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Come investire in fondi comuni: la guida passo a passo

Investire in fondi comuni significa comprare quote di un patrimonio gestito da professionisti. In Italia lo fanno 12,4 milioni di persone: servono un intermediario, il KID del fondo e attenzione ai costi ricorrenti (1,32% medio sugli azionari UCITS) e alla tassazione del 26%.
Come investire in fondi comuni: guida pratica per iniziare

Indice

Investire in fondi comuni non richiede di saper scegliere le singole azioni: richiede di scegliere bene l'intermediario, la categoria di fondo e i costi che pagherai ogni anno. È il percorso che seguono 12,4 milioni di risparmiatori italiani, il 21% della popolazione, secondo l'Osservatorio Assogestioni sui sottoscrittori di fondi comuni aggiornato a fine 2025.

Prima di entrare nel dettaglio, il quadro rapido:

  • Se parti da zero e vuoi semplicità: un fondo bilanciato o un fondo indicizzato globale, sottoscritto con un piano di accumulo mensile.
  • Se il tuo orizzonte supera i 10 anni: peso maggiore ai fondi azionari, dove la volatilità ha il tempo di essere assorbita.
  • Se ti servono i soldi entro 3 anni: fondi obbligazionari a breve termine o monetari, non azionari.
  • Se già investi in ETF: valuta i fondi solo per le asset class dove la gestione attiva ha senso, perché i costi ricorrenti sono più alti.
  • Il costo è la variabile che controlli davvero: 1,32% l'anno di costi ricorrenti su un fondo azionario UCITS retail non è un dettaglio, è la differenza tra due portafogli a 20 anni.

In questa guida trovi il percorso completo: come funziona un fondo, quali tipi esistono, i sei passi operativi per sottoscriverlo, dove comprarlo in Italia, quanto costa davvero, come viene tassato e in quali casi conviene preferire un ETF.

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Che cos'è un fondo comune di investimento e come funziona

Il fondo comune di investimento è un veicolo di investimento collettivo gestito da una SGR, la società di gestione del risparmio. In altre parole, è come un salvadanaio in cui più risparmiatori versano denaro.

Il gestore ha il compito di investirlo in attività come azioni o obbligazioni, per generare rendimenti su tutto il capitale. Leggi anche: cosa sono i fondi comuni di investimento.

Ogni risparmiatore riceve un numero di quote proporzionale a quanto ha versato. Il valore della quota si chiama NAV (Net Asset Value) e si calcola dividendo il patrimonio del fondo per il numero di quote in circolazione.

Il NAV viene ricalcolato una sola volta al giorno, dopo la chiusura dei mercati: quando sottoscrivi o rimborsi, non conosci in anticipo il prezzo che ti verrà applicato. È la differenza operativa più concreta rispetto a un ETF, che si negozia in continua durante la seduta.

Un dettaglio che conta per la sicurezza: il patrimonio del fondo è giuridicamente separato da quello della SGR e della banca depositaria. Se la società di gestione fallisce, il patrimonio del fondo non entra nel suo fallimento e non può essere aggredito dai suoi creditori.

Questo assetto è particolarmente utile quando una persona non ha il tempo di analizzare le società e creare il proprio portafoglio di azioni. Leggi anche perchè investire nei fondi?

Quali tipi di fondi comuni esistono e a chi convengono

La classificazione che conta davvero, quando devi scegliere, è quella per asset class prevalente: è ciò che determina il rischio e il rendimento atteso del fondo.

Tipo di fondoCosa contieneAdatto a chi
Fondi monetariStrumenti a breve termine e alta liquiditàOrizzonte sotto i 2 anni, liquidità parcheggiata
Fondi obbligazionariTitoli di Stato e obbligazioni corporateOrizzonte 2-5 anni, profilo prudente
Fondi bilanciati (o misti)Azioni e obbligazioni insiemeOrizzonte 5-10 anni, primo investimento
Fondi azionariAzioni quotate, per area o settoreOrizzonte oltre 10 anni, profilo dinamico

A queste quattro categorie di base si aggiungono forme più specifiche. I fondi indicizzati o fondi passivi replicano un indice a costi più bassi, i fondi di fondi investono in altri fondi.

Ci sono poi i fondi pensione, che seguono una disciplina a sé, con vincoli di riscatto in cambio di vantaggi fiscali.

Alcuni fondi si concentrano poi su settori specifici o su determinate aree geografiche: il JPMorgan Funds – China A-Share Opportunities Fund, per esempio, è focalizzato sulle società cinesi quotate nei mercati interni e rappresenta una scelta di diversificazione internazionale piuttosto concentrata.

Le categorie meno convenzionali richiedono più competenza. I fondi neutrali al mercato cercano di limitare l'esposizione alla direzione del mercato bilanciando posizioni lunghe e corte.

All'estremo opposto stanno i fondi hedge, strumenti a gestione alternativa con strategie sofisticate e gestori di fondi hedge specializzati nella generazione di alpha in mercati sia rialzisti sia ribassisti.

Vale la pena notare come si comportano i risparmiatori italiani: secondo Assogestioni, a fine 2025 il 56% del patrimonio investito in fondi era in obbligazioni e il 38% in azioni.

Nei fondi di diritto italiano il peso delle obbligazioni sale al 70%, mentre nei fondi cross-border le azioni diventano prevalenti (57%). La componente azionaria, inoltre, scende progressivamente con l'età del sottoscrittore.

Se stai valutando la componente prudente del portafoglio, approfondisci come investire nei fondi obbligazionari: è la categoria su cui si concentra la maggior parte del risparmio gestito italiano.

Come investire in fondi comuni in 6 passi

Il percorso operativo è sempre lo stesso, indipendentemente dal fondo che sceglierai. Se è la tua prima volta sui mercati, può aiutarti anche la guida su come iniziare a investire.

1. Definisci obiettivo, orizzonte temporale e importo

L'obiettivo determina tutto il resto: costruire una pensione integrativa, comprare casa, creare un fondo per l'istruzione dei figli o semplicemente far crescere il capitale sono traguardi con scadenze diverse e quindi con portafogli diversi.

L'orizzonte temporale è il vincolo più rigido, perché non si negozia: se i soldi ti servono fra tre anni, nessun fondo azionario è adatto, per quanto buono sia il gestore.

Sull'importo, i numeri italiani danno un riferimento utile: l'investimento medio in fondi è di 55.000 euro, ma quello mediano si colloca tra 16.000 e 20.000 euro, e metà dei sottoscrittori investe fino a 20.000 euro. Non serve un grande capitale per iniziare.

Se l'obiettivo è previdenziale, valutare la migliore pensione integrativa disponibile sul mercato può rappresentare un punto di partenza alternativo o complementare ai fondi comuni.

2. Misura la tua tolleranza al rischio

La domanda utile non è "quanto rischio accetto?" ma "quanta perdita temporanea riesco a non vendere?". È una differenza pratica: durante una correzione severa un portafoglio interamente azionario può perdere il 40-50% del valore in poche settimane.

Tradotto in euro: su 20.000 euro investiti significa vedere il capitale scendere verso i 10.000-12.000 euro. Chi non ha stimato in anticipo quella soglia tende a vendere nel momento peggiore, trasformando una perdita contabile in una perdita reale.

Il KID di ogni fondo riporta un indicatore sintetico di rischio da 1 a 7 (SRI), introdotto dal regolamento PRIIPs: è il primo filtro oggettivo per capire se un fondo è compatibile con il tuo profilo.

Allocazione dei fondi comuni per orizzonte temporale

3. Scegli la categoria di fondo adatta al tuo profilo

Incrociando i due passi precedenti si ottiene l'asset allocation. Le regole empiriche più usate in Italia:

  • Oltre 10 anni: dal 70% al 100% in fondi azionari orientati alla crescita, il tempo necessario perché la volatilità si compensi.
  • Da 5 a 10 anni: fondi bilanciati, che combinando azioni e obbligazioni riducono l'ampiezza delle oscillazioni.
  • Sotto i 5 anni: prevalenza di fondi obbligazionari, con una quota azionaria contenuta (indicativamente il 30%) per non rinunciare del tutto alla crescita.
  • Sotto i 2 anni: fondi monetari o liquidità, perché il rischio di dover vendere in perdita diventa concreto.

Dentro la categoria scelta i criteri di selezione sono quattro: gestione attiva o indicizzata, coerenza storica della politica di investimento, comportamento nelle fasi di ribasso precedenti e struttura dei costi.

Sui fondi attivi, l'indicatore più usato per misurare il valore aggiunto del gestore al netto del rischio assunto è l'’alfa di Jensen.

Noi di Rankia aggiorniamo regolarmente quali sono stati i migliori fondi comuni d'investimento: un punto di partenza utile, tenendo presente che le performance passate non garantiscono i rendimenti futuri.

I fondi con più storia offrono però una serie di dati più lunga da esaminare, utile per valutarne la coerenza nei diversi cicli di mercato.

4. Leggi il KID e confronta i costi ricorrenti

Il documento da leggere prima di firmare si chiama KID (Key Information Document): dal 1° gennaio 2023 il regolamento PRIIPs lo ha reso obbligatorio anche per i fondi UCITS distribuiti al pubblico retail, in sostituzione del vecchio KIID.

Sono tre pagine e contengono tutto ciò che serve: obiettivi e politica di investimento, indicatore sintetico di rischio da 1 a 7, scenari di performance, orizzonte di detenzione raccomandato e — la parte che pesa di più sul risultato finale — il dettaglio dei costi di ingresso, di uscita e ricorrenti.

Il confronto va fatto tra fondi della stessa categoria: un fondo azionario e un fondo obbligazionario hanno strutture di costo diverse per costruzione, e metterli sullo stesso piano non dice nulla.

Distingui sempre i costi della piattaforma dai costi del fondo sottostante: l'intermediario può applicare commissioni di negoziazione o di sottoscrizione, mentre il fondo preleva ogni anno le proprie commissioni di gestione e, in alcuni casi, commissioni di performance calcolate con metodo High Watermark.

5. Decidi tra versamento unico (PIC) e piano di accumulo (PAC)

Il PIC (Piano di Investimento di Capitale) investe l'intera somma in un'unica soluzione: statisticamente premia quando l'orizzonte è lungo, perché il capitale lavora subito per intero.

Il PAC distribuisce invece l'investimento in versamenti periodici, riducendo il rischio di entrare in un massimo di mercato e rendendo il percorso psicologicamente più sostenibile.

I dati Assogestioni a fine 2025 mostrano come si dividono gli italiani: il 57% sceglie il PIC, il 21% il PAC e il 22% una forma mista. Ma tra gli under 45 il PAC supera il 50%, segno di una maggiore propensione a investire nel tempo.

Il criterio pratico: se l'orizzonte supera i dieci anni il PIC è difendibile; se la somma arriva dal reddito mensile o se una caduta immediata del 20% ti farebbe abbandonare il piano, il PAC è la scelta più solida.

6. Monitora il fondo e ribilancia il portafoglio

Monitorare non significa controllare il NAV ogni giorno, ma verificare una o due volte l'anno tre cose: che il fondo stia rispettando la politica di investimento dichiarata nel KID, che il suo rendimento sia coerente con il benchmark di riferimento e che i pesi in portafoglio non si siano allontanati troppo dall'allocazione iniziale.

Per misurare la performance esistono due metodi diversi, il TWR o il MWR (Time-Weighted Return e Money-Weighted Return). Il primo isola l'effetto delle scelte del gestore, il secondo tiene conto dei flussi di capitale dell'investitore e restituisce quindi il rendimento che hai davvero ottenuto tu.

Il ribilanciamento riporta i pesi all'allocazione target: se la componente azionaria è cresciuta dal 60% al 72%, vendere l'eccesso e riportarla al 60% significa vendere ciò che è salito e comprare ciò che è rimasto indietro. Attenzione però: ogni switch tra fondi realizza fiscalmente la plusvalenza, quindi il ribilanciamento va fatto con criterio e non a ogni oscillazione.

Definisci infine in anticipo la strategia di uscita: a quale scadenza o a quale obiettivo raggiunto liquiderai la posizione.

Prima di decidere se investire in obbligazioni, azioni o fondi indicizzati, è necessario conoscere questi aspetti, a partire dal proprio profilo di investitore.

Dove comprare fondi comuni in Italia: banca, consulente o piattaforma online

In Italia i fondi comuni si sottoscrivono attraverso quattro canali, e la scelta incide sui costi più di quanto si pensi.

  • Sportello bancario: è ancora il canale dominante e distribuisce il 95% dei fondi di diritto italiano, secondo Assogestioni. Comodo, ma limitato al catalogo delle società di gestione con cui la banca ha un accordo.
  • Reti di consulenti finanziari: pesano il 47% sui fondi cross-border. Più ampiezza di gamma, con la stessa logica di collocamento.
  • SGR diretta: alcune società di gestione permettono la sottoscrizione online sul proprio sito, senza intermediario. Un esempio italiano è Eurizon, la società di gestione del risparmio del gruppo Intesa Sanpaolo.
  • Broker e banche online: la gamma è multi-emittente e i costi di sottoscrizione sono spesso azzerati. Nel 2025 circa 1,5 milioni di italiani hanno sottoscritto per la prima volta un fondo comune e il 32% aveva meno di 45 anni; Assogestioni collega questa crescita anche alla maggiore diffusione delle piattaforme digitali.

Un punto di attenzione che il canale bancario e quello dei consulenti condividono: chi ti vende il fondo viene remunerato dal produttore del fondo. Secondo ESMA, le retrocessioni pagate ai distributori assorbono in media il 45% dei costi ricorrenti del fondo.

Non è illegale né occulto — il KID ne riporta l'importo aggregato — ma spiega perché alcuni prodotti vengano proposti più di altri.

Qualunque canale scegli, verifica l'entità giuridica con cui apri il conto, l'autorità che la vigila e il sistema di indennizzo applicabile. Per gli intermediari UE operativi in Italia la licenza può essere rilasciata dall'autorità del Paese d'origine.

Di seguito le quattro piattaforme che in Italia consentono di investire in fondi comuni con la gamma più ampia e i costi di ingresso più contenuti.

PiattaformaOfferta di fondiCosti di sottoscrizioneRegime fiscale
FinecoFondi, SICAV, ETF, azioni e obbligazioni da un unico contoSelezione senza commissioni di ingressoAmministrato (sostituto d'imposta)
Scalable CapitalOltre 1.900 fondiNessuna commissione di ingressoAmministrato (sostituto d'imposta)

Fineco: fondi, ETF e conto corrente in un'unica banca

Fineco è una banca italiana quotata in Borsa e permette di gestire conto corrente, fondi, ETF, azioni e obbligazioni da un unico rapporto, su 26 borse internazionali.

  • Regime amministrato: la banca è sostituto d'imposta, calcola e versa le imposte al posto tuo. Su un portafoglio di fondi con switch periodici è il vantaggio più concreto.
  • Gamma di fondi e SICAV tra le più ampie del mercato italiano, con una selezione sottoscrivibile senza commissioni di ingresso, di uscita e di switch.
  • Accesso ai fondi ESG: se ti interessano gli investimenti sostenibili, la piattaforma dà accesso a una selezione di fondi ESG (Environmental, Social and Governance).
  • Assistenza clienti in italiano via email e telefono.

Un dettaglio da non fraintendere: la promozione "100 ordini gratis" di Fineco esclude espressamente le operazioni su fondi e SICAV PAC, quindi non riduce i costi di questa strategia. Vale su azioni, obbligazioni ed ETF dei mercati indicati nel regolamento.

Scalable Capital: oltre 1.900 fondi senza commissioni di ingresso

Scalable Capital: oltre 1.900 fondi e PAC da 1 €
Scalable Capital offre oltre 1.900 fondi senza costo iniziale e permette di impostare PAC su fondi a partire da 1 euro.

Dal settembre 2026 opera anche tramite una succursale italiana: i nuovi clienti possono scegliere tra regime amministrato e dichiarativo. I conti aperti prima del 1° settembre rimangono temporaneamente sull'entità tedesca in regime dichiarativo fino alla migrazione.

Quanto costa investire in fondi comuni: TER, commissioni e retrocessioni

Il costo complessivo di un fondo si sintetizza nel TER (Total Expense Ratio), che raccoglie le spese prelevate ogni anno dal patrimonio. È la voce che erode il rendimento in modo silenzioso e composto.

I dati aggiornati vengono dal rapporto ESMA sui costi e le performance dei prodotti di investimento retail, pubblicato a marzo 2026 con dati al 2024. Per gli investitori retail, su un orizzonte di un anno:

  • Fondi azionari UCITS: 1,32% di costi ricorrenti, in calo dell'8% rispetto al 2020.
  • Fondi obbligazionari UCITS: 0,81%, con una riduzione di quasi il 15% nello stesso periodo.
  • Fondi ESG: 1,0%, in linea con gli equivalenti non ESG.

Oltre ai costi ricorrenti, il KID può indicare quattro voci una tantum o variabili: commissioni di ingresso (addebitate alla sottoscrizione), di uscita (al rimborso delle quote), di performance (sui risultati superiori al benchmark) e di collocamento.

Approfondisci le commissioni di gestione dei fondi per capire come si calcolano e come leggerle nel documento di prodotto.

C'è però una voce che il TER non cattura: i costi di distribuzione, che secondo ESMA rappresentano il 48% dei costi totali di un investimento in UCITS.

Sono i costi pagati al distributore e non sempre compaiono nel documento di prodotto, il che rende il confronto tra fondi domiciliati in paesi diversi meno lineare di quanto sembri.

Un dato che dà la misura del problema: sempre secondo ESMA, l'Italia è tra i domicili con i costi ricorrenti più alti dell'Unione Europea sui fondi azionari, insieme al Portogallo, mentre i più bassi si registrano in Paesi Bassi e Svezia.

Vale la pena vedere l'effetto combinato su un caso concreto. Un investimento di 10.000 euro in un portafoglio tipo di fondi UCITS, mantenuto dal 2020 al 2024, sarebbe arrivato a circa 12.200 euro al netto dei costi ricorrenti.

Considerando l'inflazione del periodo, però, sarebbe scivolato poco sotto i 10.000 euro di partenza. Nel solo 2024 l'inflazione ha inciso sul rendimento reale più dei costi: 2,6% contro 1,3%.

Come vengono tassati i fondi comuni in Italia

I proventi dei fondi comuni sono redditi di capitale tassati con un'aliquota del 26%, come previsto dalla disciplina in vigore dal luglio 2014. L'imposta si applica sia sui proventi periodici distribuiti (cedole e dividendi) sia sulla differenza tra valore di rimborso e valore di sottoscrizione delle quote.

Esiste però un'agevolazione poco conosciuta e molto rilevante. Per i fondi che investono in titoli di Stato italiani ed equiparati, la quota di proventi riferibile a quei titoli è assoggettata alla ritenuta del 26% solo nel limite del 48,08% dell'importo.

Il resto è escluso da tassazione, e il risultato è un'aliquota effettiva del 12,5% su quella componente (Agenzia delle Entrate, circolare 19/E del 27 giugno 2014).

Tradotto: un fondo obbligazionario con una quota rilevante di BTP viene tassato meno di un fondo azionario a parità di rendimento lordo. È un elemento da considerare quando confronti due fondi obbligazionari con rendimenti simili.

C'è poi un limite fiscale specifico dei fondi che conviene conoscere in anticipo: i proventi dei fondi sono redditi di capitale e non si possono compensare con le minusvalenze realizzate su azioni, obbligazioni o ETF, che invece sono redditi diversi.

Se hai perdite pregresse da recuperare, leggi come recuperare le minusvalenze: con i fondi comuni quella strada è chiusa.

Il modo in cui paghi cambia secondo il regime dell'intermediario. In regime amministrato la banca italiana agisce da sostituto d'imposta, trattiene e versa l'imposta e tu non compili nulla.

In regime dichiarativo ricevi un report e indichi tu i proventi in dichiarazione, con l'onere aggiuntivo del monitoraggio fiscale sulle attività estere. Per il quadro completo, vedi la tassazione dei fondi d'investimento.

Fondi comuni o ETF: quale conviene nel tuo portafoglio

Fondi comuni ed ETF risolvono lo stesso problema — ottenere un portafoglio diversificato con un solo strumento — ma con meccaniche diverse. Le differenze che cambiano davvero la decisione sono tre.

Momento e prezzo di esecuzione. Gli ETF si comprano e si vendono durante l'intera giornata di trading, con prezzi che fluttuano in tempo reale. I fondi comuni si sottoscrivono o si rimborsano una sola volta al giorno, al NAV calcolato dopo la chiusura del mercato. Per un investitore di lungo periodo la differenza è marginale, perché non punta a sfruttare le oscillazioni intraday.

Struttura dei costi. Gli ETF non prevedono commissioni di ingresso o uscita e con la maggior parte dei broker si negoziano senza costi di transazione. Sui fondi comuni questo non è sempre vero, e va verificato nel tariffario dell'intermediario prima di sottoscrivere. Sul TER il divario è netto: gli ETF, tipicamente a gestione passiva come i fondi indicizzati, hanno costi di gestione molto più bassi dei fondi a gestione attiva. Esistono però fondi comuni indicizzati con spese competitive, e vale la pena confrontarli: sui migliori fondi indicizzati trovi una selezione.

Trattamento fiscale. È il punto in cui i fondi comuni sono penalizzati: sui fondi le minusvalenze non si compensano, sugli ETF nemmeno i proventi ordinari, ma la disciplina delle plusvalenze da negoziazione segue regole diverse. Per il confronto completo, vedi il confronto tra fondi comuni di investimento ed ETF.

Nella pratica: la gestione attiva ha senso dove il mercato è inefficiente — obbligazionario high yield, mercati di frontiera, small cap poco coperte dagli analisti. Sui grandi indici azionari sviluppati, invece, il costo aggiuntivo raramente viene recuperato.

Leggi qui se sei interessato all'investire con PAC sugli ETF.

Vantaggi e svantaggi dei fondi comuni di investimento

Fondi comuni vantaggi

  • Diversificazione: investendo in una varietà di strumenti finanziari, riducono il rischio specifico associato a singoli titoli.
  • Gestione professionale: da parte di gestori esperti che monitorano costantemente i mercati.
  • Accessibilità: potendo investire anche con capitali limitati e accedere a mercati e strumenti irraggiungibili.
  • Liquidità: perché permettono il riscatto delle quote in tempi brevi, garantendo una buona flessibilità.
  • Patrimonio separato: il patrimonio del fondo è autonomo rispetto a quello della SGR e non risponde dei suoi debiti.

Fondi comuni svantaggi

  • Costi di gestione: che possono ridurre il rendimento complessivo dell'investimento.
  • Rischio di mercato: perché restano soggetti alle oscillazioni del mercato e ai cicli economici.
  • Mancanza di controllo diretto: perché non puoi decidere quali titoli acquistare o vendere, ma solo il gestore del fondo.
  • Minusvalenze non compensabili: i proventi sono redditi di capitale e non si possono sommare alle perdite su altri strumenti.

Errori da evitare quando investi in fondi comuni

Gli errori che pesano di più non riguardano la scelta del fondo, ma il comportamento intorno a essa.

  • Vendere durante un ribasso: è l'errore più costoso. Se non tolleri una perdita temporanea del 20%, il problema non è il momento in cui vendi, è l'asset allocation che hai scelto all'inizio.
  • Confrontare il rendimento senza guardare i costi: due fondi azionari globali con lo stesso benchmark e un punto percentuale di TER di differenza divergono in modo netto su vent'anni.
  • Fermarsi al rendimento passato: è il criterio più usato e il meno predittivo. Conta più la coerenza della politica di investimento nei diversi cicli.
  • Ignorare l'inflazione: come mostrano i dati ESMA, un investimento nominalmente positivo può risultare in perdita in termini reali. Il riferimento da battere non è lo zero.
  • Fare switch frequenti tra fondi: ogni switch realizza la plusvalenza e anticipa l'imposta, riducendo la base che continua a capitalizzare.
  • Dimenticare che il capitale disponibile cambia la strategia: avere 1.000 euro non è come avere 100.000 euro. 👉 Ti sarà utile consultare al riguardo: come investire 1000 euro.

In sintesi, investire in fondi comuni è una delle vie più accessibili per delegare la gestione del risparmio, e i numeri italiani lo confermano: 902 miliardi di euro di patrimonio fanno dell'Italia il secondo mercato retail dell'Area Euro dopo la Germania. La scelta operativa si gioca su tre variabili: categoria di fondo, costi ricorrenti del KID e regime fiscale dell'intermediario.

Il passo successivo è tuo, e conviene farlo in quest'ordine: fissa l'orizzonte temporale, scegli la categoria, poi confronta due o tre fondi della stessa categoria leggendo il KID di ciascuno. Solo alla fine scegli la piattaforma, sulla base di quanto ti costa sottoscrivere e di chi gestisce le imposte al posto tuo.

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Domande frequenti su come investire in fondi comuni

Disclaimer:

Questo non è un consiglio di investimento; investire comporta un rischio di perdita e i risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri.