Investimenti alternativi: cosa sono e come inserirli in portafoglio

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Gli investimenti alternativi sono tutto ciò che non è azioni, obbligazioni o liquidità: immobili, quote di aziende non quotate, prestiti, materie prime, criptovalute, opere d'arte. Li unisce una bassa correlazione con la borsa, ma anche una liquidità ridotta e costi più alti.
In questo articolo vedrai quali sono le principali asset class alternative, quanto pesano in un portafoglio ben costruito, come accedervi dall'Italia con strumenti regolamentati e come vengono tassate. Il punto non è se siano "meglio" dei tradizionali, ma che ruolo possono avere accanto a essi.
L'accesso agli alternativi dipende in buona parte da cosa il tuo intermediario mette a catalogo.
Cosa sono gli investimenti alternativi
La definizione classica è semplice: veicoli che investono in asset non tradizionali, oppure che usano strategie non tradizionali. La chiave sta quindi in cosa si considera "tradizionale".
Gli investimenti tradizionali sono quelli offerti dai mercati finanziari regolamentati e pubblici: azioni quotate, obbligazioni, fondi comuni. Tutto il resto — mattone, arte, start-up, prestiti privati — rientra nell'universo alternativo, in genere perché si scambia su mercati privati e non su una borsa.
C'è poi una seconda porta d'ingresso alla categoria: la strategia. Un fondo che vende allo scoperto, che usa la leva finanziaria o che punta su arbitraggi è alternativo anche se investe in titoli quotati. È il caso degli hedge fund.
Non si tratta di una nicchia marginale. Secondo il report Future of Alternatives 2029 di Preqin, gli asset alternativi in gestione a livello globale valevano 16,8 trilioni di dollari a fine 2023 e sono attesi a 29,2 trilioni entro il 2029, con il superamento dei 30 trilioni previsto nel 2030.

Investimenti alternativi e tradizionali: cosa cambia davvero
Il confronto non riguarda il rendimento, ma la struttura dei due mondi: come si compra, quanto ci vuole per vendere, quante informazioni sono disponibili e quanto costa la gestione.
| Caratteristica | Investimenti tradizionali | Investimenti alternativi |
|---|---|---|
| Liquidità | Alta: si vende in giornata | Bassa: da settimane ad anni |
| Correlazione con la borsa | Elevata | Da bassa a nulla |
| Mercato | Pubblico e regolamentato | In prevalenza privato |
| Trasparenza e dati | Prezzi e prospetti pubblici | Dati scarsi e valutazioni stimate |
| Costi di gestione | Contenuti (TER dello 0,1-1%) | Elevati (fino a "2 e 20") |
| Orizzonte temporale | Flessibile | Vincolato, spesso 5-10 anni |
| Capitale d'ingresso | Da pochi euro | Da qualche centinaio a molte migliaia |

Da questa struttura derivano due conseguenze pratiche. La prima è che il prezzo di un asset alternativo può muoversi molto senza che ci sia un mercato che lo sostenga: con pochi compratori, una valutazione può cambiare rapidamente ed è più difficile stabilire quanto valga davvero.
La seconda è che il rendimento dipende molto più dalla competenza di chi gestisce l'investimento — quello che in finanza si chiama alfa — che dall'andamento generale del settore. In borsa una parte del risultato arriva dal mercato; nei mercati privati, molto meno.
C'è infine il tema della regolamentazione. La compravendita di molti di questi asset non è disciplinata come quella dei titoli quotati, e in altri casi la normativa è ambigua o in evoluzione: succede con il capitale di rischio e, in modo particolarmente evidente, con le cripto-attività.
Quali sono i principali investimenti alternativi
Il modo migliore per capire come funzionano è passare dalle definizioni agli asset concreti. Le categorie non crescono tutte allo stesso ritmo: secondo le stime di Preqin, il venture capital e il private debt sono i segmenti attesi in maggiore espansione entro il 2029, mentre gli hedge fund sono il comparto più maturo.
| Asset class | Liquidità | Accessibilità per il retail |
|---|---|---|
| Immobiliare e REIT | Da bassa ad alta | Alta tramite ETF e REIT quotati |
| Private equity e venture capital | Molto bassa | Media tramite ELTIF ed ETF tematici |
| Private credit, crowdlending e minibond | Bassa | Media tramite piattaforme autorizzate |
| Hedge fund | Bassa | Molto bassa |
| Infrastrutture ed ELTIF | Bassa | In aumento con ELTIF 2.0 |
| Materie prime e oro | Alta tramite ETC | Alta |
| Criptovalute e asset digitali | Alta | Alta |
| Arte, vino e collezionismo | Molto bassa | Bassa |
Immobiliare: fondi, REIT e crowdfunding
Il real estate è il termine anglosassone per riferirsi all'investimento immobiliare, e resta l'alternativo per eccellenza: sta fuori dai mercati finanziari e il crollo della borsa non incide né sull'affitto che incassi né sul prezzo dell'immobile, almeno non subito.
La formula classica è comprare per affittare. Da lì si diramano il house flipping (comprare, ristrutturare e vendere), il crowdfunding immobiliare e i veicoli quotati. Quello che le accomuna è una liquidità bassa e un capitale iniziale elevato, salvo eccezioni.
La via quotata evita l'acquisto diretto: si investe attraverso i mercati regolamentati con i migliori REIT o con fondi di investimento in immobiliare. È la soluzione più liquida e con il ticket d'ingresso più basso di tutta la categoria.
Il mercato italiano dei fondi immobiliari vale circa 132 miliardi di euro nel 2026 e conta oltre 700 fondi attivi, di cui il 97% gestito da venti SGR (dati Milano Finanza, giugno 2026).
Due operatori danno l'idea della scala. DeA Capital Real Estate SGR gestisce un patrimonio prossimo ai 12,2 miliardi con 50 fondi, uno solo dei quali quotato; InvestiRE SGR amministra circa 7 miliardi attraverso 60 fondi e SICAF specializzati.
Questi veicoli sono però in larga parte riservati a investitori professionali. Per il risparmiatore la porta d'ingresso più realistica al mattone non quotato è il crowdfunding immobiliare, che in Italia ha raccolto circa 120 milioni di euro nel primo semestre 2025 (dati del Politecnico di Milano ripresi da Il Sole 24 Ore).
I ticket minimi partono da 250-500 euro su piattaforme autorizzate come Walliance, Trusters o Concrete Investing.
Private equity e venture capital
Il private equity consiste nell'investire in aziende private, cioè non quotate, con l'obiettivo di farle crescere e rivendere la partecipazione. Il venture capital è la sua declinazione sulle start-up: capitale e competenze in cambio di quote, in settori a forte potenziale.
Il meccanismo è lo stesso in entrambi i casi. Si individuano progetti con potenziale e si entra nelle fasi iniziali dello sviluppo, come fanno gli angel investors e come permettono le piattaforme di equity crowdfunding, che a differenza del crowdlending ti rendono socio e non creditore.
Il rendimento arriva solo all'uscita: guadagni quando l'azienda viene venduta, si quota in borsa o entra un nuovo gruppo di investitori. Fino a quel momento le quote sono difficilmente cedibili, e se la società aumenta il capitale senza che tu partecipi la tua posizione si diluisce.
Sono investimenti ad alto rischio, perché una quota rilevante delle nuove imprese non arriva a un modello sostenibile. La logica del portafoglio di un fondo di venture capital è proprio questa: poche uscite molto redditizie compensano molte perdite, il che rende la diversificazione tra decine di partecipazioni una condizione necessaria e non un accessorio.
In Italia il mercato ha rallentato. Secondo i dati AIFI-PwC, nel 2025 gli investimenti di private equity e venture capital sono stati pari a 11,61 miliardi di euro, in calo del 22% rispetto ai 14,9 miliardi del 2024, con una raccolta scesa del 46%. Un segnale utile per calibrare le aspettative su questa asset class.
L'accesso diretto ai fondi resta riservato a investitori qualificati. Chi vuole esposizione con importi ordinari può guardare agli ETF sul private equity, che replicano panieri di società quotate attive nei mercati privati, oppure alle piattaforme di equity crowdfunding autorizzate dalla Consob, come Mamacrowd, Opstart o Walliance, dove si investe in start-up a partire da 250-500 euro.
Private credit, crowdlending e minibond
Il private credit è un prestito concordato privatamente, fuori dal canale bancario, tipicamente verso imprese. È il segmento che cresce più rapidamente dopo il venture capital: Preqin stima il passaggio da 1,50 a 2,64 trilioni di dollari di asset in gestione tra il 2023 e il 2029.
Il crowdlending è la versione aperta al pubblico dello stesso meccanismo. È quello che si conosce come finanziamento partecipativo: si somma il capitale di molte persone per finanziare prestiti a imprese o al consumo, e in cambio si incassa il tasso di interesse di ogni operazione.
È un investimento alternativo perché finanzia l'economia reale ed è scorrelato dai mercati finanziari: che la borsa salga o scenda conta poco per il negozio sotto casa. Il rovescio della medaglia è che per rientrare del capitale bisogna attendere il rimborso del prestito, salvo dove esiste un mercato secondario.
L'operatività passa da piattaforme specializzate che mettono in contatto le aziende con gli investitori e ne analizzano il rischio. Alcune consentono la selezione manuale dei progetti, altre offrono piani automatizzati profilati sul rischio scelto.
In Italia queste piattaforme operano sotto il regolamento europeo ECSP con autorizzazione Consob. Verificarne l'iscrizione al registro prima di depositare denaro è il primo controllo da fare.
I minibond sono la variante obbligazionaria: prestiti a medio-lungo termine emessi da PMI italiane non quotate per importi inferiori a 50 milioni di euro. Il rischio principale è quello di credito dell'emittente.
L'8° Quaderno di Ricerca sulla Finanza Alternativa del Politecnico di Milano conta 54 emissioni per 333 milioni di euro nel primo semestre 2025, contro i 202 milioni dello stesso periodo 2024, con cedola media al 7,11% e durata di 4,9 anni.
Hedge fund
Gli hedge fund sono fondi che possono investire con vincoli minimi su tipo di attività, strategie e indebitamento. Se vuoi approfondire il funzionamento del veicolo, la guida su cosa sono gli hedge fund entra nel dettaglio delle singole strategie.
Rispetto a un fondo tradizionale, le differenze stanno in ciò che è permesso fare: vendere allo scoperto, scommettere contro il mercato, usare la leva finanziaria. Tra le strategie più diffuse ci sono le long/short, le market neutral, gli arbitraggi di fusione e le global macro.
Questa libertà ha un prezzo su tre fronti. L'accesso richiede più capitale, la trasparenza è inferiore a quella di un fondo armonizzato e la liquidità è vincolata: la maggior parte lavora con finestre di rimborso periodiche, con tempi lunghi tra l'ordine di vendita e l'esecuzione.
Ai costi va aggiunta la struttura commissionale storica del settore, la cosiddetta "2 e 20": una commissione di gestione annua intorno al 2% più una quota sui profitti attorno al 20%. È anche il comparto alternativo più maturo: Preqin ne stima la crescita dal 2023 al 2029 al ritmo annuo composto più basso dell'intero universo, il 4%.
Infrastrutture ed ELTIF
Le infrastrutture sono investimenti in opere e servizi essenziali: strade, ponti, aeroporti, acquedotti, reti elettriche e telecomunicazioni. Il profilo è relativamente prevedibile perché i contratti prevedono spesso meccanismi di adeguamento delle tariffe all'inflazione.
Storicamente questa asset class era riservata agli investitori istituzionali e di fatto chiusa al risparmiatore privato. Il canale che l'ha aperta al pubblico sono gli ELTIF, i fondi europei di investimento a lungo termine, pensati per convogliare capitale privato verso infrastrutture, PMI non quotate e attivi reali.
Il regolamento ELTIF 2.0, in vigore dal 2024, ha rimosso le barriere che tenevano fuori il retail: è caduta la soglia minima di 10.000 euro, è stato eliminato il limite del 10% di esposizione in portafoglio ed è scesa dal 70% al 55% la quota minima di attivi illiquidi che il fondo deve detenere.
Il compromesso resta l'orizzonte temporale, in genere superiore a cinque anni, e la complessità nella selezione del fondo. Alcuni ELTIF prevedono finestre di liquidità periodiche, altri no: è la prima informazione da verificare nel documento informativo prima di sottoscrivere.
Materie prime, oro e beni rifugio
Investire in materie prime come oro, argento, petrolio o grano è una delle vie più accessibili all'universo alternativo. I prezzi rispondono alle dinamiche globali di domanda e offerta e possono fungere da protezione contro l'inflazione.
L'oro merita una menzione a parte per il ruolo che gli attribuiscono i portafogli difensivi: la sua correlazione con azioni e obbligazioni è bassa o addirittura negativa, il che spiega perché sia il primo esempio che si cita quando si parla di cos'è un bene rifugio. Il limite è che non genera flussi di reddito: nessuna cedola, nessun dividendo.
Il possesso fisico comporta costi di custodia e assicurazione, e uno spread significativo tra acquisto e vendita. Per questo la via più efficiente per un portafoglio ordinario sono gli ETC per investire in materie prime, strumenti quotati che replicano il prezzo della commodity senza consegna del sottostante.
Criptovalute e asset digitali
Le cripto-attività sono entrate a pieno titolo tra gli alternativi: bassa correlazione strutturale con azioni e obbligazioni, ma volatilità molto superiore a qualsiasi altra asset class della categoria. Chi parte da zero trova nella guida su come investire in criptovalute i passaggi operativi di base.
Il quadro normativo si è consolidato con il regolamento europeo MiCAR, che disciplina emittenti e fornitori di servizi su cripto-attività e ha portato certezza giuridica dove prima c'era un vuoto. Resta il fatto che la protezione dell'investitore non è equiparabile a quella dei titoli quotati.
Accanto alle criptovalute si sono affermati gli asset digitali in senso più ampio: token che rappresentano opere d'arte, oggetti da collezione virtuali e attivi reali tokenizzati. È la frontiera più giovane, e quella dove la liquidità effettiva dei mercati secondari va verificata caso per caso.
Per chi vuole esposizione dentro il perimetro degli strumenti finanziari tradizionali esistono ETP e ETC su criptovalute, negoziati in borsa e detenuti tramite il proprio intermediario. Cambia il profilo fiscale e cambia la custodia: non serve gestire un wallet in autonomia.
Arte, vino e beni da collezione
Se può essere collezionato, può essere oggetto di investimento. Rientrano qui le opere d'arte e le antichità, ma anche vini pregiati, orologi, auto d'epoca, carte da collezione e sneakers. Il funzionamento è elementare: si acquista, si conserva e si rivende a un prezzo superiore.
Il vantaggio non strettamente finanziario è che l'oggetto si può godere nel frattempo, e questo lega la categoria a interessi personali e collezionismo. Conoscere il mercato è però una condizione di accesso, non un dettaglio: per trovare pezzi validi servono contatti e competenza specialistica, come mostra il caso di chi vuole investire in vino.
I limiti sono due, entrambi rilevanti. La liquidità è praticamente nulla, perché serve trovare un acquirente disposto a pagare il valore stimato; e alle spese di acquisto si aggiungono conservazione, assicurazione ed eventuale restauro. Un pezzo molto quotato oggi può non esserlo domani.
I numeri recenti invitano alla prudenza sui rendimenti attesi. Secondo il Wealth Report 2026, il Knight Frank Luxury Investment Index ha chiuso a -0,4%: dopo anni di crescita il paniere dei beni di lusso da investimento si è fermato, con andamenti molto diversi da un segmento all'altro.
I veicoli collettivi dedicati all'arte, inoltre, sono pochi e in genere chiusi: la via realistica resta l'acquisto diretto del pezzo.
Nello stesso perimetro si colloca chi vuole comprare diamanti: il mercato fisico richiede competenze di valutazione specifiche, e per chi cerca soluzioni meno impegnative esistono ETF o azioni di società del settore minerario.
Settori tematici: cannabis, metaverso e nicchie
Alcuni temi vengono classificati come alternativi più per novità che per struttura di mercato. Investire in cannabis significa in pratica comprare azioni di società quotate del settore o strumenti derivati sulla materia prima: il veicolo è tradizionale, il tema è emergente.
Vale lo stesso per il digitale immersivo. Investire nel Metaverso può voler dire acquistare beni digitali nei mondi virtuali — e in quel caso l'investimento è davvero alternativo — oppure azioni delle aziende che sviluppano la tecnologia, con gli ETF sul Metaverso come opzione strutturata e diversificata.
La distinzione conta perché cambia il profilo di rischio. Un'esposizione tematica su titoli quotati resta liquida e trasparente, e va valutata come una scommessa settoriale concentrata; un bene digitale acquistato in una piattaforma privata eredita invece tutti i limiti degli asset illiquidi.
Quanto allocare in asset alternativi
Non esiste una percentuale universale, ma il consenso degli operatori converge su un intervallo ristretto: tra il 5% e il 10% del portafoglio totale per la maggior parte degli investitori privati. Oltre quella soglia aumentano il rischio di concentrazione e l'illiquidità complessiva.
| Profilo | Peso indicativo | Strumenti tipici |
|---|---|---|
| Conservativo | 0-5% | ETC su oro, REIT quotati |
| Bilanciato | 5-10% | ETF immobiliari, ELTIF, crowdlending |
| Dinamico | 10-15% | Equity crowdfunding, ETP crypto, private markets |
La percentuale corretta dipende da tre variabili: profilo di rischio, orizzonte temporale e capitale disponibile. Chi ha tolleranza al rischio elevata, un orizzonte lungo e accesso a consulenza specializzata può giustificare un'allocazione più ampia; per tutti gli altri il ruolo è complementare, non sostitutivo.
Prima di aggiungere alternativi ha senso verificare che le fondamenta siano solide: un fondo di emergenza liquido e una base diversificata di azioni e obbligazioni.
Come investire in asset alternativi dall'Italia
Le vie di accesso sono tre, con soglie d'ingresso molto diverse. La prima passa dai mercati regolamentati: REIT, ETF immobiliari, ETC su materie prime ed ETP su criptovalute si comprano da un normale conto titoli, con importi minimi di pochi euro e la possibilità di vendere in giornata.
La seconda sono i fondi e gli ELTIF sottoscritti tramite banca, SIM o consulente. Qui si accede al vero mercato privato — private equity, private credit, infrastrutture — accettando in cambio un capitale vincolato per anni e una documentazione da leggere con attenzione.
La terza sono le piattaforme di crowdinvesting autorizzate: equity crowdfunding per entrare nel capitale di start-up e PMI, lending crowdfunding per finanziare prestiti e progetti immobiliari. Il controllo preliminare è sempre lo stesso: l'iscrizione al registro Consob dei fornitori di servizi di crowdfunding.
Qualunque sia la porta scelta, l'ordine delle decisioni non cambia: definisci obiettivo e orizzonte, scegli il veicolo con il profilo di liquidità che puoi sostenere, verifica l'autorizzazione dell'intermediario e solo alla fine dimensiona la quota sul portafoglio complessivo. Se non hai ancora un conto titoli operativo, la guida su come iniziare a investire copre i passaggi preliminari.
Va riconosciuto che l'investimento tradizionale ha meno barriere all'ingresso: nessun vincolo temporale, costi più bassi e informazione abbondante. Se stai partendo da zero, ha senso costruire prima quella base leggendo come investire in borsa da casa, e affrontare gli alternativi in un secondo momento.
Come vengono tassati gli investimenti alternativi in Italia
La fiscalità cambia radicalmente da un asset all'altro, ed è la variabile che pesa più a lungo sul rendimento netto. Per gli strumenti quotati — REIT, ETF, ETC ed ETP — l'aliquota di riferimento è il 26% sui redditi di natura finanziaria, con la nota asimmetria degli ETF armonizzati: le plusvalenze sono redditi di capitale e non si compensano con le minusvalenze pregresse.
Sui metalli preziosi la regola è diversa nella base imponibile più che nell'aliquota, e vale la pena capire in anticipo come vengono tassati l'oro e l'argento: in assenza di documentazione del prezzo di acquisto l'imponibile è forfettario al 25% del corrispettivo.
Le cripto-attività sono il capitolo che ha cambiato più volte le regole. Dal 1° gennaio 2026 l'imposta sostitutiva sulle plusvalenze è salita dal 26% al 33%, con l'eccezione del 26% mantenuta per i token di moneta elettronica denominati in euro conformi al regolamento MiCAR ed è già venuta meno la franchigia di 2.000 euro annui che esentava le operazioni di importo contenuto. Il quadro completo degli obblighi dichiarativi è nella guida sulla tassazione delle criptovalute.
Sugli immobili locati la scelta più diffusa è la cedolare secca al 21%, che scende al 10% per i contratti a canone concordato nei comuni previsti dalla norma. È un'imposta sostitutiva sul canone, alternativa alla tassazione ordinaria IRPEF.
Il capitolo start-up è l'unico dove il fisco lavora a favore dell'investitore. L'incentivo in regime de minimis prevede una detrazione IRPEF del 65% sulle somme investite nel capitale di rischio di start-up innovative.
L'investimento agevolabile arriva fino a 100.000 euro per periodo d'imposta, per un massimo di 65.000 euro di detrazione, secondo quanto pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Restano due aree meno lineari. Gli interessi da crowdlending sono redditi di capitale, ma il regime pratico dipende dalla piattaforma, che può agire da sostituto d'imposta o lasciare l'onere dichiarativo all'investitore.
Per arte e collezionismo, la cessione occasionale da parte di un privato senza intento speculativo né attività d'impresa in genere non genera materia imponibile. La qualificazione dipende però dal caso concreto: qui il confronto con un professionista non è opzionale.
Vantaggi e rischi degli investimenti alternativi
I vantaggi che giustificano l'esposizione
- Diversificazione reale: la bassa correlazione con azioni e obbligazioni riduce il rischio complessivo del portafoglio, in particolare nelle fasi di stress dei mercati pubblici.
- Protezione dall'inflazione: immobili, infrastrutture e materie prime hanno meccanismi di adeguamento — canoni, tariffe, prezzi di mercato — che i titoli a reddito fisso non hanno.
- Accesso a rendimenti non disponibili in borsa: private equity e private credit espongono a segmenti dell'economia che non passano dai mercati quotati.
- Potenziale di rivalutazione elevato: se la selezione è corretta, un immobile riqualificato o una partecipazione in una società in forte crescita possono produrre risultati fuori scala rispetto a un indice.
- Vantaggi fiscali selettivi: la detrazione sulle start-up innovative è il caso più netto in cui la norma remunera esplicitamente il rischio assunto.
- Componente relazionale e di competenza: in arte, immobiliare e collezionismo il risultato dipende da conoscenza del settore e rete di contatti, e questo permette a chi ha un vantaggio informativo reale di monetizzarlo.
I rischi da mettere in conto
- Illiquidità: il capitale può restare vincolato per anni, senza una via d'uscita anticipata semplice né garantita.
- Valutazioni opache: senza un mercato pubblico che fissi il prezzo, il valore è una stima, e i dati storici per verificarla sono scarsi.
- Costi e complessità: gestione attiva, commissioni più alte dei fondi armonizzati e, in molti casi, spese accessorie come custodia o assicurazione.
- Volatilità e rischio di perdita totale: cripto-attività e venture capital possono azzerare la posizione, non solo ridurla.
- Regolamentazione disomogenea: la tutela dell'investitore varia molto da un asset all'altro, e in alcuni segmenti la norma è ancora in costruzione.
- Barriere d'ingresso: i veicoli più interessanti restano spesso riservati a investitori professionali, e le alternative retail comportano un compromesso su costi o su esposizione effettiva.
In sintesi, gli investimenti alternativi coprono un universo ampio — immobiliare, private equity, private credit, hedge fund, infrastrutture, materie prime, cripto-attività e collezionismo — tenuto insieme da un tratto comune: stanno fuori dai mercati pubblici. È la ragione per cui diversificano, e insieme la causa della loro illiquidità.
Il modo corretto di usarli non è sostituire il portafoglio tradizionale, ma affiancargli una quota contenuta, tra il 5% e il 10%, calibrata sull'orizzonte temporale. Parti dagli strumenti quotati e valuta i veicoli illiquidi solo quando la base del portafoglio è già solida.
Parti dagli strumenti quotati e valuta i veicoli illiquidi solo quando la base del portafoglio è già solida.


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