Tassazione dei fondi
Tassazione degli ETF in Italia

Quando si parla di ETF, l’attenzione si concentra quasi sempre su costi, rendimento e composizione del fondo. Molto più raramente si parte dalla fiscalità, eppure è proprio lì che si gioca una parte importante del risultato finale. Perché non tutti gli ETF vengono trattati allo stesso modo, non tutti i guadagni sono compensabili e, in alcuni casi, anche la dichiarazione dei redditi cambia più di quanto si pensi.
Capire come funziona la tassazione degli ETF in Italia è quindi essenziale non solo per evitare errori, ma anche per valutare davvero la convenienza di un investimento. Vediamo allora quali imposte si applicano, cosa cambia tra le diverse tipologie di ETF e come orientarsi tra minusvalenze, regime fiscale e obblighi dichiarativi.
Ti interessa investire in ETF?
Come funziona la tassazione degli ETF in Italia
Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono strumenti finanziari quotati in Borsa che replicano l’andamento di un indice, di un settore o di una classe di attivi. Dal punto di vista fiscale, nella maggior parte dei casi rientrano nella disciplina degli OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio).
La normativa italiana sulla tassazione degli ETF è stata semplificata con la riforma introdotta nel 2014, che ha uniformato il trattamento dei proventi derivanti da questi strumenti. Oggi, per gli ETF armonizzati distribuiti nel mercato europeo, i proventi positivi sono generalmente classificati come redditi di capitale.
Questo significa che i guadagni derivanti dagli ETF - come dividendi distribuiti o plusvalenze realizzate alla vendita - sono normalmente soggetti a un’imposta sostitutiva del 26%.
Esiste però una distinzione importante: se l’ETF investe in titoli di Stato italiani o di Paesi inclusi nella cosiddetta white list, la quota di rendimento collegata a questi strumenti può beneficiare dell’aliquota agevolata del 12,5%.
Nel caso di ETF misti, quindi, la tassazione può essere divisa tra le due aliquote in proporzione alla composizione del portafoglio.
| Tipo di rendimento | Tassazione | ||
|---|---|---|---|
| Dividendi e plusvalenze ETF | 26% | ||
| Quota derivante da titoli di Stato | 12,5% |
| Tipo di rendimento | Tassazione |
| Dividendi e plusvalenze ETF | 26% |
| Quota derivante da titoli di Stato | 12,5% |
Questa distinzione è particolarmente rilevante negli ETF obbligazionari o negli ETF che replicano indici composti in parte da titoli governativi.
ETF armonizzati e non armonizzati: differenze fiscali
Dal punto di vista fiscale, è fondamentale distinguere tra ETF armonizzati e ETF non armonizzati.
ETF armonizzati: sono quelli conformi alla normativa europea UCITS. Si tratta della grande maggioranza degli ETF disponibili per gli investitori retail in Europa.
Questi strumenti seguono il regime fiscale tipico degli OICR:
- i proventi positivi sono generalmente tassati al 26%
- le eventuali perdite rientrano nei redditi diversi di natura finanziaria
Questo significa che la tassazione sugli ETF armonizzati è relativamente semplice e uniforme.
ETF non armonizzati: sono strumenti che non rispettano la normativa UCITS e sono generalmente emessi in giurisdizioni extraeuropee.
In questo caso il trattamento fiscale cambia: i proventi possono essere considerati redditi ordinari e quindi confluiscono nel reddito complessivo IRPEF del contribuente.
Gli scaglioni IRPEF attualmente in vigore sono:
| Reddito | Aliquota | ||
|---|---|---|---|
| fino a 28.000 € | 23% | ||
| da 28.001 a 50.000 € | 33% | ||
| oltre 50.000 € | 43% |
| Reddito | Aliquota |
| fino a 28.000 € | 23% |
| da 28.001 a 50.000 € | 33% |
| oltre 50.000 € | 43% |
Nella pratica, tuttavia, la maggior parte degli ETF acquistati dagli investitori italiani - ad esempio quelli quotati su Borsa Italiana o sulle principali piattaforme europee - sono ETF armonizzati.
ETF a distribuzione, accumulazione e minusvalenze
Un altro aspetto importante nella tassazione degli ETF riguarda la modalità con cui il fondo gestisce i proventi generati dal portafoglio.
- ETF a distribuzione: distribuiscono periodicamente agli investitori i proventi generati dal fondo, come dividendi o interessi. Ogni distribuzione viene tassata nel momento in cui viene incassata, applicando l’aliquota prevista.
- ETF ad accumulazione: negli ETF ad accumulazione, invece, i proventi non vengono distribuiti ma reinvestiti automaticamente nel fondo.
In questo caso la tassazione avviene solo quando l’investitore vende l’ETF e realizza una plusvalenza.
Per questo motivo gli ETF ad accumulazione sono spesso considerati più efficienti dal punto di vista fiscale, perché permettono di rimandare il pagamento delle imposte e sfruttare meglio l’effetto dell’interesse composto nel lungo periodo.
Tassazione ETC e ETN
L'imposizione fiscale sugli Exchange-traded commodities (ETC) aderisce a normative differenti rispetto a quelle stabilite per gli ETF.
Gli ETC sono comunemente strumenti che riflettono le fluttuazioni di singole commodities negoziate sul mercato azionario o di monete isolate, inclusa Bitcoin. A dispetto degli ETF, gli ETC e gli ETN non sono prodotti OICR (entità di investimento collettivo del risparmio regolamentate dal D.lgs n. 44 del 2014) e vengono tassati con un'aliquota del 26%, confluendo esclusivamente nei Redditi Diversi.
Ciò implica che ETC e ETN non sono soggetti alla differenziazione tra redditi da capitale e redditi diversi, stabilita dalla riforma del 2014 per gli ETF: i guadagni ottenuti da ETC e ETN possono essere bilanciati con le perdite risultanti dalle medesime operazioni sfavorevoli, allineando la loro imposizione fiscale a quella degli altri veicoli finanziari delineati dall'art. 67 TUIR.
Come funzionano le minusvalenze sugli ETF
Dal punto di vista fiscale, le minusvalenze derivanti dalla vendita di ETF rientrano nella categoria dei redditi diversi di natura finanziaria. Questo aspetto è molto importante perché influisce sulla possibilità di compensare le perdite.
Le minusvalenze possono infatti essere compensate solo con plusvalenze appartenenti alla stessa categoria fiscale. In pratica:
Sí
- possono compensare guadagni derivanti da azioni, obbligazioni, ETF non armonizzati, certificati o derivati
No
- non possono compensare i proventi positivi degli ETF armonizzati, che sono considerati redditi di capitale
Questo significa che, se un investitore realizza una minusvalenza vendendo un ETF armonizzato e successivamente ottiene un dividendo da un altro ETF, la perdita non potrà essere utilizzata per ridurre la tassazione di quel dividendo.
Le minusvalenze possono essere utilizzate in compensazione entro il quarto anno successivo a quello in cui sono state realizzate.
Esempio pratico:
- perdita su ETF: -1.000 €
- guadagno su azioni: +1.000 €
In questo caso la minusvalenza può compensare la plusvalenza e l’investitore non pagherà imposte sul guadagno. Se invece il guadagno deriva da un dividendo distribuito da un ETF armonizzato, la compensazione non è possibile.
Regime amministrato o dichiarativo: come dichiarare gli ETF
Quando si investe in ETF è importante capire come vengono gestite le imposte e quali obblighi dichiarativi possono sorgere. Dal punto di vista fiscale, gli investitori italiani possono operare in due regimi diversi: regime amministrato o regime dichiarativo.
Nel regime amministrato l’intermediario finanziario agisce come broker sostituto d’imposta. Questo significa che:
- calcola automaticamente le imposte dovute
- applica la tassazione sui guadagni
- gestisce la compensazione delle minusvalenze
- versa le imposte direttamente allo Stato
Per l’investitore si tratta del regime più semplice, perché non richiede particolari adempimenti nella dichiarazione dei redditi. Molti intermediari italiani operano in regime amministrato e quindi gestiscono automaticamente tutta la fiscalità degli ETF.
Quando si utilizza un broker estero, invece, l’intermediario non agisce come sostituto d’imposta. In questo caso l’investitore opera in regime dichiarativo e deve indicare autonomamente nella dichiarazione dei redditi:
- i redditi finanziari realizzati
- le attività finanziarie detenute all’estero
Questo non incide sulle percentuali della tassazione (ovviamente), ma comporta alcuni obblighi fiscali aggiuntivi. Te li spieghiamo di seguito.
Monitoraggio fiscale: quadro RW
Gli investimenti detenuti presso intermediari esteri devono essere indicati nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, che ha lo scopo di monitorare le attività finanziarie detenute all’estero da parte dei residenti fiscali italiani.
Devono essere indicati:
- il valore degli strumenti finanziari detenuti
- il periodo di possesso durante l’anno
- il Paese in cui è detenuto il conto o l’intermediario
Questo obbligo riguarda anche gli ETF acquistati tramite broker esteri.
Imposta IVAFE
Oltre al monitoraggio fiscale, gli investimenti detenuti all’estero possono essere soggetti all’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero).
L’IVAFE è pari allo 0,2% annuo del valore dell’investimento ed è calcolata in proporzione al periodo di detenzione durante l’anno.
Esempio:
- valore medio ETF detenuti all’estero: 20.000 €
- aliquota IVAFE: 0,2%
Imposta dovuta: 20.000 € × 0,2% = 40 € all’anno
Se gli ETF sono detenuti presso un intermediario italiano in regime amministrato, l’IVAFE non è dovuta perché l’investimento non è considerato attività finanziaria estera.
Vuoi investire in ETF?
👉🏼 Come funzionano le tasse sugli ETF. Scoprilo nel video
FAQ
Disclaimer:


