Bitcoin

Negli ultimi anni Bitcoin ha catturato l’attenzione di investitori di ogni tipo. Tuttavia, la sua elevata volatilità e i cicli di mercato rendono strategico un approccio ponderato e disciplinato.
In questo contesto entra in gioco il PAC Bitcoin, ovvero un Piano di Accumulo del Capitale applicato alla principale criptovaluta al mondo.
Per iniziare in modo pratico con un PAC su Bitcoin, può essere utile confrontare le opzioni di acquisto ricorrente su Finst, Kraken e Binance, o su piattaforme multi-asset come Scalable Capital, Fineco e Trade Republic,valutando commissioni e automatismi disponibili.
In questa guida completa analizzeremo cosa sia, come funzioni, dove impostarlo, quali costi e rischi considerare, e come integrarlo in una strategia di portafoglio più ampia.
Un PAC Bitcoin è essenzialmente l’applicazione della strategia di investimento nota come Dollar-Cost Averaging (DCA) al Bitcoin.
Con un PAC si definisce un importo fisso da investire regolarmente (ad esempio €50 o €100) in Bitcoin in date ricorrenti, indipendentemente dal prezzo di mercato.
Questo approccio permette di spalmare l’ingresso nel mercato nel tempo e di attenuare l’impatto delle fluttuazioni di prezzo tipiche delle criptovalute.
Investire “in un’unica soluzione” (PIC) significa impegnare l’intero capitale disponibile in un momento specifico.
Questo espone l’investitore al rischio di entrare al top di mercato.
Al contrario, il PAC consente di mediare il costo d’acquisto delle diverse tranche nel tempo, con la possibilità di investire in Bitcoin in modo sicuro, riducendo l’emotività delle decisioni e il rischio di timing.
Pro
Contro
Quando si parla di PAC Bitcoin è fondamentale conoscere quei servizi che offrono acquisti ricorrenti automatizzati.
Esistono 3 macro categorie: exchange, broker e carte.
Alcuni exchange di criptovalute permettono di impostare acquisti ricorrenti direttamente nell’app o via web. Tra questi abbiamo:

Investire in cripto-attività comporta rischi di perdita.
Alcune piattaforme di investimento multi-asset offrono piani ricorrenti per cripto o strumenti analoghi a un PAC.
Qui l’idea di PAC su Bitcoin diventa spesso una funzione nativa, perché puoi impostare un piano di investimento ricorrente e lasciare che gli acquisti vengano eseguiti in automatico.
A questo proposito io andrei su due piattaforme come Fineco e Scalable Capital. La prima, con il suo Piano Replay ti permette di impostare acquisti periodici su ETF ma anche su ETC ed ETN sulle crypto. Stessa cosa per Scalable Capital, dove la piattaforma si permette di costruire la posizione tramite un piano di accumulo simile a quelli tradizionali, con una gestione semplificata via app e un investimento iniziale di piccole somme.
Oltre agli exchange e ai broker tradizionali, esistono servizi che trasformano spese quotidiane o cashback in acquisti periodici di BTC.
Alcune crypto-card oppure app FinTech permettono di convertire automaticamente arrotondamenti o cashback in Bitcoin, creando un PAC passivo.
È il caso del Saveback di Trade Republic, con cui ottieni una sorta di rimborso pari all’1% delle spese idonee effettuate con la carta e questo importo non ritorna come semplice cashback in contanti, ma viene reinvestito automaticamente nel piano di accumulo che hai scelto, compreso un PAC su Bitcoin se lo hai impostato nella piattaforma.
Questi strumenti non sempre offrono pieno controllo sul prezzo di acquisto o sulla frequenza, ma possono essere utili per accumulare BTC senza pensieri.
Trade Republic offre a questo scopo anche una seconda funzione denominata Round Up. Questo strumento che trasforma ogni pagamento effettuato con la carta Trade Republic in un’occasione di investimento automatico. Ogni volta che paghi con la carta, l’importo viene arrotondato all’euro superiore e la differenza, ovvero gli spiccioli, viene investita automaticamente nel piano di accumulo o nell’asset che hai scelto.
La frequenza del piano, ad esempio settimanale o mensile, influenza l’effetto della media dei costi. Frequenze più elevate possono aumentare l’effetto di smoothing dei prezzi ma richiedono maggiore operatività o commissioni ricorrenti.
Un PAC su BTC non dovrebbe essere l’unico elemento del portafoglio. È importante valutare come bilanciare con altri asset (azioni, obbligazioni, ETF) in linea con il proprio profilo di rischio.
Definire l’obiettivo (es. accumulo per lungo termine) e l’orizzonte temporale è fondamentale per mantenere disciplina e evitare decisioni impulsive nei momenti di volatilità. Tendenzialmente un piano di accumulo, soprattutto su asset volatili come Bitcoin, è ideale per periodi superiori a 5-10 anni.
Un PAC Bitcoin è tanto efficace quanto sostenibile nel tempo. Non si tratta solo di impostare acquisti ricorrenti, ma di farlo in modo coerente con le tue finanze, il tuo profilo di rischio e le tue abitudini di lungo periodo.
Ecco alcune strategie chiave per farlo funzionare davvero:
Strategia operativa: se guadagni €2.500 al mese, potresti destinare il 3% (€75) a un PAC Bitcoin. Questo crea una disciplina di lungo periodo senza intaccare la tua liquidità quotidiana.
Un errore comune è sottovalutare le spese implicite legate agli acquisti regolari: anche piccoli costi ricorrenti possono erodere i rendimenti, specie se il piano prevede importi bassi e frequenti.
Commissioni di acquisto:
Spread:
Costi di conversione (ad esempio EUR → BTC)
Per esempio se hai PAC da €50/mese e paghi €2 di commissioni + spread significativo, su base annuale queste spese possono rappresentare una percentuale importante del capitale investito.
Una volta acquistati i Bitcoin tramite il PAC, dovrai decidere come custodirli. Qui entrano in gioco sicurezza e praticità, due aspetti che spesso vanno bilanciati in base a quanto investi in criptovalute e a quanto vuoi metterci le mani.
La scelta più semplice, soprattutto all’inizio, è lasciare i Bitcoin sull’exchange dove li acquisti. È comodo perché non devi configurare nulla, e se stai facendo acquisti ricorrenti ti permette di gestire tutto in un unico posto.
Il punto, però, è che in questo caso non controlli direttamente le chiavi private: i fondi restano legati alla solidità e alla sicurezza della piattaforma. In scenari estremi (attacchi informatici, blocchi operativi, problemi dell’exchange), potresti avere limitazioni nell’accesso o nel prelievo. Per questo motivo, può essere un buon punto di partenza per chi è alle prime armi o per chi accumula importi contenuti, ma tende a essere meno adatto quando l’ammontare cresce e l’orizzonte è di lungo periodo.
L’alternativa è la self-custody, cioè la custodia personale tramite wallet per criptovalute. Un software wallet (su smartphone o PC) ti dà già un salto di controllo rispetto all’exchange, perché i BTC sono gestiti tramite chiavi che dipendono da te. È una soluzione spesso usata per importi piccoli o per chi vuole trasferire gradualmente i BTC acquistati con il PAC, senza fare subito un salto verso sistemi più avanzati. Tuttavia resta un ambiente connesso a internet, quindi in generale è meno protetto rispetto alle soluzioni completamente offline.
Se invece il PAC è davvero pensato per il medio-lungo termine e l’obiettivo è accumulare valore nel tempo, la scelta più robusta è un hardware wallet (cold storage), cioè un dispositivo fisico che conserva le chiavi private offline. È considerato lo standard più sicuro per ridurre al minimo i rischi di furto online, a patto di gestire bene le basi: backup della seed phrase, attenzione a dove la conservi e un minimo di cura nella configurazione iniziale.
Per capire meglio come funziona un PAC Bitcoin, analizziamo tre scenari concreti con importi, frequenze e risultati ipotetici.
Dopo 12 mesi hai investito €600 e accumulato circa 0,006 BTC con una media ponderata del costo d’acquisto di 100.000$.
Il beneficio della mediazione dei prezzi è che hai comprato frazioni di BTC a prezzi differenti, riducendo l’impatto dell’alta volatilità.
Dopo un anno, considera di ribilanciare alleggerendo BTC se la quota supera la soglia target (ad esempio il 10-15% del totale portafoglio) e riallocando parte dei fondi su asset meno volatili.
Su orizzonte breve (3-6 mesi) la volatilità potrebbe portare a performance altalenanti. Per PAC aggressivi può essere utile utilizzare il Value Averaging (VA).
Il VA adatta l'importo da investire in base all'andamento del mercato: investi di più quando i prezzi scendono e di meno (o vendi) quando salgono, per raggiungere il target di valore prefissato, a differenza del tradizionale PAC che investe sempre la stessa cifra.
A partire dal 1° gennaio 2026, la normativa fiscale italiana in materia di criptovalute subirà cambiamenti significativi rispetto al passato, con l’obiettivo di stabilire un quadro più chiaro per la tassazione dei redditi derivanti dalle cripto-attività come Bitcoin.
Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze derivanti dalla vendita o dalla cessione di Bitcoin viene aumentata al 33%.
Questo significa che per ogni profitto realizzato, ossia per la differenza tra il prezzo di vendita e il costo d’acquisto proporzionale agli acquisti fatti tramite il tuo PAC Bitcoin, la tassazione applicabile sarà pari al 33%.
Un’altra novità importante è l’eliminazione della franchigia di €2.000 sui proventi da cripto-attività. Prima del 2026, se le tue plusvalenze nette complessive derivanti da Bitcoin non superavano tale soglia, non eri tenuto a pagare l’imposta sostitutiva; dal 2026 tutte le plusvalenze sono rilevanti ai fini fiscali indipendentemente dall’entità.
Se si desidera un’esposizione a Bitcoin senza detenere direttamente la criptovaluta, esistono strumenti tradizionali come gli ETC/ETN su Bitcoin che possono essere comprati da alcuni istituti finanziari tradizionali.
Un ETN (Exchange-Traded Note) su Bitcoin è uno strumento finanziario quotato in borsa che offre agli investitori esposizione al prezzo di Bitcoin senza dover acquistare o detenere direttamente la criptovaluta stessa.
In pratica, un ETN è una nota di debito emessa da una banca o da un istituto finanziario dove l’emittente si impegna a replicare l’andamento del prezzo di Bitcoin.