafoglio tutto Bordeaux o tutto Borgogna espone a un singolo ciclo regionale.
Gli errori più comuni di chi inizia
- Comprare per prezzo. Un'etichetta costosa non è automaticamente un investimento: conta la liquidità del mercato secondario, non il listino.
- Fidarsi delle edizioni "limitate" costruite a fini di marketing. Una scarsità artificiale non genera domanda da collezionismo.
- Trascurare la documentazione. Senza fattura e storico di conservazione, la liquidità crolla e con essa il prezzo.
- Dimenticare i costi nel calcolo del rendimento atteso.
- Vendere sotto pressione. Chi deve monetizzare in fretta accetta lo sconto del compratore.
Vino o whisky: quale conviene tra i beni da collezione
Il whisky è l'altro grande protagonista dei beni da collezione liquidi, e la scelta tra i due dipende soprattutto da quanto puoi controllare la conservazione.
Il vantaggio strutturale del whisky è che non matura in bottiglia: una volta imbottigliato non si deteriora, non teme i difetti del tappo e sopporta condizioni di stoccaggio molto meno rigorose.
Se conservi Bordeaux in cantina domestica dovrai accettare uno sconto alla vendita, perché non puoi provare le condizioni di conservazione; con una bottiglia di whisky lo stesso problema quasi non esiste. Anche l'offerta è rigidamente limitata: esaurita un'annata di un whisky pregiato, quella scompare dal mercato.
I segmenti più ricercati sono gli imbottigliamenti speciali di distillerie rinomate, le piccole produzioni maturate in botti particolari (Porto, Madeira, Sauternes), i single cask e i whisky invecchiati a lungo. Gli imbottigliamenti standard, al contrario, non interessano l'investitore.
Il collezionismo è concentrato in Asia. Per chi vuole taglie maggiori esistono programmi di acquisto di botti intere, gestiti da distillerie e da società specializzate britanniche che curano selezione, stoccaggio e rivendita.
La scelta tra i due non è una questione di rendimento atteso, ma di vincoli operativi. Il vino ha il mercato secondario più profondo, gli indici più trasparenti e più regioni su cui diversificare, ma è severo sulla conservazione e sui costi di custodia. Il whisky perdona molto di più sullo stoccaggio, a prezzo di un mercato più stretto e di indici meno consolidati.
In sintesi, investire in vino ha senso se accetti tre condizioni: un orizzonte di almeno cinque anni, costi ricorrenti che erodono il rendimento lordo e la responsabilità della conservazione. I dati degli ultimi cinque anni mostrano che il vino non è il porto sicuro che viene spesso raccontato, ma che la dispersione tra regioni premia chi sceglie con criterio.
La funzione corretta di questo asset è quindi la diversificazione di una quota contenuta del portafoglio, non la sostituzione degli strumenti tradizionali. Chi sta ancora costruendo la base può partire da come iniziare a investire e da altri beni reali come investire in materie prime, lasciando al vino il ruolo di satellite.
Se vuoi ampliare la ricerca oltre Piazza Affari, BG Saxo permette di accedere a numerosi mercati internazionali e a un’ampia gamma di azioni quotate.