Migliori ETF ESG e socialmente responsabili: la selezione 2026

Indice
Gli ETF ESG scelgono le aziende in base a criteri ambientali, sociali e di governance, ma non tutti applicano gli stessi filtri: alcuni escludono solo armi e carbone, altri tengono appena il 25% delle società migliori di ogni settore. Ecco i migliori ETF ESG per profilo di investitore:
- iShares MSCI World SRI (SUSW): il più selettivo tra i grandi, con esclusione dei combustibili fossili.
- iShares MSCI World Screened (SAWD): il più vicino all'MSCI World classico, con esclusioni settoriali.
- Xtrackers MSCI World ESG (XZW0): selezione SRI con focus sulle basse emissioni di carbonio.
- UBS MSCI World Socially Responsible (WSREUA): per chi vuole incassare i dividendi.
- Amundi MSCI World SRI Climate Paris Aligned (WSRI): per chi cerca un portafoglio allineato all'Accordo di Parigi.
- Vanguard ESG Global All Cap (V3AA): la massima diversificazione, con emergenti e small cap.
In questa guida trovi cosa distingue le etichette ESG, SRI e SFDR, la tabella di confronto con TER e rendimenti aggiornati, la scheda di ciascun ETF e i limiti da conoscere prima di investire.
Vuoi investire in ETF ESG? Confronta costi, mercati disponibili e possibilità di PAC prima di scegliere il broker.
Cosa sono gli ETF ESG e in cosa si differenziano dagli ETF SRI
Gli ETF ESG sono fondi quotati che, nella scelta dei titoli, considerano non solo i profili economici ma anche fattori ambientali (Environmental), sociali (Social) e di governance (Governance). L'obiettivo è conciliare rendimento e sostenibilità senza rinunciare alla diversificazione.
Come tutti gli strumenti descritti nella guida su cosa sono gli ETF, si comprano in Borsa come un'azione e replicano un indice, costruito in questo caso secondo criteri ESG . Rispetto all'acquisto di singole azioni, l'ETF offre un paniere costruito secondo regole di selezione definite dal fornitore dell'indice.
Le sigle nel nome del fondo indicano quanto è severo il filtro:
- ESG: valuta le aziende con un rating di sostenibilità e di solito esclude solo i casi peggiori, restando vicino all'indice di mercato.
- SRI (Socially Responsible Investing): è l'approccio più selettivo, che combina esclusioni etiche e selezione delle aziende con i rating migliori. È la logica dell'investimento socialmente responsabile.
- Screened: esclude i settori controversi oltre certe soglie di ricavi, senza selezionare per rating.
- Paris Aligned (PAB): riduce l'intensità di carbonio del portafoglio in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi.
Gli ETF ESG non vanno confusi con l'impact investing, che punta a un impatto sociale o ambientale misurabile: un ETF ESG su indice globale resta prima di tutto un investimento azionario diversificato, a cui si aggiunge un filtro di sostenibilità.
Come vengono selezionate le aziende negli ETF ESG
I fornitori di indici come MSCI, FTSE o Dow Jones usano tre leve, spesso combinate tra loro:
- Esclusioni settoriali: restano fuori le aziende attive in settori considerati non etici, le cosiddette sin stocks: armi controverse, tabacco, gioco d'azzardo, carbone termico.
- Best-in-class: in ogni settore restano solo le aziende con il rating ESG più alto, su una scala da AAA a CCC.
- Obiettivi climatici: gli indici Paris Aligned tagliano le emissioni rispetto al mercato e seguono una traiettoria di decarbonizzazione annua.
Gli indici MSCI sostenibili non applicano tutti la stessa selezione. Il MSCI World SRI Select Reduced Fossil Fuel, replicato dall'iShares MSCI World SRI, punta a rappresentare circa il 25% della capitalizzazione flottante di ciascun settore del mercato di partenza, selezionando le società con rating ESG elevati e applicando ulteriori esclusioni. Il MSCI World Low Carbon SRI Selection seguito da Xtrackers utilizza invece una metodologia diversa, con una copertura settoriale più ampia e vincoli specifici sulle emissioni di carbonio.
SFDR articolo 8 e 9: cosa dice davvero l'etichetta
Il regolamento europeo SFDR (UE 2019/2088) divide i fondi sostenibili in due classi. Gli articolo 8 promuovono caratteristiche ambientali o sociali, per esempio con esclusioni e rating ESG; gli articolo 9 hanno invece un obiettivo di investimento sostenibile esplicito, con vincoli più stringenti sul portafoglio.
Secondo Borsa Italiana, tutti gli ETF di questa selezione sono classificati come articolo 8. La classificazione si verifica in pochi secondi: compare nella scheda di ogni strumento sul sito di Borsa Italiana e nella documentazione precontrattuale del fondo.
L'etichetta SFDR non è un giudizio di qualità né un'indicazione del rendimento atteso. Un fondo articolo 9 ha un obiettivo di investimento sostenibile esplicito, mentre un articolo 8 promuove caratteristiche ambientali o sociali. La classificazione, da sola, non indica quanto il portafoglio sia concentrato né quanto si discosti da un indice tradizionale.
Dal 21 novembre 2024 si applicano inoltre le linee guida ESMA sui nomi dei fondi che utilizzano termini ESG o legati alla sostenibilità. Per poter utilizzare questi termini, almeno l'80% degli investimenti deve essere impiegato per rispettare le caratteristiche ambientali o sociali o gli obiettivi di investimento sostenibile dichiarati.
Per i fondi già esistenti il periodo transitorio si è concluso il 21 maggio 2025. Le linee guida prevedono inoltre esclusioni differenti a seconda dei termini utilizzati: quelle dei benchmark Paris Aligned per termini ambientali, di impatto o sostenibilità e quelle dei Climate Transition Benchmark per termini legati a transizione, aspetti sociali o governance.
A questa soglia si aggiungono le esclusioni dei benchmark climatici europei: quelle dei Paris Aligned per i nomi con termini ambientali o di sostenibilità, quelle dei Climate Transition per termini come «sociale», «governance» o «transizione». Ai fondi già esistenti ESMA ha concesso un periodo transitorio di sei mesi.
Per l'investitore la conseguenza è pratica: un nome con «ESG» o «Sustainable» offre oggi una garanzia minima più solida di qualche anno fa. Resta però una soglia minima, non una certificazione dell'impatto reale del fondo: per quello bisogna leggere la metodologia dell'indice e i report periodici del gestore.
Negli ultimi anni diversi ETF sostenibili hanno cambiato nome o strategia. L'iShares Dow Jones Global Sustainability Screened oggi si chiama iShares Dow Jones Global Leaders Screened.
Allo stesso modo, l'Invesco Quantitative Strategies ESG Global Equity Multi-Factor è diventato l'Invesco Global Active ESG Equity, a gestione attiva. Per orientarsi conviene sapere come decifrare i nomi degli ETF.
Migliori ETF ESG a confronto
I sei ETF selezionati investono nell'azionario globale, sono quotati su Borsa Italiana e replicano un indice. Li abbiamo scelti per costo contenuto, metodologia trasparente e patrimonio elevato:
Rendimenti a un anno rilevati su Borsa Italiana al 25 settembre 2026. Lo scarto tra il migliore e il peggiore è di circa 3,5 punti percentuali, a parità di costi quasi identici.
I migliori ETF ESG: le schede
iShares MSCI World SRI (SUSW): il più selettivo tra i grandi
Replica l'indice MSCI World SRI Select Reduced Fossil Fuels: parte dalle società dei Paesi sviluppati, tiene solo quelle con i rating ESG migliori ed esclude chi ha esposizione ai combustibili fossili. Con 356 titoli si discosta dall'MSCI World più degli altri.
A chi conviene: a chi vuole un filtro ESG rigoroso su tutto il mondo sviluppato e accetta un portafoglio più concentrato dell'indice di mercato.
iShares MSCI World Screened (SAWD): il più vicino al mercato
Segue l'MSCI World Screened Index, che esclude le aziende coinvolte in attività incompatibili con i criteri ESG solo quando superano le soglie fissate dal fornitore dell'indice. È la scelta per chi vuole un filtro etico senza stravolgere l'esposizione globale.
A chi conviene: a chi usa l'MSCI World come base del portafoglio e vuole togliere i settori più controversi senza cambiare strategia.
Xtrackers MSCI World ESG (XZW0): SRI con attenzione al carbonio
Replica l'MSCI World Low Carbon SRI Selection Index, che combina rating ESG, esclusioni e criteri climatici. La metodologia punta a mantenere circa il 50% della capitalizzazione flottante di ciascun settore dopo la selezione ESG e a ridurre di oltre il 50% l'intensità delle emissioni di carbonio rispetto all'indice di partenza. È quindi meno selettivo sul numero di società rispetto all'MSCI World SRI Select Reduced Fossil Fuel, ma applica un vincolo climatico specifico.
A chi conviene: a chi cerca un'alternativa SRI all'iShares con una componente di riduzione del carbonio già integrata nell'indice.
UBS MSCI World Socially Responsible (SEAC.DE): per chi vuole i dividendi
È l'unico ETF della selezione a distribuzione: stacca i dividendi due volte l'anno, una caratteristica utile per chi cerca un flusso periodico. Segue un indice della famiglia MSCI World SRI, con la stessa logica best-in-class dei due fondi iShares.
A chi conviene: a chi preferisce ricevere una rendita periodica invece di reinvestire automaticamente i dividendi nel fondo.
Amundi MSCI World SRI Climate Paris Aligned (XAMB.DE): allineato all'Accordo di Parigi
Replica l'MSCI World SRI Filtered PAB, che somma alla selezione SRI i vincoli dei benchmark allineati all'Accordo di Parigi: meno emissioni rispetto al mercato e una traiettoria di riduzione annua. È pensato per chi mette il clima al centro della scelta.
A chi conviene: a chi dà priorità alla decarbonizzazione del portafoglio e accetta scostamenti più ampi rispetto all'MSCI World.
Vanguard ESG Global All Cap (V3AB.L): la massima diversificazione
Segue il FTSE Global All Cap Choice Index, che comprende società ad alta, media e bassa capitalizzazione di tutto il mondo, emergenti inclusi: 5.621 titoli al 31 agosto 2026. Esclude armi, tabacco, gioco d'azzardo, nucleare e combustibili fossili oltre le soglie di ricavo fissate da FTSE.
A chi conviene: a chi vuole un unico ETF ESG per tutto il mercato azionario mondiale, dalle grandi società alle small cap.
Come scegliere e comprare un ETF ESG
Prima di scegliere un ETF sostenibile conviene guardare oltre l'etichetta e controllare quattro elementi:
- Metodologia dell'indice: screened, SRI e Paris Aligned cambiano molto concentrazione e scostamento dal mercato.
- Costi reali: il TER è solo una parte; contano anche lo spread in Borsa e il tracking error di un ETF.
- Dimensione e liquidità: il patrimonio del fondo aiuta a valutare la sua dimensione e continuità commerciale; per il costo effettivo di negoziazione conta soprattutto lo spread denaro-lettera, insieme alla liquidità dei titoli sottostanti e alla presenza dei market maker.
- Politica dei dividendi: la scelta tra ETF ad accumulazione o a distribuzione dipende dall'obiettivo.
Sul piano fiscale gli ETF ESG non hanno agevolazioni: valgono le regole della tassazione degli ETF in Italia, con l'aliquota del 26% su plusvalenze e proventi.
Se vuoi acquistare ETF o impostare un piano di investimento periodico, verifica prima che l'ISIN sia disponibile sulla piattaforma.
Per comprarli serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso a Borsa Italiana, dove gli ETF sono negoziati sul segmento ETFplus. In pratica bastano tre passaggi:
- Cerca l'ETF per ISIN, più affidabile del nome, che può cambiare nel tempo.
- Controlla la classe: valuta di negoziazione, accumulazione o distribuzione e costi indicati nel KID.
- Inserisci un ordine con prezzo limite negli orari di maggiore liquidità, per contenere lo spread.
Se il broker ti fa acquistare l'ETF su una borsa estera, controlla anche l'eventuale costo di cambio valuta applicato all'ordine.
Confronta anche le commissioni per ordine o per il PAC. Questi sono i migliori broker per ETF per investire in ETF ESG:
Rischi e limiti degli ETF ESG
Un filtro di sostenibilità cambia il portafoglio, ma non elimina il rischio di mercato. Prima di investire conviene conoscere quattro limiti:
- Minore diversificazione: gli indici SRI tengono una frazione del mercato, con pesi settoriali diversi da quelli dell'MSCI World. Il divario è evidente nei numeri: 356 titoli per l'iShares MSCI World SRI contro 5.621 per il Vanguard ESG Global All Cap.
- Scostamento dal benchmark: per periodi anche lunghi un ETF ESG può rendere meno, o più, del corrispondente indice tradizionale.
- Rating non uniformi: i fornitori di rating usano metodologie diverse e una stessa azienda può ricevere giudizi ESG molto distanti.
- Rischio di greenwashing: un'etichetta ESG non garantisce l'assenza di aziende petrolifere o di settori controversi sotto le soglie di esclusione.
- Costi da tenere d'occhio: i costi annui della selezione partono dallo 0,18% dell'Amundi e arrivano allo 0,24% del Vanguard, cioè indicativamente da 18 a 24 euro l'anno ogni 10.000 euro investiti, prima di spread e commissioni del broker.
Per questo la documentazione conta più del nome: nel KID e nella scheda del fondo si trovano la metodologia dell'indice, le esclusioni applicate e la classificazione SFDR. È lì che si capisce quanto è severo davvero il filtro ESG.
Anche il quadro normativo europeo resta in evoluzione, e un ETF può cambiare indice o denominazione nel tempo. Conviene quindi rileggere periodicamente la scheda del fondo, soprattutto dopo le comunicazioni del gestore ai sottoscrittori.
In sintesi, i migliori ETF ESG per un investitore italiano sono gli azionari globali a basso costo: iShares MSCI World SRI e Xtrackers MSCI World ESG per un approccio SRI, iShares MSCI World Screened per restare vicini al mercato, Amundi per il clima, UBS per i dividendi e Vanguard per la massima diversificazione.
La scelta dipende da quanto vuoi che il filtro sia severo: più l'indice è selettivo, più si allontana dal mercato. Leggi il KID, verifica la classificazione SFDR e parti da un ETF globale come base del portafoglio sostenibile.
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Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB)